LA PAROLA DEL REGNO

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                 Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 4 ottobre 2009
 
              Oratore: Pastore Lirio Porrello
 
LA PAROLA DEL REGNO
 
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
 
Il pastore Lirio introduce la predicazione con una breve riflessione sugli sconvolgimenti climatici di questi ultimi tempi e sulle loro rovinose conseguenze, affermando che la natura stessa si ribella al dilagare del peccato e geme, è in travaglio, come dice la Scrittura, aspettando la manifestazione dei figli di Dio (Romani 8:19). È necessario che tutto ritorni sotto il governo del Re, il solo che può cambiare il dolore, il lutto e le afflizioni, in giustizia, pace e gioia, ma questo avverrà dopo il Suo ritorno, quando il Suo Regno si stabilirà visibilmente sulla terra. 
 
Il tema di oggi ha come testo base la parabola del seminatore.
Matteo 13:1 Ora, in quello stesso giorno Gesù, uscito di casa, si pose a sedere presso il mare. 2 E grandi folle si radunarono intorno a lui, così che egli, salito su una barca, si pose a sedere; e tutta la folla stava in piedi sulla riva. 3 Ed egli espose loro molte cose in parabole, dicendo: «Ecco, un seminatore uscì a seminare. 4 Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; e gli uccelli vennero e lo mangiarono. 5 Un'altra cadde in luoghi rocciosi, dove non c'era molta terra, e subito germogliò perché il terreno non era profondo; 6 ma, levatosi il sole, fu riarso e, perché non aveva radice, si seccò. 7 Un'altra cadde tra le spine; e le spine crebbero e la soffocarono. 8 E un'altra cadde in buona terra e portò frutto dando il cento, il sessanta, ed il trenta per uno. 9 Chi ha orecchi da udire, oda!».
 
 In passato ci è stato sempre spiegato che questa parabola parla di salvezza e che i terreni citati rappresentano le diverse condizioni dei cuori degli uomini e la loro diversa ricettività quando si trovano ad ascoltare il messaggio della salvezza.
A un’attenta lettura, però, si nota che Gesù non parlava della salvezza; lo si comprende dalla spiegazione data da Lui stesso, che fornisce elementi chiarificatori.
 
Matteo 13:18 Voi dunque intendete la parabola del seminatore.19 Quando qualcuno ode la parola del regno e non la comprende, il maligno viene e porta via ciò che era stato seminato nel suo cuore. Questi è colui che ha ricevuto il seme lungo la strada.20 E quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia; 21 ma non ha radice in sé, ed è di corta durata; e quando sopraggiunge la tribolazione o persecuzione, a causa della parola, ne è subito scandalizzato. 22 E quello che ha ricevuto il seme fra le spine è colui che ode la parola, ma le sollecitudini di questo mondo e l'inganno delle ricchezze soffocano la parola; ed essa diviene infruttuosa. 23 Quello invece che riceve il seme nella buona terra, è colui che ode la parola, la comprende e porta frutto; e produce uno il cento, un altro il sessanta e un altro il trenta per uno».
 
Innanzitutto è da dire che questa parabola è riportata sia nel Vangelo di Matteo che in quello di Marco, ma Matteo definisce il seme: “la Parola del Regno”, e questo ci porta a rivedere tutto il nostro modo di intenderla.
 
Gesù era solito parlare in parabole con cui voleva dare dei messaggi, ma il Suo parlare non risultava chiaro e quando i discepoli Gli chiesero di spiegare la parabola del seminatore, Egli rispose che non a tutti è dato di capire, citando una profezia del profeta Isaia in cui si afferma che c’è chi vede e ode, ma non comprende (Matteo 10:10-17).
Perché non tutti comprendono? Perché la comprensione dipende dal livello d’interesse che si ha per ciò che si ascolta e che rivela l’attitudine del cuore.
Gesù parlava quindi in parabole per evidenziare il cuore delle persone.
 
Quando narrò quella del seminatore, parlava a una folla e dopo che ebbe finito solo una piccola parte di essa, non avendo compreso il significato delle Sue parole, umilmente gli si avvicinò assieme ai dodici per chiederGli in privato maggiori delucidazioni; mentre gli altri, pur non avendo capito, andarono via, per orgoglio o perché poco interessati.
Marco 4:10 Ora, quando egli fu solo, coloro che gli stavano attorno con i dodici lo interrogarono sulla parabola.
Il Vangelo di Matteo riferisce un fatto analogo avvenuto a proposito della parabola della zizzania.   
Matteo 13:36 Allora Gesù, licenziate le folle, se ne ritornò a casa e i suoi discepoli gli si accostarono, dicendo: «Spiegaci la parabola della zizzania a nel campo».
Sono le uniche due parabole a cui Gesù diede spiegazione, ma definì fondamentale la comprensione della prima.
Marco 4:13 Poi disse loro: «Non comprendete questa parabola? E come comprenderete tutte le altre parabole?
La cosa ci riguarda, dato che fino ad ora abbiamo ricevuto un’errata spiegazione e nella convinzione che parlasse di salvezza, essendo già salvati, abbiamo creduto che non ci riguardasse.  
Gesù si riferisce al Regno e parla dei cuori dei credenti; dice che se un cuore è indurito il nemico gli ruba facilmente la Parola; dice che se un cuore è ben disposto riceve la Parola e porta frutto.
In altri termini Gesù ci avverte che tutto il nostro modo di vivere nel Regno dipende dall’attitudine con cui riceviamo nel cuore la Parola del Regno.
Proverbi 4:23 Custodisci il tuo cuore con ogni cura, perché da esso sgorgano le sorgenti della vita.
 
Egli cita tre elementi essenziali alla comprensione della parabola.
1. Il seme, che è sempre lo stesso, ha la potenzialità di riprodurre la stessa pianta da cui proviene e nel suo interno contiene un messaggio genetico.
 2.  La terra, che è indispensabile per fare germogliare il seme e manifestare tutta la sua potenzialità, rappresenta il cuore delle persone.  
3. Le condizioni che ostacolano la crescita del seme: l’orgoglio, l’arroganza, le sbagliate attitudini del cuore, la mancanza di interesse, impediscono di ricevere e di approfondire la Parola del Regno.
  
Mentre gli altri Vangeli parlano di Parola di Dio in modo generico, il Vangelo di Matteo afferma che il seme è la specifica Parola del Regno e questo ci induce ad esaminare il nostro modo di vivere in esso.    
Il seme è il Vangelo, la Parola, il messaggio del Regno. 
Il terreno è di quattro tipi e ogni cuore appartiene ad uno di essi.
Il primo è  duro, calpestato, e il seme che vi cade viene preso dagli uccelli.
Rappresenta i cuori induriti che ascoltano la Parola, ma non ne fanno tesoro.
Il secondo ha poca terra, il seme vi germoglia, ma non può mettere radici né nutrirsi. Rappresenta le persone superficiali, che ascoltano, vengono coinvolte emotivamente, ma il tutto si esaurisce presto perché non realizzano una reale comprensione spirituale.  
Il terzo è incolto e il seme cade tra le spine, che lo soffocano appena germoglia.  
Il quarto è fertile, ben preparato, pronto a ricevere il seme della Parola del Regno, a lasciarsi governare da Dio e a portare frutto.
La spiegazione di Gesù mette in chiaro che le attitudini del nostro cuore decidono l’entità del frutto che porteremo per il Regno e se lo porteremo.
È singolare il fatto che nell’elencare le varie quantità di frutto, Gesù abbia iniziato da cento. Uno studio condotto sul grano ha permesso di scoprire che in buona terra un solo chicco può produrre fino a tre spighe, con un totale di cento chicchi. 
 
Dei nemici della Parola del Regno, che ostacolano la nostra vita spirituale, il primo è il maligno, che non appena vede il seme cadere in un cuore indurito va  subito a rubarla.
 
In secondo luogo vi sono le afflizioni, le persecuzioni e le tribolazioni, che impediscono al seme della Parola di fare presa se il cuore non è ancora pronto.
Nessuno può pensare di non dover avere afflizioni e tribolazioni, perché il Signore le ha preannunciate, eppure alcuni non le accettano, non hanno compreso che il mondo è dominato da un nemico che provvede ogni genere di tormenti facendo credere che Dio ne sia l’artefice.
 
In terzo luogo le sollecitudini di questo mondo. 
La parola ‘sollecitudine’, dal greco merìmna, generalmente viene tradotto con ‘sollecitudini o ansietà’, ma più precisamente vuol dire: ‘dividere qualcosa con un altro, condividere, avere la mente divisa, essere instabile’, il che vuol dire che oltre alla passione per Dio, nella mente c’è anche la passione per altre cose, col risultato che non ci si dedica pienamente al Signore.
Le sollecitudini sono, quindi, tutte le cose che distraggono dal Regno di Dio.
Chi coltiva più passioni, non può amare davvero Dio, essendo impossibile amare contemporaneamente Lui e il mondo.
È una condizione, questa, che soffoca la Parola del Regno e impedisce di portare frutto.
La prima distrazione viene dalla TV, che con il calcio, i films, i documentari e le trasmissioni di vario genere, ci ruba troppo tempo e ci impedisce di pregare, meditare, leggere la Bibbia, occuparci delle cose a cui ci chiama il Signore.
La distrazione è una strategia che il nemico usa per allontanare il nostro sguardo e il nostro interesse da Dio. Ciò non vuol dire che nella giusta misura non ci si possa svagare, purché la priorità sia data sempre a Dio e al Suo Regno e affinché, andando dietro a distrazioni vane, non si smarrisca lo scopo della propria vita.  
 
C’è anche l’inganno delle ricchezze, a cui non dobbiamo legare il nostro cuore perché alla fine dovremo lasciarle.  
1Timoteo 6:17 Ordina ai ricchi di questo mondo di non essere orgogliosi, di non riporre la loro speranza nell'incertezza delle ricchezze, ma nel Dio vivente, il quale ci offre abbondantemente ogni cosa per goderne,
Chi ama il Re sa che le vere ricchezze sono quelle eterne che solo Lui può dare.  
 1Timoteo 6:9 Ma coloro che vogliono arricchirsi cadono nella tentazione, nel laccio e in molte passioni insensate e nocive, che fanno sprofondare gli uomini nella rovina e nella distruzione. 10 L'avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali e, per averlo grandemente desiderato, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti dolori.
Molti diventano schiavi del denaro al punto di trascurare la famiglia.
Per questo motivo tanti figli accumulano un tale vuoto affettivo e un dolore così grande da cercare compensi nella droga, anche se questa finisce col distruggerli.
 
Infine vi sono le cupidigie di altre cose.
Marco 4:19 ma le sollecitudini di questo mondo, l'inganno delle ricchezze e le cupidigie delle altre cose, che sopravvengono, soffocano la parola e questa rimane infruttuosa.
 A quali cupidigie si riferisce Marco? Si riferisce ai desideri incontrollati che soffocano la Parola del Regno, all’amore per le cose del mondo che fa perdere l’orientamento spirituale e lo scopo della vita.
Vediamo cosa dice in proposito l’apostolo Giovanni.
1Giovanni 2:15 Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui, 16 perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l'orgoglio della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. 17 E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno.
Qui per mondo s’intende il sistema ispirato da satana, a cui esso è soggetto, che è in contrasto con i pensieri di Dio e che è caratterizzato dalla concupiscenza della carne, dalla concupiscenza degli occhi e dall’orgoglio della vita.   
 
Concludendo: se il seme cade in un cuore onesto, pronto, pieno di fede e consacrato, porta frutto, ma se cade in un cuore che va dietro ad altre passioni, è superficiale, legato al denaro, si lascia facilmente distrarre dalle cose di Dio e coinvolgere dal sistema del mondo, non dà frutto. In tal caso occorre chiedersi il perché, attivarsi, chiedere allo Spirito Santo di operare una trasformazione, di arare il terreno del proprio cuore per ammorbidirlo, renderlo ricettivo, rompere le parti indurite dall’orgoglio, dall’arroganza, dalla superficialità, dalla convinzione di autosufficienza.
 
Permettiamo allo Spirito Santo di operare in noi una trasformazione tale da mettere il nostro cuore nella condizione di portare frutto per il Regno di Dio.
Destituiamo dal trono del nostro cuore “l’io” e permettiamo al Re di prendervi posto, perché alla fine il mondo con tutte le sue ingannevoli attrattive passerà e solo il Regno di Dio rimarrà in eterno.
Basta comprendere questo per capire anche che nessuna cosa ha un valore maggiore di esso e che per noi è conveniente dare assoluta priorità a tutto ciò che lo riguarda.