Giovedì 28 Ottobre 2010 05:00
SERVIZIO DI ADORAZIONE ORE 8.00 – PALERMO, DOMENICA 24 OTTOBRE 2010
Oratore: Pastore Lirio Porrello
COSA VUOI TU CHE IO FACCIA PER TE?
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
La predicazione inizia con la lettura di Luca 10:28 in cui Gesù sintetizza ciò che prescrive la legge di Mosé per pervenire alla giustizia.
Luca 10:28 Ed egli gli disse: «Hai risposto esattamente; fa' questo e vivrai.
La legge propone un tipo di giustizia che si basa sulle opere, dice che per essere giusti bisogna fare qualcosa e l’epistola dell’apostolo Giacomo al riguardo precisa una cosa molto importante che fa riflettere:
Giacomo 2:10 Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma viene meno in un sol punto, è colpevole su tutti i punti.
Giacomo afferma che se si trasgredisce anche uno solo dei comandamenti si è colpevoli su tutta la legge; dice cioè che chi viene meno su un solo punto della legge, davanti a Dio è come se non la osservasse per niente. Questa è per noi un’importante chiave di lettura, visto che molti si sentono a posto perché fanno molte cose buone e si sentono in difetto solo su qualcosa.
Dalla Scrittura si apprende che in Adamo nessun uomo è capace di mettere in pratica tutta la legge, con la conseguenza che nessuno per suo mezzo può ottenere la giustizia.
Gesù ebbe una conversazione con un giovane ricco che era convinto di avere sempre osservato tutta la legge, ma quando Gesù gli chiese di fare qualcosa che faceva capo al primo comandamento e che avrebbe mostrato se amava Dio più dei suoi soldi si tirò indietro rattristato poiché la Scrittura dice che chi viene meno ad un solo comandamento viene meno a tutta la legge. Il giovane vide sfumare la sua presunta giustizia. Si era illuso di essere a posto perché non aveva compreso che la legge non rende santi, che non giustifica e che ci è stata data solo per mostrarci il nostro peccato e il nostro bisogno di una relazione col Dio vivente.
Matteo 19:16 Ed ecco, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro buono, che devo fare di buono per avere la vita eterna?». 17 Ed egli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non uno solo, cioè: Dio. Ora, se tu vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». 18 Egli gli disse: «Quali?». Gesù allora disse: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, 19 onora tuo padre e tua madre e ama il tuo prossimo come te stesso». 20 Quel giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza, che mi manca ancora?». 21 Gesù gli disse: «Se vuoi essere perfetto, va vendi ciò che hai, dallo ai poveri e tu avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». 22 Ma il giovane, udito questo parlare, se ne andò rattristato, perché aveva molte ricchezze.
Quel giovane aveva chiamato Gesù: “Maestro buono” e aveva chiesto: “che devo fare di buono per avere la vita eterna?” Prima di rispondergli Gesù gli chiese perché Lo chiamava buono, visto che solo Dio lo è, quindi gli disse di osservare i comandamenti.
Probabilmente quel giovane aveva avuto la rivelazione che Gesù era il Figlio di Dio, ma se da peccatore qual era pensava di poter fare cose buone s’ingannava, era solo orgoglioso, perché nessuno può fare sempre cose buone, in quanto anche le persone da cui ci si aspetta cose buone non sono in grado di farle sempre, ad un certo punto ne fanno anche di malvagie!
Quando quello Gli chiese di precisare quali comandamenti avrebbe dovuto osservare, Gesù glieli citò in parte, tralasciando volutamente il primo.
Probabilmente il giovane ricco era in buona fede quando dichiarò di averli osservati tutti, tuttavia chiese a Gesù cosa gli mancava ancora per avere la vita eterna.
Gesù lo mise alla prova: «Se vuoi essere perfetto, va’ vendi ciò che hai, dallo ai poveri e tu avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». Se era vero che osservava tutti i comandamenti, doveva anche amare Dio al di sopra di ogni altra cosa.
Avrebbe dovuto vendere tutto, dare il ricavato ai poveri e seguirLo, ma ahimé, aveva molte ricchezze e non ne fu capace!
Il suo cuore non era totale per Dio, era troppo legato ai beni terreni; non amava Dio più di ogni altra cosa, le ricchezze occupavano il primo posto nel suo cuore! Senza saperlo era un idolatra. Si rattristò e andò via, rifiutò di essere discepolo di Gesù.
Era sincero quando affermava di adempiere la legge, ma s’ingannava, come tanti ancor oggi s’ingannano, perché non sanno che fallire anche in uno solo dei comandamenti significa infrangere tutta la legge.
Quanti, ancor oggi, tra quelli che si sentono a posto sol perché credono di non fare nulla di male, possono dire di amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la loro mente?
Non diciamo mai con leggerezza di amare Dio come Egli ci comanda, perché potrebbe accaderci qualcosa che ci faccia scivolare nel compromesso e ci smentisca!
Questo tipo di amore lo prova Dio per noi, non noi per Lui!
La Bibbia afferma che secondo la legge non c’è nessun giusto, neppure uno, e che il linguaggio della grazia è totalmente diverso, infatti mentre la legge dice; “Fai questo e vivrai”, la grazia di Dio dice: “Cosa vuoi che Io faccia per te?”. Sotto la grazia, quindi, non siamo più noi fare qualcosa per piacere a Dio, ma è Dio che fa qualcosa per farci piacere. Per potere perdonare tutti i nostri peccati ha dato Suo Figlio a morire sulla croce, infatti se siamo stati perdonati è per quello che, con uno smisurato atto d’amore, Gesù ha fatto per noi, non per quello che noi abbiamo fatto.
In un brano del Vangelo di Marco, invece di usare il linguaggio della legge, Gesù usa quello della grazia.
Marco 10:50 Allora egli, gettando via il suo vestito, si alzò e venne a Gesù. 51 E Gesù, rivolgendogli la parola, disse: «Che vuoi che io ti faccia?». Il cieco gli disse: «Rabboni, che io recuperi la vista!». 52 E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha guarito». E in quell'istante recuperò la vista e si mise a seguire Gesù per la via.
Un cieco andò da Gesù, ma prima gettò via il suo vestito, gesto con cui dimostrò di aver capito che l’abito con cui aveva cercato di piacere a Dio non gli serviva.
Gesù gli chiese: “Cosa vuoi che Io ti faccia?”.
Quell’uomo aveva fiducia che Gesù poteva guarirlo, era chiaro che desiderava recuperare la vista, perché allora Gesù gli pose quella domanda? Voleva fargli dichiarare il suo bisogno e la sua volontà di dipendere da Dio. Nella domanda:“Cosa vuoi che Io ti faccia?” Gesù mostra il Suo cuore pronto a dare, ma suggerisce anche la necessità di chiedere per ottenere.
Dio conosce i nostri bisogni, è sempre pronto a intervenire per darci il Suo aiuto e il Suo consiglio, ma se invece di rivolgerci a Lui noi pensiamo di farcela da soli, entriamo in agitazione, in confusione, in tensione.
Matteo 6:8 Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno prima che gliele chiediate.
L’orgoglio e l’autosufficienza bloccano la benedizione e di fatto impediscono a Dio di darci aiuto, coraggio, forza, guida e amore.
Dio vuole benedirci in base ai nostri bisogni quotidiani e alle nostre situazioni specifiche che possono richiedere una guarigione, la forza per non cadere nella trappola della tentazione, il necessario per vivere, ecc., ma talvolta invece di rivolgerci a Lui ci limitiamo a lamentarci, mentre la grazia richiede che dipendiamo da Lui e che Gli chiediamo le cose di cui abbiamo bisogno.
Nella Bibbia la grazia e la preghiera camminano insieme, perché più comprendiamo che Dio vuole fare delle cose per noi, più siamo portati a chiedere.
Zaccaria 12:10 «Riverserò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo Spirito di grazia e di supplicazione; ed essi guarderanno a me, a colui che hanno trafitto, faranno quindi cordoglio per lui, come si fa cordoglio per un figlio unico, e saranno grandemente addolorati per lui, come si è grandemente addolorati per un primogenito.
Chi vive nella grazia ha lo sguardo rivolto verso Dio, chi vive nella legge guarda se stesso, le proprie capacità, le proprie forze e la propria maturità, con risultati spesso amari.
Come fece il cieco ad andare a Gesù se non vedeva?
Bisogna considerare questo episodio in chiave spirituale e cogliere nel suo andare a Gesù la decisione di andare alla Sua presenza. La guarigione del cieco avvenne quando andò a Gesù, allo stesso modo la nostra benedizione inizia quando cessiamo di cercare soluzioni umane e decidiamo di andare in preghiera alla presenza di Dio.
Il cieco gettò le vesti, smise di contare sulle sue forze e andò a cercare Gesù, andò alla Sua presenza e subito si sentì dire: “Cosa posso fare per te?”.
A noi Gesù dice: “Non stare in affanno, fermati e parliamo, fermati e chiediMi; Io ti darò ciò che ti serve”. L’apostolo Giacomo disse che non riceviamo perché non chiediamo (Giacomo 4:2).
Se confidiamo nel Signore i nostri desideri possono diventare realtà.
Salmi 37:4 Prendi il tuo diletto nell'Eterno ed egli ti darà i desideri del tuo cuore.
Se i nostri desideri provengono dal cuore di Dio, Egli li esaudisce perché è stato lo Spirito Santo a metterli nel nostro cuore.
Salmi 145:15 Gli occhi di tutti guardano a te con aspettazione, e tu dai loro il cibo a suo tempo. 16 Tu apri la tua mano e appaghi il desiderio di ogni essere vivente. 17 L'Eterno è giusto in tutte le sue vie e benigno in tutte le sue opere. 18 L'Eterno è vicino a tutti quelli che lo invocano, a tutti quelli che lo invocano in verità. 19 Egli soddisfa il desiderio di quelli che lo temono, ode il loro grido e li salva.
Quante volte cerchiamo gli aiuti umani e proviamo delle delusioni! Solo Dio non ci delude mai, ma se non Lo invochiamo, come fa a risponderci?
Ebrei 11:6 Ora senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano.
Abrahamo desiderava un erede, ma era vecchio e pensava che tutte le sue ricchezze sarebbero andate al suo servo Eliezer. Aprì il suo cuore a Dio, Gli manifestò il suo desiderio. Dio gli disse che avrebbe avuto l’erede, ma Abrahamo si convinse che avrebbe dovuto fare da solo e poiché Sara era sterile e vecchia, si servì della schiava Agar per avere il figlio che desiderava e nacque Ismaele. Dio però gli disse che il figlio della promessa sarebbe nato da Sara e nonostante la sua tarda età da lei nacque Isacco. Dio premia i desideri che provengono dal Suo cuore, ma talvolta cerchiamo di esaudirli con le nostre forze.
Matteo 7:7 Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 8 Perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova e sarà aperto a chi bussa.
Dobbiamo chiedere a Dio, coinvolgerLo nelle decisioni e nelle nostre scelte di vita, e se talvolta il Signore permette che ci troviamo nella prova e nel bisogno, è per mettere alla prova la nostra fede.
Quando Dio ci abbonda e ci fa vivere nella prosperità, in genere siamo portati agli sprechi, non pensiamo al possibile tempo di magra, ma Egli concede la prosperità affinché la amministriamo con sapienza. Giuseppe in Egitto comprese l’intenzione del cuore di Dio e suggerì al Faraone di cercare un uomo saggio che sapesse amministrare e che nel tempo della prosperità mettesse il venti per cento da parte, perché sarebbe venuta la carestia. Quando la carestia venne, nei sette anni in cui durò, l’Egitto ebbe cibo abbondante e poté provvedere anche alla famiglia di Giacobbe.
Dio non sbaglia mai, dobbiamo essere noi a capire come possiamo collaborare con Lui.
Nel Salmo 103 c’è scritto tutto quello che Dio fa per noi.
Salmi 103:1 [Salmo di Davide.] Benedici, anima mia, l'Eterno, e tutto quello che è in me benedica il suo santo nome. 2 Benedici, anima mia, l'Eterno e non dimenticare alcuno dei suoi benefici. 3 Egli perdona tutte le tue iniquità e guarisce tutte le tue infermità, 4 riscatta la tua vita dalla distruzione e ti corona di benignità e di compassioni;5 egli sazia di beni la tua bocca e ti fa ringiovanire come l'aquila.
Il salmista dimostra di avere compreso la grazia ed esorta la sua anima a benedire il Signore e a non dimenticare nessuno dei Suoi benefici.
Vivere nella grazia vuol dire vivere in continua comunione con lo Spirito Santo.
L’apostolo Paolo conclude così la sua seconda epistola ai Corinzi: “La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi. Amen.” (2Corinzi 13:13).
Egli rivolge il suo ultimo pensiero alla grazia di Dio che ogni giorno ci concede favori immeritati, al Suo amore che dà certezze, sicurezza e calore, alla continua comunione con lo Spirito Santo, cioè alla consapevolezza che la Sua presenza in noi ci permette di avere con Lui una comunione ininterrotta.
Il nostro Dio non è l’Iddio della legge, che infierisce e tiene nella condanna, ma l’Iddio di ogni grazia che ci dà vita, ci perdona, ci abbonda, vuole stare in costante comunione con noi ed è sempre pronto ad esaudirci.



