LA GIOIA DEL REGNO

Stampa PDF

               Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 1 novembre 2009

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

LA GIOIA DEL REGNO

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

 Si conclude oggi l’approfondimento di Romani 4:17

“poiché il regno di Dio non è mangiare e bere, ma giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo”.

Dopo avere chiarito, nelle due precedenti predicazioni, che nel Regno non può entrare chi non ha ottenuto la giustizia di Dio e che senza tale giustizia non si può neppure sperimentare la Sua pace soprannaturale, oggi viene messo in luce che allo stesso modo soltanto chi è nato di nuovo può gustare la gioia che viene da Dio e  che, come la Sua pace, ha una dimensione eterna e si può avvertire anche nelle afflizioni e nelle persecuzioni, nelle situazioni più avverse e dolorose.

 

Il Regno di Dio non è qualcosa di pesante e cupo che impone doveri, ma un Regno in cui chi ne fa parte agisce motivato dall’amore e dalla fede e da esse trae gioia, consolazione e benedizione. Tutti vorrebbero vivere nella gioia, ma la cercano nelle cose del mondo, ignorando che esiste una gioia terrena, effimera e insoddisfacente, ed una di natura spirituale ed eterna che viene da Dio.

C’è chi cerca la gioia, ad esempio, nel benessere economico e cade nella tristezza e nella disperazione se questo viene meno: si tratta di una gioia esteriore e momentanea che dipende dalle situazioni.

C’è una gioia dell’anima, che deriva da un appagamento sul piano dei sentimenti: anche quella è passeggera.

C’è infine una gioia del Regno, che non è di tipo fisico e non riguarda neppure la sfera dell’anima: è una gioia nello Spirito Santo, riservata esclusivamente a chi è in Cristo.

 

Come conosce per esperienza la pace soprannaturale che viene da Dio e che è totalmente diversa da quella che conosce il mondo, il vero credente sa di avere nel cuore una gioia che prima non conosceva e che è dovuta alla certezza di appartenere a Dio, di essere amati da Lui e di far parte della Sua famiglia. Egli prova una gioia inspiegabile, ineffabile e gloriosa, dovuta al fatto di percepire la presenza di Dio e di avvertire la Sua consolazione, un tipo di gioia che gli permette di affrontare ogni problema e tribolazione senza cadere nella disperazione.

 

 1 Pietro 1:8 che, pur non avendolo visto, voi amate e, credendo in lui anche se ora non lo vedete, voi esultate di una gioia ineffabile e gloriosa,

Nella sua prima epistola l’apostolo Pietro, parlando a fratelli di varie chiese, afferma che essi, pur non avendo visto fisicamente Gesù, Lo amavano, credevano in Lui e gioivano di una gioia inspiegabile anche nelle prove e nelle persecuzioni.

Prima o poi accade a tutti di attraversare momenti di sofferenza e di dover affrontare problemi di vario tipo. La sofferenza non viene da Dio, infatti sarebbe illogico pensare che Egli mandi le afflizioni per poi consolarci; Egli ci è sempre vicino nei momenti di dolore e mentre da una parte ci sostiene e conforta, dall’altra si serve di quell’afflizione per trasformarci nel carattere.

  

 Noi crediamo nella guarigione divina e abbiamo visto tante guarigioni miracolose, ma proprio per questo motivo forse alcuni di noi pensano che la protezione divina in qualche modo li immunizzi dalle malattie e dalle infermità, con la conseguenza che si sorprendono quando li colpisce qualche malanno. Dio, però, non ha mai promesso che non ci accadrà nulla di male, ai Suoi figli Egli promette la guarigione (sempre per grazia mediante la fede), promette di tirarli fuori dai problemi, di non lasciarli e non abbandonarli, di volgere al bene ogni cosa, anche le situazioni peggiori, per quelli che Lo amano e sono chiamati secondo il Suo proponimento. Non sappiamo perché avvengono certe cose particolarmente tristi, ma crediamo che comunque Egli si serva delle afflizioni per correggerci, per renderci più sensibili alle sofferenze altrui, per abbattere la nostra indifferenza nei confronti di chi soffre.

Nelle mani di Dio, la sofferenza diventa un mezzo per cambiarci nel carattere!

 

Dovremmo riflettere di più sul nostro modo di porci con Dio.  

Talvolta ci comportiamo come bambini capricciosi, pronti ad accusarLo quando qualcosa non va secondo i nostri piani?

Ci convinciamo di essere stati da Lui abbandonati quando stiamo male?  

Lo abbiamo mai ringraziato per tutti gli anni che abbiamo trascorso in buona salute?  

Sappiamo che è peccato pensare che la nostra salute sia più importante di quella degli altri?

Abbiamo tanto bisogno di essere ridimensionati e corretti nell’egoismo e nell’indifferenza!

Dio vuole renderci più umili e sensibili, non indifferenti alla sofferenza, ai bisogni e alla fame degli altri. Egli vuole che i cristiani ricchi aiutino i cristiani poveri, vuole che ciascuno, secondo le proprie possibilità, si prenda cura di chi sta peggio e magari non ha neppure un pasto al giorno; per risvegliare la nostra sensibilità permette che anche noi attraversiamo momenti di sofferenza.  

 

Nel mondo si cerca la gioia nelle cose materiali: cambiando lavoro, casa, mobili, addirittura cambiando il coniuge, provando nuove emozioni e in genere cercando cose che rendano la vita meno noiosa, ma… sono tutte gioie passeggere, solo la gioia di Dio è spirituale ed eterna, non soggetta alle circostanze terrene.

 

Sembra strano a dirsi, ma anche il peccato dà gioia, se così non fosse nessuno peccherebbe.

C’è chi prova piacere nel drogarsi, chi nel bere o nel tradire il coniuge, ma alla fine tutti si accorgono che ogni piacere frutto di peccato è di breve durata e lascia un retrogusto amaro. Il peccato inganna, illude di dare la felicità, ma dopo un primo momento lascia l’amaro in bocca e un pugno di mosche nelle mani.   

 

Alla corte del faraone, Mosé avrebbe potuto vivere nel lusso e nel peccato; in quell’ambiente tutti correvano dietro ai piaceri, ma…

Ebrei 11:25 Mosé…scegliendo piuttosto di essere maltrattato col popolo di Dio che di godere per breve tempo i piaceri del peccato, 26 stimando il vituperio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori di Egitto…

 … desiderando qualcosa di eterno, al potere e al piacere del peccato egli preferì la sofferenza di Cristo. Promettendo piaceri e felicità, il maligno intrappola le persone, distrugge la loro esistenza, toglie la pace e la gioia, spesso anche la salute  e  la vita.  Il peccato separa da Dio e impedisce di ricevere la Sua gioia, che può essere sperimentata solo da chi ha con Lui una corretta relazione, non una religione.

 

L’uomo cerca un paradiso senza Dio, un surrogato a quella che è la gioia vera che si può trovare solo alla Sua presenza. 

 Salmi 16:11 Tu mi mostrerai il sentiero della vita; c'è abbondanza di gioia alla tua presenza; alla tua destra vi sono delizie in eterno.

Come si fa a frenare i giovani nel desiderare il peccato, considerati i bombardamenti mediatici in cui viviamo? Il segreto è uno solo: far loro gustare la presenza di Dio, guidarli ad avere una giusta personale relazione con Lui e a ricevere la Sua gioia, l’unica cosa che non fa desiderare di peccare.

 

Gesù trasmise la Sua gioia ai discepoli nel momento più drammatico della sua vita. Pur sapendo che a breve sarebbe stato messo a morte e trovandosi nell’angoscia, pensò di lasciare loro in eredità la Sua gioia. Dopo avere esortato i discepoli a dimorare in Lui e nel Suo amore, ad avere con Lui un’intima comunione e ad osservare i Suoi comandamenti, aggiunse: Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia piena. Giovanni 15:11

La Scrittura ci dice anche che per la gioia che gli era posta davanti, Gesù soffrì la croce (Ebrei 12:2). La prospettiva della nostra redenzione, il sapere che la Sua sofferenza avrebbe prodotto grazia e perdono per tanti e dato speranza ai disperati e agli ultimi, Gli fece affrontare con gioia la morte in croce.

Il fatto che abbia lasciati ai discepoli la Sua gioia, affinché la loro gioia fosse piena, ci dice che senza di Lui non può esserci una gioia piena.

Talvolta cerchiamo una gioia egoistica nelle distrazioni, nei passatempi, nelle vacanze, nell’appagamento dei desideri materiali, ma senza il Signore si trova solo qualcosa di effimero.

 

Gesù dice che quando i Suoi sapranno che Egli li ha amati fino a dare per loro la propria vita, gioiranno di una gioia indicibile che nessuno potrà togliere.

Il maligno può rubarci ogni bene terreno, ma non le ricchezze spirituali; non può toglierci la salvezza, né lo Spirito Santo, né la gioia del Signore!

 Giovanni 17:13 Ma ora io vengo a te e dico queste cose nel mondo, affinché la mia gioia giunga a compimento in loro.

Gesù ci ha dato la massima manifestazione d’amore, non esiste infatti un amore più grande di quello di Colui che dà la propria vita per gli amici (Gv. 15:13), e lo ha fatto non perché lo meritassimo, ma solo ed esclusivamente per grazia.

 

I primi Ebrei credenti nel Messia furono perseguitati dagli stessi connazionali.

Ebrei 10:34 Infatti avete anche sofferto con me nelle mie catene e avete accettato con gioia di essere spogliati dei vostri beni, sapendo di avere per voi dei beni migliori e permanenti nei cieli.

In carcere, Paolo scrisse quel prezioso tesoro che per noi sono le epistole, evangelizzò i carcerieri portandoli alla salvezza, aveva dentro il fuoco ardente della presenza di Dio che non dava spazio alla tristezza e alla lamentela; la gioia del Signore non lo abbandonava mai!

 

Il profeta Habacuc afferma che la gioia del Signore non dipende dalle circostanze né dalle ricchezze materiali.

Abacuc 3:17 Anche se il fico non fiorirà e non ci sarà alcun frutto sulle viti, anche se il lavoro dell'ulivo sarà deludente e i campi non daranno più cibo, anche se le greggi scompariranno dagli ovili e non ci saranno più buoi nelle stalle, 18 esulterò nell'Eterno e mi rallegrerò nel DIO della mia salvezza.

Il profeta dice che, seppure dovessero venirgli meno tutte le fonti di sostentamento, nella carestia e nelle difficoltà non avrebbe cessato di esultare nell’Eterno e di rallegrarsi in Dio. Evidentemente Habacuc aveva fede in Dio, confidava nel Suo intervento e nella Sua provvidenza.

Le sue parole ci motivino a non dubitare mai dell’amore di Dio quando ci troviamo nei problemi e a non scoraggiarci quando ci viene a mancare qualcosa sul piano naturale. Egli permette le situazioni difficili per fare crollare la nostra indifferenza e il nostro egoismo, per renderci simili a Lui e obbedienti; agisce come i genitori terreni, che per moderare i figli negli atteggiamenti ribelli e ridurli all’obbedienza ricorrono anche ai modi forti.

 

Dio usa le prove come strumento per farci crescere e vuole che col Suo aiuto le superiamo e ne usciamo approvati.  

Giacomo 1:2 Considerate una grande gioia, fratelli miei, quando vi trovate di fronte a prove di vario genere, 3 sapendo che la prova della vostra fede produce costanza.

All’inizio della conversione, generalmente si ha una fede instabile e si diventa tristi quando qualcosa non va nel verso desiderato, ma più si superano le prove, più si diventa fermi e costanti, non ci s’intristisce perché non si perde la gioia del Signore.

 

 Nella prima epistola ai Tessalonicesi leggiamo che nelle afflizioni essi mantenevano la gioia dello Spirito Santo.

1Tessalonicesi 1:5 perché il nostro evangelo non è giunto fino a voi soltanto a parole, ma anche con potenza e con lo Spirito Santo, e con molta convinzione; voi sapete come ci siamo comportati fra voi per amor vostro. 6 E voi siete divenuti nostri imitatori e del Signore, avendo ricevuta la parola in mezzo a tanta afflizione con la gioia dello Spirito Santo.

È un paradosso: gioire mentre si è nell’afflizione! Nel naturale sembra impossibile, ma quella di cui si parla è una gioia più vera e più reale di quella che si prova per le cose naturali; è una gioia che non abbandona nei momenti difficili.

 

Durante la ricostruzione delle mura di Gerusalemme, dovendo affrontare molte difficoltà, il popolo si era radunato e, mentre ascoltava Esdra che leggeva il libro della Legge, piangeva a causa della sua disobbedienza. Il Signore li confortò per bocca di Nehemia e disse loro di non essere tristi e non stare nel senso di colpa.

Neemia 8:9 Nehemia, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i Leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato all'Eterno, il vostro DIO, non fate cordoglio e non piangete!». Tutto il popolo infatti, ascoltando le parole della legge, piangeva. 10 Poi Nehemia disse loro: «Andate, mangiate cibi squisiti e bevete vini dolci, e mandatene porzioni a chi non ha nulla di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro. Non rattristatevi, perché la gioia dell'Eterno è la vostra forza».

Quest’ultimo versetto ci dice la tristezza scompare quando si ha la gioia del Signore, perché essa non è frutto della carne e non dipende dalla nostra forza o dalle circostanze, ma è il frutto dello spirito, è la gioia che viene messa nel nostro spirito da Dio stesso.

In mezzo ai problemi più gravi, tra i dolori più neri e nelle afflizioni più dure, se lo vogliamo possiamo sempre avere dal Signore la Sua gioia se solo andiamo alla Sua presenza e Gli chiediamo:

                                      Padre, oggi rendi perfetta in me la Tua gioia!