PAOLO PREGA PER I ROMANI

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             SERVIZIO DI ADORAZIONE ORE 8.00 – PALERMO, DOMENICA 15 GENNAIO 2012

Oratore: Pastore Lirio Porrello    Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 



Oltre a Geremia 33:3 “Invocami e io ti risponderò, e ti annunzierò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci”, versetto che quest’anno cercheremo di realizzare in prima persona, il Signore ci ha dato tre parole: “Pregate, pregate, pregate”, ragion per cui verrà approfondito molto il tema della preghiera.

Ci ricordiamo che i discepoli chiesero a Gesù di insegnare loro a pregare? Sorprende il fatto che non Gli abbiano chiesto di insegnare loro a predicare, dato che era il più grande predicatore mai esistito, ma evidentemente la Sua preghiera li toccava più della Sua predicazione.
Luca 11:1 E avvenne che egli si trovava in un certo luogo a pregare e, come ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».

Un modo con cui il Signore ci insegna a pregare è attraverso le preghiere degli apostoli, quindi il pastore Lirio oggi pone all’attenzione della chiesa due preghiere molto brevi ma dense di significato e valore che l’apostolo Paolo fece per i Romani, ma per comprenderne il significato occorre avere chiaro in quale contesto furono formulate. Nei capitoli 14 e 15 dell’epistola ai Romani l’apostolo dà istruzioni su come mantenere la comunione fraterna e il rispetto reciproco, considerato che nel popolo di Dio del suo tempo c’erano modi diversi di comprendere e vivere certi aspetti della vita cristiana. L’insegnamento che egli ci dà è che nella Chiesa bisogna mantenere l’unità nonostante le differenze, purché non  riguardino le cose fondamentali della dottrina di Cristo.

La chiesa di Roma era costituita da gentili che si erano convertiti dal paganesimo al cristianesimo e da Ebrei che avevano riconosciuto Gesù come Messia. Gli apostoli erano soliti predicare prima agli Ebrei nella sinagoga, poi ai gentili, ma quando costoro s’incontravano sorgevano problemi, perché provenivano da culture, sistemi educativi, tradizioni, modi di vivere e di pensare totalmente diversi. Gli uni e gli altri avevano creduto nel messaggio di Gesù Cristo, che li aveva accolti e salvati così com’erano, eppure tra loro vennero a crearsi situazioni che rischiavano di rovinare la comunione fraterna.  
 Quando Paolo scrisse l’epistola, la chiesa di Roma attraversava un momento molto difficile; si trovava in un ambiente ostile ed era soggetta  a persecuzioni, ma è sorprendente constatare che nella sua prima preghiera Paolo non chiese a Dio di proteggerla, come avremmo fatto noi, bensì che tra i credenti ci fosse unità e armonia. Egli  reputava l’unità più importante della protezione, perché essa stessa è protezione, dato che permette all’opera di Dio di manifestarsi.
Nella seconda preghiera Paolo chiese che avessero pace e gioia nel credere, affinché abbondassero nella speranza.

Anche noi dovremmo pregare per l’unità delle chiese di Palermo, affinché diventino una sola chiesa, perché non mancano i gruppi che parlano male gli uni degli altri e scandalizzano quelli che sono da poco nella fede. Se Paolo pregò innanzitutto per l’unità, vuol dire che la considerava prioritaria rispetto alla protezione dalla persecuzione. In realtà è vero che se da un parte questa fa soffrire, dall’altra affina la Chiesa e la purifica. Molti di noi hanno fatto forti esperienze col Signore, sono diventati più forti e sono cresciuti spiritualmente perché hanno perseverato nella fede nonostante la persecuzione, mentre c’è chi rifiuta la persecuzione e rimane con una fede superficiale.  

Anche Gesù aveva pregato per l’unità.
Giovanni 17:23 Io sono in loro e tu in me, affinché siano perfetti nell'unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato e li hai amati, come hai amato me.
Gesù afferma che l’unità della Chiesa è un mezzo per far conoscere al mondo la verità e attrarre a Cristo, mentre i disordini e la divisione non aiutano nessuno a trovare la via della verità.
Quando nella chiesa c’è unità, nel mondo spirituale avviene qualcosa di positivo. Cosa analoga avviene nella famiglia, infatti dove c’è unione, regnano la pace e l’amore, le persone sono attratte tra loro e tutti stanno bene insieme, mentre dove ci sono litigi e disarmonia si sta male, c’è un’atmosfera pesante che respinge.

Nella chiesa di Roma, secondo quanto scrive Paolo, c’erano due tipi di credenti: i gentili convertiti a Cristo e gli Ebrei messianici. Questi ultimi erano ancora osservanti della legge di Mosé e su molte cose avevano opinioni diametralmente opposte a quelle dei gentili.
Romani 14:1 Or accogliete chi è debole nella fede, ma non per giudicare le sue opinioni.2 L'uno crede di poter mangiare d'ogni cosa, mentre l'altro, che è debole, mangia solo legumi. 3 Colui che mangia non disprezzi colui che non mangia, e colui che non mangia non giudichi colui che mangia, poiché Dio lo ha accettato. 4 Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Stia egli in piedi o cada, ciò riguarda il suo proprio signore, ma sarà mantenuto saldo, perché Dio è capace di tenerlo in piedi. 5 L'uno stima un giorno più dell'altro, e l'altro stima tutti i giorni uguali; ciascuno sia pienamente convinto nella sua mente. 6 Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore; chi non ha alcun riguardo al giorno lo fa per il Signore; chi mangia lo fa per il Signore e rende grazie a Dio; e chi non mangia non mangia per il Signore e rende grazie a Dio.
Nei versetti 2 e 3 Paolo parla delle diverse abitudini alimentari: gli Ebrei si attenevano ai divieti imposti dalla legge di Mosé che vietava di mangiare alcuni cibi, cosa che creava dei problemi nel momento in cui si trovavano a mangiare insieme ai gentili. I versi 5 e 6 si riferiscono al fatto che gli Ebrei osservavano il riposo nel giorno di sabato, mentre per i gentili tutti i giorni erano uguali.
Si trattava di cose di secondaria importanza, di cose non gravi, ma che nell’insieme creavano tensioni e divisione nel corpo di Cristo e impedivano la comunione fraterna.
Mentre all’inizio la chiesa di Roma contava più Ebrei che gentili, dopo il 70 d.C. il numero dei gentili si accrebbe, la situazione s’invertì e questi problemi cessarono, ma inizialmente Paolo predicava prima nelle sinagoghe, dove gli Ebrei si convertivano e ricevevano Gesù come Messia, poi si rivolgeva ai gentili e predicava il Vangelo a loro, cosicché le chiese erano miste. Anche a Corinto avvenne la stessa cosa.
 
Per quanto riguarda le differenze alimentari e quelle riguardanti i giorni, Paolo non discute su chi aveva torto o ragione; probabilmente aveva compreso che per perdere certe abitudini occorrono anche intere generazioni, perché l’educazione ricevuta dai genitori influenza per tutta la vita. Paolo non dà ragione né agli uni né agli altri,  si limita a precisare che se Dio aveva accettato gli Ebrei per mezzo della loro fede in Cristo Gesù e parimenti aveva accettato i gentili per mezzo della loro fede in Cristo Gesù, se Dio li aveva accettati così com’erano, egli non avrebbe potuto giudicare i Suoi servi.
Nel verso 17 l’apostolo aggiunge che non si sta nel Regno di Dio in base a cosa si mangia e a cosa si beve, perché esso è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo, quindi non riguarda la vita esteriore, ma quella interiore e spirituale.
Romani 14:17 poiché il regno di Dio non è mangiare e bere, ma giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.
 
In questa epistola l’apostolo ci dà importanti lezioni riguardo la tolleranza e l’accoglienza, in accordo alla mentalità di Cristo. Egli non obbliga nessuno a cambiare modo di vivere, anzi rimproverò Pietro che con i gentili si comportava in un modo e con i Giudei un altro.
In questi versetti ci dà delle indicazioni per rimuovere il male e promuovere il bene là dove in mezzo al popolo di Dio ci sono differenze di opinioni. Situazioni del genere sono molto diffuse anche oggi. Alcuni ministri sono intransigenti e pretendono che nella loro chiesa tutti abbiano le loro stesse convinzioni su tutto, cosa che determina ipocrisia, perché costringe chi la pensa diversamente ad assumere un comportamento quando si trova con altri fratelli e un altro quando è solo.
 Si parla, comunque, di cose di secondaria importanza, cose non riguardanti il fondamento della dottrina di Cristo, perché in una chiesa non può esserci, ad esempio, chi crede alla salvezza per grazia mediante la fede, come dice la Parola di Dio, e chi crede alla salvezza per opere, convinzione contraria alla Parola di Dio. Paolo cercò d’impedire che cose secondarie creassero fratture nel corpo di Cristo e dalle sue parole si colgono indicazioni che possono esserci utili per rimediare a situazioni apparentemente banali, ma che possono distruggere l’unità.
  Paolo suggerisce che:
   -   ciascuno sia pienamente convinto di ciò in cui crede; Romani 14:5
   -  nessuno giudichi gli altri e non si ponga intoppo o scandalo al fratello; Romani 14:13
   -  non ci si occupi di cose secondarie, come mangiare e bere, ma di ciò che è essenziale per il   Regno di Dio; (v. 17)
   -  si perseguano le cose che servono per la pace e la reciproca edificazione;(v. 19)
   -  non si usi la propria libertà per danneggiare gli altri. Se ad esempio ci si trova con un fratello proveniente da un Paese che ha usanze diverse dalle nostre, come quella di non bere vino ai pasti, osservata dai credenti degli Stati Uniti, è bene limitare la propria libertà ed evitare di mettere il vino a tavola, per non scandalizzare quel fratello.
   Romani 14:20 Non distruggere l'opera di Dio per il cibo; certo, tutte le cose sono pure, ma è sbagliato quando uno mangia qualcosa che è occasione di peccato. 21 È bene non mangiare carne, né bere vino, né fare cosa alcuna che porti tuo fratello a inciampare o ad essere scandalizzato o essere indebolito.

In definitiva Paolo afferma che Dio ha figli di tipo, colore, cultura, tradizione ed estrazione diversi, ma che le loro differenze richiedono comprensione, tolleranza e accettazione, perché tutti fanno parte del Corpo di Cristo, appartengono alla Sua famiglia.
La Chiesa deve superare i pregiudizi e adoperarsi per l’unità e l’armonia.
Romani 15:5 Ora il Dio della pazienza e della consolazione vi dia di avere gli uni verso gli altri gli stessi pensieri, secondo (l’esempio) di Cristo Gesù, 6 affinché con una sola mente e una sola bocca glorifichiate Dio, che è Padre del nostro Signore Gesù Cristo. 7 Perciò accoglietevi gli uni gli altri come anche Cristo ci ha accolti per la gloria di Dio.
Paolo aveva compreso che i credenti di Roma non avevano tutti la stessa mente e lo stesso cuore secondo l’esempio di Cristo Gesù, e li esorta ad avere gli stessi pensieri gli uni per gli altri e ad accogliersi gli uni gli altri come Cristo accoglieva sia gli Ebrei che i gentili e li amava così com’erano. In Dio non c’è rigetto, perché Dio è Amore e l’amore accoglie, mentre i pregiudizi ostacolano l’unità.

 Dio aveva fatto agli Ebrei delle promesse che nella Sua misericordia estese ai gentili.    
Romani 15:8 Or io dico che Gesù Cristo è diventato ministro dei circoncisi a difesa della verità di Dio, per confermare le promesse fatte ai padri, 9 ed ha accolto i gentili per la sua misericordia, affinché glorifichino Dio come sta scritto: «Per questo ti celebrerò fra le genti, e canterò le lodi del tuo nome». 10 E altrove la Scrittura dice: «Rallegratevi, o genti, col suo popolo». 11 E di nuovo: «Lodate il Signore, tutte le genti; e lo celebrino i popoli tutti». 12 Ed ancora Isaia dice: «Spunterà un germoglio dalla radice di Iesse, e colui che sorgerà per reggere le genti; le nazioni spereranno in lui».
In questi versetti si afferma che Gesù divenne ministro degli Ebrei per confermare le promesse che Dio aveva fatto ai padri e che accolse i circoncisi per fedeltà alla promessa, mentre accolse i gentili per Sua misericordia, non perché avesse preventivamente preso un preciso impegno nei loro riguardi. I gentili hanno quindi motivo di rallegrarsi per essere stati equiparati al popolo di Dio; la loro salvezza era stata comunque profetizzata dal profeta Isaia (v. 12).
In altri termini Paolo dice: “Se Dio ha salvato tutti, Ebrei e gentili, noi ci metteremo contro la Sua volontà o ci accoglieremo gli uni gli altri?”.  
Nell’epistola agli Efesini l’apostolo ribadisce qual era la condizione dei gentili…
Efesini 2:12 … eravate in quel tempo senza Cristo, estranei dalla cittadinanza d'Israele e estranei ai patti della promessa, non avendo speranza ed essendo senza Dio nel mondo.
  …e nell’epistola ai Romani formula una seconda preghiera affinché possano abbondare nella speranza nonostante si trovassero in mezzo alle difficoltà.
Prima Paolo aveva pregato il Dio della pazienza e della consolazione, l’Iddio che accoglie, poi prega l’Iddio di ogni speranza affinché riempia di gioia e di pace quei Romani che avevano fede in Gesù Cristo. L’apostolo vede al di là delle situazioni contingenti, riesce a vedere con gli occhi di Dio e innalza questa preghiera.
Romani 15:13 Ora il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nel credere, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.

Anche per noi che oggi crediamo in Cristo, la fede sia motivo di pace, di gioia e di speranza. Ad esempio ci riempie di gioia, di pace e di speranza, anche in mezzo alle avversità della vita e alle persecuzioni, il pensiero del futuro glorioso che ci attende e in cui crediamo per la fede che abbiamo in Cristo Gesù.
Che preghiere faceva l’apostolo Paolo! Brevi ma dense di significato, piene di sapienza e di equilibrio. Dalle sue preghiere e da quelle degli altri apostoli abbiamo tanto da apprendere, perché furono fatte da coloro che avevano imparato direttamente da Gesù, sono preghiere  piene di potenza e di ispirazione che noi possiamo fare nostre.