Servizio di adorazione ore 18.00 – Palermo, domenica 7 giugno 2009
Oratore: Pastore Lirio Porrello
LA RELAZIONE TRA LAVORATORE E DATORE DI LAVORO
Chi lavora con mano pigra impoverisce, ma la mano degli uomini solerti fa arricchire. Proverbi 10:4
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Ancora in tema di relazioni basate sulla grazia, oggi vengono posti all’attenzione i rapporti che devono intercorrere tra datori di lavoro e dipendenti e la loro importanza ai fini della testimonianza che si può offrire in quest’ambito.
In più parti della Parola di Dio viene toccato quest’argomento e vi si trova anche l’esortazione ad insegnarlo, perché seppure il lavoro è un aspetto materiale della nostra vita, in esso si deve riflettere quello spirituale. Il linguaggio biblico riguardante il lavoro è molto diverso da quello attuale, infatti, data la schiavitù largamente diffusa nell’impero romano, nella Bibbia si parla di servi e di padroni, ma i principi di Dio non sono mutati e dietro le Scritture si cela il Suo punto di vista.
Efesini 6:5 Servi, ubbidite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo, 6 non servendo per essere visti, come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo la volontà di Dio di buon animo, 7 servendo con amore, come a Cristo e non come agli uomini,8 sapendo che ciascuno, schiavo o libero che sia, se avrà fatto del bene, ne riceverà la ricompensa dal Signore. 9 E voi, padroni, fate lo stesso verso di loro, mettendo da parte le minacce, sapendo che il loro e vostro Signore è in cielo e che presso di lui non c'è alcuna parzialità.
Efesini 6:5 Servi, ubbidite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo, 6 non servendo per essere visti, come per piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo la volontà di Dio di buon animo, 7 servendo con amore, come a Cristo e non come agli uomini,8 sapendo che ciascuno, schiavo o libero che sia, se avrà fatto del bene, ne riceverà la ricompensa dal Signore. 9 E voi, padroni, fate lo stesso verso di loro, mettendo da parte le minacce, sapendo che il loro e vostro Signore è in cielo e che presso di lui non c'è alcuna parzialità.
Paolo parla più ai servi che ai padroni perché nel vastissimo impero romano c’erano circa sessanta milioni di schiavi e la chiesa di Efeso, di cui Timoteo fu pastore, era formata prevalentemente da servi.
Dopo avere scritto agli Efesini, Paolo scrive personalmente a Timoteo dicendogli che il lavoro secolare serve a testimoniare il Regno di Dio...
1Timoteo 6:1 Tutti coloro che sono sotto il giogo della schiavitù reputino i loro padroni degni di ogni onore, perché non vengano bestemmiati il nome di Dio e la dottrina. 2 Quelli poi che hanno padroni credenti non li disprezzino perché sono fratelli, ma li servano ancora meglio, perché coloro che ricevono il beneficio del loro servizio sono credenti e carissimi. Insegna queste cose ed esorta a praticarle
… a farsi riconoscere come Suoi figli dalla fedeltà, dall’amore, dalla correttezza e dall’onestà, perché con la condotta sul lavoro si onora Dio e si favorisce la diffusione della Sua dottrina.
In particolare mette in risalto che il servizio reso ai padroni che sono anche fratelli deve essere svolto con maggiore impegno e infine esorta Timoteo ad insegnare queste cose e a far sì che vengano messe in pratica.
A questo proposito il pastore Lirio riferisce che qualche giorno fa, in occasione del funerale di una nostra giovane sorella, in chiesa si è presentata la sua datrice di lavoro, la quale ha sentito di dover testimoniare pubblicamente il suo apprezzamento per la fede da lei dimostrata, per l’eccellenza e l’amore con cui aveva svolto il servizio alle sue dipendenze e ha dichiarato che per questi motivi aveva imparato ad amarla come una figlia. La nostra sorella portava Cristo sul posto di lavoro e per la sua condotta e la sua fede è stata molto apprezzata e amata.
I cristiani devono distinguersi e col proprio comportamento manifestare la loro appartenenza al Regno di Dio sia che il datore di lavoro sia un credente o meno.
Colossesi 3:22 Servi, ubbidite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne, non servendo solo quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con semplicità di cuore, temendo Dio. 23 E qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per gli uomini, 24 sapendo che dal Signore riceverete la ricompensa a dell'eredità, poiché voi servite a Cristo, il Signore. 25 Ma chi opera ingiustamente riceverà la retribuzione delle cose ingiuste che ha fatte, e non c'è parzialità con alcuno.
In questi versetti l’apostolo Paolo comanda ai servi di rendere il servizio ai loro padroni con lo stesso amore, lo stesso zelo e la medesima dedizione con cui lo renderebbero al Signore, ma ammonisce altresì i padroni a non usare nei riguardi dei loro servi metodi minacciosi...
Colossesi 4:1 Padroni, fate ciò che è giusto e ragionevole verso i servi, sapendo che anche voi avete un Padrone nei cieli.
…li esorta ad essere giusti, a non approfittare di loro e a non sfruttarli; li avverte che la loro è un’autorità delegata e che non sono padroni di nulla, perché ogni cosa appartiene al Signore.
Anche nell’epistola a Tito, come in molte altre, Paolo tratta il tema del lavoro e lascia intendere che quando i servi si mostrano fedeli e onesti, con la loro testimonianza rendono onore all’insegnamento del Signore.
Tito 2:9 I servi siano sottomessi ai propri padroni, cercando di compiacerli in ogni cosa, di non contraddirli,10 di non frodarli, ma di mostrare una totale fedeltà, affinché in ogni cosa onorino l'insegnamento di Dio, nostro Salvatore.
Pietro esorta i servi a relazionare con i loro padroni secondo la grazia anche quando questi agiscono male.
Pietro 2:18 Servi, siate con ogni timore sottomessi ai vostri padroni, non solo ai buoni e giusti, ma anche agli ingiusti,
Preso atto di come nella Parola di Dio sia tenuta in considerazione la relazione tra dipendenti e datori di lavoro, vediamo come questo rapporto viene vissuto nella pratica.
Molti fanno una netta distinzione tra la vita spirituale e quella secolare; pensano che il lavoro non abbia nulla a che vedere con la vita spirituale, ma la Bibbia dice che il cristianesimo è uno stile di vita, che deve essere praticato ventiquattr’ore su ventiquattro e che noi serviamo Dio anche quando lavoriamo alle dipendenze di altri.
Alcuni svolgono di malavoglia il loro lavoro, pensano che sia meglio non far nulla, sono privi di entusiasmo, borbottano, danno l’impressione di aver lasciato Gesù a casa!
Se solo pensassero che anche Dio, il quale ci ha creati a Sua immagine e vuole che in noi si riproduca il Suo carattere, ha lavorato, cambierebbero atteggiamento e amerebbero il loro lavoro.
Sappiamo perché lavoriamo? A questa domanda i più risponderebbero che lavorare è necessario per il sostentamento della famiglia, ma biblicamente parlando, il motivo per cui lavoriamo, non è questo. La Scrittura afferma che la priorità assoluta è cercare il Regno di Dio, non il lavoro, e che poi il Signore ci darà ogni altra cosa. Nel Vangelo di Matteo è scritto che Dio provvede il cibo e che sono i pagani a darsi pensiero per tutte le cose materiali, a volere sempre di più per apparire come gli altri, anche a costo di indebitarsi e spesso finendo con l’impoverirsi per la cattiva gestione delle finanze.
Matteo 6:32 Poiché sono i gentili quelli che cercano tutte queste cose, il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose.
Apparteniamo a un Regno il cui Re è nostro Padre, che è il Padrone di ogni cosa, che conosce i nostri bisogni e promette di provvedere ad essi, per cui entrare in ansietà equivale a non fidarsi di Lui e a non credere alla Sua promessa.
Nell’epistola agli Efesini Paolo ci rivela il motivo per cui, biblicamente parlando, dobbiamo lavorare.
Efesini 4:28 Chi rubava non rubi più, ma piuttosto si affatichi facendo qualche buona opera con le proprie mani, affinché abbia qualcosa da dare a chi è nel bisogno.
Afferma che il nostro lavoro non serve per noi stessi, ma per aiutare chi ha bisogno di conoscere il Vangelo, per spanderlo, per fare sapere agli altri che il nostro Re si prende cura dei Suoi sudditi e provvede ai loro bisogni.
Come si può sapere se si è cittadino di un regno?
Dal fatto che si pagano le tasse al regno a cui appartiene. Come, ad esempio, in qualità di cittadini italiani contribuiamo al buon funzionamento del nostro Paese pagando le tasse, così chi è cittadino del Regno di Dio deve contribuire con le propria decima e con le offerte alla propagazione dell’Evangelo. Non investire nel Regno vuol dire escludersi da esso, non sentire di appartenergli e di conseguenza non poter godere dei benefici in esso stabiliti per i suoi cittadini, mentre versando la tassa prevista si acquista il diritto di godere di tali benefici.
Quando abbiamo invocato il nome del Signore e siamo stati salvati, di fatto Lo abbiamo riconosciuto come nostro Padrone e siamo entrati a far parte del Suo Regno, ma se in questo Regno non ci crediamo e non lo sosteniamo con le nostre decime e le nostre offerte, se pensiamo di poter essere cristiani indipendenti, di fatto ci poniamo fuori da esso e un giorno ci sentiremo dire: “Non ti conosco”!
Proverbi 3:9 Onora l'Eterno con i tuoi beni e con le primizie di ogni tua rendita; 10 i tuoi granai saranno strapieni e i tuoi tini traboccheranno di mosto.
Dobbiamo onorare il nostro Re contribuendo al sostentamento del Suo Regno e in questo modo, mentre noi facciamo la nostra parte, Egli può benedirci.
Dal nostro agire dipendono: la prosperità se avremo dato, la miseria in caso contrario.
In cielo saremo ricompensati per quello che avremo fatto per il Regno, mentre non ci sarà alcun premio per la cura che avremo prestata alle cose materiali.
Il Padre può prendersi cura di chi si sottomette a Lui, non di chi pensa di poter essere un cristiano indipendente e si pone fuori dal Suo Regno.
Come deve comportarsi un impiegato cristiano? Colossesi 3:22-25
Il cristiano deve obbedire al proprio datore di lavoro in ogni cosa, non per essere visto dagli altri, ma per timor di Dio e per amore, come se lavorasse per il Signore.
Deve sottomettersi al suo datore di lavoro in ogni caso, non solo se questi è meritevole, buono e giusto.
Sul posto di lavoro deve portare la cultura del Regno che è fatta di obbedienza, sottomissione e rispetto e con questi comportamenti attrarre le persone a Cristo.
Nell’evidenziare il valore del lavoro secolare, l’apostolo Paolo afferma che in esso c’è:
un piano eterno, infatti riceverà una ricompensa eterna;
un piano evangelico, perché svolgendolo si serve Cristo;
un piano etico, infatti sarà retribuito con giustizia e imparzialità.
Come deve comportarsi un datore di lavoro?
Colossesi 4:1 Padroni, fate ciò che è giusto e ragionevole verso i servi, sapendo che anche voi avete un Padrone nei cieli.
Paolo mette in guardia i datori di lavoro dal compiere abusi, sfruttamento e oppressione in quanto, pur essendo in autorità, anch’essi dovranno rendere conto del loro operato a un’autorità superiore, all’unico Padrone esistente, al Re del Regno, alla massima autorità dell’universo e li esorta a rappresentare il Re e ad onorarLo mostrando compassione, grazia e disponibilità.
Un modo per onorare il Signore è quello di osservare il giorno del riposo.
Dio si riposò nel settimo giorno (Genesi 2:3), lo santificò ed esige che tutti i cittadini del Suo Regno facciano lo stesso, quindi sia i datori di lavoro che i dipendenti devono astenersi dal lavorare nel settimo giorno, per dedicarsi a Dio, alla famiglia ed anche per preservare il loro corpo da eccessivo stress.
Il lavoro domenicale non viene da Dio, non permettiamo quindi al maligno di imporci la sua cultura idolatra che vuole spadroneggiare su di noi impedendoci di prendere le benedizioni del Regno!
Molti si definiscono cristiani, ma poiché in realtà non sono mai entrati nel Regno di Dio, si lamentano del fatto che il Signore non ascolti le loro preghiere. Costoro ignorano che Dio si occupa solo dei cittadini del Suo Regno e non di chi appartiene a un altro regno!
L’apostolo Pietro esorta chi viene trattato ingiustamente dal proprio padrone a non ribellarsi, ad essergli comunque sottomesso e a testimoniare col suo comportamento che anche nel lavoro serve Cristo. È un modo per conquistarlo per il Signore.
1Pietro 2:18 Servi, siate con ogni timore sottomessi ai vostri padroni, non solo ai buoni e giusti, ma anche agli ingiusti, 19 perché è cosa lodevole se uno, per motivo di coscienza davanti a Dio, sopporta afflizioni soffrendo ingiustamente.
In definitiva, avendo preso atto che la Parola di Dio dà molta importanza alle relazioni che intratteniamo nell’ambito lavorativo, sia nelle vesti di datori di lavoro che in quelle di dipendenti, e che dal nostro agire dipendono le benedizioni che potremo ricevere, abbiamo motivo di effettuare scelte adeguate al fine di impostare i nostri rapporti di lavoro sulla base della grazia, secondo la logica divina e non guardando ai meriti, affinché gli altri vedano nella nostra condotta improntata alla giustizia, alla pace e alla gioia dello Spirito Santo, la nostra appartenenza al Regno di Dio e notino come i veri cristiani glorificano il Signore anche nel lavoro secolare.



