Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 24 maggio 2009
Oratore: Pastore Lirio Porrello
RICONCILIARSI L’UN L’ALTRO
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
È strettamente collegato a quello della scorsa domenica, che trattava del perdono, l’odierno messaggio sulla riconciliazione, tuttavia, pur potendo essere messi in relazione, il perdono e la riconciliazione rimangono due cose ben distinte ed hanno obiettivi diversi.
Nel Vangelo di Matteo, nel contesto delle beatitudini, Gesù pronuncia parole che possono apparire pesanti e incomprensibili se non si coglie il senso generale del Suo discorso. Nell’elencare le beatitudini, Egli di fatto proclama le leggi del Regno di Dio in cui i credenti entrano con la nuova nascita spirituale, allorché vengono strappati dal regno delle tenebre e trasportati in quello della luce. È un Regno, quello di Dio, le cui leggi possono essere osservate solo da chi conosce il Signore e per Sua grazia può applicarle alla propria vita.
Matteo 5:21 Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non uccidere” e: "Chiunque ucciderà, sarà sottoposto al giudizio"; 22 ma io vi dico: Chiunque si adira contro suo fratello senza motivo, sarà sottoposto al giudizio; e chi avrà detto al proprio fratello: "Raca", sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: "Stolto", sarà sottoposto al fuoco della Geenna. 23 Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all'altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, 24; poi torna e presenta la tua offerta .25 Fa' presto un accordo amichevole con il tuo avversario, mentre sei sulla via con lui, che talora il tuo avversario non ti dia in mano del giudice e il giudice ti consegni alla guardia e tu sia messo prigione 26 In verità ti dico, che non uscirai di là finché tu non abbia pagato a l'ultimo centesimo.
Nel verso 21 Gesù ricorda che, secondo la legge, chi uccide deve essere sottoposto a giudizio, ma aggiunge che anche chi si adira contro suo fratello viene sottoposto a giudizio; in modo analogo in Matteo 5:27-28 è scritto che secondo la legge chi commette adulterio merita la morte, ma aggiunge che anche chi guarda una donna desiderandola in cuor suo commette adulterio. Questo significa che, mentre nell’Antico Testamento venivano punite le azioni, nel Nuovo sono punite anche le intenzioni e che nel Regno di Dio le richieste sono più alte e possono essere attuate solo da chi è nato di nuovo ed ha dentro di sé lo Spirito di Dio.
Dai versi successivi si evince che le nostre relazioni si riflettono sulla nostra adorazione a Dio e poiché anche l’offerta fatta a Lui è un atto di adorazione, Gesù ci fa sapere che il Padre non gradisce la nostra offerta se abbiamo qualcosa contro qualcuno. Le nostre relazioni con gli altri non sono, infatti, un capitolo a parte nella nostra vita, ma influenzano il nostro rapporto col Signore, il quale ci dice: lascia lì la tua offerta davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con tuo fratello.
Come nella famiglia naturale il padre svolge il ruolo di paciere tra i figli, così nella Chiesa, che è la nostra famiglia spirituale, il Padre Celeste vuole che i Suoi figli abbiano buone relazioni e che in caso di contrasti e litigi, si adoperino per la riconciliazione.
Il termine greco corrispondente all’italiano riconciliare è diallasso, che significa “cambiare completamente, ripristinare una relazione interrotta”; altri vocaboli greci sinonimi di diallasso sono: katallasso, che significa “ritornare a favorire, tornare a fare favori” e apokatallasso, che vuol dire “riportare allo stato di armonia iniziale”.
Il perdono è un componente del processo di riconciliazione, ma le due cose sono diverse:
- perdonare vuol dire rimettere un debito, mentre riconciliarsi vuol dire ripristinare un rapporto;
- il perdono può avvenire in un attimo, mentre la riconciliazione può richiedere più tempo, essendo talvolta necessario recuperare la fiducia verso la persona che ci ha offeso. Può accadere infatti che le persone sbaglino ripetutamente, che vengano ripetutamente perdonate ma che, essendo venuto meno il rapporto di fiducia, serva del tempo per accertarsi del ravvedimento dell’altro, ridargli la propria fiducia e ripristinare i rapporti.
Il libro della Genesi ci dice che il perdono può essere dato prima della riconciliazione.
Vi si legge infatti che Giuseppe, avendo avuto rivelazione che tutto il male che aveva ricevuto dai suoi fratelli faceva parte di un progetto divino, li aveva perdonati ancor prima di incontrarli.
Genesi 50:19 Giuseppe disse loro: «Non temete; sono io forse al posto di DIO? Voi avete macchinato del male contro di me; ma DIO ha voluto farlo servire al bene, per compiere quello che oggi avviene: conservare in vita un popolo numeroso.
Giuseppe perdonò i suoi fratelli per tre motivi:
- Aveva compreso di non essere il loro giudice e che spettava al Signore giudicarli; non cercò di vendicarsi, cosa che gli sarebbe facile nella situazione in cui si trovava, ma riponeva la sua fiducia nel Signore.
- Voleva che fosse Dio a gestire la sua vita e non permise ai risentimenti di dominarlo. Molti, invece, quando subiscono un’offesa, vivono nel rancore, si lasciano governare dall’offesa ricevuta e non permettono a Dio di prendersi cura di loro.
- Avendo la consapevolezza del perdono di Dio, decise di perdonare a sua volta.
Altre differenze tra perdono e riconciliazione.
Il perdono può essere dato anche se non è stato richiesto.
Senza che noi Glielo chiedessimo, Dio ci ha perdonato; per Sua iniziativa duemila anni fa inchiodò alla croce tutti i nostri peccati e le nostre iniquità e se oggi Gli chiediamo perdono è perché sappiamo di essere stati già perdonati.
La riconciliazione, invece, non può avvenire senza la presenza di entrambe le parti e dipende molto dall’atteggiamento di chi ha prodotto l’offesa.
Il perdono può essere, quindi, un atto unilaterale, la riconciliazione no.
Quando il prodigo ritornò da suo padre, desiderava il suo perdono, ma non si aspettava di poter ripristinare con lui il rapporto che aveva prima. Fu il padre, per sua grazia, ad offrirgli una piena riconciliazione riaccogliendolo come figlio, facendogli mettere l’anello al dito, facendogli indossare una bella veste e restituendogli la condizione in cui si trovava prima di lasciare la casa paterna.
La nostra è una società irascibile e litigiosa, molti non sanno vivere senza litigare e ne sono una prova il fallimento di circa il cinquanta per cento dei matrimoni sia in Italia che in Europa e il difficile rapporto tra genitori e figli. La Chiesa deve predicare molto sulla riconciliazione, deve adoperarsi a tal fine anche svolgendo una funzione di mediazione e intervenire là dove l’orgoglio, facendo credere alle persone di non avere bisogno degli altri, opera separazioni.
Dio ha affidato a noi il ministero della riconciliazione e dobbiamo svolgerlo sia per riconciliare le persone a Dio, che per riconciliarle tra loro.
Proverbi 18:19 Un fratello offeso è come una città forte; e le liti come le sbarre di una fortezza
Questa Scrittura afferma che le offese creano mura di separazione e che i litigi sono come sbarre che tengono prigionieri.
Dalla storia di Giacobbe e di Esaù si traggono sette principi riguardanti la riconciliazione.
1. Se ad un’offesa non si rimedia subito, col passare del tempo i rapporti peggiorano, la rabbia e la sete di vendetta si accrescono.
Ripercorrendo la vita di Giacobbe, constatiamo che lottò per tutta la sua vita: cominciò a lottare contro suo fratello Esaù sin dal seno materno e poiché questi uscì dal grembo prima di lui, al momento della nascita gli afferrò il calcagno; continuò a lottare con Esaù per avere il diritto di primogenitura e lottò pure con suo padre quando, pur di ricevere la sua benedizione, prima che morisse, gli fece credere di essere Esaù, ingannandolo; successivamente, per sfuggire al fratello che lo inseguiva per ucciderlo, si rifugiò dallo zio Labano, ma anche allora e per ben vent’anni dovette lottare, sperimentando un dare e ricevere inganno; a Peniel lottò contro l’Angelo dell’Eterno e contro se stesso, infine, sapendo che suo fratello lo inseguiva con quattrocento uomini armati per ucciderlo, dovette affrontare una terribile lotta interiore.
Era passato tanto tempo, ma suo fratello non aveva dimenticato ed era determinato a mettere in atto la sua vendetta; il tempo trascorso, anziché attenuare la rabbia l’aveva accresciuta!
2. La riconciliazione inizia quando ci si mette in discussione e ci si esamina sinceramente.
Probabilmente attanagliato dai sensi di colpa e resosi conto di avere offeso suo fratello, Giacobbe confessò a Dio le sue paure, Gli gridò d’intervenire e innalzò una fervente preghiera.
Genesi 32:9 … «O DIO di mio padre Abrahamo, DIO di mio padre Isacco, o Eterno, che mi dicesti: "Torna al tuo paese e al tuo parentado e ti farò del bene", 10 io non sono degno di tutte le benignità e di tutta la fedeltà che hai usato col tuo servo, poiché io passai questo Giordano solamente col mio bastone e ora son divenuto due schiere. 11 Liberami, ti prego, dalle mani di mio fratello, dalle mani di Esaù, perché io ho paura di lui e temo che egli venga ad attaccarmi, non risparmiando né madri né bambini. 12 E tu dicesti: "Certo, io ti farò del bene e farò diventare la tua discendenza come la sabbia del mare, che non si può contare tanto è numerosa"».
3. Per riconciliarsi occorre gridare a Dio
In preghiera Giacobbe riconobbe di non meritare le cose che aveva ricevuto e che doveva ogni cosa alla Sua grazia; dichiarò a Dio le sue paure e Lo invocò di liberarlo dalle mani del fratello che voleva ucciderlo; Gli ricordò le Sue promesse e si appellò ad esse; la sua preghiera fu così fervente ed efficace che Dio gli rispose, perché molto può la preghiera del giusto, fatta con efficacia (Giacomo 5:16).
4. Il desiderio di riconciliazione induce a fare doni alla persona offesa, come fece Giacobbe.
Proverbi 21:14 Un dono fatto in segreto placa la collera e un regalo sottomano calma l'ira violenta.
5. Per riconciliarsi occorre cambiare l’orgoglio in spirito di servizio, chinarsi, umiliarsi.
Genesi 32:4 E diede loro quest'ordine dicendo: «Direte così ad Esaù, mio signore: "Così dice il tuo servo Giacobbe
Pur di recuperare il rapporto interrotto, Giacobbe decise di umiliarsi e inviò a suo fratello un messaggio di sottomissione con cui lo chiamava “mio signore”; questo gesto dovette sconvolgere Esaù e fargli sbollire l’ira.
Questa Scrittura ci insegna due cose: innanzitutto che per recuperare un rapporto bisogna umiliarsi, in secondo luogo che a prendere l’iniziativa per la riconciliazione deve essere chi è più benedetto da Dio e spiritualmente più maturo.
6. La riconciliazione richiede sincero pentimento e umiliazione.
Quando vide a distanza suo fratello, pur essendo claudicante, man mano che si avvicinava Giacobbe s’inchinò per sette volte davanti ad Esaù…
Genesi 33:3 Egli stesso passò davanti a loro e s'inchinò fino a terra sette volte, finché giunse vicino a suo fratello.
…e quando gli fu vicino, vedendo che la sua faccia sembrava quella di un angelo, comprese che Dio aveva operato nel suo cuore e gli disse:
Genesi 33:10 …vedere la tua faccia, per me è stato come vedere la faccia di DIO…
7. La riconciliazione richiede una completa liberazione dall'offesa.
Dio non cambiò solo Giacobbe, indebolendolo ed abbattendo il suo orgoglio, ma cambiò anche Esaù che infatti, vedendo il fratello tanto diverso da come lo ricordava, gli corse incontro e i due si sciolsero in un pianto liberatorio! Dio compì un’opera più grande di quella che Giacobbe gli aveva chiesta, operò una completa riconciliazione!
Genesi 33:4 Allora Esaù gli corse incontro, l'abbracciò, gli si gettò al collo e lo baciò; e piansero.
Lo Spirito di Cristo si è rivelato a noi nella riconciliazione …
2Corinzi 5:19 poiché Dio ha riconciliato il mondo con sé in Cristo, non imputando agli uomini i loro falli, ed ha posto in noi la parola della riconciliazione.
… infatti Dio non si è limitato a perdonare i nostri peccati, ma ha voluto riconciliarci a Lui per realizzare con noi lo stesso rapporto armonioso che aveva con Adamo prima della caduta ed ha potuto farlo solo in un modo: permettendo che Gesù si sacrificasse e pagasse al posto nostro al fine di non imputare più a noi i nostri falli e i nostri peccati e in tal modo poterci salvare.
Romani 5:10 Infatti, se mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del suo Figlio, molto più ora, che siamo stati riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.
Le nostre relazioni, come detto, influenzano il nostro rapporto con Dio e sta a noi impedire che attitudini negative (Efesini 4:21) ci impediscano di ricevere le Sue benedizioni.
Per Giacobbe Dio aveva un progetto, ma se non si fosse riconciliato a suo fratello non avrebbe potuto realizzarlo, essendoGli impossibile benedirlo.
In passato Giacobbe era stato orgoglioso, bugiardo, imbroglione, ladro, ma dopo avere ricevuto la rivelazione del cuore di Dio, si umiliò, si pentì, si riconciliò e… poteva essere benedetto!
1Corinzi 13:5 non si comporta in modo indecoroso, non cerca le cose proprie, non si irrita, non sospetta il male; 6 non si rallegra dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità, 7 tollera ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. 8 L'amore non viene mai meno,
Dio vuole che le nostre relazioni siano improntate alla grazia e quindi all’amore;
vuole che non ci limitiamo al perdono, ma che sul Suo esempio ci adoperiamo per recuperare i rapporti interrotti e ci riconciliamo agli altri come Egli si è riconciliato a noi per mezzo di Gesù;
vuole che ancor oggi si predichino il perdono e la riconciliazione che per grazia, senza imputare i peccati commessi, Egli è pronto a dare a chiunque, solo per fede nel Suo sacrificio, riconosce Gesù come proprio Salvatore e Lo accetta come proprio Signore.
Tutto questo Dio lo ha compiuto per amore e ci chiama ad amare gli altri per primi, come Egli ha fatto con noi!



