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                    Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 2 luglio 2009
 
Oratore: Pastore Lirio Porrello
 
LA MISSIONE DEL REGNO
 
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
 
Il pastore Lirio introduce la predicazione sulla missione nel Regno di Dio, riferendo qual era la sua opinione riguardo alla missione in generale, in tempi lontani, quando ancora studente in medicina, toccato dalle notizie provenienti dai Paesi più poveri, in cuor suo progettava di svolgere la professione medica in quei luoghi, non per denaro, ma appunto per missione. Era convinto che solo gli appartenenti al clero potessero andare missionari con fini spirituali e che per lui l’unico modo per esserlo era quello di mettere la sua professione a disposizione di chi ne aveva bisogno. Non conosceva Dio e non sapeva che tutti quelli che sono in Cristo sono già missionari!  
 
Prima che il Figlio di Dio iniziasse il Suo ministero terreno, Giovanni Battista dichiarò di non essere Lui il Messia, di avere ricevuto la missione di annunciare la Sua imminente venuta e l’avvento del Suo Regno e fu il primo a riconoscerLo e indicarLo pubblicamente.
Atti 13:25 E, come Giovanni stava per finire la sua missione, disse: "Chi pensate voi che io sia? Io non sono il Cristo; ma ecco, dopo di me viene uno, a cui io non sono degno di sciogliere i sandali dei piedi".
 
In precedenti predicazioni è stato spiegato che nella dimensione spirituale esistono due regni: quello di Dio, che è un Regno di luce, e quello di satana, che è un regno di tenebre, in perenne conflitto tra loro in quanto aventi scopi radicalmente opposti, una vita abbondante il primo, distruzione e morte il secondo.
 

Giovanni 10:10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; ma io sono venuto affinché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.

Come fa il nemico a uccidere e distruggere? Attraverso i suoi demoni, che invia in missione per stimolare le menti degli uomini a compiere azioni che si ritorcono contro di loro. Pensiamo, ad esempio, alle serate da ‘sballo’ del sabato sera e al gran numero di giovani che, tra droghe, alcool e velocità sulla strada, perdono la salute e anche la vita.
Ci troviamo tra due regni, sta a noi scegliere in quale stare, quale re vogliamo seguire e quale cultura adottare. Essere nati di nuovo non basta per vivere appieno nel Regno di Dio e realizzarne lo scopo, bisogna acquisirne la cultura.
 
La società del nostro tempo si lascia facilmente ingannare e influenzare dalle mode e dalla mentalità ricorrente:
i giovani credono che quanto più grandi sono gli eccessi, tanto maggiore sia il divertimento; credono di potere avere rapporti sessuali senza problemi e di poter porre rimedio, abortendo, ad una gravidanza indesiderata, dato che ormai anche in Italia l’aborto non è considerato reato e che si può accedere con facilità alla pillola abortiva;
molti si lasciano plagiare dalla teoria di Darwin, secondo cui l’uomo discende dalla scimmia,  che pone come oggetto d’identificazione un essere inferiore e snobba l’Essere superiore per eccellenza e quanto Egli dice nella Sua Parola.  
 
 Chi vuole vivere pienamente nel Regno di Dio si consacra al Re, osserva i Suoi principi, in particolare quelli dell’obbedienza e della sottomissione, desidera crescere nella santità, nell’attitudine al perdono e nel frutto dello spirito.
Chi, invece, vive nel regno delle tenebre pratica una cultura di ribellione, d’incredulità, di mancanza di perdono, di peccato in genere, di opere della carne, di turpiloquio, litigio e divisione.
Queste sono le caratteristiche della cultura del mondo da cui proveniamo, con la conseguenza che se nella nostra vita vogliamo realizzare lo scopo di Dio, dobbiamo cambiare cultura e discernere ciò che è bene e ciò che non lo è, badando a non agire secondo la cultura del nemico. 
 

 

 Atti 1:1 Io ho fatto il primo trattato, o Teofilo, circa tutte le cose che Gesù prese a fare e ad insegnare, 2 fino al giorno in cui fu portato in cielo dopo aver dato dei comandamenti per mezzo dello Spirito Santo agli apostoli che egli aveva scelto. 3 Ad essi, dopo aver sofferto, si presentò vivente con molte prove convincenti, facendosi da loro vedere per quaranta giorni e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. 4 E, ritrovandosi assieme a loro, comandò loro che non si allontanassero da Gerusalemme, ma che aspettassero la promessa del Padre: «Che, egli disse, voi avete udito da me. 5 Perché Giovanni battezzò con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo, fra non molti giorni». 6 Così quelli che erano riuniti assieme lo interrogarono, dicendo: «Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?». 7 Ma egli disse loro: «Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti adatti, che il Padre ha stabilito di sua propria autorità. 8 Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, in Samaria e fino all'estremità della terra». 9 Dette queste cose, mentre essi guardavano, fu sollevato in alto; e una nuvola lo accolse e lo sottrasse dai loro occhi. 10 Come essi avevano gli occhi fissi in cielo, mentre egli se ne andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono loro, 11 e dissero: «Uomini Galilei, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che è stato portato in cielo di mezzo a voi, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo».
 
 

 Anche dopo la Sua risurrezione, per quaranta giorni, Gesù continuò a parlare con i Suoi discepoli delle cose riguardanti il Regno di Dio e quelli che erano con Lui Gli chiesero: “è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?”.

Dicevano bene, attendevano il Messia che avrebbe instaurato sulla terra il Suo Regno, ma non avevano compreso che esso inizia nello spirito a livello personale, per estendersi poi ad ogni sfera della vita sociale e divenire anche manifestazione culturale e politica.   
Solo quando Gesù ritornerà sulla terra con la Sua Chiesa per governare tutte le nazioni e ogni cosa sarà sotto il Suo controllo, il Suo Regno sarà pienamente stabilito, ma poiché gli Ebrei non avevano piena chiarezza della Scrittura, lo attendevano in Israele.
Alla domanda: “È in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?”, Gesù rispose che a nessuno è dato di conoscere i tempi stabiliti dal Padre, ma preannunciò che con la venuta dello Spirito Santo avrebbero ricevuto potenza, che sulla terra sarebbero stati i Suoi testimoni e che avrebbero dovuto fare conoscere a tutti il Suo Regno.
Per quale motivo, per essere testimoni di Cristo, è necessario ricevere potenza dall’alto?  
Perché in ogni tempo, oggi come al tempo della chiesa primitiva, chi vive secondo la cultura del mondo non ama sentire pronunciare il nome di Dio e perseguita i cristiani.
 
Nel giorno di Pentecoste, con la discesa dello Spirito Santo, anche se Gesù aveva parlato con i discepoli, tutti quelli che erano presenti nell’alto solaio parlarono in lingue, ricevettero potenza e iniziarono a predicare.
A nulla valgono le asserzioni di chi afferma che la potenza è stata ricevuta solo dagli apostoli, infatti anche oggi chi riceve il battesimo nello Spirito Santo, riceve la potenza per essere testimone di Cristo.  
 

  

Cosa vuol dire ‘ricevere potenza’?
Nel testo greco, il termine dùnamis, che vuol dire “potenza accumulata che esplode al momento giusto”, parla di una potenza che viene da Dio e che non ha nulla a chevedere con le abilità umane; indica che si può essere testimoni efficaci del Signore solo lasciandosi guidare dallo Spirito Santo.  
 La parola greca tradotta in italiano con testimoni è màrtures, da cui deriva il termine ‘martire’ proprio perché tanti cristiani furono martirizzati per essere stati testimoni di Gesù.
L’avversario non tollera i testimoni di Gesù e li perseguita soprattutto attraverso i religiosi, come fece con Stefano, il primo martire della chiesa.
Questo dimostra che l’obiettivo di Gesù non era quello di fondare una religione, infatti la religione, anche se dice di seguire Cristo, vive nella cultura dell’avversario, non sa rispondere ai bisogni dell’uomo, né cambiare la vita delle persone, perché solo lo Spirito Santo può compiere quest’opera.
 
Tutti i discepoli di ogni tempo sono abilitati dallo Spirito Santo a predicare Cristo e il Suo Regno e poiché hanno in cuore un grande desiderio di somigliarGli, se Lo pongono come modello.
Luca 6:40 Nessun discepolo è da più del suo maestro, anzi ogni discepolo ben addestrato sarà come il suo maestro.
Molte volte ci sentiamo incapaci e inadeguati ad affrontare i bisogni del momento, ma per essere veri discepoli occorre lasciarsi correggere, istruire, modellare all’immagine di Gesù, aspirare a divenire come Lui e come Lui esprimere amore, avere compassione, guarire, saper trattare con i perduti.
 
Lo Spirito Santo manifesta la Sua potenza anche attraverso i Suoi doni (1 Corinzi 12:4-11) che distribuisce a tutti come vuole e che noi dobbiamo desiderare di avere in manifestazione.
Atti 4:31 E, dopo che ebbero pregato, il luogo dove erano radunati tremò; e furono tutti ripieni di Spirito Santo, e annunziavano la parola di Dio con franchezza.
La rapida crescita della chiesa primitiva fu dovuta al fatto che tutti i discepoli divennero predicatori e insegnavano la Parola con l’abilità loro conferita dallo Spirito Santo; non esisteva la distinzione tra laici e membri del clero, del resto Gesù era un laico venuto non per fondare una religione ma per fare seguaci del Suo Regno che fossero Suoi testimoni e adempissero la missione del Regno.
Matteo 28:18 Poi Gesù si avvicinò e parlò loro dicendo: «Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra. 19 Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20 insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell'età presente. Amen».
Quando, prima di ascendere al cielo, raccomandò ai Suoi di fare discepoli insegnando loro di osservare tutto quello che Egli aveva loro comandato, di fatto Gesù stava affermando che si diventa discepoli cambiando cultura.
 
Il Grande Mandato di fare discepoli è per tutti, non solo per il clero!
Nella chiesa primitiva tutti lo osservavano, ma purtroppo molti di noi mantengono la mentalità religiosa e pensano di compiere tutto il proprio dovere andando in chiesa la domenica ad ascoltare la predicazione del proprio pastore e non pensano neppur lontanamente di dovere anch’essi predicare la Buona Novella dell’Evangelo e di dover trasmettere ad altri la cultura del Regno.
Molti si convincono di poter testimoniare la propria appartenenza a Cristo solo col proprio comportamento, ma probabilmente dietro tale convinzione si nasconde una certa vergogna di parlare del Signore. Umoristicamente il pastore Lirio aggiunge: “Avete mai visto testimoni muti? No, perché senza parlare non si può rendere alcuna testimonianza!”.
Non vergogniamoci, quindi, dell’Evangelo di Cristo, perché è la potenza di Dio per la salvezza di ciascuno che crede (Romani 1:16), anzi riteniamoci privilegiati di appartenere a un Regno che non avrà mai fine e usiamo la potenza che Egli ci dà, per far conoscere il nostro Re e per parlare del Suo sacrificio e della Sua risurrezione.
 
  Abbiamo una missione: essere testimoni della Verità, e poiché possiamo adempierla solo per la potenza che ci  viene data dallo Spirito Santo, con i Suoi doni e con la Sua unzione, non cessiamo mai di cercarLo e usiamo la potenza che Egli ci dà, affinché altri conoscano il nostro Re e sempre più numerose persone scelgano di appartenerGli e di entrare a far parte del Suo Regno.