LA CENA DEL SIGNORE

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               Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 28 febbraio 2010
 
Oratore: Pastore Lirio Porrello
 
LA CENA DEL SIGNORE
 
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
 
In questo giorno di celebrazione della Santa Cena, in chiesa si respira un’atmosfera di profonda commozione. Più che mai  in quest’occasione si avverte il privilegio di conoscere il Signore, di appartenerGli, di poter gustare la comunione con Lui e di essere invitati alla Sua Mensa.
 
Se oggi abbiamo con Lui una comunione puramente spirituale, verrà il giorno in cui Lo vedremo faccia a faccia.
Ne ebbe rivelazione per primo Giobbe, che credeva nella risurrezione del Redentore.
Giobbe 19:25 Ma io so che il mio Redentore vive …27 Lo vedrò io stesso; i miei occhi lo contempleranno, e non un altro. Il mio cuore si strugge dentro di me.
 
Il pastore Lirio introduce la predicazione avvertendo i presenti che possono accostarsi alla Mensa del Signore soltanto coloro i quali Lo hanno ricevuto come Signore della propria vita, hanno fatto l’esperienza della nuova nascita e fanno parte del corpo di Cristo.
Considerato l’alto valore di questo momento, la nostra chiesa ritiene opportuno limitare la partecipazione alla Santa Cena a coloro i quali si sono battezzati in acqua da adulti e in tale occasione hanno testimoniato la propria fede. È necessario, infatti, progredire gradualmente nella crescita spirituale e accostarsi alla Santa Cena quando si ha chiarezza del patto di sangue che in essa si celebra.
 
1Corinzi 11:23 Poiché io ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me». 25 Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me». 26 Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga. 27 Perciò chiunque mangia di questo pane o beve del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore. 28 Ora ognuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva del calice, 29 poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. 30 Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono. 31 Perché se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati. 32 Ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, affinché non siamo condannati col mondo. 33 Pertanto, fratelli miei, riunendovi per mangiare, aspettatevi gli uni gli altri. 34 E se qualcuno ha fame, mangi a casa, affinché non vi riuniate per attirarvi un giudizio. Or quanto alle altre cose le sistemerò quando verrò.
 
In questa parte della prima epistola ai Corinzi, l’apostolo Paolo parla dell’Ultima Cena che Gesù consumò con i Suoi dodici discepoli. Ne riferisce i dettagli, ma non per esperienza diretta, in quanto la sua conversione avvenne molto tempo dopo la morte e risurrezione di Gesù e non era stato presente a quella Cena, bensì per avere ricevuto direttamente dal Signore la rivelazione di ciò che era accaduto in quell’occasione.
La Cena del Signore va considerata sotto tre aspetti:
1.         L’aspetto del passato. In occasione della Santa Cena ricordiamo l’evento storico riguardante la sofferenza di Gesù, il Suo Calvario, la Sua morte sulla croce e la Sua risurrezione, che stanno alla base della nostra fede. Egli si fece carico dei nostri peccati, prese su di sé la condanna che spettava a noi e si offrì in sacrificio al posto nostro, dimostrando su quella croce l’immensità del Suo amore verso di noi.
       Al terzo giorno risuscitò e in base alla Sua promessa noi viviamo nell’attesa del Suo   ritorno e nella speranza di trascorrere con Lui l’eternità.   
 
2.      L’aspetto del presente. L’apostolo Paolo rimprovera i Corinzi per il fatto che celebravano la Cena del Signore senza riverenza. In quell’occasione erano abituati a fare un’agape e a mangiare tutti assieme, ma poiché alcuni ritardavano, per non attenderli gli altri iniziavano a mangiare. Perdevano di vista lo scopo della loro riunione, che era quello di avere comunione col Signore e con i fratelli, si accostavano indegnamente alla Sua Mensa, non discernevano il Suo corpo (v. 29) e attiravano un giudizio contro se stessi.
        Paolo li esortò severamente: “Ora ognuno esamini se stesso!”.
       Non occorre che qualcun altro ci esamini, perché lo Spirito Santo ci fa sentire se        camminiamo nella volontà di Dio o meno, ci fa avvertire un senso di disagio se non siamo a posto nei Suoi riguardi, suggerisce alla nostra coscienza se siamo da Lui approvati, se siamo in comunione con Lui o meno.
      Non possiamo avere comunione col Signore se non c’interessa averne con i fratelli, se operiamo contro l’unità, se ciò che diciamo con la bocca non coincide con quello che mettiamo in pratica nella nostra vita.
 
3.         L’aspetto del futuro: il Suo ritorno. In questa vita chi è in Cristo ha una sola grande speranza: incontrarLo quando ritornerà.
 
Premesso che Gesù ci invita alla Sua Mensa perché dandoci la natura divina ci ha reso degni di accostarci ad essa, da parte nostra potremmo avere attitudini sbagliate e parteciparvi indegnamente, come facevano i Corinzi.
1Corinzi 11:17 Ora in quello che vi ordino, io non vi lodo, perché vi riunite non per il meglio, ma per il peggio, 18 prima di tutto, perché sento dire che quando vi riunite in assemblea vi sono fra voi delle divisioni; e in parte lo credo. 19 È necessario infatti che vi siano anche delle fazioni tra voi, affinché siano manifestati tra voi quelli che sono approvati. 20 Quando dunque vi riunite insieme, quello che fate non è mangiare la cena del Signore, 21 perché nel mangiare ciascuno prende prima la propria cena; e uno ha fame e l'altro è ubriaco. 22 Ora non avete delle case per mangiare e bere? O disprezzate la chiesa di Dio e fate vergognare quelli che non hanno nulla? Che vi dirò? Vi loderò? In questo non vi lodo.
 
L’apostolo contesta ai credenti di Corinto il fatto che tra loro c’erano divisioni, che non attendendo i fratelli e non occupandosi di chi non aveva nulla da mangiare agivano in modo indegno (v. 28) e li avverte che in tal modo attiravano un giudizio contro se stessi. Attribuisce a tale agire il fatto che tra loro c’erano molti infermi e ammalati e che alcuni erano morti prematuramente.
Il modo con cui ci accostiamo alla Mensa del Signore, quindi, può avere ripercussioni sulla nostra vita fisica, oltre che su quella spirituale.
 
Nella Santa Cena celebriamo il sacrificio di Gesù, il perdono dei peccati, la purificazione che si riceve per il Suo sangue, l’unità del Suo corpo, eppure è possibile che qualcuno vi partecipi pur nutrendo risentimenti, vivendo nella divisione, coltivando astio nei riguardi di altri e rifiutando di avvicinarli.
Chi è animato da uno spirito settario discerne il corpo del Signore solo nella propria chiesa, ma guarda con spirito di superiorità i credenti di altre chiese e non li riconosce come fratelli. Chi ha tali attitudini vuole avere comunione col Signore ma non col Suo corpo, che al di là delle differenze è Uno.  
 
Come si può discernere il corpo del Signore?
Discernere vuol dire vedere distintamente, avere un’idea chiara. Per “Corpo del Signore” s’intende sia quello fisico di Gesù, che si è offrì in sacrificio per noi acquistandoci una redenzione eterna, che quello spirituale, la Chiesa. Ad essa appartengono tutti quelli che hanno creduto nel valore del Suo sacrificio, che Lo hanno ricevuto come Signore della loro vita, hanno stipulato con Lui un patto e spiritualmente sono entrati a far parte del Suo corpo.
Quelli che appartengono a Cristo non sono tutti uguali, come sul piano naturale non sono uguali i figli dello stesso padre, anzi sono sempre diversi tra loro.
Nella chiesa primitiva c’era tanta manifestazione del soprannaturale perché c’era unità e armonia, proprio come nella famiglia naturale c’è armonia dove c’è unità.
Dobbiamo riconoscere come fratelli quelli che in qualche modo si differenziano da noi, se non vogliamo impedire allo Spirito Santo di operare e manifestare tra noi il soprannaturale.
Non permettiamo che il nostro egoismo, l’amarezza, i risentimenti e la mancanza di perdono ci impediscano di discernere il corpo del Signore.
Paolo avverte i Corinzi che così facendo si attirano le maledizioni più che le benedizioni e mentre in occasione della Santa Cena si celebra con gioia la grazia che si è ricevuta, con l’amarezza e col risentimento viene bloccata anche l’opera guaritrice dello Spirito Santo e anziché guarire, le persone possono ammalarsi.
 
Come si comportavano i credenti della chiesa primitiva?
 Atti 2:42 Essi erano perseveranti nel seguire l'insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane e nelle preghiere.
È da notare che nell’elenco dei loro comportamenti la comunione viene citata prima del rompere il pane. Perché? Perché quando ci si accosta alla Mensa del Signore si deve già essere in comunione con Lui, in quanto la comunione non viene prodotta dal prendere il pane, ma deve già esserci prima e si esprime prendendo il pane. Non è il pane che porta comunione, come credono alcuni, che gli attribuiscono il valore di sacramento che conferisce grazia.
È la grazia che abbiamo ricevuto che ci porta ad esprimere la comunione che abbiamo col Signore e con i fratelli. Il principio è analogo a quello del matrimonio: non è il rapporto fisico che crea l’unità tra i coniugi, ma in esso viene espressa l’unità che già c’è tra loro.  
La Santa Cena non è un rito attraverso cui si entra in comunione con Dio e con i fratelli, ma un momento in cui, rompendo il pane, prendendone con i fratelli e bevendo dallo stesso calice, si esprime la comunione e l’armonia che c’è nel corpo di Cristo.
 
La Chiesa primitiva aveva un grande rispetto per Dio.
Atti 2:43 Ed erano tutti presi da timore; e molti segni e miracoli si facevano per mano degli apostoli.44 Or tutti coloro che credevano stavano insieme ed avevano ogni cosa in comune. 45 E vendevano i poderi e i beni e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno.46 E perseveravano con una sola mente tutti i giorni nel tempio e rompendo il pane di casa in casa, prendevano il cibo insieme con gioia e semplicità di cuore, 47 lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. E il Signore aggiungeva alla chiesa ogni giorno coloro che erano salvati.
 Ciascuno condivideva con gli altri ciò che possedeva e non c’era nessuno che fosse bisognoso. Tutti avevano una stessa mente e uno stesso cuore verso il Signore, il quale manifestava la Sua potenza aggiungendo alla chiesa ogni giorno coloro che erano salvati. L’unità porta benedizione, mentre l’egoismo distrugge l’unità ed è causa di eventi negativi. L’apostolo Paolo, fondatore della chiesa di Corinto, come un padre esorta quei credenti a cambiare attitudini per entrare nella benedizione del Signore.
Vale anche per noi la sua esortazione a discernere il corpo del Signore, a riconoscere i fratelli appartenenti ad altre denominazioni e, superando gli egoismi, ad adoperarci con maturità per l’unità della Chiesa, secondo il cuore di Dio.