Martedì 07 Dicembre 2010 08:01
SERVIZIO DI ADORAZIONE ORE 8.00 – PALERMO, DOMENICA 5 DICEMBRE 2010
Oratore: Pastore Rosario Mascari
ELISEO E LA PARTE DOPPIA
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Ancora in tema di unzione, cioè della manifestazione dello Spirito Santo nella nostra vita, il pastore Mascari ribadisce che l’unzione non è di origine umana, che nessun uomo può darla, infatti non si può trasmettere da un credente all’altro, e che non dipende dalla posizione che si ha nella chiesa.
Precisa che l’unzione che abbiamo non è nostra ma di Dio, il solo che può disporne come vuole, per chi vuole e quando vuole.
Alcuni credono che l’unzione si possa ricevere dagli uomini e vanno dietro ad esseri umani. Alcuni addirittura seguono uomini morti o si recano in luoghi in cui credono possano avvenire cose straordinarie, sono devoti a immagini o a statue a cui attribuiscono poteri miracolosi. Costoro sono idolatri, ignorano che solo Dio dà, solo Lui benedice e compie miracoli, solo Lui ci ama perché siamo i Suoi figli e ci vede tutti primogeniti come Gesù
Colossesi 1:18 Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose.
Nell’Antico Testamento i primogeniti avevano diritto al doppio dell’eredità.
Ricordiamo la storia di Esaù e Giacobbe, due gemelli di cui il primogenito era Esaù, a cui spettava il diritto di primogenitura. Era un cacciatore, probabilmente di costituzione forte e massiccia, rozzo nei modi. Giacobbe era di cervello buono e amava stare più in casa vicino alla madre.
Un giorno preparò una minestra di lenticchie e quando Esaù tornò a casa e lo vide, poiché aveva fame, gliela chiese bruscamente. Era un personaggio, Esaù, che pensava solo al momento presente. Possiamo paragonarlo ai giovani di oggi che non sanno attendere, vogliono tutto e subito. Alla richiesta del fratello, Giacobbe rispose con prontezza proponendogli una cosa che potrebbe sembrare assurda: il piatto di minestra in cambio della primogenitura. Esaù accettò e prese il piatto di lenticchie rinunciando al doppio delle benedizioni e delle immense ricchezze di Isacco, maggiori di quelle già grandi del padre Abrahamo.
Talvolta anche noi siamo così: non ci rendiamo conto di chi siamo in Cristo, delle grandi benedizioni che abbiamo in Lui, e per un momento di soddisfazione siamo pronti a vendere tutto, dimenticando quello che ha fatto per noi e che ancora vuole fare.
Esaù fu molto superficiale nel rinunciare alla primogenitura, ma un altro personaggio della Bibbia fece di tutto per avere il doppio dell’unzione: il profeta Eliseo.
C’era una tremenda oscurità spirituale quando il popolo di Dio si divise e sorsero due regni, quello di Giuda e quello d’Israele che si combattevano tra loro, i re non facevano più la volontà del Signore e si rese necessaria la voce di un profeta.
Dio suscitò Elia, personaggio un po’ strano, che però rappresenta la potenza dell’Antico Testamento. Era il profeta del giudizio e tutti avevano timore di lui anche perché non aveva riguardi per nessuno. Si scontrò col re Acab e con la sua perfida moglie Jezebel che adorava Baal e che seguiva i suoi profeti.
Il popolo di Dio era disorientato, confuso, non sapeva più chi servire. Praticava l’idolatria e la magia, serviva Belzebub e Baal, cioè Satana in persona!
Elia sfidò i profeti di Baal dicendo che colui che avrebbe fatto scendere il fuoco dal cielo per bruciare l’olocausto era il vero Dio ( 1Re 18:20-40). Neanche a dirlo, nonostante fosse stato invocato a lungo, Baal non rispose, mentre non appena Elia invocò l’Eterno di Israele, dal cielo cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto (1Re 18:38).
Dopo di che tutti inneggiarono al vero Dio ed Elia scannò i quattrocentocinquanta profeti di Baal. Subito dopo fu raggiunto dalle minacce della malvagia Jezebel e s’impaurì al punto di fuggire per mettersi in salvo.
Questo era Elia: una persona instabile.
A un certo punto, per ordine di Dio egli raggiunse il giovane Eliseo mentre arava con dodici paia di buoi. Per avere tanti buoi doveva essere benestante e possedere una notevole estensione di terreno. Passandogli vicino gli tirò il suo mantello ed Eliseo comprese il significato di quel gesto: era chiamato ad essere profeta. Senza perdere tempo salutò i suoi genitori, sacrificò i buoi al Signore, distrusse l’aratro e diede alla sua vita una svolta netta. Lasciò i suoi beni e cominciò a servire umilmente e fedelmente Elia.
Quando questi ricevete la rivelazione che sarebbe stato rapito in cielo, Eliseo volle seguirlo a Ghilgal, il luogo in cui Giosuè aveva ricevuto da Mosè l’incarico di assumere la guida del popolo e dove per gli Israeliti ebbe inizio un radicale cambiamento di vita. Prima di allora, nel deserto, tutto scorreva senza problemi, dal cielo cadeva la manna che li sfamava, arrivavano le quaglie con cui si nutrivano, di notte si scaldavano al calore della colonna di fuoco e di giorno trovavano refrigerio all’ombra della nuvola, i vestiti e le scarpe non si consumavano. Questo tipo di vita durò per quarant’anni, ma da Ghilgal in poi iniziò una vita del tutto diversa, gli Israeliti ebbero bisogno di avere fede per affrontare i giganti, di coltivare la terra e di andare a caccia per nutrirsi.
Tutti abbiamo bisogno del nostro Ghilgal, il luogo delle scelte e della trasformazione, il luogo in cui si inizia a cambiare vita ed Eliseo vi si recò con Elia.
2Re 2:9 Dopo che furono passati, Elia disse a Eliseo: «Chiedi ciò che vuoi che io faccia per te prima che sia portato via da te». Eliseo rispose: «Ti prego, fa’ che una doppia porzione del tuo spirito venga su di me».
Eliseo chiese una doppia parte di unzione, perché si sentiva figlio spirituale di Elia, il quale aveva altri discepoli, ma solo lui si sentiva figlio, e come tale non lo lasciò andare da solo, gli stava vicino mentre gli altri lo seguivano a distanza. Elia gli disse che sarebbe stato rapito in un turbine e che se egli avesse visto quell’attimo, gli sarebbe stato concesso quanto aveva chiesto.
Così avvenne. La presenza di Dio si manifestò in un carro di fuoco, Eliseo alzò lo sguardo, vide la potenza di Dio in azione e ricevette il doppio dell’unzione. Dopo di che si chinò per prendere il mantello di Elia che era caduto per terra (2Re 2:13).
Non fu Elia a trasmettergli la sua unzione, ma Dio a dargliela. Nessuno di noi s’illuda, è Dio che ci dà il doppio dell’unzione e per averla dobbiamo cercarLo, avere lo sguardo rivolto verso l’alto. È Lui che fa la differenza nella vita dei credenti ed è Lui che ci dà il doppio di ciò che ci necessita, perché siamo figli.
In questa doppia parte di unzione sono comprese molte benedizioni. Qui ne vengono trattate tre.
1. La parte doppia di unzione ci permette di cambiare la sterilità in frutto.
Dopo avere iniziato il suo ministero ed essere stato riconosciuto successore di Elia, Eliseo giunse a Gerico.
2Re 2:19 Or gli abitanti della città dissero a Eliseo: «Ecco, il soggiorno di questa città è piacevole, come il mio signore può constatare, ma le acque sono cattive e il paese è sterile». 20 Egli disse: «Portatemi un piatto nuovo e mettetevi del sale». Essi glielo portarono. 21 Allora egli si recò alla sorgente delle acque, vi gettò il sale e disse: «Così dice l’Eterno: “ Io rendo sane queste acque; da esse non verrà più morte né sterilità”». 22 Così le acque sono rimaste sane fino al giorno d’oggi, secondo la parola pronunciata da Eliseo.
Gli abitanti di quella città gli dissero che il luogo era bello, ma aveva le acque avvelenate e la terra non portava frutto.
Questo rappresenta la nostra vita quando apparentemente tutto sembra a posto ma sotto sotto ci sono problemi che ci avvelenano, ci impediscono di portare frutto e ci rendono sterili. È bene sapere che l’unzione di Dio distrugge ogni sterilità, però abbiamo bisogno di esaminarci, di chiedere a Dio, chiusi nella nostra cameretta, se siamo sterili o se, spiritualmente parlando, portiamo frutto.
La sterilità è deserto, è amarezza, è delusione, e ci conviene sapere in che misura siamo di buona testimonianza, se maturiamo spiritualmente, se siamo di benedizione per gli altri. Dio può distruggere la sterilità che c’è in noi e la sua causa, può sanare l’acqua avvelenata e renderla benefica portatrice di vita solo se cerchiamo il Signore e Gli chiediamo di aiutarci. Per sanare quelle acque, Eliseo fece qualcosa di strano: si fece portare un piatto nuovo e del sale. La Bibbia definisce i figli di Dio il sale della terra perché hanno il compito di influenzare gli altri, ma a loro volta devono farsi influenzare da persone la cui vicinanza è benefica, non da chi li avvelena con mormorii, lamentele, critiche e pettegolezzi. Le nostre amicizie devono edificarci, non crearci malessere. Grazie alla doppia unzione che era su di lui, Eliseo trasformò quella città fatta di apparenza in una città benedetta.
2. Ci permette di cambiare la miseria in prosperità.
Alcuni credono che per essere spirituali si debba essere poveri, ma una tale concezione non è biblica, anzi la benedizione è sempre accostata alla prosperità in ogni area della vita. Generalmente si crede che Gesù sia stato povero, ma se pensiamo che oltre a mantenere se stesso provvedeva ai Suoi dodici e alle loro famiglie, che pagava le tasse e che quando fu messo in croce Gli tolsero la pregiata tunica tessuta tutta d’un pezzo, che i soldati tirarono a sorte, possiamo credere che non fosse affatto povero. Sulla croce, però, andò privo di indumenti, aveva solo i chiodi alle mani e ai piedi. È morto lasciando tutto per darci tutto.
In questo tempo di crisi aggrappiamoci ancor più a Lui, perché la nostra ricchezza non dipende da quanto guadagniamo, ma dal Signore.
Molti sono pieni di soldi, ma spiritualmente e mentalmente miserabili, altri hanno piccoli guadagni e prosperano in ogni area della loro vita. Questo perché non è il denaro a fare la felicità, ma la benedizione di Dio.
A questo proposito viene esaminata la storia di una donna, vedova di un profeta che era morto lasciandole molti debiti. Il creditore la minacciava di prendere i suoi due figli come schiavi e lei chiese aiuto al profeta Eliseo.
2Re 4:2 Eliseo le disse: «Che cosa devo fare per te? Dimmi, che cosa hai in casa?». Quella rispose: « La tua serva in casa non ha altro che un vasetto di olio». 3 Allora egli disse: «Su, chiedi in prestito vasi da tutti i tuoi vicini, vasi vuoti, nel numero maggiore possibile. 4 Poi entra in casa e chiudi la porta dietro a te e ai tuoi figli; versa olio in tutti quei vasi; i pieni mettili da parte».5 Si allontanò da lui e chiuse la porta dietro a sé e ai suoi figli; questi porgevano ed essa versava. 6 Quando i vasi furono pieni, disse a un figlio: «Porgimi ancora un vaso». Le rispose: «Non ce ne sono più». L'olio cessò. 7 Essa andò a riferire la cosa all'uomo di Dio, che le disse: «Va', vendi l'olio e accontenta i tuoi creditori; tu e i tuoi figli vivete con quanto ne resterà».
Nel momento in cui sembrava non esserci più speranza, arrivò l’uomo di Dio con la Sua unzione. La donna aveva solo un piccolo vasetto d’olio, ma credette alle parole del profeta e Dio moltiplicò quell’olio.
La Scrittura narra che Elia, per ordine del Signore, un giorno si recò in casa di una donna pagana, vedova, e le chiese dell’acqua e del cibo (1Re 17:9-10). C’era carestia perché non pioveva da tempo e quella donna aveva in casa solo un po’ d’olio e un po’ di farina. Gli disse che dopo avere mangiato, lei e suo figlio sarebbero morti perché non avevano nient’altro, tuttavia fece come le aveva chiesto l’uomo di Dio e per molti giorni la farina a l’olio non si esaurirono.
Questa storia ci insegna che dare a Dio è motivo di benedizione e denota il grado di relazione che abbiamo con Lui. Anche sul piano naturale, quando si rompe una relazione, la prima cosa chiamata in causa sono le finanze, come in caso di separazione di due coniugi il marito inizia subito col negare il mantenimento ala moglie o di litigio tra genitori e figli, alcuni di questi ricevono la minaccia di essere diseredati. Tutto dipende dalla relazione.
Lo stesso avviene con Dio, il quale però ci dice: vuoi ricevere? Devi dare! Questa è la legge spirituale: “Date e vi sarà dato”. Se attraversiamo un periodo difficile sul piano economico e prestiamo ascolto alle notizie di crisi generale, possiamo facilmente scoraggiarci, disperarci, temere di perdere il posto di lavoro, ma se confidiamo in Dio sappiamo che Egli vuole intervenire proprio nei momenti di difficoltà, che non ci lascia perché è il nostro Pastore. Non speriamo negli uomini, ma nel Signore, il Buon Pastore che si prenderà cura di noi, ci proteggerà, ci curerà e ci darà il necessario per vivere perché siamo figli e abbiamo diritto al doppio della benedizione anche nell’area finanziaria.
3. Ci permette di portare la benedizione di Dio nella nostra famiglia.
Nel secondo libro dei re è riportata la storia di una donna sunammita, (2Re 4:8-17). Era benestante e poiché spesso vedeva passare dalla città in cui viveva Eliseo, l’uomo di Dio, gli offrì una camera della sua casa in cui fermarsi per riposare. Il profeta desiderava in qualche modo ripagarla per tale premura e sapendo che non aveva figli e che suo marito era vecchio, le annunciò che l’anno successivo avrebbe avuto un figlio. Alla donna la cosa sembrò talmente assurda che chiese al profeta di non prendersi gioco di lei, eppure avvenne proprio come Eliseo le aveva predetto. Il bambino crebbe, ma un brutto giorno morì. Senza esitare, la donna corse a cercare Eliseo, il quale si recò nella casa dove c’era il ragazzo morto e lo riportò in vita.
Molti di noi sono afflitti perché hanno figli lontani da Dio, morti nei falli e nei peccati, ma il Signore ci esorta a non abbatterci e a non arrenderci, a non cessare di pregare, ma a continuare ad invocarLo e a dichiarare che Lo serviranno, che Lo ameranno, che saranno Suoi discepoli ed anche Suoi ministri!
Quella donna non si perdette d’animo nel vedere il figlio morto e con determinazione e fede andò a chiamare l’uomo di Dio.
Non permettiamo alla paura di assalirci, perché la paura è fede negativa e muove la mano di satana. Siamo primogeniti ed oggi quella parte doppia di unzione spetta a ciascuno di noi. Se conosciamo la volontà di Dio e mettiamo fede nelle Sue promesse, la nostra fede muoverà la Sua mano, perché Egli non cessa di operare in nostro favore.



