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                Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 20 giugno 2010
 
Oratore: Pastore Rosario Mascari
 
BATTESIMI
 
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
        

 
La Parola di Dio è il più grande tesoro esistente sulla terra perché è fonte di salvezza eterna oltre che di benedizioni spirituali e materiali. Gli Ebrei la rispettavano a tal punto da alzarsi ogni qualvolta la Scrittura veniva aperta in loro presenza, per sedersi soltanto dopo che veniva richiusa. Anche noi dovremmo avere nei suoi confronti una riverenza simile alla loro, perché da essa apprendiamo tutto della nostra storia passata, presente e futura, infatti, anche se noi siamo concentrati soprattutto sul nostro presente, ci fa conoscere pure gli eventi futuri di cui saremo protagonisti.
 
La Parola di Dio ci suggerisce di vivere il breve tempo della nostra vita terrena senza perdere di vista un importante obiettivo, quello del premio che potremo ricevere dal Signore in base alla fedeltà che Gli avremo dimostrata e alla misura in cui avremo fatto la Sua volontà, quando ci troveremo in Sua presenza nel BEMA, il tribunale di Cristo; inoltre ci ricorda la promessa secondo cui nel millennio regneremo con Lui sulla terra.  
 
In essa troviamo istruzioni su ogni tema e in questo giorno dedicato ai battesimi viene approfondito quello del battesimo in acqua e ciò che rappresenta.
Dal libro degli Atti apprendiamo che dopo la morte di Gesù gli apostoli lo praticavano solo agli adulti per immersione totale, ma in seguito subentrò l’usanza di battezzare i neonati anche se nella Bibbia non c’è traccia di un simile battesimo.
Soltanto nel sedicesimo secolo la corrente protestante degli anabattisti tornò a ministrare il battesimo esclusivamente agli adulti per immersione totale, ma furono perseguitati così duramente da trovarsi costretti a fuggire nel nord Europa. Hanno sofferto molto per affermare questa verità biblica che oggi è accettata da tutte le correnti evangeliche.
 
Il battesimo in acqua viene ministrato in obbedienza al comando di Gesù: “Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo(Matteo 28:19) a chi, avendo già ottenuto la salvezza, vuole testimoniare la propria esperienza col Signore e dichiarare pubblicamente di voler essere Suo discepolo.
Esso contiene una simbologia mediante la quale il credente s’identifica con Cristo:
   -   nella Sua morte e nel Suo seppellimento, nel momento in cui s’immerge nelle acque;
   -   nella Sua risurrezione, quando emerge dalle acque;
   - nel nuovo cammino di vita con Cristo, quando, avviandosi bagnato, raffigura il proposito di  voler vivere impregnato dell’acqua della Parola;
   - nello stare seduto con Lui nei luoghi celesti, cosa che esprime nel prendere posto in chiesa.
Il Battesimo in acqua non consiste in una celebrazione, in un rito o in un gesto di obbedienza a un comando di Gesù, ma nella totale identificazione del battezzando con ciò che è accaduto a Lui prima, durante e dopo la croce.
L’apostolo Paolo esprime così la sua totale identificazione con Cristo:
 Galati 2:20 Io sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me…
 
Ricevere il battesimo in acqua rende protagonisti di tale simbologia ed equivale a dichiarare che la propria vecchia natura non esiste più, che il vecchio io è stato inchiodato alla croce e che dentro di sé c’è una creatura del tutto nuova.
2Corinzi 5:17 Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove.
Essere in Cristo vuol dire essersi identificati con Lui e avere cambiato identità e padrone, col risultato di avere ottenuto l’accesso alle Sue infinite ricchezze e avere cambiato anche il proprio presente e il proprio futuro. Quando si era in Adamo, infatti, si era eredi di perdizione eterna, di malattie, di oppressione mentale, di povertà economica e di mancanza di speranza per il futuro.
Nel momento della conversione del cuore, per opera miracolosa e potente dello Spirito Santo si riceve uno spirito nuovo e si entra a far parte del corpo di Cristo. Allora la vita cambia, tutto quello che interessava prima e che non si accorda con la Parola di Dio non interessa più, si acquista la capacità di rifiutare il peccato perché Colui che è nel nostro cuore è più forte di quello che è nel mondo!
 
Tutto questo, però, non avviene per sforzi personali o perché ci s’impone di agire in un certo modo per dovere.
Ricordiamoci che quando Mosé diede agli Israeliti la legge di Dio, sotto una spinta emotiva tutto il popolo promise che avrebbe fatto interamente la Sua volontà, ma ahimè, subito dopo si fece il vitello d’oro, contravvenendo al primo comandamento!
Anche a noi può accadere di credere, sotto l’impulso di una carica emotiva, di poter fare la volontà di Dio con le nostre forze, ma poiché la carica emotiva non è mai stabile ed è destinata a scemare, non appena si abbassa di livello, con essa si abbassa di livello anche il nostro proposito di obbedienza. Quando la carica emotiva che abbiamo acquisita, ad esempio, con la predicazione domenicale, una volta fuori dall’atmosfera della chiesa e dall’ascolto della Parola predicata si abbassa, possiamo ritrovarci soli con i nostri problemi, dimenticare di essere nuove creature in Cristo, sentirci vuoti, incapaci e inutili. Proprio allora, però, quando il nemico vuole farci dimenticare che in Cristo siamo nuove creature e che siamo re e sacerdoti, abbiamo bisogno di confessare: “ io sonouna nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove!”.
Se lo crediamo nel cuore e lo confessiamo con la bocca, qualcosa avviene nel mondo spirituale.
 
Simboleggiando l’identificazione del credente con la morte e risurrezione di Gesù, il battesimo in acqua ci ricorda inevitabilmente quanto ha patito il nostro Signore pur di salvarci.  
Nell’Antico Testamento si trovano parti della storia d’Israele che prefigurano il Suo sacrificio.
Nel libro dell’Esodo si legge che prima che la decima piaga si abbattesse sugli Egiziani e finalmente gli Ebrei potessero uscire dall’Egitto, Dio comandò ad ogni Ebreo di procurarsi un piccolo agnello o un capretto senza difetto e senza macchia, di tenerlo nella propria casa e di nutrirlo, per sgozzarlo infine nel quattordicesimo giorno.
Esodo 12:5 Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, dell'anno; potrete prendere un agnello o un capretto. 6 Lo conserverete fino al quattordicesimo giorno di questo mese, e tutta l'assemblea del popolo d'Israele lo ucciderà sull'imbrunire.
Col suo sangue avrebbero dovuto spruzzare l’architrave e i due stipiti della porta…
Esodo 12:7 Prenderanno quindi del sangue e lo metteranno sui due stipiti e sull'architrave delle case dove lo mangeranno.
…così avrebbero preservato la casa dal flagello che stava per arrivare.
Esodo 12:13 E il sangue sarà un segno per voi sulle case dove siete; quando io vedrò il sangue passerò oltre e non vi sarà piaga su di voi per distruggervi, quando colpirò il paese d'Egitto.
Il sangue spruzzato sull’architrave e sugli stipiti della porta formava una croce e questo ci fa comprendere come quel sacrificio sia stato profetico ed abbia raffigurato quello perfetto dell’Agnello di Dio!
Il sangue proteggeva tutti coloro i quali si trovavano all’interno della casa a prescindere dai loro meriti, infatti l’angelo della morte guardava solo il sangue e se lo vedeva passava oltre!
Così è per noi: se siamo in Cristo e nella nostra vita c’è il sangue di Gesù, per noi non ci sarà giudizio né condanna né morte.
 
Anche nel libro del Levitico si legge qualcosa di singolare che trova riscontro nel sacrificio di Gesù.
Quando Dio istruì il Suo popolo su come compiere il primo sacrificio dell’anno, ordinò che il sommo sacerdote Aaronne, tra l’altro, sacrificasse un torello senza macchia e senza difetto, che era il massimo dei sacrifici, e poi col dito spruzzasse sette volte un po’ del suo sangue sul propiziatorio.
Levitico 16:14 Poi prenderà del sangue del torello e lo spruzzerà col suo dito sul propiziatorio dal lato est; spruzzerà pure un po' di sangue col suo dito davanti al propiziatorio sette volte.
Ebbene, anche Gesù versò il Suo sangue sette volte.
 
   1. Quando nel Getsemani, per essersi caricato di tutti i peccati del mondo, entrò in agonia e versò sudore misto a sangue. Con quel sangue che cadde sul suolo Egli riscattò la terra dalla maledizione prodotta dal primo peccato commesso nel giardino dell’Eden.
 
   2. Quando Gli imposero la corona di spine. Col sangue versato dal capo Egli pagò per tutte le malattie mentali e ci ha reso liberi da oppressioni, depressioni, fobie e paure, per molte delle quali la scienza medica non ha risposte e cerca di dare una soluzione imbottendo di farmaci o suggerendo diversivi ed evasioni. Tali malattie giungono all’improvviso, avvolgono come in una nube nera e tengono nella tristezza che viene da Satana, ma la Bibbia afferma che per liberarcene Gesù pagò e che chi ne è afflitto deve rifiutarle, rispedirle al mittente, dichiarare chi è in Cristo, confessare che la gioia del Signore è la sua forza. 
 
   3.   Quando Gli strapparono la barba. Col sangue versato dal Suo viso gonfio e deformato, Egli pagò per l’immagine distorta che alcuni di noi hanno di se stessi.
Isaia 50:6 Ho presentato il mio dorso a chi mi percuoteva e le mie guance a chi mi strappava la barba, non ho nascosto il mio volto all'ignominia e agli sputi.
     Pensiamo ad esempio agli anoressici, che si vedono troppo grassi anche se sono al limite della sopravvivenza, o a quei maschi che si vedono donne. Gesù ha versato il sangue dal Suo volto affinché ci vediamo come ci vede Dio.
 
   4. Quando Lo flagellarono. Dal momento in cui fu dato in mano ai Romani, Gesù subì torture sia fisiche che psicologiche. Durante la flagellazione ricevette tanti colpi da essere scarnificato dal flagello e leso persino negli organi interni. Col sangue versato a causa della flagellazione pagò per tutte le nostre malattie.
        Isaia 53:5 Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti.
 
   5. Quando Gli forarono le mani. I fori praticati ai polsi Gli immobilizzarono le mani e da essi versò del sangue affinché noi fossimo liberi di benedire, di imporle sugli infermi e di toccare le cose per farle prosperare.  
 
   6. Quando Gli forarono i piedi. Col sangue versato dai fori dei chiodi che Gli hanno bloccato i piedi ha pagato affinché noi potessimo essere liberi di camminare nell’amore di Dio e nelle Sue vie, di camminare per annunciare l’Evangelo senza essere bloccati da nessuna cosa.
 
   7. Quando Gli forarono il costato. Dal foro praticato dalla lancia uscì sangue ed acqua. Con quel sangue completò la nostra redenzione.
 
Il sangue che Aaronne spruzzò sul propiziatorio sette volte era ombra di eventi futuri che si sarebbero concretizzati in Cristo nel Nuovo Testamento.
1Pietro 1:18 sapendo che non con cose corruttibili, come argento od oro, siete stati riscattati dal vostro vano modo di vivere tramandatovi dai padri, 19 ma col prezioso sangue di Cristo, come di Agnello senza difetto e senza macchia,
Dio ha permesso tutto questo affinché noi potessimo identificarci in Cristo, il quale ci ha riscattati dal nostro vano modo di vivere tramandatoci dai nostri padri al prezzo del Suo prezioso sangue.
 
Non esiste alcuna opera umana o cosa terrena, per quanto pregio possa avere, che sia in grado di contribuire alla nostra salvezza; abbiamo bisogno del prezioso sangue di Cristo, l’unica cosa che ha il potere di riscattarci dalla schiavitù del maligno.
 Meditiamo sui sette momenti in cui Gesù versò il Suo sangue, sul loro significato e sulla sofferenza che patì per consentirci l’accesso alla Sua grazia; esprimiamoGli la nostra gratitudine e riconosciamo l’immensità del Suo amore per noi, che continua a manifestarci ogni giorno con le Sue compassioni, col Suo perdono, con la Sua grazia.