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Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 14 giugno 2009
 
Oratore: Pastore Lirio Porrello
 
AMIAMO  I  NOSTRI  NEMICI
 
Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano. Matteo 5:44
 
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
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L’odierno messaggio completa la serie di predicazioni dedicate alle relazioni basate sulla grazia, essenziali nella vita del credente, perché il Signore si serve di esse per attirare le persone a Lui ed espandere il Suo Regno.  
 
Quando qualcuno che aveva una relazione con Dio ci ha portato il messaggio del Vangelo, il nostro destino eterno è cambiato e adesso il Signore vuole usare noi come strumenti di salvezza per altre persone. 
Gesù, Campione nelle relazioni, costituisce per noi il modello perfetto a cui ispirarci e, sulla base del Suo insegnamento e del Suo esempio, dobbiamo distinguerci nel mondo in cui viviamo, prendere le distanze da esso, ispirarci alla Sua Parola e alla cultura del Regno di Dio. 
 
Quando con la nuova nascita si entra nel Regno di Dio, bisogna acquisirne la cultura, che è fatta di giustizia, di gioia e di pace, poiché è impossibile continuare a vivere secondo la cultura del mondo, che è ispirata dal nemico. 
Sulla terra, le persone più felici sono quelle che appartengono al Regno di Dio e che vivono nella gioia del Signore, ma devono badare a non farsela rubare dal maligno, perché in essa sta la loro forza.
Nel Regno di Dio tutte le relazioni devono essere improntate all’amore, non a quello che conosce il mondo, ma a quell’amore profondo e pronto a sacrificarsi interamente per gli altri, a quell’amore che portò Gesù sulla croce per la nostra salvezza.
 
Per vivere appieno i principi del Regno abbiamo bisogno di conoscere gli insegnamenti di Gesù e di metterli in pratica nella nostra vita.
Matteo 5:43 Voi avete udito che fu detto: "Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico". 44 Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano, 45 affinché siate figli del Padre vostro, che è nei cieli, poiché egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Perché, se amate coloro che vi amano, che premio ne avrete? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? 47 E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? 48 Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli».
In questa parte della Scrittura Gesù corregge un errato insegnamento dato al suo tempo dai farisei ed evidenzia che ciò che fu detto: "Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico" (v. 43), contrasta totalmente con l’insegnamento divino. Dio, infatti, non aveva mai detto di odiare il proprio nemico e ciò che insegnavano i Giudei, che non avevano compreso il Suo cuore, rifletteva solo il loro modo di pensare.
In nessuna parte della Scrittura si trova l’incitazione divina ad odiare i propri nemici, per questo Gesù tiene a precisare che dobbiamo amarli, benedire chi ci maledice, fare del bene a chi ci odia, pregare per chi ci maltratta e ci perseguita, riflettere nei propri comportamenti l’amore del Padre, in qualità di figli maturi.
Gesù ci chiama a mettere in pratica tali insegnamenti, che sul piano naturale sembra impossibile realizzare, affinché ci distinguiamo da chi segue i principi e i modelli del mondo.  
La Scrittura ci incoraggia a non lasciarci intimorire dalle persecuzioni e a non venire meno nel testimoniare l’Evangelo ai nostri cari, visto che da noi può dipendere la loro salvezza, poiché il nemico attacca sempre chi vuole servire Dio ed è una minaccia per lui e il suo regno; scatena persecuzioni soprattutto all’interno della famiglia, ispira pensieri di opposizione che, anche se obiettivamente illogici, dato che tendono a combattere chi vuole servire Dio, vengono accolti e assecondati da chi è ottenebrato.
 
Varie parti della Scrittura mostrano il punto di vista di Dio riguardo ai propri nemici.
Proverbi 25:21 Se il tuo nemico ha fame, dagli pane da mangiare, e se ha sete, dagli acqua da bere, 22 perché così accumulerai carboni ardenti sul suo capo, e l'Eterno ti ricompenserà.
I carboni ardenti sono i pensieri di stupore che sorgono in chi, avendo fatto del male, si vede ricambiato col bene.
 
In Esodo si legge come ci si deve comportare nel caso si trovi il bue o l’asino smarrito dal nemico.  
Esodo 23:4 Se incontri il bue del tuo nemico o il suo asino smarrito, glielo riporterai. 5 Se vedi l'asino di colui che ti odia steso a terra sotto il carico, guardati bene dall'abbandonarlo, ma aiuterai il suo padrone a slegarlo.
Nel naturale si potrebbe provare una sottile gioia nell’apprendere che il  proprio nemico ha perduto qualcosa, ma Dio, che ama anche i Suoi nemici, vuole che chi appartiene a Lui faccia altrettanto.
 
Probabilmente i farisei interpretarono male quanto è scritto nel libro del Levitico…
 Levitico 19:18 Non farai vendetta e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono l'Eterno.
e cioèche le persone appartenenti allo stesso popolo non devono combattersi, né odiarsi o vendicarsi.
Questo concetto risulta chiaro se si ha conoscenza del Regno di Dio e del fatto che l’Eterno ne è il Re, che è il solo ad avere il diritto di amministrare la giustizia e che a nessuno è concesso vendicarsi e farsi giustizia da sé, perché significherebbe disconoscere la Sua autorità.
 
Spesso accade, invece, che anche tra coniugi, quando uno dei due si comporta male, l’altro aspiri a fargliela pagare, ma un simile comportamento non appartiene al Regno di Dio, non proviene dal Signore, il quale non ha mai insegnato la vendetta. Il coniuge è un dono di Dio e in quanto tale deve essere onorato e apprezzato, perché onorando il dono, si onora il Donatore.  
Quando diciamo: “Mia moglie, mio marito…” dobbiamo ricordarci che in realtà non siamo padroni di nulla, che tutto appartiene a Dio e che siamo solo beneficiari dei Suoi doni.
 
 Insegnandoci ad amare i nostri nemici, a benedire chi ci maledice, a fare del bene a chi ci odia e a pregare per chi ci maltratta e perseguita, Gesù predicava un’etica estranea al mondo e per esso incomprensibile. Il Suo obiettivo è che nel mondo i Suoi si distinguano, che con la loro condotta e col loro agire improntato alla grazia diano buona testimonianza …   
 Matteo 5:16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli».
…che risplendano come luce nelle tenebre.
Avere una fama negativa a causa di un cattivo carattere non è un buon biglietto di presentazione, tanto che noi non sceglieremmo mai persone che hanno un brutto carattere, che non perdono di vista i propri interessi e che ci cercano e sono affettuosi solo quando hanno bisogno!   
 
Cosa insegna Gesù riguardo ai nemici?
Matteo 5:11 Beati sarete voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.
Come è lontana la Sua logica da quella umana! Gesù proclama beato chi è calunniato e perseguitato a causa del Suo nome! A questo punto il pastore Lirio, tra il serio e il faceto, osserva che i più avvantaggiati in questo sono i pastori, sui quali pendono continui sospetti e accuse. Dichiara di non darsi eccessiva pena per le ingiuste accuse e calunnie che riceve, perché davanti a Dio deve essere più preoccupato chi le fa e afferma che, per quanto lo riguarda, ha deciso di non farsi mai giustizia da sé, spera solo che il Signore intervenga nella mente e nel cuore di chi agisce ingiustamente. 
 
L’apostolo Pietro, che era così collerico da avere usato la spada quando arrestarono Gesù, 
 successivamente cambiò a tal punto da insegnare:
1Pietro 4:15 Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida o ladro o malfattore, o perché si impiccia negli affari degli altri;16 ma, se uno soffre come cristiano, non si vergogni, anzi glorifichi Dio a questo riguardo.
Chi appartiene al mondo, quando commette azioni illecite soffre perché è costretto a pagarne le conseguenze, ma noi non dobbiamo vergognarci di soffrire in qualità di cristiani, anzi dobbiamo rallegrarci quando siamo perseguitati a causa della Verità o perché abbiamo una condotta ineccepibile, o perché siamo zelanti sul posto di lavoro e la cosa disturba chi non lo è. 
 
Come dobbiamo comportarci con chi ci perseguita?
Non lasciamoci travolgere da reazioni istintive oltraggiando, minacciando, vendicandoci o giudicando.
Romani 12:14 Benedite quelli che vi perseguitano benedite e non maledite. 19 Non fate le vostre vendette, cari miei, ma lasciate posto all'ira di Dio, perché sta scritto: «A me la vendetta, io renderò la retribuzione, dice il Signore».
Dio vede ogni cosa, lasciamo che sia Lui a mostrare la Sua giustizia; non proclamiamoci indipendenti dal Re, perché in tal caso ci troveremo fuori dalla Sua protezione!
 
L’apostolo Paolo ripropone quanto scritto nel libro dei Proverbi.
Romani 12:20 «Se dunque il tuo nemico ha fame dagli da mangiare, se ha sete dagli da bere; perché, facendo questo, radunerai dei carboni accesi sul suo capo» 21 Non essere vinto dal male, ma vinci il male con il bene.
Il nemico fa di tutto per sganciarci da Dio e portarci nel territorio delle reazioni carnali, ma nel momento in cui crediamo di far bene a difenderci da soli e a lanciare a nostra volta improperi contro chi ci ha offeso, abbiamo già perduto, perché solo col bene si vince il male e si esprime il Regno di Dio. Quando reagiamo emotivamente alle offese, non dimostriamo certo maturità spirituale, né di avere compreso i principi del Regno a cui apparteniamo.
Rispondiamo al male col bene, dimostriamo che nella nostra vita c’è Dio, che ci dà la forza di agire in modo soprannaturale permettendoci di amare chi non ci ama e non soltanto chi lo merita, come avviene nel mondo. 
 
 Come agì Gesù con i Suoi carnefici? Li perdonò!
Luca 23:34 E Gesù diceva: «Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno». Poi, spartite le sue vesti, le tirarono a sorte.
 
Come rispose ai nostri peccati? Prese l’iniziativa di riconciliarci con Dio!
 Romani 5:10 Infatti, se mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del suo Figlio, molto più ora, che siamo stati riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.  
 
Qual è l’esempio che ci ha lasciato e che dobbiamo seguire? Non reagì mai agli oltraggi, non minacciò mai nessuno, rimise ogni giudizio nelle mani del Padre.  
1Pietro 2:20 Che gloria sarebbe infatti se sopportate pazientemente delle battiture, quando siete colpevoli? Ma se sopportate pazientemente delle battiture quando agite bene, questa è cosa gradita a Dio. 21 A questo infatti siete stati chiamati, perché Cristo ha sofferto per noi, lasciandoci un esempio, affinché seguitate le sue orme. 22 «Egli non commise alcun peccato e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca», 23 Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente. 24 Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, affinché noi, morti al peccato, viviamo per la giustizia; e per le sue lividure siete stati guariti.
 
ImitiamoLo, non pensiamo mai a vendicarci, perché la vendetta spetta solo a Dio…
Ebrei 10:30 Noi infatti conosciamo colui che ha detto: «A me appartiene la vendetta, io darò la retribuzione», dice il Signore. E altrove: «Il Signore giudicherà il suo popolo».
…il quale può decidere di fare grazia e di salvare anche quelli che noi condanneremmo senza pietà.
 
La Bibbia riporta il luminoso esempio di Stefano, primo martire della Chiesa di Cristo che, mentre veniva lapidato, si comportò esattamente come Gesù.
Atti 7:54 All'udire queste cose, essi fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui. 55 Ma egli, ripieno di Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio 56 e disse: «Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo che sta alla destra di Dio». 57 Ma essi, mandando alte grida, si turarono gli orecchi e tutti insieme si avventarono sopra di lui; 58 e, cacciatolo fuori dalla città, lo lapidarono. E i testimoni deposero le loro vesti ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. 59 Così lapidarono Stefano, che invocava Gesù e diceva: «Signor Gesù, ricevi il mio spirito». 60 Poi, postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». E, detto questo, si addormentò.
Stefano conosceva Cristo, aveva recepito il Suo Spirito e agì come Lui: perdonando.
Fu lapidato dai suoi fratelli Giudei, ma invece di condannarli, fino all’ultimo istante di vita mostrò di amarli e chiese a Dio di non imputare loro quel peccato. 
 
Vivere autenticamente il Vangelo non è facile, ma non è neppure impossibile. Per renderlo possibile è assolutamente indispensabile vivere nella grazia di Dio e intrattenere relazioni basate sulla grazia. Non possiamo far conoscere Gesù soltanto con le parole, occorrono i fatti. Le persone osservano i nostri comportamenti e le nostre azioni, leggono nella nostra vita e solo se ci comportiamo come si comporterebbe Lui, se mostriamo di essere il Suo riflesso, se con la nostra condotta dimostriamo di rappresentare un Regno dove c’è una sola legge, quella dell’amore, le persone saranno attratte da noi e non esiteranno ad accorrere a Lui.