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               Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 6 giugno 2010
 
Oratore: Pastore Lirio Porrello
 
LA PREGHIERA DEL FARISEO E DEL PUBBLICANO 
 
Genesi 15:6 Ed egli credette all'Eterno, che glielo mise in conto di giustizia.
 
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
 
Dopo la pausa dedicata alla conferenza, oggi viene ripreso il tema della preghiera. Oggetto di meditazione è la parabola del fariseo e del pubblicano, che si recarono nel tempio per pregare, ma che davanti a Dio si posero in modo diverso.
 
Luca 18:9 Disse ancora questa parabola per certuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri. 10 «Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo e l'altro pubblicano. 11 Il fariseo, stando in piedi, dentro di sé pregava così: "O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri, e neppure come quel pubblicano. 12 Io digiuno due volte la settimana e pago la decima di tutto ciò che possiedo". 13 Il pubblicano invece, stando lontano, non ardiva neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: "O Dio, sii placato verso me peccatore". 14 Io vi dico che questi, e non l'altro, ritornò a casa sua giustificato, perché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato»
 
Gesù narrò questa parabola per evidenziare che alcuni si credevano giusti agli occhi di Dio, ma nel loro cuore coltivavano attitudini malvagie.  
Dei due uomini entrati nel tempio, il fariseo pregava vantandosi di fare tutto quello che la legge prescriveva e ringraziava Dio di non essere come il pubblicano. Si considerava a posto, ma in realtà non lo era, perché la Bibbia afferma che non vi è alcun giusto, neppure uno, perché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio.
 Romani 3:10 come sta scritto: «Non c'è alcun giusto, neppure uno.
 Anche il salmista riconobbe che non avrebbe mai potuto essere trovato giusto davanti al Signore.
Salmi 143:2 E non entrare in giudizio col tuo servo, perché nessun vivente sarà trovato giusto davanti a te.
 
I farisei erano zelanti, osservanti della legge e convinti di essere giusti, ma di fatto erano solo gonfi di sé, lo dimostra il fatto che disprezzavano palesemente gli altri, ritenendosi migliori, e pregavano mettendosi in mostra per essere notati da tutti.
Nel sentirsi a posto non facevano che illudersi, perché Dio vedeva la loro autogiustizia come un abito sporco e senza valore.
Isaia 64:6 Siamo tutti come una cosa impura, e tutte le nostre opere di giustizia sono come un abito sporco; avvizziamo tutti come una foglia, e le nostre iniquità ci portano via come il vento.
 
Pregare per mettersi in mostra è una tendenza carnale che vanifica la preghiera e toglie il premio di Dio. Gesù afferma che chi prega per essere visto dagli altri ha già ricevuto da loro la ricompensa e non la riceve da Dio...
 Matteo 6:5 E quando tu preghi, non essere come gli ipocriti, perché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe, e agli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini; in verità vi dico che essi hanno già ricevuto il loro premio;
… inoltre ci insegna a pregare nel segreto della nostra cameretta, per ricevere pubblicamente la ricompensa divina. 
Matteo 6:6 Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo nel segreto, e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente.
 
Il comportamento dei farisei potrebbe sembrare perfetto visto che adempivano con zelo ogni prescrizione della legge. La loro vita pratica era apparentemente ineccepibile ed anche ai nostri occhi potrebbe sembrare degna di ammirazione, visto che facevano molte cose che noi trascuriamo di fare.
Gesù però guardava nel loro cuore e vedeva i sentimenti che vi coltivavano, in particolare l’attitudine a vantarsi, a sentirsi superiori agli altri, a centrare la loro attenzione su se stessi e a confidare in sé. Nei loro riguardi usò parole molto aspre perché guardavano alle apparenze, erano meticolosi nel praticare la legge, ma avevano un cuore malvagio, non usavano misericordia verso gli altri, non avevano fede.
Matteo 23:23 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché calcolate la decima della menta dell'aneto e del comino, e trascurate le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia e la fede, queste cose bisogna praticare senza trascurare le altre.
Chi, come loro, si considera giusto in funzione delle proprie opere e confida in se stesso e non in Dio, chi coltiva nel cuore le attitudini dei farisei, segue la loro sorte e inoltre vive nell’ansia e nella paura, non ha la gioia e la pace nel cuore, non realizza il riposo come chi confida nel Signore.
 
Contrariamente al fariseo, che era ripieno di autogiustizia e non vedeva i propri peccati, il pubblicano era consapevole di essere un peccatore, davanti al Signore riconobbe di non avere la capacità di adempiere la Sua giustizia e si umiliò, non osò alzare lo sguardo, Gli chiese misericordia. Non cercò di giustificarsi per i suoi peccati, fece affidamento solo sulla grazia e sull’amore di Dio e in tal modo, inconsapevolmente, ebbe accesso alla Sua giustizia.
 
 Quando iniziò la tendenza dell’uomo a costruirsi un’autogiustizia?
 Con Adamo ed Eva, allorché caddero nel peccato. Nel vedersi nudi ebbero vergogna, provarono disagio non solo per la nudità fisica, che cercarono di coprire cucendo a mo’ di cinture delle foglie di fico, ma soprattutto per quella spirituale, dovuta al fatto che avevano perduto la comunione con Dio e la Sua gloria, avvertivano il peso del peccato e il senso di colpa.
Genesi 3:6 E la donna vide che l'albero era buono da mangiare, che era piacevole agli occhi e che l'albero era desiderabile per rendere uno intelligente; ed ella prese del suo frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito che era con lei, ed egli ne mangiò. 7 Allora si apersero gli occhi di ambedue e si accorsero di essere nudi; così cucirono delle foglie di fico e fecero delle cinture per coprirsi.
Il peccato fece perdere ai nostri progenitori tutto ciò che Dio aveva loro dato e cominciarono a vedere il male, infatti anche prima di peccare erano nudi, ma non ci avevano badato perché in loro non c’era malizia.
Cercarono di rimediare alle conseguenze della loro ribellione a Dio cucendo delle foglie di fico per coprire la nudità fisica, ma non risolsero il vero problema, che era quello spirituale della loro separazione da Dio. Si erano costruita la loro autogiustizia, primo tentativo umano di risolvere il problema del peccato.
Oggi le religioni cercano di convincere le persone che possono apparire giuste davanti a Dio con l’autogiustizia da loro suggerita, ma nessuna religione al mondo risolve il problema dell’uomo, perché qualunque strategia da esse proposta si rivela vana … foglie di fico!
 
Il problema di Adamo ed Eva fu risolto da Dio, che li rivestì di pelli,
Genesi 3:21 Poi l'Eterno DIO fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì.
…ma per farlo aveva dovuto sacrificare animali innocenti. Da allora in poi ogni peccato dell’uomo è sempre stato pagato da un innocente.
   Quel primo sacrificio compiuto da Dio prefigurava il sacrificio perfetto dell’Agnello di Dio che avrebbe tolto il peccato del mondo!
 
A distanza di molto tempo, nel Nuovo Testamento, si parla ancora una volta di foglie di fico.
Matteo 21:19 E vedendo un fico lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò nulla se non delle foglie; e gli disse: «Non nasca mai più frutto da te in eterno!». E subito il fico si seccò. 20 E, vedendo ciò, i discepoli si meravigliarono e dissero: «Come mai il fico si è seccato all'istante?». 21 E Gesù, rispondendo, disse loro: «In verità vi dico che se avete fede e non dubitate, non solo farete ciò che io ho fatto al fico, ma se anche diceste a questo monte: "Levati di lì e gettati nel mare", ciò avverrà. 22 E tutto ciò che chiederete in preghiera, avendo fede, lo otterrete».
Gesù vide un fico che aveva solo foglie e lo maledisse perché le foglie di fico rappresentano l’autogiustizia umana che impedisce all’uomo di portare frutto per Dio.  
 
Con tutta la sua autogiustizia, il fariseo ritornò a casa senza perdono, senza giustificazione e senza benedizione, mentre il pubblicano, che svolgeva un lavoro disonesto, visto che come tutti i pubblicani riscuoteva le tasse per conto dei Romani maggiorando le somme per trattenerne una parte, fu giustificato. Perché?
Perché conosceva la legge, sapeva che non gli dava la possibilità di vincere il peccato e davanti a Dio si umiliò, Gli chiese misericordia, confidò nella Sua grazia e nel Suo amore.
 
Come già detto, per Adamo ed Eva l’Eterno sostituì le foglie di fico con pelli di animali sacrificati, prefigurando il sacrificio della croce e la giustizia che si sarebbe potuta ricevere da Cristo e di cui ci si sarebbe rivestiti.
Gesù impersonò tutti gli elementi che devono essere presenti in un sacrificio:
     1.   Il Dio a cui si offre il sacrificio;
     2.   Il Sacerdote che offre il sacrificio;
     3.   Le persone in cui favore il sacrificio viene offerto;
    4. La vittima che viene sacrificata.
Gesù era l’Iddio a cui veniva offerto il sacrificio, era il Sacerdote che offrì Se stesso in sacrificio a Dio, rappresentò l’uomo in favore del quale offrì il sacrificio, era la vittima sacrificale.  
 Pagò sulla croce per tutti i nostri peccati, per le nostre trasgressioni e per la nostra natura di peccato che ci aveva privati della gloria di Dio.
Ora tutti possiamo essere gratuitamente giustificati in virtù del sangue che Egli versò per riscattarci dalla potestà di Satana.
Ora possiamo rivestirci della Sua giustizia che Egli dà solo per grazia mediante la fede a chi non confida in una giustizia propria.
Ora tutti possiamo comparire davanti a Dio con la giustizia che riceviamo in Cristo Gesù e che ci consente di vivere liberi dai sensi di colpa e d’indegnità.
Per il solo fatto che riponiamo tutta la nostra fiducia nel sacrificio della croce, Dio ci vede giusti, cioè nella giusta posizione davanti a Lui.
 
Gesù, l’unico ad essere giusto, ci offre gratuitamente la Sua giustizia, affinché anche noi in Lui diventiamo la giustizia di Dio.
2Corinzi 5:21 Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui.
Non abbiamo alcun bisogno di costruirci una nostra giustizia che avrebbe il valore delle foglie di fico, in Cristo Gesù abbiamo ricevuto gratuitamente e immeritatamente il massimo della giustizia!
Adesso Dio ci vede giusti perché ci siamo ricoperti della giustizia di Gesù e nel Suo nome abbiamo accesso alla Sua presenza e possiamo dominare tutta la potenza del nemico.
Tutto quello che noi possiamo fare non aggiunge nulla alla Sua giustizia che è in noi, ne è solo il frutto. Al centro della nostra vita c’è Cristo e dobbiamo vantarci solo di Lui, perché è degno di ricevere tutto il nostro amore e la nostra adorazione.