Martedì 17 Novembre 2009 08:23
Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 15 novembre 2009
Oratore: pastore Lirio Porrello
VIVERE DA CITTADINI DEL REGNO
Filippesi 3:20 La nostra cittadinanza infatti è nei cieli, da dove aspettiamo pure il Salvatore, il Signore Gesù Cristo
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Prosegue la serie di predicazioni sul Regno di Dio e quella di oggi mette in luce qual è il passo fondamentale che dobbiamo compiere per permettere a Dio di governare la nostra vita.
In Filippesi 3:20 l’apostolo Paolo afferma che siamo cittadini del cielo anche se viviamo sulla terra. È un’affermazione che sorprende in quanto non conforme al principio naturale secondo cui la cittadinanza d’origine si mantiene anche quando ci si reca in una nazione diversa dalla propria.
Sul piano spirituale non è così, la Bibbia afferma che i figli di Dio sono nel mondo, ma non appartengono ad esso; vivono sulla terra, ma sono cittadini del cielo.
Questo concetto viene generalmente ignorato dalle chiese anche se nell’insegnamento di Gesù il tema del Regno ha rilevanza centrale.
Nascere in uno stato e divenirne cittadini comporta l’acquisizione di un certo tipo di cultura, di mentalità e di modo di vivere, ma diventare cittadini del cielo in seguito alla rinascita spirituale vuol dire trovarsi immersi in un tipo di cultura diametralmente opposto a quello di appartenenza e costretti a viverci cercando di non dimenticare la propria vera identità e cittadinanza spirituale.
Al momento della nuova nascita si diventa legalmente cittadini del Regno di Dio e come sul piano naturale il bambino che nasce diventa a pieno titolo cittadino dello stato in cui si trova e man mano che cresce ne assimila la cultura, la lingua, le abitudini, i valori, le scelte che gli vengono trasmesse dall’ambiente familiare e sociale, così sul piano spirituale la nuova nascita è solo l’inizio di un percorso di formazione e di trasformazione in cui si va assimilando la cultura del Regno di Dio.
Molti credenti, anche evangelici, pensano che lo scopo del Vangelo sia quello di portare le persone alla nuova nascita spirituale e di assicurare loro il Paradiso, ma Gesù ha sempre parlato della nuova nascita nella prospettiva del Regno.
Giovanni 3:3 Gesù gli rispose e disse: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio». 4 Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?». 5 Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio.
Come quella naturale, la nuova nascita spirituale è solo l’inizio di una vita nuova in cui il credente va assimilando la cultura del Regno di Dio, va modificando e trasformando il proprio carattere e il proprio stile di vita. Si tratta di un processo di purificazione che tende all’abbandono della vecchia cultura e che avviene mediante l’obbedienza alla Parola di Dio.
Filippesi 2:12 Perciò, miei cari, come mi avete sempre ubbidito non solo quando ero presente, ma molto più ora che sono assente, compite la vostra salvezza con timore e tremore,
Qual è il motivo per cui dobbiamo compiere la nostra salvezza, se siamo stati già salvati? Abbiamo ottenuto la salvezza istantaneamente quando abbiamo accettato Gesù come nostro personale Salvatore e Signore, ma ad essa deve seguire un processo di santificazione, ossia di liberazione di tutto ciò che in noi c’è di negativo e che fa parte della cultura del regno di provenienza.
Colossesi 1:13 Poiché egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio.
Tutti coloro che vengono strappati dal regno delle tenebre e nascono di nuovo, diventano cittadini del Regno di Dio, ma non tutti permettono al Re di governarli. Molti infatti, pur essendo legalmente cittadini del Regno sono disobbedienti, ribelli e legati a modi di vivere tipici del mondo, mentre Gesù ci ha riscattati e salvati così come eravamo: orgogliosi, arroganti, pieni di peccati, di problemi, di difficoltà e di cattive abitudini, per renderci santi, irreprensibili e senza colpa mediante l’obbedienza alla Sua Parola.
Colossesi 1:22 ora vi ha riconciliati nel corpo della sua carne, mediante la morte, per farvi comparire davanti a sé santi, irreprensibili e senza colpa, 23 se pure perseverate nella fede, essendo fondati e fermi senza essere smossi dalla speranza dell'evangelo che voi avete udito e che è stato predicato ad ogni creatura che è sotto il cielo e di cui io Paolo, sono divenuto ministro.
L’apostolo Pietro paragona i neofiti a bambini appena nati e li esorta a purificarsi dalla predisposizione alla maldicenza, all’inganno, all’invidia ed al volere apparire diversi da come sono.
1Pietro 2:1 Deposta dunque ogni malizia ed ogni inganno, le ipocrisie, le invidie ed ogni maldicenza, 2 come bambini appena nati, desiderate ardentemente il puro latte della parola, affinché per suo mezzo cresciate…
In qualità di figli di Dio dobbiamo deporre le attitudini negative trasmesseci dal mondo e abbandonare la maldicenza, visto che Dio ci dice di benedire, così come dobbiamo deporre la tendenza a giudicare, a criticare, a fare pettegolezzo e a mettere in cattiva luce gli altri. Abbiamo bisogno di purificarci, perché siamo stati chiamati a compiere grandi cose per il Signore.
Anche l’apostolo Giovanni ci esorta a purificarci, e se è vero che all’atto della nuova nascita siamo stati purificati da ogni peccato in virtù del sangue di Gesù, è vero anche che tocca a noi, confidando nell’aiuto divino, liberarci da vizi, stili di vita peccaminosi, attitudini e abitudini che nulla hanno a che vedere con Dio e col Suo Regno.
1Giovanni 3:2 Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è ancora stato manifestato ciò che saremo; sappiamo però che quando egli sarà manifestato, saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è. 3 E chiunque ha questa speranza in lui, purifichi se stesso, come egli è puro.
Dopo la purificazione bisogna aspirare alla trasformazione del proprio carattere. Quanti tra noi, pur avendo fatto una reale esperienza col Signore e sentendosi a posto con Lui si comportano in modo a dir poco discutibile: dicono bugie, non pagano le tasse, agiscono con gli altri in modo opprimente, sono irascibili, arroganti ed anche violenti… non sono stati trasformati nel carattere!
Abbiamo bisogno di essere trasformati, di passare attraverso un processo di metamorfosi analogo a quello che, ad esempio, trasforma un brutto bruco in una bellissima farfalla o un girino in una rana, perché non siamo nati di nuovo per restare come eravamo.
Romani 12:1 Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio. 2 E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.
La nostra trasformazione avviene gradualmente, man mano che la nostra mente si libera dai nostri processi mentali, assume quelli di Dio e conosce per esperienza la Sua perfetta volontà.
La prima cosa da fare è eliminare la convinzione di essere migliori degli altri, mettere a morte il proprio orgoglio e iniziare a credere che gli altri sono migliori di noi.
Il problema è che a tutti piace assicurarsi la salvezza, ma non tutti sono disposti a riconoscere Gesù come Re della propria vita e a rinunciare al proprio io.
Matteo 7:21 Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Gesù vuole farci conoscere la Sua volontà affinché la osserviamo; si aspetta da noi obbedienza come ogni padre che educa i propri figli si aspetta di essere obbedito, nonostante la società in cui essi vivono, compresa la scuola, esalti i loro diritti inducendoli alla ribellione. Finché rifiuteremo di obbedire, Dio non potrà operare nella nostra vita e per consentirGli di regnare dobbiamo prima distruggere il nostro regno.
Ciascuno di noi si è costruito un proprio piccolo regno in cui è sovrano e dove trova un certo equilibrio e un po’ di sicurezza.
Alcuni si sentono realizzati perché hanno un titolo, un hobby o un’attività che li rende sicuri, ma questo è avvenuto con la caduta nel peccato, allorché l’uomo, non essendo più governato da Dio, si è creato un regno ed è divenuto dio di se stesso. Perché Dio regni su di noi, dobbiamo distruggere quel regno e sacrificare il nostro Isacco.
Perché tiriamo in ballo Isacco? Per il fatto che Abrahamo, divenuto padre in tarda età, in quel figlio credette di avere raggiunto la propria realizzazione, il vero scopo della sua vita, ma il Signore volle ricordargli di essere Lui il suo vero scopo e gli chiese quel figlio.
Anche noi, come Abrahamo, abbiamo cose che riteniamo di vitale importanza: il coniuge, i figli, il lavoro, ecc. e costruiamo la nostra vita intorno ad esse, finendo col farne dei veri e propri idoli.
Dio deve distruggere i nostri idoli e il nostro regno per potere regnare in noi!
Abrahamo si dispose a sacrificare Isacco; Mosé sacrificò il diritto di ereditare il trono d’Egitto e preferì fare regnare Dio nella sua vita; il pastore Lirio sacrificò sull’altare di Dio la sua laurea in medicina ottenuta col massimo dei voti e raggiunta con grandi sacrifici suoi e dei suoi genitori. E noi? Non possiamo vivere una vita piena con Dio, se non rinunciamo a regnare su noi stessi; non possiamo sperimentare la pienezza di Dio in una conversione superficiale.
Il profeta Isaia esprime in modo eccellente la condizione dell’uomo naturale.
Isaia 53:6 Noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via, e l'Eterno ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti.
Le aree del nostro carattere che non esprimono Dio, provengono dal regno delle tenebre a cui appartenevamo e devono essere distrutte, perché nulla d’impuro può entrare nel Regno di Dio.
Ora che con la nuova nascita siamo stati strappati da quel regno di tenebre e trasportati nel Regno di luce, dobbiamo imparare a viverci, per questo è necessaria la nostra trasformazione.
Colossesi 1:13 Poiché egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio.
Questo versetto parla del nostro riscatto dalla potestà del maligno e viene raffigurato alla perfezione nell’Antico Testamento, infatti l’uscita del popolo d’Israele dall’Egitto prefigura la salvezza. Il faraone rappresenta satana, l’Egitto raffigura il mondo e il peccato, la terra di Canaan rappresenta il Regno. Dio vuole sottrarre il Suo popolo dal regno del faraone per portarlo in una terra in cui, sottomettendosi a Lui, trova la vera libertà.
Tra l’Egitto e la terra di Canaan c’erano solo quaranta giorni di cammino, perché dunque gli Ebrei impiegarono quarant’anni prima di farvi ingresso? Perché quando furono in salvo e ormai liberi da una pesante schiavitù, pur avendo iniziato a beneficiare della provvidenza divina in ogni cosa, erano scontenti, mormoravano, si lamentavano, rimpiangevano l’Egitto, giunsero a dubitare che quanto era miracolosamente accaduto fosse per il loro bene, misero fuori tutte le loro attitudini negative e la loro ribellione, manifestarono ciò che avevano nel cuore e che mentre erano schiavi non esprimevano per paura. Quando erano in Egitto, i cattivi sembravano solo gli Egiziani, poi venne in luce che la cattiveria era anche dentro di loro!
Dio doveva trasformarli perché nei quattrocento anni di schiavitù non avevano solo acquisito la cultura egiziana, ma avevano imparato a pensare da schiavi e non riuscivano a pensare da conquistatori.
Anche noi che siamo stati salvati e che siamo stati battezzati nello Spirito Santo dobbiamo attraversare il deserto; è necessario, affinché tutte le nostre attitudini sbagliate vengano fuori e Dio possa correggerci, trasformarci e insegnarci a pensare da conquistatori!
Deuteronomio 8:2 Ricordati di tutta la strada che l'Eterno, il tuo DIO, ti ha fatto fare in questi quarant'anni nel deserto per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che c'era nel tuo cuore e se tu osserveresti o no i suoi comandamenti. 3 Così egli ti ha umiliato, ti ha fatto provar la fame, poi ti ha nutrito di manna che tu non conoscevi e che neppure i tuoi padri avevano mai conosciuto, per farti comprendere che l'uomo non vive soltanto di pane, ma vive di ogni parola che procede dalla bocca dell'Eterno…. 16 che nel deserto ti ha nutrito di manna che i tuoi padri non conoscevano, per umiliarti e per provarti e per farti alla fine del bene.
Potremmo chiederci perché, se abbiamo conosciuto Gesù, scopriamo in noi attitudini negative e modi di agire che prima non avevamo?
Perché prima vivevamo in una condizione di oppressione e di paura che ci impediva di esprimerci liberamente, ma una volta liberati è venuto fuori tutto ciò che c’era nel nostro cuore, proprio come avvenne agli Ebrei, che una volta fuori dall’Egitto si rivelarono mormoratori, lamentosi e ribelli.
Dio permette che anche noi attraversiamo il deserto:
1. per umiliarci, per evidenziare il nostro orgoglio e indurci a dipendere da Lui;
2. per mettere alla prova la nostra fiducia in Lui;
3. per farci conoscere le attitudini del nostro cuore, che Egli conosce bene, ma di cui vuole che anche noi prendiamo coscienza;
4. per renderci idonei a ricevere le Sue benedizioni e in definitiva per poterci fare del bene.
La benedizione viene se ci umiliamo, se la nostra fede viene messa alla prova e se prendiamo coscienza delle nostre cattive abitudini.
Quando Gesù disse che dobbiamo morire a noi stessi, intendeva dire che dobbiamo scendere dal trono che ci siamo costruiti e consentire a Dio di prendervi posto.
Matteo 16:24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno mi vuole seguire, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la ritroverà.
Morire è difficile, non piace a nessuno, ma Gesù disse che chi vuole salvare il proprio regno e i propri equilibri, perderà la propria vita, ma chi la sacrifica a Lui, l’avrà per l’eternità.
Siamo chiamati a fare una scelta:
- vivere in modo indipendente da Dio o arrenderci e permettere a Cristo di vivere la Sua vita in noi;
- preferire i piaceri e le comodità del mondo o cercare prima il Regno di Dio.
Nel deserto Egli ci mostra come siamo realmente per farci vedere cosa non va nel nostro modo di pensare, di parlare e di agire, affinché la Sua grazia compia in noi un’opera completa di trasformazione.
Gesù ha offerto la Sua vita per la nostra salvezza, ma Dio Gliel’ha ridata.
Anche per noi non può esserci risurrezione se non c’è morte e più tempo impieghiamo a morire, più ritardiamo la nostra risurrezione.
Abbiamo bisogno di morire ai nostri falsi equilibri per acquistare quelli di Dio, di abbandonare senza rimpianti la nostra cultura carnale per acquisire quella del Regno, di riporre la nostra fiducia in Dio in ogni tempo, di imparare a dipendere da Lui permettendoGli di trasformarci per farci diventare veri cittadini del Suo meraviglioso Regno.



