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                  Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 22 novembre 2009
 
Oratore: Pastore Lirio Porrello
 
BATTESIMI
 
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
 
In questo giorno dedicato ai battesimi, nei cui servizi oltre settanta battezzandi scenderanno nelle acque, la predicazione inizia con la lettura di Ebrei 6:1-2, dove vengono enunciate le sei dottrine fondamentali della dottrina di Cristo, necessarie al nutrimento spirituale dei neoconvertiti.
La Bibbia le definisce “il puro latte della Parola” (1 Pt. 2:2) che deve essere somministrato ai neonati in Cristo per dare loro le giuste basi su cui costruire la loro formazione spirituale mediante la dottrina del perfezionamento.
 

 

 

Ebrei 6:1 Perciò, lasciando l'insegnamento elementare su Cristo, tendiamo alla perfezione, senza porre di nuovo il fondamento del ravvedimento dalle opere morte e della fede in Dio, 2 della dottrina dei battesimi, dell'imposizione delle mani, della risurrezione dei morti e del giudizio eterno.

 
La prima dottrina riguarda ilravvedimento dalle opere morte.
Ravvedersi vuol dire comprendere che ogni sforzo umano teso a raggiungere Dio è vano, che le nostre opere sono inutili ai fini della salvezza e che convinzioni del genere sono frutto di orgoglio e segno di disprezzo per l’opera di Cristo sulla croce.
Se l’uomo avesse potuto salvarsi autonomamente, Dio non avrebbe mandato Suo Figlio a sacrificarsi per riscattarci dalla schiavitù del maligno, ma se lo ha fatto è perché sapeva che su noi pendeva un’ineluttabile condanna a morte.
Ravvedersi vuol dire: comprendere che confidare nelle proprie opere allontana da Dio, cambiare il proprio modo di pensare e di vivere, effettuare un’inversione di marcia, abbandonare la via su cui si procedeva prima e sulla base della  Parola di Dio porsi sulla strada che porta a Lui.
 
 

La seconda dottrina riguarda la fede in Dio.

Dopo aver compreso che si può accedere alla salvezza solo per mezzo di Gesù ed essersi ravveduti, occorre imparare a vivere riponendo in Lui tutta la propria fiducia. Il ravvedimento e la fede in Dio sono i primi due passi necessari per giungere alla salvezza.
 
La terza dottrina riguarda i battesimi.
La Bibbia parla complessivamente di nove battesimi, ma solo tre di essi, che approfondiremo in seguito, sono previsti nel Nuovo Testamento. 
 
 

La quarta dottrina riguarda l’imposizione delle mani.

Segno esteriore di qualcosa di soprannaturale, l’imposizione delle mani viene praticata sugli infermi affinché ricevano guarigione: “…essi imporrando le mani sugli infermi ed essi guariranno” (Mr. 16:18); per dare mandati o delegare autorità e responsabilità in quanto nella Chiesa di Cristo deve esserci ordine e nessuno può attribuirsi da solo autorità o qualche ministero.
L’imposizione delle mani viene esercitata nel corpo di Cristo per obbedienza al Capo e per permetterGli di manifestare il soprannaturale.  
 
 

La quinta dottrina riguarda la risurrezione dei morti.

Nessuna religione parla di risurrezione dei morti, l’unico che è risuscitato dalla morte è Cristo, il fondatore del cristianesimo, il quale promette la risurrezione a tutti coloro che sono in Lui. 
 
 

La sesta dottrina riguarda il giudizio eterno.

Parla del giudizio attraverso cui tutti dovremo passare per rendere conto a Dio di come avremo vissuto sulla terra.
 
Tornando alla dottrina dei battesimi, che nel Nuovo Testamento sono tre e dei quali occorre conoscere i diversi scopi, è necessario innanzitutto precisare che dal greco baptìzo, la parola battezzare significa immergere fino a sommergere e che non può esserci alcun battesimo senza una totale immersione.
 
Il battesimo nel corpo di Cristo è il primo che si riceve el’unico essenziale per la salvezza.
Si tratta di un battesimo spirituale che avviene nel momento in cui si riceve Gesù nel cuore e si nasce di nuovo nello spirito; in quell’istante Dio stesso immerge il nuovo credente nel Suo corpo, la Chiesa. Per essere salvati non occorre l’acqua, bensì ravvedersi, credere nel valore del sacrificio di Gesù, riconoscerLo come personale Salvatore e Signore, riceverLo nel cuore e nascere di nuovo, sperimentando un cambiamento interiore che l’acqua non può produrre.
Pensiamo al ladrone sulla croce: non è stato battezzato in acqua e non ha ricevuto il battesimo nello Spirito Santo, eppure Gesù gli disse che lo avrebbe portato con Sé in Paradiso. L’unico battesimo che poté ricevere fu quello nel corpo di Cristo. In una breve frase egli condensò la sua confessione di fede: riconobbe che era morto per lui, credette che sarebbe risorto, dichiarò che era Re, Lo chiamò Signore:«Signore, ricordati di me quando verrai nel tuo regno» (Luca 23:42) e ottenne la salvezza.
 
2. Il battesimo in acqua si pratica a coloro i quali sono nati di nuovo e hanno fatto una personale esperienza col Signore. Serve per testimoniare quanto è avvenuto nel loro interiore e segna l’inizio del discepolato. È il momento d’inizio di un cammino di trasformazione fatto di obbedienza e di sottomissione alla Parola di Dio. Il discepolato è necessario alla trasformazione del carattere e quando ci si battezza in acqua si manifesta il desiderio di voler andare oltre la salvezza e di volersi lasciare disciplinare per divenire veri discepoli del Signore.
Nella chiesa, purtroppo, ci sono tanti salvati e pochi trasformati, infatti molti credenti, dopo avere espresso il proposito di cambiare e di volersi sottomettere alla volontà del Signore, all’atto pratico, nella vita quotidiana continuano a fare di testa propria.
 
3. Il battesimo nello Spirito Santo conferisce potenza per il servizio. Si ricevedopo essere nati di nuovo, non necessariamente prima del battesimo in acqua.
 
I battesimi in acqua e nello Spirito Santo, come pure la salvezza, sono prefigurati nell’esperienza fatta dal popolo d’Israele quando uscì dall’Egitto. L’uscita dall’Egitto, che segna la liberazione dalla schiavitù del faraone, figura di satana, rappresenta la nuova nascita, il momento in cui si viene  strappati  dal dominio del maligno e si viene trasportati nel Regno della luce.  
L’apostolo Paolo insegnò ai Corinzi, che per metà erano Ebrei e per metà gentili, che tutti i loro padri erano stati battezzati nella nuvola e nel mare: la nuvola, con cui Dio manifestava la presenza dello Spirito Santo, rappresenta il battesimo nello Spirito Santo; il mare, attraverso cui passarono, simbolicamente raffigura il loro battesimo in acqua. Gli eventi da loro vissuti non erano altro che figura ed ombra di ciò che avviene a noi spiritualmente; quella simbologia si realizzò nella dottrina di Cristo.
 

1Corinzi 10:1 Ora, fratelli, non voglio che ignoriate che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola e tutti passarono attraverso il mare, 2 tutti furono battezzati per Mosè nella nuvola e nel mare,

Paolo avvertì i Corinzi, affinché badassero al loro comportamento dopo essere nati di nuovo, che dopo la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto e aver fatto straordinarie esperienze, molti Ebrei ricaddero nel peccato, e poiché Dio non li gradì, non permise loro di entrare nella terra promessa e li fece morire nel deserto.  
 
Cosa rappresenta il battesimo in acqua?
Contiene una simbologia di cinque elementi dal significato spirituale: raffigura l’identificazione del credente con Cristo nella morte, nel seppellimento, nella risurrezione, nel cammino in una vita nuova e nel sedersi con Lui nei luoghi celesti.
L’immersione simboleggia il seppellimento del battezzando con Cristo e presuppone che con Lui sia anche morto al peccato e alla carne,al mondo e alla sua cultura, a satana e a tutto ciò che gli appartiene.
L’emersione rappresenta la sua risurrezione con Cristo.
- Il camminare bagnati dopo l’uscita dalle acque raffigura il suo nuovo cammino in una vita di giustizia e santità.
L’andare a sedersi rappresenta la realtà spirituale di essersi seduto con Cristo nei luoghi celesti nella posizione di autorità che in qualità di figlio ha ricevuto su ogni principato e potestà.
 
Quando gli Ebrei furono battezzati nel mare, erano appena usciti dall’Egitto, avevano ancora gli Egiziani alle calcagna e dovettero attraversare il deserto prima di giungere alla terra promessa. Per analogia il battesimo in acqua è solo il punto di partenza di un percorso da fare prima di diventare conquistatori e raggiungere la meta della terra promessa, è l’evento che segna l’inizio di un cammino di addestramento, fatto di obbedienza e sottomissione.
 

     Ebrei 12:1 Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, 2 tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio.

 

Col battesimo in acqua inizia una gara ad ostacoli, una corsa che si svolge nello stadio del mondo, che ha come premio la gloria eterna di Dio e come unico punto di riferimento Gesù, autore e compitore della nostra fede.

 
Se vogliamo essere veri cristiani dobbiamo liberarci da ogni cosa negativa rimasta in noi del vecchio uomo.
 

Colossesi 3:8 Ma ora deponete anche voi tutte queste cose: ira, collera, cattiveria; e non esca dalla vostra bocca maldicenza e alcun parlare disonesto. 9 Non mentite gli uni agli altri, perché vi siete spogliati dell'uomo vecchio con i suoi atti, 10 e vi siete rivestiti dell'uomo nuovo, che si va rinnovando nella conoscenza ad immagine di colui che l'ha creato.

Il processo di trasformazione del carattere avviene gradualmente, man mano che ci si spoglia dell’uomo vecchio e ci si riveste dell’uomo nuovo, e può comportare sofferenze.
 

1Pietro 5:10 E il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamati alla sua eterna gloria in Cristo Gesù, dopo che avrete sofferto per un po’ di tempo, vi perfezionerà egli stesso, vi renderà fermi, vi fortificherà e vi stabilirà saldamente.

Non bisogna mai portare un Vangelo illusorio secondo cui chi abbraccia la Verità non soffrirà più; una simile affermazione non è scritturale, anzi il Signore ci avverte che chi predica il Vangelo avrà persecuzioni e sofferenze.
Obbedire alla volontà di Dio: autocontrollarsi, sottomettersi, sottoporsi a disciplina ecc., può comportare conflitti e afflizioni per la resistenza opposta dal nostro corpo e dalla nostra anima, ma il Signore in quel percorso ci sostiene ed usa ogni nostra sofferenza per perfezionarci, fortificarci, renderci stabili e sempre più simili a Lui.
 
La Scrittura ci indica chiaramente qual è il percorso che dobbiamo compiere e ci dice che nel cammino di perfezionamento ci stanno anche la sofferenza, la difficoltà a compiere la Sua volontà, le delusioni che si sperimentano quando si decide di fare di testa propria e che alla fine ci insegnano che obbedire a Dio è per noi sempre la cosa migliore, la sola che dà pace. Chi non vuole soffrire non può cambiare, perché cambiare costa sofferenza. 
 

 

Con la crescita spirituale si diviene sempre più sensibili a cogliere le cose che in noi devono essere cambiate e i residui della vecchia natura, proprio come quando si aprono le imposte di una stanza chiusa e tutto viene in luce; maggiore è la luce che entra, più si vede chiaramente ogni cosa.
 
Se vogliamo obbedire al comando di Gesù di fare discepoli, non possiamo esimerci dal correggere, sempre con amore, i nuovi credenti e dal sottoporli a disciplina, anche se questo può procurare loro qualche afflizione.
 

Matteo 28:19 Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20 insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell'età presente. Amen».

L’insegnamento della Parola di Dio ha come scopo la trasformazione, che prima avviene a livello mentale e che successivamente si riflette nelle azioni e nel cambiamento di condotta.
 

Romani 12:2 E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.

Perché il processo di trasformazione abbia esiti positivi non bisogna perdere di vista Gesù, perché più Lo contempliamo, più desideriamo diventare come Lui e veniamo trasformati.
 

2Corinzi 3:18 E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito

 
Mentre contempliamo il meglio del Signore: il Suo carattere, il Suo modo di agire, la Sua grazia, il Suo amore, la Sua gentilezza, la Sua potenza, la Sua virtù, il Suo autocontrollo, la Sua pazienza, la Sua bontà, il Suo modo di parlare, ecc., ai nostri occhi saltano tutte le nostre imperfezioni, in noi nasce un grande desiderio di essere come Lui, un’aspirazione a realizzare in noi le Sue qualità e il Suo carattere. Il maligno ci dirà che che questo è impossibile e che non ci riusciremo, ma non scoraggiamoci, teniamo presente che con Lui tutto è possibile e che se davvero lo desideriamo non tarderemo a vedere nella nostra vita una profonda e reale trasformazione!