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           Servizio di adorazione ore 18.00 – Palermo, domenica 16 agosto 2009
 
Oratore: Pastore Lirio Porrello
 
IL REGNO DI DIO E I SUOI PARADOSSI
 
Romani 14:17 poiché il regno di Dio non è mangiare e bere, ma giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.
 
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
 
 
La predicazione viene introdotta dalla lettura di due versetti dell’epistola ai Colossesi, in cui l’apostolo Paolo, affermando che Dio Padre ci ha riscattati dal potere del maligno e trasportati nel Regno di Suo Figlio, rende evidente che Gesù non è venuto sulla terra con l’obiettivo di stabilirvi una religione o una denominazione religiosa, ma di stabilirvi il Suo Regno, il Suo governo.
Colossesi 1:12 rendendo grazie a Dio e Padre, che ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce. 13 Poiché egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio
 Nel Regno di Dio si entra mediante la nuova nascita, ma talvolta ci si dimentica la propria identità di figli di Dio e di essere cittadini dei cieli e si continua a vivere, agire e pensare come se ci si trovasse nell’altro regno.
Abbiamo bisogno di prendere coscienza di tali realtà e soprattutto di curare la nostra relazione con Gesù, il nostro Re, che ha vinto la morte ed è risorto.
  
La nostra personale relazione col Re si sviluppa attraverso due fasi, in due distinte forme.
La prima Lo vede come Redentore, come Colui che ci ha riscattati dalla schiavitù di Satana a prezzo del Suo prezioso sangue e ci ha dato la salvezza eterna.
 Ebrei 5:9 e, reso perfetto, divenne autore di salvezza eterna per tutti coloro che gli ubbidiscono
 La Scrittura afferma chiaramente, non a caso, che la salvezza è riservata a chi entra nel Regno con spirito di obbedienza e vive in esso obbedendo e sottomettendosi al Signore.
L’epistola ai Romani conferma tale concetto affermando che la salvezza si riceve quando si riconosce Gesù come Signore, cioè come padrone e sovrano della propria vita.
Romani 10:9 poiché se confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato. 10 Col cuore infatti si crede per ottenere giustizia e con la bocca si fa confessione, per ottenere salvezza,
 
La prima rivelazione che si ha bisogno di ricevere, per instaurare con Lui una iniziale relazione, è che Gesù è il Redentore, Colui che ha pagato il prezzo del nostro riscatto, che ha perdonato tutti i nostri peccati e ci ha liberato dal potere delle tenebre, successivamente, però, essendo impregnati della cultura del regno di provenienza, è necessario iniziare un cammino di rinnovamento della mente, di trasformazione delle attitudini e del modo di agire.
L’antica cultura del principe di questo mondo, infatti, anche inconsciamente riaffiora, soprattutto nei momenti d’ira, allorché si pronunciano parole minacciose, rabbiose, volgari, nelle quali più o meno palesemente si esprime l’intenzione uccidere e distruggere. Chi appartiene a Cristo deve abbandonare tali manifestazioni del carattere e acquisire la cultura dell’amore e della vita, che si può realizzare riconoscendo Gesù anche come Signore, non solo come Redentore.  
In definitiva, Gesù ci introduce nel Suo Regno come Redentore e in quanto tale instaura con noi un primo approccio, ma poiché vuole regnare nella nostra vita, successivamente desidera instaurare con noi un nuovo tipo di relazione. 
 
Chiediamoci: da chi ci lasciamo governare? Permettiamo a Gesù di prendere le redini della nostra vita e di guidarci quotidianamente? Ci sottomettiamo alla Sua volontà, o continuiamo a fare di testa nostra? Intendiamo conoscerLo anche come nostro Signore?
Colossesi 2:6 Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui 7 essendo radicati ed edificati in lui, e confermati nella fede come vi è stato insegnato, abbondando in essa con ringraziamento.
L’apostolo Paolo esortò i Colossesi che avevano ricevuto Gesù come Messia, a radicarsi in Lui secondo gli insegnamenti ricevuti e a stare fermi nella fede in Lui.
 
Come possiamo riconoscere se viviamo pienamente nel Regno?
Esaminandoci, discernendo se siamo attanagliati dall’ansia e dalla paura o se in noi regnano la pace e la gioia, frutto dell’obbedienza al nostro Governatore, lo Spirito Santo.   
Chi, nella vita quotidiana, è obbediente e sottomesso allo Spirito Santo, va acquistando il carattere di Dio, il Suo amore, la Sua personalità, la Sua santità; dimostra di essere Suo figlio maturo, che predica Cristo, Lo serve e per amor Suo serve anche i fratelli.  
2Corinzi 4:5 Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù, il Signore, e siamo vostri servi per amore di Gesù.
 
 Per entrare in cielo è necessario essere forniti del diritto di accesso che si ottiene diventando cittadini dei cieli, di quel Regno che oggi è spirituale e che un giorno si manifesterà palesemente.
Filippesi 3:20 La nostra cittadinanza infatti è nei cieli, da dove aspettiamo pure il Salvatore, il Signor Gesù Cristo,
 
I cittadini del Regno devono acquisire uno stile di vita improntato al carattere del Re e cambiare tutto ciò che in essi ricorda il regno di provenienza.
Chi realizza tale cambiamento, non si adatta più alla compagnia di persone dedite ai vizi e al peccato, a un fare volgare, a un parlare improntato alla critica, al giudizio e al pettegolezzo, usa invece parole d’amore e d’incoraggiamento. 
In altri termini, sull’esempio di Gesù, nostro Re e nostro modello, i cittadini dei cieli sono chiamati a correggere le loro attitudini, è un loro obbligo, infatti l’apostolo Paolo, nell’esortare i Filippesi ad avere gli stessi sentimenti (o attitudini) di Cristo, usa l’imperativo.
Filippesi 2:5 Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù,
 
Gesù ha dato l’esempio, infatti faceva sempre ogni cosa per piacere al Padre.  
Giovanni 8:29 E colui che mi ha mandato è con me il Padre non mi ha lasciato solo, perché faccio continuamente le cose che gli piacciono».
Per noi non è certo facile cambiare carattere, abbiamo bisogno di compiere un atto di fede e a questo punto il pastore Lirio invita la chiesa a pronunciare più volte e con convinzione la frase: “faccio continuamente le cose che gli piacciono”, perché confessare  la Parola di Dio aiuta realizzarla e quindi anche a crescere all’immagine di Cristo.
È possibile vivere per piacere a un altro? Sì, se si è motivati dall’amore.
 Anche la scienza conviene che una vita di amore, di altruismo, di servizio e di collaborazione appaga e rende felici.  
 
Per esortare i discepoli a distinguersi dal mondo, Gesù usò parole di difficile comprensione.  
 Matteo 20:26 ma tra di voi non sarà così; anzi chiunque tra di voi vorrà diventare grande sia vostro servo; 27 e chiunque tra di voi vorrà essere primo sia vostro schiavo. 28 Poiché anche il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti».
In altri termini Gesù disse che grandi si diventa servendo e che primi si diventa facendosi schiavi.
A Dio non dispiace che diventiamo grandi o primi, purché ciò avvenga con i Suoi metodi, che sono diversi da quelli adottati dal mondo per raggiungere il primato, e secondo i Suoi fini. 
 
La mentalità del mondo, impregnata com’è della cultura del regno delle tenebre, non può comprendere alcune singolari affermazioni della Scrittura, come la seguente…  
8:35 chiunque vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e dell'evangelo, la salverà.
… né i suoi paradossi.
 
Primo paradosso: nella schiavitù c’è la libertà.
Romani 6:22 Ora invece, essendo stati liberati dal peccato e fatti servi ( doùlos = schiavi) di Dio, voi avete per vostro frutto la santificazione e per fine la vita eterna.
Il termine greco generalmente tradotto in italiano con la parola “servi”, in realtà vuol dire schiavi, ma mentre nel naturale lo schiavo non ha né diritti, né libertà, chi si fa volontariamente schiavo di Dio riceve la libertà, perché viene a conoscenza della verità che rende liberi (Gv. 8:32). È un paradosso, ma… vuoi essere libero? Devi essere schiavo!
 
 Secondo paradosso: nel servire c’è  la grandezza.
Nel naturale è tutto l’opposto: chi sta più in alto si fa servire di più, ma nel Regno di Dio chi serve di più occupa una posizione più elevata.
Marco 10:43 ma tra voi non sarà così; anzi chiunque vorrà diventare grande tra voi, sarà vostro servo;
 
Terzo paradosso: Nell’umiltà c’è innalzamento.
La parola “umile”, dal latino humus (terra), si dice di chi tende a stare in basso e non s’insuperbisce.
1Pietro 5:5 Similmente voi, giovani, siate sottomessi agli anziani. Sì, sottomettetevi tutti gli uni agli altri e rivestitevi di umiltà, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili. 6 Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli v'innalzi al tempo opportuno
Come per costruire un palazzo occorre scavare fondamenta tanto più profonde quanto maggiore è l’altezza che si vuole raggiungere, così sul piano spirituale quanto più si è umili, tanto più si è innalzati da Dio. 
 
Quarto paradosso: nella sottomissione c’è l’autorità.
 Quando il centurione romano si recò da Gesù per chiederGli la guarigione del suo servo, con un discorso sottile Gli dimostrò di avere chiaro il concetto di autorità.
Luca 7:8 Poiché anch'io sono un uomo sottoposto all'autorità altrui e ho sotto di me dei soldati, e dico ad uno: "Va'", ed egli va, e a un altro: "Vieni", ed egli viene, e al mio servo: "Fa' questo", ed egli lo fa».
Anziché dichiarare di essere al comando di cento uomini, disse di essere sottoposto ad un’autorità superiore e che doveva la sua autorità al fatto di essere a sua volta sottoposto.
Nel mondo spirituale funziona allo stesso modo, ma quanti di noi, avendo ricevuto una posizione di autorità, tengono presente questo principio e ricorrono all’autorità da cui dipendono prima di prendere decisioni importanti evitando così di commettere errori?
 La nostra autorità funziona nella misura in cui siamo sottomessi all’autorità da cui dipendiamo, con la conseguenza che ci verrà data un’autorità tanto più grande quanto maggiore sarà la sottomissione che dimostreremo. 
 
 Un giorno Gesù, preso l’occorrente, si accinse a lavare i piedi ai Suoi discepoli, svolgendo così un servizio allora riservato agli ultimi degli schiavi.
Pietro inizialmente protestò, non accettava quel gesto, ma Gesù gli rispose: «Se non ti lavo, non avrai nessuna parte con me» (Gv. 13:8), quindi continuò:
Giovanni 13:15 Io infatti vi ho dato l’esempio, affinché come ho fatto io facciate anche voi. 16 In verità, in verità vi dico: Il servo non è più grande del suo padrone, né il messaggero più grande di colui che l'ha mandato. 17 Se sapete queste cose, siete beati se le fate.
 
Vogliamo avere parte nelle cose del Regno?
Se sì, dobbiamo:
- farci schiavi di Dio, perché solo così saremo davvero liberi;
- crescere nello spirito di servizio, perché più serviremo, più saremo grandi per il Signore;
- sviluppare lo spirito di umiltà, perché in tal modo Dio potrà innalzarci;
- realizzare una vera sottomissione, perché in essa c’è autorità.
 
Rimuoviamo dunque da noi ogni attitudine che si oppone ai principi di Dio e dimostriamo non solo di sapere, ma anche di fare le cose che piacciono al nostro Re, per essere figli che dimostrano di avere il Suo stesso cuore.