Martedì 12 Gennaio 2010 14:05
Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 10 gennaio 2010
Oratore: Pastore Lirio Porrello
CON DIO TUTTE LE COSE SONO POSSIBILI
Luca 1:37: Poiché nulla è impossibile con Dio
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Riprendendo il versetto di Luca 1:37 esaminato la scorsa domenica e che in sintesi costituisce il rhema datoci da Dio per questo nuovo anno, il pastore Lirio richiama l’attenzione dei presenti sulla parola “con” e sulla sua importanza.
Questa parola dice chiaramente che tutto ciò che è impossibile all’uomo, con Dio non lo è più; dice che la Sua opera miracolosa avviene con la nostra collaborazione e suggerisce che per potere realizzare la Sua volontà nella nostra vita dobbiamo avere con Lui una profonda comunione.
Nel riferire l’episodio del giovane ricco, il Vangelo di Matteo evidenzia il comportamento che questi tenne quando Gesù lo chiamò a seguirLo, infatti alla proposta di vendere tutto ciò che aveva e di darlo ai poveri per accaparrarsi un tesoro nel cielo, egli fece dietro front e si allontanò.
Matteo 19:22 Ma il giovane, udito questo parlare, se ne andò rattristato, perché aveva molte ricchezze.
Evidentemente quel ricco, che pur essendo osservante della legge sapeva di non essere salvato (Mt. 19:16) aveva il cuore legato alle ricchezze terrene.
Nel vederlo andar via, rivolgendosi ai discepoli Gesù fece una considerazione:
23 … «In verità vi dico che un ricco difficilmente entrerà nel regno dei cieli. 24 E ve lo ripeto: È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
Sconvolti da tale affermazione, i discepoli obiettarono:
25 … «Chi dunque può essere salvato?».
A questa precisa domanda sulla salvezza, Gesù rispose con una dichiarazione teologicamente molto importante:
26 … «Per gli uomini questo è impossibile, ma per Dio ogni cosa è possibile».
Confermò che agli uomini è impossibile salvarsi da soli, per abilità o per meriti propri, ma proseguì dicendo che per Dio ogni cosa è possibile. Mentre parlava, di certo pensava alla croce e al fatto che senza l’intervento divino, per l’uomo non ci sarebbe stata salvezza.
Credere che le proprie opere possano avere qualche importanza ai fini della salvezza, sminuisce il valore del sacrificio di Cristo; se tale dottrina fosse vera, Gesù non avrebbe avuto motivo di sostituirsi a noi nella condanna e di affrontare un sacrificio così crudele come quello della croce.
Quel giovane rifiutò la chiamata del Signore perché riponeva la sua fiducia più nelle ricchezze terrene che in quelle celesti.
Ancor oggi molti sono si comportano come lui: Gesù li chiama, ma il richiamo delle ricchezze terrene, di cui il loro cuore è prigioniero, li blocca e impedisce loro di seguirLo.
È da notare che in Luca 1:37 è scritto che nulla è impossibile con Dio, mentre in Matteo 19:26 si legge che per Dio ogni cosa è possibile.
Sono due versetti simili, ma poiché dicono due cose diverse è bene fare chiarezza.
Il primo versetto afferma che noi possiamo ogni cosa con l’aiuto di Dio;
il secondo dice che a Dio tutto è possibile, lasciando supporre che possa agire da solo.
Quale dei due versetti è giusto? Bisogna collaborare con Dio, ovvero Egli può agire da solo?
La verità è che se è vero che Dio è onnipotente e che può compiere ogni cosa da solo, è vero anche che ha deciso di compiere ogni cosa con la nostra collaborazione.
A riprova di questo principio vale quanto è scritto nel Vangelo di Marco:
Marco 6:5 E non poté fare lì ( A Nazareth) alcuna opera potente, salvo che guarire pochi infermi, imponendo loro le mani.
A prima vista questo versetto sembrerebbe contraddire ciò che dice Matteo 19:26, ma in realtà non è così. Nel leggerlo ci si potrebbe chiedere: “Com’è possibile che a Nazareth Gesù non abbia potuto compiere alcuna opera potente?”. La risposta si trova nel versetto seguente:
Marco 6:6E si meravigliava della loro incredulità….
Gesù non poteva operare dove trovava incredulità, perché se non si crede alla Parola di Dio, non c’è fede e non si collabora con Lui, Dio non interviene.
Tutto diventa possibile solo se si crede alle Sue promesse e si mette in azione la propria fede.
Marco 6:5 non è quindi in contraddizione con Matteo 19:26, ma conferma il principio secondo cui Dio collabora con noi quando noi collaboriamo con Lui.
Questo principio si evince molto chiaramente dalla storia del passaggio del Mar Rosso.
Era umanamente impossibile agli Israeliti appena usciti dall’Egitto sfuggire all’inseguimento degli Egiziani che volevano catturarli per riportarli indietro. Davanti avevano il mare, dietro i nemici inseguitori e lateralmente il deserto. La loro situazione era senza speranza perché non avevano alcuna via di fuga.
In preda al terrore si ricordarono dell’Onnipotente e contando sul Suo intervento gridarono a Lui.
Esodo 14:10 Mentre il Faraone si avvicinava, i figli d'Israele alzarono gli occhi; ed ecco, gli Egiziani marciavano dietro loro, per cui ebbero una gran paura; e i figli d'Israele gridarono all'Eterno.
Per intervenire, Dio aveva bisogno di comunicare con qualcuno ed ebbe in Mosé un docile collaboratore, infatti questi aveva l’orecchio sensibile alla Sua voce, che in quell’occasione gli disse:
Esodo 14:15 … «Perché gridi a me? Di' ai figli d'Israele di andare avanti.
Dio lo esortò ad incoraggiare il popolo ad andare avanti, a non lasciarsi paralizzare dalla paura e a confidare in Lui.
Allo stesso modo, quando ci troviamo in momenti di grande difficoltà, Dio ci esorta a non cadere nella trappola della paura, perché in tal caso non saremmo neppure in grado di udire la Sua voce, ma a confidare in Lui mantenendo la calma e spendendo del tempo alla Sua presenza per consentirGli di darci direttive.
Dio indicò a Mosè i passi da compiere:
Esodo 14:16 E tu alza il tuo bastone, stendi la tua mano sul mare e dividilo, affinché i figli d'Israele possano passare in mezzo al mare all'asciutto. 17 Quanto a me, io indurirò il cuore degli Egiziani, ed essi l'inseguiranno. Così io trarrò gloria dal Faraone, da tutto il suo esercito, dai suoi carri e dai suoi cavalieri.18 E gli Egiziani sapranno che io sono l'Eterno, quando trarrò gloria dal Faraone, dai suoi carri e dai suoi cavalieri».
Mosè credette a Dio ed anche se alzare il bastone poteva apparire una cosa poco intelligente, fece docilmente come gli aveva comandato. Il suo agire ci insegna che non basta ascoltare la voce del Signore, ma che bisogna obbedire ai Suoi ordini.
A questo punto Dio mandò il Suo Angelo, che si crede sia Gesù, a protezione del Suo popolo; inoltre separò i due accampamenti per mezzo di una colonna di nuvola che per un’intera notte produsse luce per gli Israeliti e tenebre per gli Egiziani, impedendo loro di avanzare.
Esodo 14:19 Allora l'Angelo di DIO, che camminava davanti all'accampamento d'Israele, si spostò e andò a mettersi dietro loro; anche la colonna di nuvola si mosse dal davanti e andò a mettersi dietro a loro. 20 Andò così a mettersi tra l'accampamento dell'Egitto e l'accampamento d'Israele; e la nube produceva tenebre per gli uni, mentre faceva luce agli altri di notte. Così per tutta la notte l'uno non si avvicinò all'altro.
La colonna di nuvola rappresenta lo Spirito Santo che non ci lascia mai, indica che qualunque sia la potenza dei nostri nemici, Egli darà luce a noi e metterà loro in confusione, si porrà tra noi e loro, non permetterà al nemico, di cui non siamo più schiavi, di riacciuffarci, perché vuole farci realizzare una piena e definitiva libertà.
Quando Mosè obbedì, Dio fece il miracolo: scatenò un vento così violento da fare aprire il mare, tenerlo aperto e prosciugare il passaggio!
Esodo 14:21 Allora Mosè stese la sua mano sul mare; e l'Eterno fece ritirare il mare con un forte vento orientale tutta quella notte e cambiò il mare in terra asciutta; e le acque si divisero. 22 Così i figli d'Israele entrarono in mezzo al mare all'asciutto; e le acque formavano come un muro alla loro destra e alla loro sinistra.
Se Mosé non avesse prestato ascolto alla voce di Dio, se non avesse obbedito e collaborato con Lui, tutto questo non sarebbe avvenuto.
La storia però non finisce qui. Ci volle del tempo prima che tutto il popolo di Dio attraversasse il mare e poiché anche gli Egiziani sarebbero potuti passare sull’asciutto e raggiungerlo, Dio parlò ancora a Mosé, ordinandogli di stendere di nuovo la mano per richiudere il mare.
Esodo 14:26 «Stendi la tua mano sul mare, perché le acque ritornino sugli Egiziani, sui loro carri e sui loro cavalieri». 27 Mosè allora stese la sua mano sul mare; così sul far del mattino, il mare ritornò al suo posto consueto; gli Egiziani fuggirono di fronte ad esso; e l'Eterno travolse gli Egiziani in mezzo al mare.
Dio avrebbe potuto fare da solo, ma non lo fece proprio in virtù del principio secondo cui vuole fare ogni cosa con noi. Mosé aveva steso la mano per aprire il mare e dovette stenderla una seconda volta per richiuderlo. I nemici furono travolti e il popolo di Dio ebbe piena e definitiva liberazione.
Esodo 14:29 Ma i figli d'Israele camminarono all'asciutto in mezzo al mare, e le acque furono per loro come un muro, alla loro destra e alla loro sinistra. 30 Così, in quel giorno, l'Eterno salvò Israele dalla mano degli Egiziani, e Israele vide sul lido del mare gli Egiziani morti.
Dalla storia del popolo Ebreo possiamo trarre preziosi insegnamenti. Gli esempi presi in esame ci insegnano che è indispensabile udire la voce di Dio, ricevere da Lui direzione, sapere qual è la nostra parte e obbedire anche quando i Suoi comandi sembrano irrazionali.
Con Dio possiamo ogni cosa. Ricordiamocene soprattutto nel tempo delle prove, delle persecuzioni o degli attacchi del nemico. Se vogliamo vedere Dio all’opera e compiere grandi miracoli, dobbiamo seguire docilmente le Sue indicazioni e compiere la nostra parte.
Egli vuole mostrarci la Sua potenza e la Sua gloria nelle situazioni impossibili e quando facciamo esperienze personali con Lui, quando vediamo il Suo intervento miracoloso nella nostra vita, la nostra fede cresce e possiamo stimolare quella degli altri perché parliamo di cose di cui siamo stati testimoni diretti e sulle quali non abbiamo alcun dubbio.
31 Israele vide la grande potenza che l'Eterno aveva mostrato contro gli Egiziani, e il popolo temette l'Eterno e credette nell'Eterno e in Mosè suo servo.
Fare esperienze personali e vedere con i propri occhi la potenza di Dio in manifestazione, suscita fiducia sia in Dio che nei Suoi servi che ascoltano la Sua voce.
La Bibbia ci parla di altre situazioni umanamente senza via di scampo, come quella dei tre amici di Daniele, che a Babilonia furono gettati nella fornace ardente. Era talmente infuocata da uccidere gli stessi uomini che li avevano gettati dentro. Dall’esterno si notò una cosa strana: invece di tre uomini se ne vedevano quattro che passeggiavano tra le fiamme senza esserne danneggiati; la sola cosa che si bruciò furono le corde con cui erano legati. Gesù in persona era andato a liberarli!
Erano rimasti fermi nella fede, avevano detto che il loro Dio aveva la potenza di liberarli e che, seppure non lo avesse fatto, Gli sarebbero rimasti fedeli e non avrebbero adorato la statua, come volevano obbligarli a fare.
È significativa anche la storia di Lazzaro. Quando Gesù andò a trovarlo, era morto già da quattro giorni, e poiché sua sorella Marta pronunciava parole di fede negativa, Gesù la esortò a credere (Giovanni 11:40), quindi a gran voce chiamò Lazzaro, il quale uscì dal sepolcro ancora fasciato e legato.
In conclusione:
la Bibbia ci insegna che con Dio ogni cosa è possibile;
ci esorta a non lasciarci travolgere dall’angoscia e a confidare in Lui quando ci troviamo tra prove tremende e umanamente senza speranza;
ci avverte altresì che se non collaboriamo con Lui, Egli non potrà intervenire.
Dio è nostro Padre e vuole benedirci, ma da parte nostra dobbiamo imparare a spendere del tempo davanti a Lui, ad ascoltare la Sua voce e ad obbedire alle Sue direttive.
La nostra parte, per quanto piccola rispetto alla Sua, Gli consentirà di compiere nella nostra vita e attraverso di noi in quella degli altri, cose straordinarie.



