Giovedì 18 Novembre 2010 08:28
SERVIZIO DI ADORAZIONE ORE 8.00 – PALERMO, DOMENICA 14 NOVEMBRE 2010
Oratore: Pastore Lirio Porrello
LA CENA DEL SIGNORE
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Dopo i battesimi della scorsa domenica e le commoventi testimonianze che hanno reso l’idea della grande opera compiuta dal Signore nella vita di tante persone, oggi si celebra la Santa Cena, dei cui significati l’apostolo Paolo ricevette rivelazione direttamente dal Signore.
1Corinzi 11:23 Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane,24 e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». 25 Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me. 26 Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga». 27 Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. 28 Ora ciascuno esamini sé stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; 29 poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro sé stesso, se non discerne il corpo del Signore. 30 Per questo motivo molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono. 31 Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati; 32 ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, per non essere condannati con il mondo.
La Cena del Signore rappresenta il Patto, la Nuova ed Eterna Alleanza stipulata tra Dio e il Suo popolo. I patti vengono fatti generalmente per proteggere le parti meno forti, infatti sono le nazioni deboli che cercano di allearsi con quelle più potenti per essere protette. Per offrirci la Sua benedizione, la Sua protezione, la Sua grazia e la Sua potenza, Dio fece con noi che siamo deboli e fragili un’alleanza sulla quale nei momenti di bisogno possiamo contare per ricevere il Suo aiuto.
Alla Mensa del Signore può accostarsi solo chi fa parte del Patto perché ha ricevuto la salvezza.
Tra i vari aspetti sotto cui può essere considerata la Santa Cena, oggi ne viene approfondito uno in particolare, quello della comunione.
2Corinzi 13:13 La grazia del Signore Gesù Cristo e l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.
In questo versetto conclusivo della seconda epistola ai Corinzi, l’apostolo Paolo usa una formula che coinvolge Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo. Parla della nostra comunione con la Trinità e afferma che il Padre ci porta il Suo amore, Gesù la Sua grazia, lo Spirito Santo la Sua comunione.
Tutta la Scrittura dice che Dio Padre è con noi, oltre che essere in noi e per noi, e questo ci parla di compagnia e di comunione.
Le profezie su Gesù affermavano che il Messia sarebbe stato chiamato l’Emmanuele, che vuol dire ‘Dio con noi’. Lo stesso nome di Gesù contiene quindi l’aspetto della comunione, ma inoltre Egli ci ha esplicitamente promesso che non ci avrebbe mai lasciati.
Anche lo Spirito Santo ricopre un ruolo di vitale importanza nella comunione e questo versetto ci esorta ad avere il Suo stesso tipo di comunione.
Per comprendere cos’è la comunione dello Spirito Santo accorre conoscere i significati della parola greca ad essa corrispondente: koinonìa, che letteralmente vuol direcomunione, comunicazione, distribuzione, partecipazione congiunta, intimità.
In altri termini usando il termine koinonìa Paolo ci dice molte cose: “la comunicazione dello Spirito Santo sia con voi”, ossia: “abbiate la capacità di ascoltarLo”; ci dice che dobbiamo distribuire quello che abbiamo, come facevano gli apostoli con le persone a seconda dei loro bisogni; ci esorta ad essere partecipi di ogni Sua iniziativa e ad avere un rapporto di comunione, d’intimità, di apertura e di sincerità.
Il pastore Lirio approfondisce tre dei significati della parola koinonìa.
1. Il significato di “Partecipazione attiva o compartecipazione” suggerisce l’esortazione a fare le cose insieme. Anche sul piano naturale è bello fare le cose insieme, soprattutto col proprio coniuge, e condividere le esperienze, perché questo genera complicità e comprensione. Altrettanto bello e importante è partecipare attivamente all’opera della Spirito Santo, condividere la Sua volontà, i Suoi sentimenti e la Sua conoscenza per potere collaborare con Lui.
Giovanni 16:13 quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire.
Questo versetto illustra l’opera dello Spirito Santo nella Chiesa: l’ispirazione, l’ammaestramento e la rivelazione profetica che le dà. Dice che Egli è lo Spirito della verità e che quindi non può avere comunione con chi vive nella menzogna e nella falsità. Dice anche che la verità si riceve in un processo di continua rivelazione grazie alla quale si accresce gradualmente la nostra comprensione.
Tutti sappiamo che con la morte di Gesù si è inaugurato il tempo della grazia, ma possiamo affermare senza ombra di dubbio che col passare degli anni la nostra comprensione della grazia è cambiato molto perché oggi ne abbiamo una maggiore rivelazione rispetto al passato, infatti prima, pur sapendolo, agivamo in modo legalistico.
Dal suo inizio ad oggi il mondo pentecostale è profondamente cambiato, si è accresciuto il livello culturale dei suoi membri ed anche il grado di conoscenza della Scrittura, con conseguente abolizione di molti comportamenti legalistici, di tradizioni e di usanze imposte dall’uomo e dovuti alla convinzione che a Dio si possa piacere in funzione di come ci si comporta o di come ci si veste. È importante conoscere la grazia per potere eliminare da noi i residui meccanismi mentali improntati al legalismo, come quello di pensare che a Dio possiamo piacere facendo le cose in un determinato modo piuttosto che in un altro o cambiando il nostro modo di fare e di agire.
Può sembrare assurdo, ma fino a non molto tempo fa esistevano, e forse ancor oggi esistono, chiese in cui non è consentito agli uomini di portare la barba e altre in cui è vietato l’acceso alle donne senza velo o se indossano i pantaloni.
Il pastore Lirio riferisce di avere conosciuto anni fa un pastore, nella cui chiesa si era recato, che rifiutò di baciarlo perché aveva la barba, e fa notare che Gesù portava la barba. Si chiede quindi se quel pastore rifiuterebbe di baciarLo se entrasse nella Sua chiesa. Che assurdità! Che legalismo! Tutto basato sull’esteriorità come al tempo dei farisei, altro che grazia!
Questo accadeva (forse accade ancora) perché si voleva osservare fedelmente la Scrittura, ma non avendo l’intelligenza per capire cosa volesse dire, senza volerlo si creavano tradizioni umane, col paradosso che ciascuno denigrava quelle degli altri e non si accorgeva delle proprie.
Lo Spirito Santo ha misericordia di tutto questo e vuole ammaestrarci nella verità, sta guidando le chiese ad uscire dal legalismo, dalle forme di religiosità pagana che non hanno nulla a che vedere col cristianesimo e col Vangelo, dalle storture dovute ad un’errata comprensione della Scrittura e vuole farci riposare nella meravigliosa grazia. Abbiamo bisogno che lo Spirito della verità ci guidi in ogni verità, ci dia l’intelligenza per comprendere la Scrittura, ci faccia avere una relazione con Dio, col Suo amore e con la Sua grazia, non ci faccia divenire schiavi di una religione
2. Il significato di collaborazione prevede che ci sia una parte che dobbiamo fare noi affinché lo Spirito Santo possa operare. Corrisponde al termine italiano partenariato, che si usa nel mondo degli affari e consiste nell’accordo di due persone o due gruppi ad unirsi in società con lo scopo di unire le forze, accrescere il profitto e migliorare il risultato.
Il nostro socio di maggioranza è lo Spirito Santo, è Lui che fa tutto e noi beneficiamo della Sua potenza perché è un partner che non conosce fallimenti e che ci offre la Sua comunione per darci la Sua vittoria. Se Lo seguiamo e camminiamo nello Spirito, possiamo camminare nella vittoria; se falliamo è perché non Lo abbiamo seguito. Da parte nostra, perché Egli generi la vittoria, è necessaria l’obbedienza.
3. Il significato di comunicazione indica la capacità dataci in dono da Dio, attraverso lo Spirito Santo, di comunicare con Lui in modo soprannaturale per mezzo del parlare in altre lingue. È un canale privilegiato riservato a quelli che hanno ricevuto il battesimo nello Spirito Santo, che i pentecostali farebbero bene ad esercitare di più, visto che molti non ne comprendono l’importanza e lo usano poco. L’apostolo Paolo, che aveva una grande conoscenza della Scrittura dice: “Ringrazio Dio perché parlo in altre lingue più di tutti voi” (1Corinzi 14:18).
Il parlare in altre lingue è un tipo di comunicazione che avviene senza l’interferenza della nostra carne, perché pregare in lingue significa pregare in spirito, mentre quando si prega con la mente si finisce col fare preghiere egoistiche.
Il pastore esorta la chiesa a pregare in altre lingue perché una tale preghiera è gradita a Dio e perché la nostra è una chiesa pentecostale che è nata nel fuoco della Pentecoste e che ha sempre parlato molto in altre lingue anche se è stata criticata da chi pensa si possa parlare in lingue quando vuole lo Spirito Santo e non quando vogliamo noi.
La Scrittura dice tutt’altro, tanto che Paolo dichiara: “Io parlo in Lingue più di tutti voi”.
Lo Spirito Santo non cessa mai di ispirarci, ma non fa nulla senza che noi lo vogliamo e lo decidiamo.
La preghiera in altre lingue è un modo sicuro per comunicare col Signore ed è una preghiera efficace perché utilizza un linguaggio celeste che noi non comprendiamo ma che Dio comprende e gradisce.
Il pastore esorta la chiesa a spendere del tempo a parlare in altre lingue e a magnificare Dio attraverso il nostro spirito, perché questo ci edifica, è per noi di grande benedizione e costruisce la nostra comunione dello Spirito Santo.
Ringraziamo Dio per la koinonìa, per il grande onore e privilegio di poter avere una relazione d’intimità con l’Iddio Onnipotente, di poterLo conoscere e amare, di poter contare sul Suo amore, sulla Sua grazia e sulla Sua comunione.



