IL TOCCO DIVINO CHE GUARISCE

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                    Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 21 marzo 2010
 
Oratore: Pastore Lirio Porrello
 
IL TOCCO DIVINO CHE GUARISCE
 
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
 
Per guarire i malati Gesù adottava vari modi: come è stato predicato la scorsa domenica alcune volte pronunciava parole di comando all’indirizzo della malattia o dell’infermità, cosa che nel Suo nome anche noi abbiamo l’autorità di fare, altre volte guariva con un semplice tocco.   

Nel Vangelo di Luca si legge che agli inizi del Suo ministero, mentre si trovava in Galilea, era circondato da una folla che Gli si accalcava intorno cercando di toccarLo perché da Lui usciva una potenza che guariva tutti.
Luca 6:17 Poi, sceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante, con la folla dei suoi discepoli e con un gran numero di popolo da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per udirlo e per essere guariti dalle loro malattie; 18 e anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi erano guariti. Luca 6:19 E tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una potenza che guariva tutti.
Da questi versetti si deduce che Gesù predicava la guarigione per suscitare fede in chi Lo ascoltava, poi guariva anche con un semplice tocco; di conseguenza grandi folle Lo seguivano, sia per ascoltarLo che per  essere guarite!

Il tocco, ossia il contatto, ha valore sul piano spirituale oltre che su quello naturale, tanto che tra i  segni che accompagnano i credenti, per guarire, il Signore ha scelto l’imposizione delle mani, che altro non è se non un tocco attraverso cui si manifesta la natura divina.
Marco 16:17 E questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue; 18 prenderanno in mano dei serpenti, anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male; imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno».
Sin dalla nascita il contatto fisico è un importante mezzo di comunicazione, infatti nei primi tre mesi di vita la vicinanza materna infonde nel bambino un senso di sicurezza, uno stato di benessere psicofisico oltre ad una crescita neurologica doppia rispetto a quella di bambini che per vari motivi non possono averla. Quel contatto fa percepire al neonato la protezione, il conforto, l’amore della madre e gli dà la convinzione di essere tutt’uno con lei.
Anche gli adulti cercano il contatto con le persone a cui tengono, perché lo stare vicini, il prendersi per mano, il darsi una carezza, sono modi per comunicare e trasmettere emozioni.
Dio vuole comunicarci il Suo amore mediante un tocco e Gesù lo usava spesso persino con i lebbrosi, che nessuno avvicinava per timore del contagio.  
 
Esempio di contatto molto noto è quello della donna che da dodici anni soffriva di un flusso di sangue e che secondo la mentalità di quell’epoca era impura e non poteva avere contatti con nessuno.
Marco 5:25 Ora una donna che aveva un flusso di sangue già da dodici anni 26 e aveva molto sofferto da parte di parecchi medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun giovamento, anzi piuttosto peggiorando, 27 avendo sentito parlare di Gesù, venne tra la folla alle sue spalle e toccò il suo vestito, 28 poiché diceva: «Se solo tocco le sue vesti sarò guarita». 29 E immediatamente il flusso del suo sangue si stagnò, ed ella sentì nel suo corpo di essere guarita da quel male. 30 Ma subito Gesù, avvertendo in se stesso che una potenza era uscita da lui, voltatosi nella folla, disse: «Chi mi ha toccato i vestiti?». 31 E i suoi discepoli gli dissero: «Non vedi che la folla ti stringe da ogni parte e tu dici: "Chi mi ha toccato?"». 32 Ma egli guardava intorno per vedere colei che aveva fatto ciò. 33 Allora la donna, paurosa e tremante, sapendo quanto era avvenuto in lei, venne e gli si gettò ai piedi e gli disse tutta la verità. 34 Ma egli le disse: «Figliola, la tua fede ti ha guarita; va' in pace e sii guarita dal tuo male».
Era impaurita e tremante quando finalmente raggiunse Gesù e si accostò a Lui per toccare il Suo mantello. Temeva di essere rimproverata perché toccandoLo contravveniva alla legge, ma invece di rimproverarla Gesù la lodò e, chiamandola “figliola”, con tono paterno le fece comprendere che la sua fede era più importante della legge. Nel momento in cui fu toccato, Gesù sentì uscire sa Sé potenza e nello stesso istante la donna sentì di essere stata guarita. Sebbene a guarirla fosse stata la Sua unzione, il Signore pose enfasi sulla fede della donna che, convinta com’era che sarebbe stata sanata, sfidò la proibizione della legge e pur essendo molto debole, pur di raggiungerLo trovò la forza di farsi largo tra la folla.
Il suo scopo era quello di toccare il lembo del Suo mantello perché nell’Antico Testamento il primo sommo sacerdote, Aaronne, venne unto con l’olio dell’unzione che dal capo scendeva fino all’orlo della veste, ma mentre quell’olio era simbolico, in Gesù, Sommo Sacerdote del Nuovo Testamento, scorre la vera unzione.
Oggi il Suo tocco avviene per mezzo dello Spirito Santo che, pur essendo spirito, manifesta la Sua potenza nel mondo naturale.

Gesù guarì un lebbroso toccandolo.
La lebbra raffigura il peccato e come al momento del contagio non ci si accorge di averla presa, ma poi a poco a poco si manifesta, devasta il corpo e lo porta alla morte, così è per il peccato: all’inizio sembra innocuo, ma porta gradatamente alla morte.
 Matteo 8:3 Gesù, distesa la mano, lo toccò dicendo: «Sì, io lo voglio, sii mondato». E in quell'istante egli fu guarito dalla sua lebbra.
Toccandolo, Gesù fece capire al lebbroso che non lo rifiutava e che lo amava. Non lo guarì solo con la parola, ma lo toccò per dargli anche un messaggio d’amore.

Gesù infatti odia il peccato ma ama il peccatore ed ha misericordia della schiavitù in cui si trova, è sensibile al suo bisogno di liberazione, ma fu molto criticato dai religiosi che non comprendevano il Suo amore.
Luca 5:27 E, dopo queste cose, egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi che sedeva al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». 28 Ed egli, lasciata ogni cosa, si alzò e lo seguì. 29 Poi Levi gli preparò un gran banchetto in casa sua, e una grande folla di pubblicani e di altri erano a tavola con loro. 30 Ma gli scribi e i farisei di quel luogo mormoravano contro i discepoli di Gesù, dicendo: «Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?». 31 E Gesù, rispondendo, disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 32 Io non sono venuto a chiamare a ravvedimento i giusti, ma i peccatori».
Quando Gesù incontrò Levi (Matteo) e mangiò a casa sua circondato da pubblicani, peccatori e gente della peggiore risma anch’essi invitati al banchetto, non provò alcun disagio, ma poiché per tale motivo gli scribi e i farisei mormoravano contro i Suoi discepoli, Gesù disse loro di essere venuto per i peccatori, per i perduti, non per i giusti, proprio come il medico va da chi è malato, non da chi è sano. In ogni tempo i religiosi hanno dato molta importanza alla forma piuttosto che alla sostanza, hanno sempre guardato con sospetto chi veste, si comporta o parla in modo diverso da loro e a causa di un presunto perbenismo rifiutano tali persone e non mostrano il cuore di Dio.

Il pastore Lirio racconta che negli anni settanta, al tempo degli hippy, le chiese tradizionali non vedevano di buon occhio quei giovani tanto strani e quando entravano in chiesa li guardavano con sospetto ed evitavano di avvicinarli. Invece di osservare il loro cuore e di guardare al loro bisogno di essere salvati, si fermavano all’analisi del loro abbigliamento, della capigliatura, degli accessori che indossavano…! Finalmente a Palermo arrivarono alcuni giovani evangelisti con una tenda, i quali, pur  di evangelizzarli e non farli sentire diversi, si vestirono come loro.
Risultato: molti di quegli hippy accettarono Gesù e alcuni di loro sono diventati pastori.   
Non a caso un giorno Gesù, rivolto ai religiosi che mormoravano nel vederLo banchettare con quel genere di convitati, li avvertì che i pubblicani e le meretrici li avrebbero preceduti nel regno dei cieli; sapeva che costoro si sarebbero ravveduti, contrariamente a loro, che pur guazzando nel peccato si sentivano a posto.

Vengono presi in esame altri esempi di guarigione avvenuta per mezzo di un tocco.
 Gesù toccò la suocera  di Pietro e la guarì.
Matteo 8:14 Poi Gesù, entrato nella casa di Pietro, vide che la suocera di lui era a letto con la febbre. 15 Ed egli le toccò la mano e la febbre la lasciò, ed ella si alzò e prese a servirli.

Guarì dei ciechi toccandoli.
Matteo 9:29 Allora egli toccò loro gli occhi dicendo: «Vi sia fatto secondo la vostra fede».
Matteo 20:34 E Gesù, mosso a pietà, toccò i loro occhi; e all'istante i loro occhi recuperarono la vista e lo seguirono.

Oltre che toccare i malati, Gesù si faceva toccare da loro. Grandi folle Lo cercavano per portarGli i malati, Gli si accalcavano attorno per toccarLo e tutti venivano guariti
Matteo 14:35 E gli uomini di quel luogo, avendolo riconosciuto, diffusero la notizia per tutta la regione circostante; e gli presentarono tutti i malati; 36 e lo pregarono che potessero toccare almeno il lembo della sua veste, e tutti quelli che lo toccarono furono perfettamente guariti.

Marco 3:10 Poiché egli ne aveva guariti molti, tutti quelli che avevano malattie si accalcavano attorno a lui per toccarlo.

Marco 6:56 e dovunque egli giungeva, in villaggi, città o borgate, la gente metteva gli infermi sulle piazze e lo pregava di poter toccare almeno il lembo del suo vestito, e tutti quelli che lo toccavano erano guariti.

Tutti quelli che Lo toccavano venivano guariti! La notizia delle guarigioni miracolose si spandeva e un gran numero di malati veniva portato a Lui da tutte le località circostanti!

Risuscitò un giovinetto, figlio unico di madre vedova, toccando la bara in cui era stato deposto.
Luca 7:14 Accostatosi, toccò la bara, e i portatori si fermarono, allora egli disse: «Giovinetto, io ti dico, alzati!». 15 E il morto si mise a sedere e cominciò a parlare. E Gesù lo consegnò a sua madre.
Quando Gesù toccò la bara,  i portatori si fermarono ed Egli ordinò al giovinetto di alzarsi.

Gesù usò il Suo tocco che guarisce anche nell’orto del Getsemani.
Allorché Pietro, vedendo l’irruenza con cui i soldati Lo stavano arrestando quasi si trattasse di un qualunque malfattore, sguainò la spada e recise un orecchio al servo del sommo sacerdote.  
Luca 22:50 E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio destro.
Col suo agire, Pietro smentì gli insegnamenti e le parole di Gesù, che rimediò all’accaduto riattaccando l’orecchio: “ toccato l'orecchio di quell'uomo, lo guarì” (v. 51).
Pietro era vissuto per tre anni con Gesù, eppure non esitò ad usare la violenza!
Il suo agire deve farci riflettere, perché chissà quante volte anche noi, invece di adottare i modi di Gesù e mettere in pratica i Suoi insegnamenti, abbiamo usato aggressività, violenza e spirito di dominio! Pur essendo stato arrestato, Gesù riattaccò l’orecchio a quell’uomo, ma quando Lo processarono nessuno ritenne opportuno parlare di quel miracolo che avrebbe dimostrato la Sua natura divina. Se Gesù non lo avesse guarito, a ragione avrebbero potuto accusarLo di sedizione, in quanto uno dei Suoi aveva aggredito con un’arma il servo del sommo sacerdote.

 Con un  tocco Gesù guariva, ma per potere garantire la guarigione anche a noi, pagò con la flagellazione.
La Scrittura afferma che per le Sue lividure noi abbiamo guarigione, e in realtà quelle lividure erano profonde ferite, il risultato dei colpi di flagello!
Pur ritenendolo innocente, Pilato non aveva avuto il coraggio di opporsi alle pressioni dei religiosi e a quelle della folla; invece di seguire la giustizia e dare ascolto alla sua stessa coscienza liberò Barabba, un assassino, e mandò Gesù alla croce previa flagellazione.
Marco 15:15 Perciò Pilato, volendo soddisfare la folla, liberò loro Barabba. E, dopo aver flagellato Gesù, lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

Nessun film prodotto sulla Sua crocifissione, neppure il più cruento, quello di Mel Gibson, rende appieno l’idea di quanto accadde nella  realtà.
Il profeta Isaia descrive così il Messia:
Isaia 1:6 Dalla pianta del piede fino alla testa non vi è nulla di sano: solo ferite, lividure e piaghe aperte, che non sono state pulite né fasciate né lenite con olio.
Ancor prima della crocifissione, il Suo corpo era tutto rotto, ferito, piagato, massacrato, disfatto, una maschera di sangue! Perché tutto questo? Per la nostra guarigione!
Isaia 53:5 Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti.

 L’apostolo Pietro conferma quanto Isaia aveva scritto profeticamente molti secoli prima.
1Pietro 2:24 Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, affinché noi, morti al peccato, viviamo per la giustizia; e per le sue lividure siete stati guariti.
 Per poterci dare ancor oggi il Suo dolce tocco, la Sua carezza che guarisce, Gesù pagò un prezzo altissimo, patì sofferenze estreme e la grandezza del Suo amore merita la tutta nostra riconoscenza.