Martedì 01 Dicembre 2009 12:16
Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 29 novembre 2009
Oratore: Pastore Lirio Porrello
ATTITUDINI E CONDOTTA DEI CITTADINI DEL REGNO
Efesini 2:12 eravate in quel tempo senza Cristo, estranei dalla cittadinanza d'Israele e estranei ai patti della promessa, non avendo speranza ed essendo senza Dio nel mondo.
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Continua la serie di predicazioni sul Regno di Dio aventi lo scopo di illustrare e insegnare quali caratteristiche, attitudini del cuore e condotta devono avere i suoi cittadini.
Chi è nato di nuovo ed è figlio di Dio non può testimoniarlo solo a parole, infatti sono più eloquenti la condotta e le azioni, e poiché non sempre a queste corrisponde una genuina attitudine del cuore, è necessario scavare dentro di noi per appurare le motivazioni profonde e le attitudini che ci inducono a mostrare il meglio di noi stessi, visto che le stesse azioni possono essere compiute con motivazioni diverse.
Ad esempio, nel tempo in cui si praticava la schiavitù, gli schiavi svolgevano i compiti loro assegnati con zelo, ma erano spinti dalla paura della punizione, delle percosse che avrebbero potuto ricevere dal padrone o addirittura della morte; nel Regno di Dio non è così, in esso ogni cosa va fatta solo per amore, ma poiché siamo reduci dal regno delle tenebre e della paura, per raggiungere la cultura dell’amore abbiamo bisogno di passare attraverso un processo di liberazione e cambiamento.
Dopo essere stati salvati per grazia, nei credenti permane la mentalità di schiavi e molti continuano ad agire con la motivazione della paura: paura dell’opinione altrui, di fare cattive figure, di non piacere agli altri, di essere scoperti…e a seconda delle circostanze indossano maschere per apparire migliori di come sono.
Siamo stati liberati dalla schiavitù del nemico, dal regno delle minacce e del terrore, ma piuttosto che da persone libere, da cittadini del Regno della gioia e dell’amore, continuiamo ad agire da schiavi!
Per essere imitatori di Cristo, abbiamo bisogno di attraversare una fase di trasformazione del carattere, della condotta e della cultura, dobbiamo acquisire la cultura dell’amore, tuttavia il passaggio da una cultura all’altra non avviene istantaneamente, ma mediante un paziente lavoro di trasformazione che Dio compie in noi sulla base del modello che ci ha dato, quello di Cristo, nostro Re.
Nel sermone del monte, anche se non in modo palese, Gesù descrive il Suo carattere e le Sue attitudini, ci esorta a farle nostre e a cambiare interiormente per potere cambiare anche nelle azioni.
Quando si proviene da una schiavitù, la mente pensa ancora da schiava, crede di potere piacere a Dio con i propri sforzi, ma a Dio possiamo piacere solo se riconosciamo la nostra incapacità e se impariamo a confidare nell’aiuto dello Spirito Santo.
Dio conosce i nostri limiti e non ci chiede nulla al di là delle nostre possibilità, ci chiede solo di ricevere la Sua grazia che ci libera dalla paura e dalla convinzione di essere rifiutati da Lui.
Matteo 5:3 «Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli. 4 Beati coloro che fanno cordoglio perché saranno consolati. 5 Beati i mansueti, perché essi erediteranno la terra. 6 Beati coloro che sono affamati e assetati di giustizia, perché essi saranno saziati. 7 Beati i misericordiosi, perché essi otterranno misericordia. 8 Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Dio. 9 Beati coloro che si adoperano per la pace, perché essi saranno chiamati figli (maturi) di Dio. 10 Beati coloro che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. 11 Beati sarete voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. 12 Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli, poiché così hanno perseguitato i profeti che furono prima di voi».
Il discorso della montagna, oltre che le caratteristiche del Re contiene una scala di beatitudini e presenta un messaggio che richiede un’attenta meditazione, perché intriso di profondi significati.
Gesù vi afferma che sono beati, primi fra tutti, i poveri in spirito, quelli che disperano di potersi salvare da soli, riconoscono di avere bisogno di Gesù, cessano di confidare in se stessi e cominciano a riporre la loro speranza in Dio. Ciò vuol dire che noi cominciamo ad essere beati quando vediamo l’enorme distanza che ci separa dalla santità di Dio, acquistiamo coscienza delle nostre imperfezioni e riconosciamo di avere bisogno di Lui.
Seguono quelli che fanno cordoglio, che soffrono a causa delle loro imperfezioni e vogliono assolutamente cambiare. Dio promette di consolarli.
Sono beati i mansueti, quelli con cui si può parlare e che si lasciano esaminare, consigliare e guidare.
Sono beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, che in ogni cosa vogliono vedere trionfare la giustizia di Dio e che riconoscono anche le proprie ingiustizie e le proprie miserie.
Sono beati i misericordiosi, perché trattando gli altri con misericordia, a loro volta ne riceveranno.
Sono beati i puri di cuore, cioè coloro i quali sanno riconoscere nelle varie situazioni della vita la volontà di Dio. La riconoscono nella correzione, nella disciplina, nel Suo progetto per la loro vita.
Sono beati quelli che si adoperano per la pace, i quali capiscono il cuore di Dio e il Suo desiderio di riconciliazione; per questo sono chiamati figli maturi di Dio.
Sono beati quelli che vengono perseguitati per la giustizia. Il mondo li perseguita perché non li riconosce come propri in quanto esprimono un’altra cultura: perdonano, porgono l’altra guancia, amano i loro nemici, non tengono risentimento, amano incondizionatamente…
È una scala di beatitudine crescente, secondo la quale il grado successivo viene realizzato sulla base del precedente.
Le parole di Gesù puntano a suscitare amore; non fanno riferimento ad alcuna legge, non per farci credere che possiamo fare ciò che vogliamo, ma affinché comprendiamo che si può adempiere la volontà di Dio solo per amore e per libera scelta e non in virtù della legge che genera paura.
Nel mondo molte cose non si fanno per paura di essere visti o scoperti, ma non appena si ha un po’ di libertà e si sfugge al controllo, venuta meno la paura si commettono le cose più turpi.
Questo avviene perché la legge dice ciò che non si deve fare, ma non cambia i cuori; viene rispettata solo per non incorrere nelle sanzioni e nelle condanne previste per i trasgressori, ma quando non c’è il pericolo di essere scoperti, molti non si esitano ad infrangerla.
In conclusione: l’osservanza della legge genera azioni che non coincidono con le attitudini del cuore.
Le beatitudini corrispondono alle attitudini che noi credenti dobbiamo sviluppare in noi perché costituiscono la radice del nostro comportamento, della nostra condotta. Se le attitudini sono giuste, è giusta anche la condotta, ma non è detto che una giusta condotta abbia alla base le giuste attitudini, infatti una giusta condotta può avere alla base la paura e non l’amore.
Se i cittadini del Regno di Dio hanno le stesse attitudini del Re, sono la luce del mondo e il sale della terra, ma se non le hanno non vengono apprezzati dagli altri, perché pretendono di insegnare cose che essi non fanno.
Il sermone continua:
Matteo 5:13 «Voi siete il sale della terra; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli si renderà il sapore? A null'altro serve che ad essere gettato via e ad essere calpestato dagli uomini. 14 Voi siete la luce del mondo; una città posta sopra un monte non può essere nascosta. 15 Similmente, non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candeliere, perché faccia luce a tutti coloro che sono in casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli».
Parlando di beatitudini, Gesù in realtà parla di attitudini, cioè di quelle qualità interiori che sono alla base della condotta e delle azioni, le sole cose che gli altri vedono e giudicano.
Se non si hanno le giuste attitudini e si vogliono compiere le opere giuste, si cade nella stanchezza, nello stress, nella fatica, nella religiosità; si può conseguire la forma, ma non c’è la sostanza.
La Scrittura afferma che la nostra cultura denota il regno a cui apparteniamo: se a quello di Dio o a quello delle tenebre che domina il mondo.
Giovanni 15:19 Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia.
Il nemico detesta il Regno di Dio perché sa che in esso c’è una potenza maggiore della sua e perseguita quelli che dal suo dominio passano alla signoria e alla cultura di Cristo.
Cosa dice Gesù a proposito dell’adulterio, che nell’A.T. veniva condannato dalla legge? È sorprendente notare che mentre la legge puniva l’azione, Gesù afferma che è peccato il solo desiderio, quindi l’attitudine del cuore.
Matteo 5:27 Voi avete udito che fu detto agli antichi: "Non commettere adulterio". 28 Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
La legge non cambia il cuore e per di più con la proibizione offre tentazioni e genera paura, tuttavia condanna il peccato solo dopo che è stato commesso, mentre la grazia considera peccato anche il semplice desiderio.
Se prima era difficile non peccare, adesso è ancora più difficile, visto che Gesù guarda il cuore e non l’azione, ma stando così le cose non è difficile capire che da soli non possiamo riuscirci e che abbiamo bisogno dell’aiuto dello Spirito Santo.
Dio accresce la difficoltà allo scopo di farci comprendere che abbiamo un gran bisogno di Lui.
Molti credenti stentano a lasciare le redini del regno che si sono costruito, non vogliono destituire il proprio io per sottomettersi pienamente al Re, non riconoscono la loro incapacità e non si arrendono, anzi se la prendono con Dio se qualcosa non va nel modo da loro desiderato e pensano di potersi servire di Lui per i propri scopi.
1Corinzi 10:1 Ora, fratelli, non voglio che ignoriate che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola e tutti passarono attraverso il mare, 2 tutti furono battezzati per Mosè nella nuvola e nel mare, 3 tutti mangiarono il medesimo cibo spirituale, 4 e tutti bevvero la medesima bevanda spirituale, perché bevevano dalla roccia spirituale che li seguiva; or quella roccia era Cristo. 5 Ma Dio non gradì la maggior parte di loro; infatti furono abbattuti nel deserto, 6 Or queste cose avvennero come esempi per noi, affinché non desideriamo cose malvagie come essi fecero, 7 e affinché non diventiate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: «Il popolo si sedette per mangiare e per bere, e poi si alzò per divertirsi». 8 E non fornichiamo, come alcuni di loro fornicarono, per cui ne caddero in un giorno ventitremila. 9 E non tentiamo Cristo, come alcuni di loro lo tentarono, per cui perirono per mezzo dei serpenti, 10 E non mormorate, come alcuni di loro mormorarono, per cui perirono per mezzo del distruttore. 11 Or tutte queste cose avvennero loro come esempio, e sono scritte per nostro avvertimento, per noi, che ci troviamo alla fine delle età.
Questa Scrittura ci dice che l’uscita dall’Egitto rappresenta la nostra nuova nascita, il passaggio del mar Rosso il battesimo in acqua e l’immersione nella nuvola il battesimo nello Spirito Santo.
Teoricamente la liberazione dalla schiavitù del faraone avrebbe dovuto far cessare negli Israeliti la paura, ma di fatto l’Egitto era nella loro mente, mantenevano intatte le vecchie attitudini e appenna giunti nel deserto furono assaliti da così tante paure da non sapere usare bene la tanto sognata libertà: iniziarono a peccare, a mormorare, a litigare, a fare uscire da loro quanto c’era di peggio.
Dio li portò nel deserto per mettere in luce se erano disposti ad obbedirGli e ad amarLo per libera scelta, visto che potevano decidere liberamente di servirLo o meno. Così è per noi. Quando ci è stata prospettata la salvezza, l’abbiamo accolta con gioia perché avevamo tutto da guadagnare, ma cosa rispondiamo a Dio quando ci chiede: “Cosa vuoi fare per Me?”. Vogliamo prendere solo i benefici o vogliamo anche servirLo?
La Scrittura dice che, pur essendo stati salvati, alcuni non erediteranno il Regno di Dio.
1Corinzi 6:9 Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v'ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, 10 né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio.
Anche agli avari è precluso il Regno e sono tanti quelli che hanno il cuore legato al denaro e non investono nel Regno perché in realtà non ci credono.
Efesini 5:5 Sappiate infatti questo: nessun fornicatore o immondo o avaro, il quale è un idolatra, ha alcuna eredità nel regno di Cristo e di Dio. 6 Nessuno vi seduca con vani ragionamenti, perché per queste cose viene l'ira di Dio sui figli della disubbidienza.
Dobbiamo cambiare attitudini e condotta se vorremo trovarci a nostro agio quando ci troveremo nel Regno di Dio. L’apostolo Pietro spiega cosa fare per entrarvi a pieno titolo.
2Pietro 1:5 Anche voi per questa stessa ragione usando ogni diligenza, aggiungete alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, 6 alla conoscenza l'auto-controllo, all'auto-controllo la perseveranza, alla perseveranza la pietà 7 alla pietà l'affetto fraterno e all'affetto fraterno l'amore. 8 Perché, se queste cose si trovano in voi abbondantemente, non vi renderanno pigri né sterili nella conoscenza del Signore nostro Gesù Cristo. 9 Chi invece non ha queste cose è cieco e miope, perché ha dimenticato di essere stato purificato dai suoi vecchi peccati. 10 Perciò, fratelli, sforzatevi sempre maggiormente di rendere sicura la vostra vocazione ed elezione perché, facendo queste cose, non inciamperete mai. 11 Così infatti vi sarà ampiamente concesso l'ingresso nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.
Vogliamo entrare nel Regno di Dio?
Sottomettiamo il nostro io e asteniamoci dal fare tutte le cose che ci impediscono di entrarvi.
Cresciamo nelle attitudini di Gesù, rinunciamo al peccato, se ancora ci domina, perché ci preclude la vita eterna e sviluppiamo con sapienza le giuste attitudini e la giusta condotta.
Ricordiamoci che le cose terrene sono per un tempo e che alla fine porteremo con noi solo i tesori spirituali che avremo saputo accumulare, preserviamo quindi il nostro cuore dall’idolo del denaro e investiamo la nostra vita nel Regno di Dio che non avrà mai fine.




