Stampa PDF

 

                    Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 4 luglio 2010
 
Oratore: Pastore Lirio Porrello
 
LA CENA DEL SIGNORE
 
Revisione a cura di Caterina Di Miceli
 
La lettura di 1Corinzi 11:23-32, testo base della Cena del Signore, introduce la predicazione.
1Corinzi 11:23 Poiché io ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me».
25 Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me». 26 Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga. 27 Perciò chiunque mangia di questo pane o beve del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore. 28 Ora ognuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva del calice, 29 poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. 30 Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono. 31 Perché se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati. 32 Ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, affinché non siamo condannati col mondo.  
 
Nel corso dei secoli questi versetti hanno indotto i teologi a un attento studio mirante alla corretta comprensione del loro significato, ma i risultati a cui sono pervenuti, generalmente contrastanti tra loro e frutto di convinzioni talvolta estreme, hanno prodotto nella Chiesa profonde divisioni.
La chiesa di Roma, ad esempio, crede che quando si celebra la Santa Cena avvenga una transustanziazione, cioè un cambiamento della sostanza del pane e del vino in quella del corpo e del sangue di Gesù; altri riducono la celebrazione ad un semplice rito privo di valore e di significato, ma qual è il vero significato della Santa Cena? Quale il Suo scopo?
In linea generale si può affermare che il Signore non ci invita alla Sua Mensa per caricarci di sensi di colpa, per giudicarci, condannarci e annientarci, ma poiché Egli è motivato dall’amore e cerca sempre il nostro bene, anche in quest’occasione vuole benedirci e mostrarci come la Sua grazia interviene nella nostra vita a prescindere dai nostri meriti.  
 
Dal su citato brano dell’epistola ai Corinzi si colgono gli aspetti della Cena del Signore su cui dobbiamo meditare.
  1. Il memoriale. Nella celebrazione della Santa Cena noi ricordiamo il mezzo con cui abbiamo ottenuto la grazia. L’espressione: “Fate questo in memoria di me”, ci esorta infatti a ricordare la morte in croce di Gesù, che si è offerto in sacrificio per noi. Il pane e il vino costituiscono il memoriale dell’offerta del Suo corpo e del Suo sangue.
  2. L’annuncio. Fino a quando Gesù ritornerà, la Santa Cena costituirà per i credenti un’occasione per annunciare la Sua morte.
  3. L’esame di se stessi. Gesù non ci chiede di esaminarci allo scopo di farci cogliere tutti i nostri errori e le cose sbagliate della nostra vita, ma per farci analizzare lo stato della nostra fede e riflettere se viviamo confidando in Dio oppure nelle nostre forze.  
   4. La comunione. Noi credenti apparteniamo al Corpo di Cristo ed oltre che avere comunione con Dio dobbiamo averne con i fratelli. Non possiamo stare soli. Per migliorare e crescere abbiamo bisogno di aprirci con le persone da cui ci sentiamo amati e per le quali nutriamo fiducia e stima, anche allo scopo di essere consigliati e se necessario corretti. Chiuderci in noi stessi non ci aiuta a cambiare. La chiusura deriva dalla paura, ma poiché lo spirito che abbiamo ricevuto da Dio è uno spirito di amore, di forza e di correzione, dobbiamo rifiutare la paura.
     5. L’Alleanza. Con i Suoi figli Dio ha stipulato un Patto e ne consegue che alla Santa Cena può accostarsi solo chi è nato di nuovo, è stato salvato e fa parte del Patto, della Nuova ed Eterna Alleanza (Geremia 31:31-34)
 
 Dopo avere brevemente citato gli aspetti della Santa Cena, il pastore Lirio approfondisce il significato del versetto 30, l’unico della Bibbia che parla della ragione per cui nella chiesa molti si ammalano o muoiono prematuramente.
Nei versetti 29 e 30 l’apostolo Paolo afferma che non discernere il corpo del Signore è motivo di malattia o anche di morte prematura. Egli parla dell’importanza del discernere il corpo del Signore, non il Suo sangue, e risulta evidente che nel tempo in cui egli visse, proprio come oggi, il valore del discernere il corpo del Signore non era chiaro a tutti.
Se Paolo avesse parlato dell’importanza del discernere il sangue, il suo discorso sarebbe stato più comprensibile in quanto tutti i credenti della chiesa primitiva, come quelli di oggi, sapevano che Gesù ha versato il Suo sangue per la nostra redenzione, come prezzo del nostro riscatto.    
 
Cosa vuol dire “discernere il corpo del Signore”? È un’espressione che ha a che fare con la nostra guarigione e per ben chiarire il concetto il pastore fa un’ampia dissertazione rifacendosi a vari punti della Scrittura.
Prende in esame alcuni versetti del libro dell’Esodo, in cui si legge che di Sé Dio disse: “Io sono l’Eterno che ti guarisco”. Si presentò come Jehova Rapha, che letteralmente vuol dire: “Colui che ripara i guasti del corpo e rende sani”.
Egli usa il presente perché vive in un eterno presente; il passato e il futuro per Lui non esistono.
Esodo 15:26 e disse: «Se tu ascolti attentamente la voce dell'Eterno, il tuo DIO, e fai ciò che è giusto ai suoi occhi e porgi orecchio ai suoi comandamenti e osservi tutte le sue leggi io non ti manderò addosso alcuna delle malattie che ho mandato addosso agli Egiziani perché io sono l'Eterno che ti guarisco».
Da queste parole si comprende che la promessa di guarigione non dipende dai nostri comportamenti e che per guarirci Dio si aspetta solo che spendiamo del tempo alla Sua presenza, che Lo ascoltiamo e in fede mettiamo in pratica la Sua Parola. Le leggi di cui parla, per noi che siamo sotto la grazia sono compendiate nell’unico comandamento dell’amore. Ne deriva che persone dal comportamento discutibile ma piene di fede ricevono guarigione ed altre dal comportamento ineccepibile ma senza fede non ricevono nulla, perché la grazia di Dio non dipende dai meriti personali.
 
Dopo che gli Ebrei uscirono dall’Egitto, sperimentarono un lungo periodo di buona salute. Nei quarant’anni di deserto non conobbero la malattia; nessuno era fiacco, nessuno vacillava. 
Salmi 105:37 e fece uscire il suo popolo con argento e oro, e non vi fu alcuno fra le sue tribù che vacillasse.
 Come si è potuto verificare un simile fenomeno?
Prima di uscire dall’Egitto essi celebrarono per la prima volta la Pasqua e secondo l’ordine di Dio ogni famiglia mangiò l’agnello sacrificato assieme ad erbe amare.
Il sangue dell’agnello, sparso sull’architrave e sugli stipiti della porta, protesse e preservò dalla morte tutti quelli che si trovavano all’interno della casa a prescindere dalla loro condotta e dalla loro nazionalità, visto che vi si potevano trovare anche persone non ebree.
La protezione dipese esclusivamente dal sangue di un agnello innocente che era stato sparso sulle porte e che prefigurava quello dell’Agnello di Dio.
Tutto questo trova un corrispettivo nel Nuovo Testamento, infatti noi non siamo stati salvati in funzione della nostra condotta o delle nostre opere, ma solo in virtù del sangue di Cristo, che è stato sparso per la nostra redenzione eterna.
 
Gli Ebrei mangiarono il corpo dell’agnello con lo strabiliante effetto che da quel momento, per quarant’anni, nessuno si ammalò e nessuno fu debole, non perché si comportassero bene, ma perché avevano mangiato l’agnello e confidavano che l’averlo mangiato garantiva loro la salute.
Il tempo trascorso nel deserto raffigura quello della nostra vita ed anche per noi vale la promessa che mangiando l’Agnello, per fede, possiamo vivere senza malattie.
Quando nell’Ultima Cena Gesù celebrò la Pasqua con i Suoi discepoli, l’agnello non c’era e quando Egli diede loro il pane dicendo: “Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi”, i discepoli sapevano che l’Agnello era Lui, infatti Giovanni Battista aveva preannunciato: “Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!”.
 
Come il sangue dell’agnello sparso sulla porta aveva avuto come effetto il perdono e il riscatto del popolo d’Israele e tutti furono tratti in salvo anche se non lo meritavano, così noi siamo stati immeritatamente perdonati e riscattati dal sangue di Cristo. Egli ci ha amati, ci ha cercati, ci ha voluti e ci ha acquistati al prezzo del Suo sangue, e quel sangue testimonia il Suo amore per noi.
Efesini 1:7… in cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia.
 
Tornando alle parole dell’apostolo Paolo:
1Corinzi 11:29 …poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. 30 Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono
 …da esse si deduce che presso i Corinzi molti, poiché non discernevano il corpo del Signore, si ammalavano e molti morivano prematuramente.
 
Viene da chiedersi in che modo una vita in buona salute si colleghi alla Cena del Signore.
Nel Vangelo di Marco leggiamo che Gesù definisce la guarigione “il pane dei figli”.
A una donna Cananea che Gli aveva chiesto di liberare sua figlia che era indemoniata, Egli disse: «Non è cosa buona prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». (Marco 15:26)
Premesso che Gesù pone sulla stesso piano la guarigione e la liberazione, perché sono entrambe opera del maligno, è da dire che Gesù le rispose così perché era una pagana, estranea al patto e alle promesse di Dio.
 La donna insisté: «È vero, Signore, poiché anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni» (v. 27).
Di rimando Gesù a lei: «Lascia che si sazino prima i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini» (v. 27).
La donna non si arrese neppure a queste parole che potrebbero sembrare offensive e ribatté: «Dici bene, o Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli»(v. 28). Aveva compreso che le briciole erano sufficienti a liberare sua figlia!
Meravigliato da una fede così grande, Gesù le disse infine:
 «Per questa tua parola, va'; il demone è uscito da tua figlia» (v. 29).
Le parole di Gesù confermano che la promessa di non mandare alcuna malattia, fatta da Dio al Suo popolo, vale per i figli, per quelli che Gli appartengono, col risultato che chi è figlio di Dio può dire: “La guarigione è il mio pane!”.
 
Il pane che prendiamo nella Santa Cena è dunque per la nostra guarigione. Paolo spiega ai Corinzi che il motivo per cui molti si ammalavano era che non discernevano il valore del pane, che raffigura il corpo del Signore.
1Corinzi 11:29 poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. 30 Per questa ragionefra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono.
Si può mangiare e bere indegnamente nel momento in cui non si comprende il valore di ciò che si mangia, non si capisce che come il sangue è stato versato per la nostra redenzione, il corpo è stato dato per la nostra guarigione, e si partecipa alla Santa Cena privandola del Suo vero significato e riducendola ad uno sterile rito.
La Bibbia ci spiega perché molti si ammalano e molti muoiono. Possibilmente noi siamo portati a pensare che questo avvenga a causa del peccato, ma anche se il peccato impedisce la comunione con Dio e può avere conseguenze, qui l’apostolo Paolo non collega la malattia o la morte prematura al peccato, ma al fatto che non si discerne il motivo per cui Dio vuole che partecipiamo al pane e al corpo del Signore: quello di guarirci!
Se partecipiamo alla Santa Cena credendo di partecipare a un rito, come tutti i riti risulterà privo di potenza e non riceveremo nessuna guarigione, ma se comprendiamo che Gesù ha dato il Suo corpo per guarirci  e ci accostiamo alla Sua Mensa con fede, allora possiamo essere sanati.
Il pane che prendiamo rappresenta il corpo di Gesù e se noi crediamo che è stato offerto per la nostra guarigione, per questa fede riceviamo guarigione.
 
La Santa Cena non è un momento di giudizio e di condanna, ma di grazia e di benedizione. L’esame di noi stessi che siamo esortati a compiere non ha lo scopo di mettere a fuoco i nostri errori e farci cadere nel senso di colpa e d’indegnità, ma di mettere a fuoco la nostra fede, la sola cosa che non dobbiamo sottovalutare o trascurare, perché da essa dipende come vivremo: se tra acciacchi e malattie o in buona salute fino alla fine.