Martedì 20 Ottobre 2009 19:46
Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 18 ottobre 2009
Oratore: Pastore Lirio Porrello
LA GIUSTIZIA DEL REGNO
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Nelle scorse domeniche è stato ampiamente trattato il tema del Regno di Dio ed oggi, dopo avere ribadito il concetto che attualmente sulla terra esso è di tipo spirituale, che si realizza nello spirito di chi si sottomette al governo di Dio e consiste in giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo, il pastore Lirio approfondisce il tema della giustizia del Regno.
La predicazione viene introdotta da un quesito: “Qual è la priorità del credente, quale deve essere il suo primo pensiero al risveglio mattutino?
Leggiamo la risposta nel Vangelo di Matteo.
Matteo 6:33 Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.
Numerose parti del Vangelo fanno riferimento alla giustizia, ma probabilmente molti di noi non sanno cosa sia.
Romani 14:17 poiché il regno di Dio non è mangiare e bere, ma giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.
Molte chiese prescrivono di astenersi da alcuni alimenti perché immondi e credono che la salvezza dipenda da cosa si mangia o si beve, ma l’apostolo Paolo ci insegna che il Regno non ha nulla a che fare con le cose materiali ed esteriori, perché esso è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.
Vediamo cosa dice Gesù riguardo alla giustizia.
Matteo 5:20 Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli.
Se vogliamo comprendere il senso delle Sue parole, abbiamo bisogno di sapere a quale tipo di giustizia credevano gli scribi e i farisei.
Credevano in una giustizia basata sulla legge, sull’osservanza rigorosa di tutta una serie di precetti, leggi, cerimonie, riti e regole anche umane che condizionavano tutta la loro vita.
In ogni situazione erano impegnati più ad osservare i divieti che a fare ciò che andava fatto, nella convinzione di piacere in tal modo a Dio, ma chi pone la propria fiducia nella legge s’inganna, perché essa non dà alcuna speranza di salvezza, visto che nessun uomo è in grado di osservarla tutta, ma funge da pedagogo che ha un solo scopo: mostrare all’uomo peccatore la propria incapacità e condurlo a Cristo.
La legge impone tante prescrizioni che l’essere umano non può osservare pienamente perché, essendo per natura peccatore, non ha la capacità di camminare nella vera giustizia, di conseguenza avverte sensi di colpa e di condanna che lo portano ad escogitare vari sistemi per piacere a Dio e superare la condizione di frustrazione.
C’è chi, sentendo Dio troppo lontano, pensa di chiedere aiuto ai cosiddetti santi o chi, per rimediare ai propri peccati, si punisce sottoponendosi a pratiche anche dolorose, come quella di salire su una montagna in ginocchio… tutto questo allo scopo di accattivarsi i favori e la simpatia di Dio e superare i sensi di colpa e di condanna suscitati dalla legge.
Gesù insegnava che la giustizia in cui credevano gli scribi e i farisei non assicurava la salvezza e chi Lo ascoltava entrava in preoccupazione, ma a chi è come loro ancorato ad una giustizia legalistica, l’apostolo Paolo dice di avere ricevuto la rivelazione di una giustizia diversa, una giustizia che va oltre la legge!
Romani 3:21 Ma ora, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, alla quale rendono testimonianza la legge e i profeti, 22 cioè la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù…
È da notare che, mentre Matteo 5:20 parla della “vostra giustizia”, Romani 3:21 parla della “giustizia di Dio” che evidentemente è al di sopra di quella umana.
Quest’ultimo versetto afferma che indipendentemente dalla legge è stata manifestata la giustizia di Dio attraverso la fede in Gesù. Ciò vuol dire che l’approvazione di Dio si ottiene solo per fede e non per meriti o per sforzi umani.
La parola ‘giustizia’, dal greco dikaiosùne, vuol dire trovarsi nella giusta posizione rispetto alla legge o ad una persona, ma come può l’uomo trovarsi nella giusta posizione nei confronti di Dio, visto che non lo può mediante le legge, che ha sempre qualcosa per cui condannare?
È facile per noi constatare che anche sul piano naturale temiamo la legge e coloro che la rappresentano, perché se vogliono possono sempre trovare qualche inadempienza per cui infliggerci una sanzione o una condanna. Per quanto cerchiamo di assolvere puntualmente tutti i nostri doveri e di osservare scrupolosamente la legge, nel momento in cui sbagliamo in qualcosa, essa ci taccia di trasgressione e ci condanna.
La legge quindi non rende giusti perché è nata per mettere in risalto gli errori e condannare, ma Dio ha predisposto una giustizia che prescinde dalla legge e che dipende dalla fede in Gesù Cristo.
È una giustizia diversa, non subordinata a ciò che facciamo noi, ma che proviene da quello che ha fatto Gesù, l’unico Giusto, il solo che si trova nella giusta posizione davanti a Dio.
A causa della natura di peccato, l’uomo non dispone di una propria giustizia che gli permetta di avvicinarsi a Dio (il profeta Isaia paragona la giustizia umana ad un abito sporco, Is. 64:6), ma nel Suo immenso amore, per avvicinarlo a Sé, Dio fece in modo di dargli la giustizia di Gesù, che per questo s’incarnò, s’identificò con l’uomo peccatore e subì la condanna al suo posto. In tal modo ha potuto darci la Sua natura giusta, che noi prendiamo per mezzo della fede e con cui abbiamo libero accesso alla presenza del Padre.
Nel Pentateuco si legge che Abrahamo si pose nella giusta posizione davanti a Dio per mezzo della fede, non per mezzo della legge, che non era stata ancora data.
Romani 4:3 Infatti, che dice la Scrittura? «Or Abrahamo credette a Dio e ciò gli fu imputato a giustizia».
Quando Dio lo chiamò, Abramo non Lo conosceva, era un idolatra, ma Gli credette, e per la sua fede Dio lo giustificò.
Gli stessi profeti, pur trovandosi sotto la legge, affermano che la giustizia di Dio si ottiene mediante la fede e non per mezzo della legge, che non fa altro che indicare le cose che non piacciono a Dio, proibire e generare paura, timore, sensi di colpa, di condanna e d’indegnità.
Immaginiamo che una persona si presenti al cospetto di Dio per il giudizio, che nella convinzione di ricevere le Sua approvazione elenchi tutte le buone opere compiute quando era in vita e che alla fine venga rifiutata perché tutto ciò che aveva fatto risulta insufficiente, mentre un’altra che dichiara di avere compiuto cose buone, ma anche cose cattive, viene accettata per il solo fatto di avere creduto in Gesù.
A nulla valgono le proteste di chi basa la propria giustizia sulle opere e pensa che la giustizia si ottenga per meriti personali, poiché Dio ha stabilito che sono giusti quelli che hanno creduto nel sacrificio sostitutivo di Cristo, nella Sua grazia, e si presentano a Lui con la Sua giustizia.
La verità è che non disponiamo di una giustizia nostra e che per accedere al Suo trono abbiamo bisogno della Sua giustizia.
Ricordiamo l’episodio del buon samaritano? Il levita vide sulla strada l’uomo lasciato mezzo morto dai briganti, ma passò oltre fingendo di non vederlo; anche il sacerdote agì nello stesso modo; come mai? La legge vietava loro di toccare i morti per non contaminarsi e, temendo che quell’uomo potesse morire nelle loro mani, entrambi decisero di non rischiare, anche a costo di lasciarlo morire.
Questa, però, non era la giustizia di Dio, era il risultato della legge che, incutendo la paura di sbagliare impediva alle persone di amare e di fare il bene.
Il samaritano, invece, non esitò a dimostrare misericordia.
Col sacrificio della croce, Gesù ha provveduto la Sua giustizia in dono ai peccatori, agli ingiusti, agli ultimi, agli emarginati, a tutti quelli che comprendono di non poter piacere a Dio da soli e chiedono il Suo aiuto.
1Corinzi 1:30 Ora grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione,
È solo grazie a Dio, e non per i nostri meriti, se siamo in Cristo, il quale è la nostra giustizia, la nostra sapienza, la nostra santificazione e la nostra redenzione; tutto ciò che abbiamo ci viene da Lui e per tale motivo Gli dobbiamo una gratitudine eterna.
Ricevere la giustizia di Gesù, però, è solo il primo passo della vita cristiana, il punto di partenza di una relazione d’amore determinata dalla gratitudine.
Come già detto, non diveniamo giusti per quello che mangiamo o beviamo, per come ci vestiamo o per la nostra partecipazione a certi riti, all’osservanza di determinate tradizioni o pratiche tese ad ingraziare il favore di Dio. Questo è ciò che le religioni vogliono far credere e le masse si attengono alle loro indicazioni per paura della punizione, ma la giustizia non ci viene né da sforzi personali né da alcunché di materiale o di esteriore, è un fatto interiore che riceviamo per grazia, immeritatamente, in virtù del sacrificio della croce.
La giustizia è un dono di Dio e chi lo riceve è chiamato a camminare con Lui e a vivere nell’integrità per raggiungere la meta dell’irreprensibilità, non per paura, ma per amore e per rispetto nei Suoi riguardi. Egli non vuole da noi sacrifici, ma un cuore puro, un cambiamento interiore che solo Lui può operare in una relazione d’amore. Possiamo vivere una vita santa solo se ci umiliamo, se chiediamo il Suo aiuto e ricambiamo il Suo amore con la nostra gratitudine, se viviamo per piacere a Lui e desideriamo spendere la nostra vita per darGli gioia.
Il profeta Isaia afferma che Dio dice sempre cose giuste e questo significa che il Suo Regno è l’unico in cui c’è la vera giustizia.
Isaia 45:19 Io non ho parlato in segreto in un angolo oscuro della terra; non ho detto alla progenie di Giacobbe: "Cercatemi invano". Io, l'Eterno, dico ciò che è giusto e dichiaro le cose che sono rette.
Gli eventi tragici che frequentemente avvengono sulla terra troppo spesso sono imputati a Dio. In proposito occorre sottolineare che l’imputare a Lui i mali del mondo non si accorda con le invocazioni di aiuto che Gli si innalzano da parte di chi subisce le disgrazie, come potrebbe Egli prima danneggiare e poi aiutare? Chi osa pensare così non tiene conto della natura di Dio, che è amore, e del fatto che avendoci creati liberi agenti morali Egli interviene solo là dove è invitato e dove il Suo intervento è invocato. Chi Lo ritiene responsabile di tutti i mali, oltre che non conoscerLo, ignora o finge di ignorare che sulla terra domina il maligno.
È lui il principe di questo mondo, è lui che svolge instancabilmente un’opera tesa a rubare, ammazzare e distruggere, è lui il solo responsabile di tutti i mali del mondo e nella sua perfidia prima combina i guai e poi ispira gli uomini ad accusare Dio.
Vediamo fino a cosa si è spinto l’amore di Dio.
2Corinzi 5:19 poiché Dio ha riconciliato il mondo con sé in Cristo, non imputando agli uomini i loro falli, ed ha posto in noi la parola della riconciliazione. 20 Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro, e noi vi esortiamo per amore di Cristo: Siate riconciliati con Dio. 21 Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui.
Invece di imputare a noi i nostri peccati, il Padre ha permesso che Gesù venisse nel mondo per prenderli su di Sé e renderci partecipi della Sua giustizia! Basta questo a dirci qual è il Suo cuore e quanto è grande il Suo amore per noi.
Dobbiamo essere consapevoli dell’opera devastante del maligno, che vuole a tutti i costi rubare e distruggere tutte le cose buone che Dio ci dà.
Anche l’apostolo Giovanni enfatizza l’amore del Padre e aggiunge che noi dobbiamo amarci gli uni gli altri come Egli ha amato noi.
1Giovanni 4:10 In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che lui ha amato noi e ha mandato il suo Figlio per essere l'espiazione per i nostri peccati. 11 Carissimi, se Dio ci ha amato in questo modo, anche noi ci dobbiamo amare gli uni gli altri. 12 Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio dimora in noi e il suo amore è perfetto in noi.
La giustizia di Dio, che riceviamo gratuitamente per mezzo della fede in Cristo, cambia la nostra natura e ci mette in condizione di cambiare anche la nostra condotta e di compiere le opere che piacciono a Lui.
Apocalisse 19:8 E le è stato dato di essere vestita di lino finissimo, puro e risplendente, poiché il lino finissimo sono le opere giuste dei santi»
Questo versetto paragona le opere giuste dei santi al lino finissimo, perché?
Il lino è un tessuto fresco, che non fa sudare. Affermare che le opere giuste dei santi sono come il lino vuol dire che non pesano, in quanto derivanti dalla relazione e dalla comunione con Dio, frutto di gratitudine e di amore per Lui.
Le opere della legge invece, quelle compiute nella convinzione di meritare il favore di Dio, producono stanchezza.
Concludendo: L’accesso alla presenza del Padre è garantito esclusivamente dalla giustizia di Cristo che si riceve in dono per mezzo della fede. Dopo averla ricevuta, però, come è stato detto la scorsa domenica, spetta a noi sottometterci alla Sua sovranità e combattere i nemici che sono dentro di noi, le nostre attitudini sbagliate che Gli resistono e che pregiudicano la nostra vita spirituale e il nostro ingresso nel Regno.



