Giovedì 02 Settembre 2010 07:18
Servizio di adorazione ore 10.30 – Palermo, domenica 29 agosto 2010
Oratore: Pastore Rosario Spadaro
LA FEDE CI PORTA ALLA CORONA DI GIUSTIZIA
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Il pastore Rosario Spadaro, della chiesa “La Parola della Grazia” di Ispica, inizia parlando della sua formazione spirituale avvenuta nella nostra chiesa, di cui continua a sentirsi parte, quindi tratta ampiamente il tema della fede, attraverso cui ogni credente può raggiungere la meta e ricevere la corona di giustizia promessa da Gesù.
2Timoteo 4:7 Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbato la fede. 8 Per il resto, mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno, e non solo a me, ma anche a tutti quelli che hanno amato la sua apparizione.
Affermando di avere portato a compimento il suo compito, l’apostolo Paolo lascia intendere di avere avuto rivelazione della sua imminente morte. In questi versetti dichiara di avere combattuto il buon combattimento ed enfatizza il fatto di avere conservato la fede.
C’è da chiedersi se per conservare la fede sia necessario combattere.
Tutti sappiamo che per vivere un vero cristianesimo siamo costretti a scontrarci quotidianamente contro nemici, molti dei quali si trovano in noi stessi, come le nostre tendenze naturali, le debolezze, i dubbi, la confusione, i problemi quotidiani, ma abbiamo da combattere anche contro il maligno, che non cessa di attaccarci e di tentarci.
È proprio così: se vogliamo mantenere la fede e raggiungere la meta dobbiamo combattere e soprattutto dobbiamo vincere.
Perché è così importante conservare la fede?
È importante perché senza fede è impossibile piacere a Dio (Ebrei 11:6), quindi per piacerGli occorre saper parlare il linguaggio della fede, cioè credere col cuore in realtà invisibili e dichiararle con la bocca.
All’atto della creazione Dio operò così: credette nel cuore e chiamò all’esistenza ogni cosa mediante la Parola.
Questo è il processo attraverso cui possiamo portare all’esistenza cose non visibili nel mondo naturale, ma esistenti sul piano spirituale. Per realizzare questo nella nostra vita abbiamo bisogno di esercitare ogni giorno la nostra fede mettendola in azione.
La Scrittura afferma che il giusto vive e vivrà per la sua fede perché ha trovato in Gesù giustizia, soccorso, protezione e una vita abbondante che può trasmettere ad altri, col risultato che continua a confidare in Lui e a vivere nella gioia; non cade nello scoraggiamento come chi non ha fede e non fa altro che parlare in chiave negativa, influenzando negativamente anche gli altri.
L’apostolo Giovanni afferma che la fede vince il mondo.
1Giovanni 5:4 Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.
È per mezzo della fede, infatti, che possiamo vincere le opposizioni, le battaglie e gli attacchi che il maligno non manca di seminare sul nostro cammino.
Ricordiamo la fede di Giobbe? Pur essendo stata messa a dura prova dagli infiniti drammi che si abbatterono su di lui e sulla sua casa, continuò imperterrito a benedire il nome del Signore. La sua fede vinse e il Signore gli restituì il doppio di tutto quello che aveva perso.
Per vincere, la nostra fede deve essere attiva, cioè espressa non solo a parole, ma anche con le azioni.
L’apostolo Giacomo dice: “Mostrami le tue opere ed io vedrò la tua fede!”, ma in cosa consistono le opere di cui parla?
Consistono nel dichiarare ciò che si crede e nell’agire di conseguenza, consistono nel portare nella realtà visibile ciò che esiste nell’invisibile, nel dare sostanza a qualcosa che ancora non ce l’ha. Chi parla e agisce secondo la Parola di Dio dimostra di avere fede.
Qualcuno si chiederà: “Come è possibile avere quella fede vera che porta all’azione?”.
È possibile solo se si ha una relazione con Dio, perché se la fede viene dall’udire, come dice la Scrittura, tale udire viene stando alla presenza del Signore, possibilmente in silenzio, cercando di cogliere, come davanti ad uno specchio, tutte le proprie impperfezioni e di ricevere la Sua guida e le Sue ispirazioni.
Noi diciamo di credere, ma le nostre, sono le azioni di chi crede?
Giovanni 11:40 Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?».
Siamo certi che vedremo la gloria di Dio o semplicemente lo speriamo?
Credere vuol dire gettarsi sul Signore e confidare pienamente in Lui, agire sulla Sua Parola senza ragionarci su, come fece Pietro quando credette di poter fare ciò che Gesù gli aveva comandato, mise il piede sulle acque e fece alcuni passi sul mare in tempesta. Sprofondò quando distolse lo sguardo da Lui e si concentrò sulla tempesta che gli stava intorno.
A questo punto il pastore riferisce un’esperienza fatta nel lontano 1994, allorché il pastore Lirio gli disse che avrebbe dovuto frequentare il corso di scuola biblica che di lì a poco avrebbe avuto inizio nella nostra chiesa. Provò un vero choc, visto che la sua abitazione dista trecento chilometri da Palermo e che quindi avrebbe dovuto percorrerne 600 al giorno per frequentare il corso. Obiettò che in quel momento non gli era possibile e che avrebbe frequentato il corso in un anno successivo. Un bel giorno ricevete una telefonata con cui veniva informato sulla data d’inizio del corso e mentre rifletteva sul fatto che forse il suo rifiuto non era stato chiaro, sentì una forte voce dirgli che avrebbe dovuto frequentare, perché se non lo avesse fatto non avrebbe frequentato mai più. Era la voce di Dio, a cui obbedì. In seguito si rese conto che nell’obbedienza c’è benedizione, perché il Signore non mancò di appianare gli ostacoli, di mostrargli la sua protezione, di dargli forze nuove e soluzione ai problemi che immancabilmente si presentavano.
Talvolta le difficoltà si presentano anche se si conduce una vita di obbedienza. Che fare in tali circostanze? Occorre mettere in azione la fede, come fece Mosé, che pur essendo stato obbediente nel portare gli Ebrei fuori dall’Egitto, a un tratto si ritrovò col mare davanti e i nemici alle spalle! Mosé conosceva Dio, aveva con Lui una relazione, era certo di non essere solo e Gli gridò; a questo punto sentì la voce del Signore dirgli:
Esodo 14:15 … «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. 16 Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all'asciutto.
…e il mare si aprì!
Capiterà anche a noi di trovarci davanti a problemi umanamente irrisolvibili o a situazioni drammatiche, ma poiché Dio non ci lascia e non ci abbandona, anziché lasciarci travolgere dai dubbi, combattiamo contro di essi e nella certezza di non essere soli appoggiamoci sulla Sua grazia e sul Suo amore, agiamo sulla Sua Parola.
Paolo conservò la fede perché confidava in Colui che è Fedele e mantiene ciò che promette.
A noi Dio chiede solo una cosa: una piccola, semplice fede.
Se siamo disposti a fidarci di Lui, a confidare in Lui e a lasciarci guidare, Egli sarà sempre pronto a soccorrerci. Se Gli diamo i nostri problemi e i nostri pesi e prendiamo il Suo giogo, ci accorgiamo che posti su di Lui i nostri pesi sono divenuti leggeri. Basta un po’ di fede. A tutti Dio ne ha dato una misura, tocca a noi farla crescere facendo esperienza della Sua fedeltà.
Più che dubitare della fedeltà di Dio, è di noi stessi e della stabilità della nostra fede che talvolta dubitiamo, ma piuttosto che su di noi dobbiamo imparare a poggiarci su Dio e agire in fede sulla Sua Parola. Nei momenti di difficoltà economica, ad esempio, dobbiamo credere che Egli è nostro Padre, che vuole la nostra prosperità e vuole darci il pane quotidiano, ma credere teoricamente non basta, dobbiamo combattere contro i pensieri negativi e compiere anche dei passi di fede pratici e concreti.
Nel secondo libro dei Re si legge di una donna che si recò dal profeta Eliseo per chiedergli aiuto poiché suo marito era morto e i creditori volevano prendere i suoi due figli come schiavi.
2Re 4:1 Una donna, moglie di uno dei profeti, gridò a Eliseo: «Mio marito, tuo servo, è morto; tu sai che il tuo servo temeva il Signore. Ora è venuto il suo creditore per prendersi come schiavi i due miei figli». 2 Eliseo le disse: «Che posso fare io per te? Dimmi che cosa hai in casa». Quella rispose: «In casa la tua serva non ha altro che un orcio di olio».
Anziché darle aiuto pratico, il profeta le chiese cosa aveva in casa e nel sentire che aveva solo un vasetto d’olio….
2Re 4:3 Le disse: «Su, chiedi in prestito vasi da tutti i tuoi vicini, vasi vuoti, nel numero maggiore possibile. 4 Poi entra in casa e chiudi la porta dietro a te e ai tuoi figli; versa olio in tutti quei vasi; i pieni mettili da parte».
… le comandò di andare a cercare, per portarli a casa, il maggior numero di vasi possibile. Ella obbedì e con quel po’ d’olio, che si moltiplicò, riempì tutti i vasi, pagò tutti i debiti e poté trascorrere senza problemi il resto della sua vita.
Il principio della fede nella grazia di Dio vale anche per noi, ma quando facciamo esperienza della Sua grazia, Gli manifestiamo la nostra riconoscenza o facciamo come i nove lebbrosi su dieci, che se ne andarono a casa senza ringraziare Gesù della guarigione ricevuta?
Se siamo stati salvati e siamo nuove creature in Cristo, siamo stati liberati dalla morte eterna; ma in che modo mostriamo a Dio la nostra riconoscenza?
Mettiamo la nostra vita nelle Sue mani?
Gli permettiamo di usarci per benedire gli altri?
Diamo a chi non ha, come Egli ci comanda?
Testimoniamo il Suo amore e le esperienze fatte con Lui?
Obbediamo al Suo mandato di predicare l’Evangelo e di fare discepoli?
Lo serviamo anche dando la nostra disponibilità in chiesa per svolgere qualche servizio?
Per ricevere la corona regale che il Signore ha in serbo per ciascuno di noi abbiamo bisogno di combattere come Paolo. Già adesso, mentre siamo in vita, anche se nel mondo siamo perseguitati e subiamo degli insulti, nell’obbedienza siamo seduti con Cristo nei luoghi celesti, in un posto d’onore, ma quello che ci aspetta nel futuro è glorioso, ci attende l’abbraccio di Gesù! Non possiamo finalizzare il nostro cristianesimo al raggiungimento del benessere terreno, né concentrarci sulle cose che passano e che i ladri possono rubare, dobbiamo proiettarci verso il futuro, verso l’eternità!
Abrahamo credeva in Dio e camminò per fede nelle Sue promesse…
Ebrei 11:9 Per fede soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. 10 Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
… lo fece al punto che pur essendo straordinariamente ricco visse in una tenda, non si costruì una casa perché aspettava di andare a vivere nella città celeste.
Esaminiamoci: crediamo, ad esempio, che mentre siamo in vita Dio ci ricompenserà col centuplo di ciò che seminiamo? Crediamo che se Gli riserviamo la parte migliore della giornata, il tempo rimanente sarà sufficiente per adempiere tutti gli altri impegni, mentre se non Gli dedichiamo una parte del nostro tempo avremo l’impressione di non farcela a svolgere tutti i nostri compiti?
In futuro saremo cittadini della Gerusalemme Celeste e lì dimoreremo per l’eternità.
I campioni della fede citati nel libro degli Ebrei si ritenevano stranieri e pellegrini sulla terra.
Ebrei 11:13 Nella fede morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra.
Poniamoci anche noi in quest’attitudine di attesa del nostro incontro col Signore e della vita eterna che trascorreremo nella nostra casa vera e definitiva.
Dall’epistola agli Ebrei si evince che Dio addirittura si vergogna di quelli che credono di poter mettere radici su questa terra, invece di considerarsi di passaggio e in missione...
Ebrei 11:14 Chi dice così, infatti, dimostra di essere alla ricerca di una patria. 15 Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto possibilità di ritornarvi; 16 ora invece essi aspirano a una migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una città.
… mentre non si vergogna di chi in questa terra non si considera residente e spende il tempo della propria vita per svolgere la missione affidatagli da Lui col Suo sostegno, la Sua unzione, la Sua forza., le Sue parole, e cammina per fede, combattendo, pur di stare al centro della Sua volontà.



