Giovedì 22 Luglio 2010 05:08
Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 18 luglio 2010
Oratore: Pastore Lirio Porrello
CAMMINARE UMILMENTE CON DIO
Giacomo 4:6 Ma egli dà una grazia ancor più grande; perciò dice: «Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili».
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Nella predicazione della scorsa domenica è stato fatto cenno all’umiltà come all’attitudine necessaria per essere governati da Dio e ricevere da Lui grazia tutti i giorni della nostra vita. Oggi viene ulteriormente approfondito questo tema.
La Scrittura ribadisce il principio divino secondo cui Dio resiste ai superbi e fa grazia agli umili.
Giacomo 4:6 Ma egli dà una grazia ancor più grande; perciò dice: «Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili».
La grazia di Dio non ha limiti, ma senza umiltà non se ne può fare esperienza, infatti, anche se all’atto della salvezza siamo entrati nel Suo regno, chi non è umile non si lascia governare dal Signore e non può beneficiare della Sua grazia. Solo gli umili permettono a Dio di governarli e sono destinatari della promessa di un grande premio che si riflette sia nella vita spirituale che in quella materiale.
Proverbi 22:4 Il premio dell'umiltà è il timore dell'Eterno, la ricchezza, la gloria e la vita.
Una delle virtù in cui si è maggiormente distinto Gesù è stata proprio l’umiltà ed Egli stesso ci rivolge un’esortazione che fa seguire da una promessa:
Matteo 11:29 Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo per le vostre anime.
Il nostro tempo è caratterizzato dalla paura, di cui, a detta di alcuni studiosi, esistono ben settemila tipi. Tutti sappiamo per esperienza personale cos’è la paura, ma per alcune persone più che un fatto occasionale è una compagna di vita che le tormenta e di cui non riescono a liberarsi.
Quando Gesù ci dice: “prendete su di voi il mio giogo” usa un’espressione che gli Ebrei utilizzavano per indicare la volontà di sottomettersi all’autorità di un maestro; la usò anche l’apostolo Paolo quando si sottomise a Gamaliele, che scelse come sua guida spirituale.
Con questa espressione Gesù si presenta come Maestro e Signore, ci esorta a prendere il Suo giogo e ad imparare da Lui, perché è mansueto ed umile di cuore, e aggiunge: “… e voi troverete riposo per le vostre anime”.
La promessa del riposo non è subordinata alle circostanze, ma alla nostra condizione spirituale che dipende da quanto avremo imparato da Lui.
Per noi è essenziale imparare a camminare umilmente con Dio.
Chi confida orgogliosamente nelle proprie capacità finisce immancabilmente col cadere nell’ansia e nella paura, perché è destinato a scontrarsi con la propria insufficienza, mentre chi cammina umilmente con Dio e confida pienamente in Lui risparmia a sé e a chi gli sta intorno le conseguenze negative che colpiscono gli orgogliosi, gli arroganti e i boriosi.
Nessuno di noi dispone delle risorse necessarie per fare fronte a tutti i bisogni della vita, di conseguenza se confidiamo in noi stessi prima o poi saremo causa di amarezza per noi e per gli altri, mentre se confidiamo pienamente in Dio possiamo contare sulla Sua esauriente risposta ad ogni nostro bisogno.
Michea 6:8 O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; e che altro richiede da te l'Eterno, se non praticare la giustizia, amare la clemenza e camminare umilmente col tuo DIO?
Da ciascuno di noi Dio si aspetta che attingiamo a Lui per vivere nella giustizia e nell’imparzialità; si aspetta che siamo clementi, pronti al perdono e non astiosi, intransigenti con gli altri, pronti a giudicarli e a condannarli; infine si aspetta che camminiamo con Lui nell’umiltà.
Come possiamo testare il nostro orgoglio e la nostra umiltà?
In base a come ci comportiamo nel momento in cui si presenta una necessità:
- neghiamo di avere quel bisogno?
- facciamo appello alla nostra autosufficienza e pensiamo di attingere alle nostre risorse?
- confidiamo in Dio, nella certezza che risponderà pienamente al bisogno?
Dei tre possibili comportamenti, chiaramente è l’ultimo quello che denota umiltà e che piace a Dio.
Nell’epistola dell’apostolo Giacomo si legge un importante insegnamento:
Giacomo 4:10 Umiliatevi davanti al Signore, ed egli vi innalzerà.
Un po’ tutti gli apostoli hanno parlato dell’umiltà, caratteristica che dovrebbe contraddistinguere ogni vero cristiano e che difficilmente si trova in chi non è cristiano.
Lo stesso apostolo Paolo prima della conversione era ripieno di boria e di orgoglio e successivamente fu radicalmente trasformato.
In che modo possiamo acquisire l’umiltà?
Vivendo in comunione con Dio, stando alla Sua presenza, iniziando ad avere un cuore rotto e uno spirito contrito, perché quando si è rotti nel cuore si comincia ad essere umili.
Isaia 57:15 Poiché così dice l'Alto e l'Eccelso, che abita l'eternità, e il cui nome è "Santo": «Io dimoro nel luogo alto e santo e anche con colui che è contrito e umile di spirito, per ravvivare lo spirito degli umili, per ravvivare lo spirito dei contriti.
Questo versetto afferma che Dio dimora con chi è contrito ed è umile di cuore, allo scopo di ravvivare il suo spirito.
Isaia 66:2 Tutte queste cose le ha fatte la mia mano e tutte quante sono venute all'esistenza, dice l'Eterno. Su chi dunque volgerò lo sguardo? Su chi è umile, ha lo spirito contrito e trema alla mia parola.
Anche questo versetto afferma che Dio guarda in modo speciale chi è umile, ha il cuore contrito e si pone con riverenza nei riguardi della Sua Parola.
Cosa vuol dire avere il cuore rotto?
Vuol dire essere stati rotti nel carattere, avere imparato a non confidare in se stessi e nelle proprie abilità.
Pensiamo a Giacobbe. Era stato sempre autosufficiente, ma davanti alla paura di incontrare il fratello Esaù, le sue capacità e la sua astuzia non gli servirono a nulla, le sue risorse si rivelarono insufficienti, aveva bisogno delle risorse di Dio! Forse in cuor suo sperava che il Signore lo avrebbe fortificato, invece lo indebolì, lo azzoppò, lo costrinse a dipendere da Lui.
Dopo averlo privato delle sue forze naturali, il Signore gli cambiò il nome, lo chiamò Israele, che vuol dire Principe con Dio, non più Giacobbe, che vuol dire imbroglione.
Il fatto che solo allora Giacobbe abbia chiesto al Signore di benedirlo vuol dire che la benedizione dell’Eterno si può ricevere solo quando ci si appoggia a Lui e si confida in Lui in ogni cosa.
La Scrittura ci fornisce vari esempi di personaggi che vissero nell’umiltà e che dipendevano da Dio.
Il re Salomone
Salomone nacque dall’unione illecita di Davide con Bath-Sceba e ciononostante Dio lo amò e lo scelse come successore al trono del padre. Questo dimostra che quando Dio perdona, dimentica e usa grazia e misericordia. Quando divenne re d’Israele, Salomone era giovane e inesperto, sentì gravare su di sé il peso di una responsabilità troppo grande per lui e si pose davanti a Dio con umiltà, come un piccolo fanciullo. Gli chiese sapienza e intelligenza per governare il Suo popolo e tale richiesta piacque tanto a Dio che oltre a queste cose gli diede anche ciò che non aveva chiesto: grandi ricchezze e lunga vita.
1Re 3:7 Ora, o Eterno, mio DIO, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide mio padre ma io non sono che un fanciullo e non so come comportarmi.
Se vogliamo essere governati da Dio, anche noi abbiamo bisogno di diventare come i piccoli fanciulli che dipendono interamente dai loro genitori, che quando chiedono qualcosa sono certi di riceverla e si aspettano tutto in dono, infatti nessun papà presenta loro il conto!
Matteo 18:2 E Gesù, chiamato a sé un piccolo fanciullo, lo pose in mezzo a loro 3 e disse: «In verità vi dico: se non vi convertite e non diventate come piccoli fanciulli, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli. 4 Chi dunque si umilierà come questo piccolo fanciullo, sarà il più grande nel regno dei cieli.
Proprio come i genitori donano ogni giorno ai loro figli tutte le cose di cui hanno bisogno per vivere, così fa con noi il Padre Celeste.
2Pietro 1:3 Poiché la sua divina potenza ci ha donato tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà, per mezzo della conoscenza di colui che ci ha chiamati mediante la sua gloria e virtù
Egli vuole soddisfare i nostri bisogni e farci dono delle cose che chiediamo a Lui perché Lo conosciamo e ci fidiamo di Lui. In tal modo per fede possiamo prendere ogni cosa di cui abbiamo bisogno e che sia in accordo con la Sua volontà.
Più ci accorgiamo della nostra insufficienza e del nostro bisogno di Dio, più possiamo sperimentare la Sua sufficienza, infatti è Lui che mette in noi desideri e ci fornisce le risorse e le capacità per realizzarli, come testimonia anche l’apostolo Paolo.
2Corinzi 3:5 non già che da noi stessi siamo capaci di pensare alcuna cosa come proveniente da noi stessi, ma la nostra capacità viene da Dio
Il re Davide
Pur amando Dio e non facendo mai nulla senza interpellare il Signore, quando peccò, per un anno Davide non si rese conto del suo peccato e non chiese perdono a Dio. Solo quando il Signore gli inviò il profeta Natan per mostrargli la sua condizione spirituale, egli prese coscienza del peccato commesso.
Salmi 51:3 Poiché riconosco i miei misfatti e il mio peccato mi sta sempre davanti. 4 Ho peccato contro di te, contro te solo, e ho fatto ciò che è male agli occhi tuoi, affinché tu sia riconosciuto giusto quando parli e retto quando giudichi.
Era vissuto nell’orgoglio per un anno e solo quando si rese conto di avere peccato contro Dio, Gli chiese umilmente perdono e si assunse tutta la responsabilità del misfatto senza accusare Bath-Sceba, che pure aveva peccato con lui.
Davide si umiliò e Dio lo rialzò, gli fece grazia, gli restituì la potenza e la gloria.
La parabola del fariseo e del pubblicano
Gesù raccontò questa parabola per illustrare il valore dell’umiltà e fare conoscere il principio spirituale secondo cui chi s’innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato.
Dei due uomini, il fariseo che ostentava i suoi meriti agli occhi di Dio e il pubblicano che era consapevole di avere bisogno della Sua misericordia e della Sua clemenza, solo il secondo tornò a casa giustificato. Il primo non chiese perdono perché si riteneva giusto agli occhi di Dio e per di più in cuor suo disprezzava il pubblicano. Si innalzava da solo, era arrogante e orgoglioso, la sua religione lo faceva sentire migliore degli altri! Il secondo ebbe il coraggio di riconoscere i propri peccati e il proprio bisogno di perdono.
Aveva l’attitudine che piace a Dio e che attira la Sua grazia, infatti fu proprio il pubblicano, non il fariseo, che trovò clemenza e ricevette il perdono di Dio.
Luca 18:9 Disse ancora questa parabola per certuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri. 10 «Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo e l'altro pubblicano. 11 Il fariseo, stando in piedi, dentro di sé pregava così: "O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri, e neppure come quel pubblicano. 12 Io digiuno due volte la settimana e pago la decima di tutto ciò che possiedo". 13 Il pubblicano invece, stando lontano, non ardiva neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: "O Dio, sii placato verso me peccatore". 14 Io vi dico che questi, e non l'altro, ritornò a casa sua giustificato, perché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato»,
L’esempio di Gesù
Gesù era umile e totalmente arreso alla volontà del Padre.
Filippesi 2:8 e, trovato nell'esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce.
La vera umiltà si vede da come ci si comporta in presenza di un conflitto tra la nostra volontà e quella di Dio; si vede dalle decisioni di vita che si prendono allorché si conoscono i principi divini, come ad esempio quello secondo cui il Signore disapprova i matrimoni tra credenti e non credenti. Talvolta si può essere portati a contrattare con la volontà di Dio per mitigarla, per avere uno sconto e magari si cerca l’approvazione di un’autorità terrena, ma Gesù non contrattò sulla durezza del sacrificio che avrebbe dovuto affrontare, non cercò una morte meno dolorosa, non si fece sconti, non volle fare la propria volontà.
In talune situazioni la Parola di Dio ci pone davanti a scelte difficili, ma nessuna autorità terrena può approvare o compiacere scelte che non sono in sintonia con la volontà del Signore; davanti a Lui ciascuno di noi è chiamato ad assumersi le proprie responsabilità.
Se in noi c’è umiltà vera e non di facciata, rinunciamo senza esitare alla nostra volontà e facciamo ciò che vuole Dio.
Prendiamo, quindi, la decisione di non impostare la nostra vita in funzione delle nostre abilità, delle nostre risorse e delle nostre forze e portiamo la nostra volontà ai piedi della croce. Dichiariamo al Signore la Sua signoria sulla nostra vita, esprimiamoGli il nostro desiderio di esserGli ubbidienti e sottomessi, dipendenti da Lui in ogni cosa; manifestiamoGli la nostra determinazione ad agire in sintonia con la Sua volontà senza compromessi.
Gesù ci esorta ad apprendere da Lui la mansuetudine e l’umiltà del cuore e ci promette di fare trovare riposo alle nostre anime. La Sua grazia ci mette in condizione di farci aderire volontariamente ai Suoi desideri, di farci scegliere quello che vuole Lui e che per noi è sempre il meglio. Dipendere da Dio significa vivere liberi dall’ansia, dalla paura e dalle angosce che caratterizzano la nostra società che, nel tentativo di costruirsi una propria felicità, sprofonda nell’orgoglio, nell’arroganza e nell’autosufficienza.



