Martedì 22 Settembre 2009 07:38 Ultimo aggiornamento Martedì 22 Settembre 2009 08:10
Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 20 settembre 2009
Oratore: Pastore Lirio Porrello
L’ADORAZIONE E L’OFFERTA NEL REGNO
Salmi 45:6Il tuo trono, o DIO, dura in eterno; lo scettro del tuo regno è uno scettro di giustizia.
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Si conclude, con quella odierna, la serie di predicazioni dedicate al Regno di Dio.
Le ultime riflessioni a suo riguardo sono rivolte al fatto che, nonostante attualmente il Regno sia di tipo spirituale, di esso facciamo parte noi, persone reali su cui Dio vuole regnare. Abbiamo necessità di realizzare tale nostra appartenenza, comprendere i principi del Regno e metterli in pratica, se in esso vogliamo sperimentare una vita piena e abbondante.
Da sempre Dio ha un sogno: avere un popolo di sacerdoti. Ne parla in molte parti il Nuovo Testamento, che definisce il popolo di Dio real sacedozio, ossia popolo di sacerdoti e re, ma la Bibbia lo rivela sin dall’Antico, infatti nel libro dell’Esodo l’Eterno avvertì Mosè di dire al popolo che se Gli avesse obbedito sarebbe divenuto un regno di sacerdoti e una nazione santa.
Esodo 19:5 Or dunque, se darete attentamente ascolto alla mia voce e osserverete il mio patto, sarete fra tutti i popoli il mio tesoro particolare, poiché tutta la terra è mia. 6 E sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa. Queste sono le parole che dirai ai figli d'Israele"».
Il popolo d’Israele, però, ribelle e infedele com’era, non assecondò il sogno di Dio e ne impedì la realizzazione; fu necessaria l’opera redentrice di Cristo perché potesse divenire realtà.
In quel tempo il popolo non poteva avere con Dio una relazione personale, come l’abbiamo noi grazie al sacrificio di Gesù, e per comunicare col popolo il Signore si serviva di tre categorie di persone: i sacerdoti, i profeti e il re.
Costoro si ponevano tra Dio e il popolo in modo diverso, a seconda delle loro specifiche mansioni.
I sacerdoti avevano il compito di offrire a Dio sacrifici per ottenere il perdono dei peccati del popolo, visto nessuno poteva andare alla Sua presenza e le persone potevano essere perdonate soltanto tramite loro. Al cospetto di Dio, quindi, il sacerdote rappresentava il popolo.
I profeti parlavano al popolo da parte di Dio. Al cospetto del popolo erano i Suoi rappresentanti.
Il re governava il popolo in accordo alla volontà di Dio. In mezzo al popolo rappresentava il Suo governo.
Sacerdoti, profeti e re venivano unti e potevano ministrare al popolo da parte di Dio, mentre oggi la Sua unzione è su tutto il Suo popolo, dato che tutti i credenti sono stati costituiti re e sacerdoti.
La Scrittura parla di due tipi di sacerdozio: uno riguardante l’Antico, l’altro il Nuovo Testamento.
1. Il sacerdozio levitico, che prese il nome dalla tribù di Levi, fu determinato dal fatto che, a causa dell’infedeltà del popolo, Dio scelse una tribù, quella di Levi per l’appunto, da cui trarre sia i sacerdoti che i leviti, i quali erano coloro che lavoravano nel tempio.
2. Il sacerdozio secondo l’ordine di Melchisedek prende nome da Melchisedek, che era re di Salem, cioè di Gerusalemme, e sacerdote del Dio Altissimo. È quello a cui appartenne Gesù e a cui noi stessi apparteniamo.
Genesi 14:18 Allora Melchisedek, re di Salem, portò pane e vino. Egli era sacerdote del Dio Altissimo.
Il libro della Genesi ci dice che quando Melchisedek s’incontrò con Abramo lo benedisse e questi da parte sua gli offrì la decima di ogni cosa (Genesi 14:20).
Ciò vuol dire che Melchisedek era superiore a lui.
Con la venuta di Gesù, che non apparteneva alla tribù di Levi, cessò il sacerdozio levitico, che durava finché il sacerdote era in vita, e fu sostituito da quello secondo l’ordine di Melchisedek, che era un sacerdozio eterno e quindi migliore del primo.
Di Gesù la Scrittura afferma infatti che, essendo Egli vivente, è sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek.
Nell’A. T. il primo sommo sacerdote fu Aaronne, designato direttamente da Dio; nel N. T. anche Cristo fu designato Sommo Sacerdote da Dio, ma secondo l’ordine di Melchisedek.
Ebrei 5:4 E nessuno si prende da se stesso questo onore, ma lo riceve colui che è chiamato da Dio, come Aaronne. 5 Così anche Cristo non si prese da sé la gloria di diventare sommo sacerdote, ma la ricevette da colui che gli disse: «Tu sei mio Figlio, oggi io ti ho generato», 6 e altrove dice: «Tu sei sacerdote in eterno, secondo l'ordine di Melchisedek».
L’apostolo Pietro dice che gli appartenenti alla Chiesa di Cristo sono una stirpe eletta, un regal sacerdozio.
1Pietro 2:4 Accostandovi a lui, come a pietra vivente, rigettata dagli uomini ma eletta e preziosa davanti a Dio, 5 anche voi, come pietre viventi, siete edificati per essere una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo… 9 Ma voi siete una stirpe eletta, un regale sacerdozio, una gente santa, un popolo acquistato per Dio, affinché proclamiate le meraviglie di colui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua mirabile luce;
Gesù fu re e sacerdote come Melchisedek, ed anche noi, come Lui, siamo stati costituiti re e sacerdoti e, in quanto tali, un giorno regneremo con Lui sulla terra.
Apocalisse 5:10 e ci hai fatti re e sacerdoti per il nostro Dio, e regneremo sulla terra».
Cosa accomunava i sacerdoti, i profeti e i re nell’A. T.?
L’adorazione a Dio. Non solo i sacerdoti e i profeti, anche i re erano chiamati all’adorazione.
Il re adoratore per eccellenza fu Davide, che portò tutto il popolo ad imitarlo nell’adorazione.
Sia i sacerdoti, che i profeti e i re che furono fedeli a Dio, ciascuno nell’espletamento delle proprie mansioni, erano chiamati alla comunione, all’adorazione e a portare le persone a Dio.
In quanto sacerdoti e re, anche noi siamo chiamati ad essere adoratori del nostro Dio, ma per quali motivi Lo adoriamo?
Lo adoriamo innanzitutto per esprimerGli la nostra gratitudine per i favori che ci elargisce, per i privilegi che ci riserva, per le certezze e la sicurezza che ci dà.
Lo adoriamo perché percepiamo a Sua maestà e la Sua dignità.
Lo adoriamo con l’offerta di doni, segno dell’acquisita consapevolezza che tutto ciò che ci appartiene è Suo e che solo per Sua grazia possiamo goderne, compresa la vita.
Lo adoriamo per dirGli che apparteniamo totalmente a Lui, per esprimerGli la nostra totale dipendenza da Lui e per attivare il Suo obbligo a prendersi cura di noi.
Nell’A.T. Dio promise che si sarebbe preso cura del popolo e che avrebbe fatto scendere le Sue benedizioni se Lo avesse onorato e adorato.
Esodo 23:25 Servite (adorate) all'Eterno, il vostro DIO, ed egli benedirà il tuo pane e la tua acqua; ed io allontanerò la malattia di mezzo a te. 26 Nel tuo paese non ci sarà alcuna donna che abortisca, né alcuna donna sterile. Io farò completo il numero dei tuoi giorni.
Dio promette cibo, salute e fertilità a chi vive in obbedienza e sottomissione (Esodo 23:20-33), quindi a chi riconosce di appartenerGli con tutto ciò che possiede, non si preoccupa di se stesso, si fida di Lui e si pone sotto il Suo governo.
Esodo 34:14 (perché non ti prostrerai ad altro dio, poiché l'Eterno, il cui nome è "il Geloso", è un Dio geloso).
Dio ci ama fino alla gelosia e non tollera che ci prostriamo davanti ad altri “dei”. La Sua è una gelosia santa, non dettata da egoismo, ma da amore, dal desiderio che non ci allontaniamo da Lui e non rivolgiamo il nostro cuore a qualche idolo, perché ne saremmo danneggiati.
Poiché, come abbiamo detto prima, i sacerdoti hanno il compito di offrire al Re, anche noi che siamo sacerdoti siamo chiamati ad offrire a Dio. Ma perché offrire se nel Regno ogni cosa Gli appartiene ed è Lui il Padrone di tutto?
Perché, anche se quando Gli offriamo qualcosa di fatto Gli diamo del Suo, con la nostra offerta Gli esprimiamo riconoscenza e ciò produce benefici per noi stessi.
Se solo acquistassimo coscienza che nulla ci appartiene veramente, che tutto è Suo e che è Sua la responsabilità di gestire ogni cosa, vedremmo l’ansia sparire dalla nostra vita e sopraggiungere la pace. Non ci basta avere cognizione mentale del Regno, per sperimentarne i benefici abbiamo bisogno di cercare il Re, di adorarLo, di sottomerci a Lui e di cederGli le redini della nostra vita; abbiamo bisogno di far scendere le Sue leggi e i Suoi principi nel nostro cuore e di metterli in pratica.
Sul piano naturale non ci si presenta mai ad un re senza offrirgli dei doni e, d’altra parte, nessun re che riceve doni fa andar via a mani vuote. Questo principio, che vale anche nel Regno, possiamo constatarlo attraverso qualche esempio tratto dall’A.T.
Quando la regina di Sceba andò a trovare il re Salomone per scoprire da dove gli veniva tanta sapienza, gli portò ricchissimi doni.
1Re 10:10 Poi ella donò al re centoventi talenti d'oro e una grande quantità di aromi e di pietre preziose. Non furono più portati tanti aromi quanti ne diede la regina di Sceba al re Salomone.
Da parte sua Salomone ricambiò donandole sia quello che lei desiderava, che quanto volle generosamente offrirle.
1Re 10:13 Il re Salomone diede alla regina di Sceba tutte le cose desiderate che ella chiese, oltre a ciò che Salomone le diede con la sua munificenza regale.
Non solo la regina di Sceba, ma tutti coloro che andavano a visitare il re Salomone gli portavano ricchi doni.
1Re 10:23 Così il re Salomone superò in ricchezze e sapienza tutti i re della terra. 24 E tutto il mondo cercava la presenza di Salomone per ascoltare la sapienza che DIO aveva messo nel suo cuore. 25 E ognuno portava il suo dono: vasi d'argento, vasi d'oro, vesti, armi, aromi, cavalli e muli, una certa quantità ogni anno.
Ancora nell’Antico Testamento abbiamo l’esempio di re Davide, padre di Salomone, che non offriva mai a Dio qualcosa che non gli costava.
In occasione di una pestilenza che decimò il popolo, il profeta Gad gli disse di costruire un altare nell’aia di Araunah e di fare sacrifici all’Eterno al fine di allontanare la calamità.
Davide si recò quindi da Aranuah per acquistare la sua aia.
2Samuele 24:20 Araunah guardò e vide il re e i suoi servi, che si dirigevano verso di lui allora Araunah uscì e si prostrò davanti; al re con la faccia a terra. 21 Poi Araunah disse: «Perché il re, mio signore, è venuto dal suo servo?». Davide rispose: «Per comprare da te quest'aia e costruirvi un altare all'Eterno, affinché la calamità sia allontanata dal popolo». 22 Araunah disse a Davide: «Il re mio signore prenda e offra ciò che gli piacerà! Ecco i buoi per l'olocausto; gli attrezzi per trebbiare e i gioghi dei buoi serviranno per legna. 23 O re, tutte queste cose Araunah le dona al re». Poi Araunah disse al re: «L'Eterno, il tuo DIO ti sia propizio!».
Dalla lettura di questi versetti notiamo la riverenza di Aranuah per il suo re e come volesse onorarlo offrendogli l’aia con tutti gli attrezzi e i buoi per l’olocausto.
24 Ma il re rispose ad Araunah: «No, io comprerò da te queste cose al prezzo che costano, e non offrirò all'Eterno, il mio DIO, olocausti che non mi costino nulla». Così Davide comprò l'aia ed i buoi per cinquanta sicli d'argento.
Davide, però, non accettò la sua offerta, dichiarò che l’avrebbe pagata al prezzo di mercato perché non avrebbe offerto all’Eterno qualcosa che riceveva gratuitamente, infatti l’offerta deve comportare un sacrificio.
25 Poi Davide costruì in quel luogo un altare all'Eterno e offrì olocausti e sacrifici di ringraziamento. Così l'Eterno diede ascolto alla preghiera fatta per il paese e la calamità fu allontanata dal popolo d'Israele.
Offrendo qualcosa che aveva avuto un costo e comportato un sacrificio, da una parte Davide riconosceva che l’Eterno era il Re dei re, dall’altra Lo obbligava a prendersi cura del popolo.
Dio rispose allontanando la pestilenza!
Offrire a Dio rivela cosa c’è nel nostro cuore ed è importante per noi conoscere i meccanismi e la realtà del Regno spirituale, per non vivere come se fossimo i padroni di noi stessi e dei nostri beni, confidando sulle nostre forze e sui nostri averi, coltivando gli egoismi e l’avarizia.
Se solo riflettessimo sul fatto che le cose più importanti non si possono ottenere né con le proprie capacità, né con i soldi, e in particolare che con questi non può acquistare la vita, né la giustizia, la pace e la gioia, che solo lo Spirito Santo può dare, non avremmo difficoltà a sottometterci alla Signoria di Cristo!
Offrire a Dio, comunque, non riguarda solo l’area finanziaria, ma anche il nostro tempo, la nostra disponibilità, il nostro servizio.
Non possiamo pretendere di vivere come cittadini del Regno e poi svolgere la nostra vita a modo nostro, onorando Dio con la bocca e mammona col cuore, perché un simile agire denoterebbe ingratitudine e spirito d’indipendenza.
Luca 6:38 Date e vi sarà dato: una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata in seno, perché con la misura con cui misurate, sarà altresì misurato a voi».
Siamo noi stessi, in base alla nostra gratitudine, alla nostra adorazione e alla nostra offerta a Dio, a decidere in che misura Egli ci benedirà. Se ci presentiamo davanti al Suo trono con la nostra offerta, ne usciremo sempre ricevendo qualcosa!
Siamo sacerdoti dell’Eterno e in quanto tali non possiamo esimerci dall’onorare Dio!
Ricordiamoci che solo onorandoLo come Egli merita, con la nostra adorazione e con la nostra offerta attiviamo la Sua bontà e attiriamo la Sua obbligazione a prendersi cura di noi e a provvedere ai nostri bisogni.



