Martedì 19 Gennaio 2010 16:58
Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 17 gennaio 2010
Oratore: pastore Colin Dye
FEDE PER LA VISIONE DI DIO
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Il pastore Colin Dye conclude oggi il suo soggiorno di una settimana a Palermo, ospite della nostra chiesa, dove ha svolto studi biblici e tenuto per tre giorni un full immersion a Partinico con pastori provenienti da tutta la nazione.
In apertura di predicazione riferisce di avere condiviso col pastore Lirio le rivelazioni che Dio gli dà per la chiesa di Londra e a sua volta il nostro pastore ha condiviso con lui quanto il Signore gli rivela per noi. Tale condivisione ben si accorda con l’esortazione che si legge nel libro dell’Apocalisse: Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese (Apocalisse 2:7), perché Gesù è il Capo della Chiesa e far conoscere ad altri quello che Egli rivela ad ogni singola chiesa, equivale a trasmettere con le rivelazioni anche le Sue benedizioni.
Considerato che per questo nuovo anno il Signore vuole che acquistiamo coscienza che “Con Dio ogni cosa è possibile” e che la parola profetica per la chiesa di Londra è che sta per mandare una nuova unzione apostolica, il pastore Colin afferma che i due messaggi costituiscono un tutt’uno, perché l’unzione apostolica serve a fare accadere le cose impossibili che Dio vuole compiere. Prosegue affermando che però, nel compiacerci delle rivelazioni, corriamo il rischio di limitarci a parlarne, invece di attivarci per realizzarle.
È certo che dal momento della conversione ad oggi, Dio si è rivelato a noi sia individualmente che come chiesa e sappiamo che vuole guidarci, ma talvolta ci occorre discernimento per comprendere ciò che vuole dirci, infatti può parlarci attraverso i desideri del nostro cuore, come può dirigerci e rivelarsi attraverso le circostanze.
Se conosciamo Gesù è perché lo Spirito Santo Lo ha rivelato a noi come fece con Pietro. Quando Gesù chiese ai Suoi discepoli: «E voi, chi dite che io sia?» (Matteo 16:15), senza riflettere Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Matteo 16:16).
Poté dare una simile risposta grazie ad una rivelazione datagli dallo Spirito Santo, poiché le sue capacità non gli avrebbero permesso di avere una chiara comprensione in merito.
Matteo 16:17 E Gesù, rispondendo, gli disse: «Tu sei beato, o Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli.
Quella rivelazione ebbe la potenza di cambiare il destino del mondo, perché sulla confessione di fede di Pietro, la stessa che facciamo noi, è stata edificata la Chiesa di Cristo. Quella rivelazione cambia la vita delle persone e ancor oggi ogni rivelazione che riceviamo si riflette sulla nostra vita, perché determina i nostri passi di fede.
La Scrittura afferma: “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero” (Salmi 119:105). Come sul piano naturale una lanterna che rischiara il sentiero offre quel tanto di luce che permette di fare un passo alla volta, così su quello spirituale la Parola di Dio ci dà quel tanto di rivelazione che ci consente di fare un passo di fede per volta. La conseguenza è che senza rivelazione non possiamo compiere alcun passo di fede, tanto che l’apostolo Paolo pregò così per gli Efesini:
Efesini 1:16 non cesso mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, 17 affinché il Dio del Signor nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia lo Spirito di sapienza e di rivelazione, nella conoscenza di lui, 18 e illumini gli occhi della vostra mente…
Tutta la nostra vita spirituale dipende dalla rivelazione divina, che è il nostro pane quotidiano, infatti sta scritto che l’uomo non vive di solo pane ma di ogni parola (rhema) che procede dalla bocca di Dio. Oltre che ricevere rivelazione, però, è importante che ci attiviamo per realizzare la visione che Dio ha per noi.
Siamo all’inizio del 2010 e il Signore vuole dare alla nostra chiesa la consapevolezza che “Con Lui ogni cosa è possibile”; vuole che ciascuno di noi prenda coscienza del fatto che mentre camminiamo con Lui, passo dopo passo Egli illumina il nostro sentiero facendo diventare luce le tenebre che sono davanti a noi, rivelandoci ciò che non conosciamo e rendendo possibile l’impossibile.
Tutti sappiamo che la vita spirituale è di tipo soprannaturale e che solo con Dio possiamo realizzare l’impossibile; purtroppo però tante persone cercano Dio senza essere nate di nuovo dallo Spirito Santo, sono legate ad una religione che non dispone della potenza di Dio, perché Egli non darà mai la Sua potenza per compiere cose che non rientrano nel Suo progetto. Dio dà la Sua potenza solo per fare le cose che sono nella Sua volontà e di cui dà rivelazione, del resto anche Gesù faceva solo quello che vedeva fare al Padre, anche Lui aveva bisogno della rivelazione!
Ne consegue che dobbiamo cercare Dio ogni giorno per ricevere la Sua rivelazione e con essa la direzione e la fede necessaria per agire.
Molti di noi in passato hanno ricevuto dal Signore parole, sogni e visioni che hanno lasciato cadere nel nulla, ma Egli ridarà vita a tali cose nei nostri cuori e ci aiuterà a passare dalla promessa al compimento, dalla visione alla realtà, dall’aspirazione alla conquista.
Esaminando tutto il percorso di vita di Abramo, che è prototipo del credente, apprendiamo come possiamo realizzare la visione di Dio.
Atti 7:2 Egli disse: «Fratelli e padri, ascoltate. Il Dio della gloria apparve ad Abrahamo, nostro padre, mentre egli era in Mesopotamia, prima che abitasse in Carran, 3 e gli disse: "Esci dal tuo paese e dal tuo parentado e va' nel paese che io ti mostrerò".
Ad Abramo Dio comandò di uscire dalla terra in cui viveva per andare in una terra lontana. Il primo passo che avrebbe dovuto compiere era quello di andar via da Ur, successivamente avrebbe appreso cos’altro fare. Dio non dice oggi quello che servirà domani, le Sue rivelazioni riguardano sempre il presente.
Dopo avere ricevuto la prima rivelazione, la vita di Abramo cambiò perché obbedì.
Era un uomo normale che viveva in Mesopotamia, nella città di Ur, e credeva negli dei pagani; probabilmente adorava il dio delle stelle e dei cieli, ma un giorno gli accadde una cosa straordinaria: gli apparve il Creatore dell’universo che gli disse:
Genesi 12:2 Io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai una benedizione.
C’è analogia tra il piano che Dio aveva per Abramo e quello che ha per ciascuno di noi. Disse ad Abramo che lo avrebbe benedetto e che avrebbe fatto di lui una benedizione per gli altri; le stesse parole rivolge a ciascuno di noi, vuole benedirci per essere una benedizione per gli altri a prescindere da cosa facciamo e dagli errori che compiamo!
Dio gli disse che lo avrebbe guidato in un viaggio. Anche questo è rivolto a noi, non nel senso che dobbiamo partire da dove abitiamo per recarci altrove, anche se a qualcuno lo chiede.
Ad esempio, il pastore Colin dice di essere nato in Africa, di essere vissuto in Australia e di abitare a Londra, ma in realtà gli sembra di vivere in una valigia e in un aereo, visto che Dio lo manda in giro per il mondo a predicare. Il nostro viaggio consiste nel nostro percorso di vita, nella nostra avventura di fede e di scoperta della gloria di Dio, che ci consente di essere di benedizione per altri, ma non possiamo essere di benedizione se noi per primi non abbiamo la Sua benedizione.
Il pastore Colin riferisce di essere stato chiamato al ministero appena una settimana dopo essere nato di nuovo, quando ancora non sapeva cosa volesse dire avere un ministero.
Narra che un’anziana sorella lo informò che Dio lo chiamava al ministero e che l’aveva incaricata di dirgli che voleva benedirlo affinché condividesse con gli altri quella benedizione.
Questo è il ministero: ricevere qualcosa da Dio e condividerlo con gli altri.
La prima rivelazione che Abramo ricevette fu quella di Dio stesso, solo quella, ma fece la differenza nella sua vita, perché gli fece iniziare il suo cammino di costante comunione con lo Spirito Santo e di fede. Quando Dio gli disse di andare nel luogo che gli avrebbe mostrato, Abramo si avviò senza saper dove era diretto, obbedì alla cieca, in fede!
Il pastore Colin ricorda che un giorno, pochi mesi dopo la sua conversione, stava seduto in fondo alla chiesa ed era concentrato a chiedere a Dio di mostrargli qual era il suo ministero. Era convinto che durante il culto glielo avrebbe mostrato, ma non avvenne.
Quando aprì gli occhi notò un uomo che, a lui diciottenne, parve molto anziano forse per l’eccessiva magrezza, ma che in realtà aveva poco più di quarant’anni, intento a raccogliere tutti i libretti degli inni e a riporli nelle mensole. Nel vedere quell’uomo compiere quel lavoro, gli si avvicinò per aiutarlo. A quel punto lo Spirito Santo gli disse: “Questo è il tuo ministero”, gli fece sapere che il suo ministero era raccogliere gli innari!
Scoprì che Dio parla in tanti modi: non gli aveva parlato con una visione, né con un sogno, né con voce udibile, eppure era Lui! In quell’occasione comprese che il segreto di tutti i ministeri sta nell’ascoltare lo Spirito Santo e obbedirGli. Questo è tutto!
La sola differenza è che mentre quel giorno gli chiese di raccogliere gli innari, un altro giorno gli dice di andare a confortare un ammalato, un altro di andare a predicare il Vangelo ad alcune persone, etc.
Comprese che fede e obbedienza sono la stessa cosa, infatti neppure Abrahamo avrebbe raccolto le benedizioni se non fosse stato obbediente sin dall’inizio.
Ogni viaggio comincia con un primo passo. Abramo obbedì a Dio e iniziò un lungo viaggio verso l’ignoto, ma sin dall’inizio portò con sé una cosa che non lo abbandonò mai: la promessa di Dio, secondo cui avrebbe fatto grandi cose con la sua vita.
Man mano il Signore gli andava mostrando altre cose riguardo a quella stessa promessa: gli rivelò che sarebbe stato padre di molte nazioni, che avrebbe avuto un figlio in cui sarebbero state benedette tutte le nazioni della terra, che avrebbe preso possesso di una terra che non conosceva.
Abramo manteneva inalterato il rapporto con Dio, che poteva così continuare a dargli rivelazioni, ma il giorno in cui preparò i cammelli per partire, la cosa più preziosa che portava con sé era la rivelazione di Dio nel suo spirito.
La meta di Abrahamo era la realizzazione della promessa; passavano gli anni e non faceva che ripensare alla promessa che dal suo seme sarebbero state benedette tante nazioni, al fatto che per diventare padre di molte nazioni doveva iniziare con l’avere un figlio … ma quel figlio non arrivava!
Purtroppo molte volte non riusciamo a comprendere ciò che Dio vuole insegnarci, siamo lenti a capire.
Abramo sapeva di aver bisogno di un erede e pensò di fare da solo: dapprima nominò come tale un suo servo nato nella sua casa, ma Dio lo avvertì che non era quello il suo erede, bensì il figlio che gli avrebbe dato. Abramo aveva fretta, non voleva aspettare, non comprendeva il ritardo, quindi decise di avere un figlio con la serva di sua moglie. Nacque Ismaele e ancora una volta Dio lo avvertì che non era lui il figlio della promessa!
Abramo imparò così che non doveva fare nulla arbitrariamente e che doveva imparare a cooperare con Dio.
Per noi che siamo portati ad agire da soli, questa è una lezione, infatti c’è chi decide di adempiere le promesse di Dio con le proprie forze, come c’è chi Gli dice di fare ciò che vuole e quando vuole, ma non collabora. Non sono questi i metodi di Dio! Egli non opera senza di noi, non opera per noi e neppure attraverso di noi, ma ci rende capaci di agire attraverso la Sua potenza. Il Suo piano è avere con noi una costante comunione per far diventare nostro il Suo volere, trasmetterci le Sue capacità mediante la rivelazione che dà al nostro spirito e consentirci di collaborare con Lui.
Alla fine della sua vita Abrahamo comprese come doveva collaborare con Dio e imparò a farlo in modo perfetto. Egli è il padre della fede, per cui noi dobbiamo guardare a lui come esempio e credere che possiamo diventare come lui.
Quando il Signore gli chiese di sacrificare Isacco ormai giovinetto, egli non esitò ad obbedire. Credeva fermamente che in qualche modo Dio gli avrebbe restituito quel figlio, visto che gli aveva promesso che in Isacco sarebbero state benedette tutte le famiglie della terra. Conosceva Dio e sapeva che di Lui poteva fidarsi completamente anche se non riusciva a comprendere pienamente (Romani cap. 4).
Nell’episodio di Abramo che sacrifica Isacco, 2000 anni prima della morte di Gesù avvenne la dimostrazione del Vangelo. Il sacrificio di Isacco rappresenta quello dell’Unigenito Figlio di Dio che fu sacrificato per noi e che da Dio fu fatto risorgere. Abramo aveva ricevuto da Dio una rivelazione e obbedì.
Cominciò con un primo passo e successivamente, attraverso le prove e gli errori della vita, divenne un uomo maturo, forte e completo nella fede; arrivò al punto da agire in perfetta sintonia con la sua fede per portare a compimento la visione di Dio.
Noi siamo ancora in viaggio, alcuni lo sono all’inizio, altri in fase inoltrata, ma tutti, in ogni luogo ci troviamo, possiamo fare il prossimo passo e procedere nel viaggio di fede attraverso cui realizzare la visione che Dio ha per noi.
ObbedendoGli veniamo benedetti e possiamo essere di benedizione per altri. Questo è il piano di Dio.
Ringraziamo il Signore per la Sua grazia e la Sua gloria, ringraziamoLo per la Sua potenza e la passione che ha per noi, ringraziamoLo per la rivelazione dello Spirito Santo.
ChiediamoGli di insegnarci le Sue vie e di darci una rivelazione sempre maggiore della Sua volontà per la nostra vita, di aiutarci mediante la rivelazione a camminare con Lui, a parlare con Lui e a collaborare con Lui per giungere alla maturità della fede e compiere pienamente ogni aspetto della visione che ha per noi. ChiediamoGli di portarci
DALLA PROMESSA AL COMPIMENTO!



