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             Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 26 luglio 2009
 
Oratore:Pastore Lirio Porrello
 
IL RUOLO DELLA FEDE NEL REGNO DI DIO
 
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
 
 
 Dopo aver parlato dell’autorità del Re e del modo in cui noi, cittadini del Regno, mediante la preghiera possiamo esercitare l’autorità delegataci dal Signore, oggi il pastore Lirio completa l’argomento parlando dell’elemento indispensabile della fede, senza cui qualunque preghiera risulta inefficace.
 
Con riferimento al piano naturale, per analogia spiega qual è il rapporto tra il re e i sudditi.  
Afferma che mentre in una repubblica i cittadini esprimono col voto la loro fiducia a qualcuno, in un regno questo è impossibile, visto che i re nascono tali, infatti a Pilato che Gli aveva chiesto se era Re, Gesù risposeTu dici giustamente che io sono re; per questo io sono nato (Gv. 18:37.)
I re non vengono scelti dai cittadini mediante l’esercizio della loro autorità, perché semmai è lui ad avere autorità su di loro; i cittadini devono solo fidarsi del proprio re e credere che si prende cura di loro.
 
In alcune situazioni, i discepoli di Gesù entrarono in ansia, quasi non avessero fiducia in Lui, e noi siamo proprio come loro! Entriamo presto in ansia e in preoccupazione per noi stessi, ma il Signore, che lo sa, ci esorta a cercare prima di ogni altra cosa il Suo Regno, essendo questo l’unico modo per potere ricevere tutte le altre cose.  
 
Noi, cittadini del Regno, possiamo esercitare la nostra autorità mediante la preghiera, infatti quando preghiamo invitiamo Dio a intervenire nella situazione che ci interessa, affinché ristabilisca il Suo ordine e la Sua volontà, ma la preghiera risulta efficace solo se viene fatta con piena fiducia nel Suo intervento e quindi anche con ringraziamento.   
Pregare e credere devono andare di pari passo; preghiera e fede non possono essere disgiunte!
 
Nella Scrittura troviamo la definizione di fede.
Ebrei 11:1 Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono;
Chi ha vera fede, crede che le cose sperate diventeranno realtà.
Sempre nell’epistola agli Ebrei sono citati i campioni della fede, cioè i personaggi biblici che hanno creduto alle promesse di Dio contro le circostanze che tendevano a far credere l’opposto. Abrahamo credette che Dio gli avrebbe dato il figlio promesso e quando nacque Isacco aveva cento anni; era sterile anche Rebecca, moglie di quest’ultimo, ma poi divenne madre perché Dio esaudì la sua preghiera. In definitiva si può affermare che la nazione d’Israele è frutto di una serie di miracoli che il Signore poté compiere perché ci furono persone che si fidarono di Lui e che con Lui avevano una giusta relazione. 
 
Il nostro rapporto di fiducia col Signore deve essere analogo a quello che i bambini hanno con i genitori: hanno in loro una fiducia totale che non è frutto di ragionamento, infatti la capacità di ragionare si sviluppa solo in un secondo tempo.
 
La Scrittura ci dice anche come nasce e come si sviluppa la fede.  
 Romani 10:17 La fede dunque viene dall'udire, e l'udire viene dalla parola di Dio.
La fede viene ascoltando la Parola di Dio.
La parola greca tradotta in italiano con ‘udire’ è akoê e la Parola di Dio di cui si parla in questo versetto è il rhema, cioè una parola specifica che lo Spirito Santo dà ad una persona in una specifica situazione. Egli prende una parte del lògos, cioè della Parola generica e la fa divenire rhema per la vita di quella persona, che da parte sua deve avere con Dio una relazione e la capacità di ascoltarLo.  
Inizialmente l’Eterno diede la Sua Parola ai profeti come rhema, cioè come parola diretta a loro, ma scrivendola per farla conoscere a tutti costoro la fecero divenire lògos, Parola generica. Lo Spirito Santo compie l’opera inversa e la fa ridivenire rhema quando la dà ad una persona in una situazione specifica e in un determinato momento.
Attraverso la predicazione della Parola di Dio, lo Spirito Santo può parlarci personalmente facendo divenire rhema il lògos predicato, e il rhema suscita fede. Noi abbiamo bisogno che il Signore ci parli ed Egli lo fa dove viene predicata la Sua Parola.
 
La parola greca akoê letteralmente vuol dire: “Avere un’udienza con qualcuno” e ciò significa che la fede viene quando si ha un’udienza con Dio.
Il che parla di relazione, di comunione, di preghiera, di dialogo col Signore; ci dice che quando si spende del tempo con Dio e Gli si permette di parlarci, nasce la fede, si determina un rapporto di fiducia. Nel Regno di Dio ogni cosa avviene per fede ed Egli usa chi ce l’ha anche per aiutare chi non Lo conosce.
 
Nella Sua Parola, Dio aveva detto che se il popolo fosse divenuto idolatra, non avrebbe fatto più piovere (Deuteronomio cap. 11) e poiché re Acab era idolatra, il profeta Elia si meravigliò del fatto che continuasse a piovere.
Tra Elia e il Signore dovette esserci un dialogo in cui il Signore gli rivelò che per realizzare la Sua promessa aveva bisogno che qualcuno ci credesse. Al che Elia dichiarò pubblicamente, davanti al re: non ci sarà né rugiada né pioggia in questi anni, se non alla mia parola».
Avvenne come il profeta aveva preannunciato e poiché anch’egli avrebbe dovuto patire a causa della lunga siccità, l’Eterno gli parlò:
1Re 17:9 «Lèvati e va' a stabilirti a Sarepta dei Sidoni, perché là ho ordinato a una vedova di provvederti da mangiare».
 Elia aveva fede in Dio e fece secondo il Suo comando: si recò nel Libano, a Sarepta dei Sidoni.
 10 Egli dunque si levò e andò a Sarepta; come giunse alla porta della città, ecco lì una vedova che raccoglieva legna. Egli la chiamò e le disse: «Va' a prendermi un po' di acqua in un vaso perché possa bere». 11 Mentre essa andava a prenderla, la chiamò e disse: «Portami anche un pezzo di pane». 12 Ella rispose: «Com'è vero che vive l'Eterno, il tuo DIO, pane non ne ho, ma solo una manciata di farina in un vaso e un po' di olio in un orcio; ed ora sto raccogliendo due pezzi di legna, per andare a prepararla per me e per mio figlio; la mangeremo e poi moriremo».
La vedova che avrebbe dovuto provvedergli da mangiare conosceva il Dio di Elia solo per sentito dire, non aveva fede in Lui e coltivava pensieri di morte, ma il Signore, che era al corrente dei suoi bisogni, per aiutarla si servì di uno che aveva fede e attraverso di lui le insegnò un importante principio del Regno di Dio: dare per potere ricevere. 
13 Elia le disse: «Non temere;  va' e fa' come hai detto, ma fanne prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne farai per te e per tuo figlio. 14 Poiché così dice l'Eterno, il DIO d'Israele: il vaso della farina non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà, fino al giorno che l'Eterno manderà la pioggia sulla terra"».
La donna obbedì al profeta, mise inconsapevolmente fede nelle parole che egli pronunciò, ma che provenivano da Dio, e avvenne uno straordinario miracolo.
15 Così ella andò e fece secondo la parola di Elia; e mangiarono lei, Elia e la sua famiglia per parecchio tempo. 16 Il vaso della farina non si esaurì e l'orcio dell'olio non calò, secondo la parola che l'Eterno aveva pronunciato per mezzo di Elia.
Non fu la donna a provvedere ad Elia, ma col suo dare consentì al Signore di provvedere per entrambi.
Nel Regno di Dio il principio del dare presuppone fiducia nel Re e chi dà dimostra di credere che il Re si prende cura di lui.  
 Il Signore desidera, comunque, che ci fidiamo anche dei fratelli e che non viviamo nella diffidenza e nel sospetto.
 
Smith Wigglesworth, famoso predicatore e campione di fede, era solito ripetere: “Solamente credi!”.  
Altro campione della fede citato nell’epistola agli Ebrei è Enok.
Ebrei 11:5 Per fede Enok fu trasferito in cielo perché non vedesse la morte, e non fu più trovato perché Dio lo aveva trasferito; prima infatti di essere portato via, egli ricevette la testimonianza che era piaciuto a Dio
Enok  non sperimentò la morte fisica, fu portato in cielo mentre era vivo e rappresenta la generazione di quelli che verranno rapiti in cielo. Questo gli fu possibile perché camminava con Dio, aveva fede in Lui e Gli rispose di sì quando gli chiese se voleva essere portato in cielo con Lui.  
 
Per alimentare la fede nel Signore e non vivere nell’ansia è necessario avere comunione e dialogo con Lui, ascoltare ciò che vuole dirci, conoscere i Suoi piani per la nostra vita, imparare a conoscere il Suo carattere.  
6 Ora senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano.
Non possiamo andare a Dio esprimendo dubbi sulla Sua esistenza; questo può farlo chi non Lo conosce, ma noi, non solo dobbiamo credere che Egli esiste, ma anche che ci ricompensa tutte le volte che Lo cerchiamo per conoscere la Sua volontà.
Marco 9:23 E Gesù gli disse: «Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede».
Solo credendo, visto che abbiamo un Dio onnipotente, è possibile sbloccare le situazioni più difficili.  
 
Qual è il segreto della fede?
Cercare il cuore del Re e agire secondo la cultura del Regno lasciandosi guidare dallo Spirito Santo; così si riceve la Sua ricompensa.
Gesù insegnò ai Suoi discepoli come fare per essere ricompensati da Dio.
Matteo 6:1 «Guardatevi dal fare la vostra elemosina davanti agli uomini, per essere da loro ammirati; altrimenti voi non ne avrete ricompensa presso il Padre vostro, che è nei cieli. 2 Quando dunque fai l'elemosina, non far suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere onorati dagli uomini; in verità vi dico, che essi hanno già ricevuto il loro premio. 3 Anzi quando tu fai l'elemosina non sappia la tua sinistra quello che fa la destra. 4 affinché la tua elemosina si faccia in segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto te ne darà la ricompensa palesemente. 5 E quando tu preghi, non essere come gli ipocriti, perché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe, e agli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini; in verità vi dico che essi hanno già ricevuto il loro premio. 6 Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente. 7 Ora, nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. 8 Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno prima che gliele chiediate.
 Dio conosce i nostri bisogni e non occorrono lunghi discorsi per metterLo al corrente di essi, ma conosce anche le nostre attitudini e non gradisce chi si mette in mostra e tiene principalmente all’apprezzamento degli uomini. Dio ricompensa chi dà senza esibire la propria generosità, chi Lo cerca nel segreto senza ostentare la propria spiritualità. Essere apprezzati può far piacere, ma deve interessarci soprattutto l’apprezzamento di Dio e a tal fine abbiamo bisogno di cercare il Suo cuore, la Sua giustizia, la Sua pace e la Sua gioia.
 
 I figli del Regno vivono per fede. Questo principio è ribadito più volte nella Scrittura. 
Romani 1:17 Perché la giustizia di Dio è rivelata in esso di fede in fede, come sta scritto: «Il giusto vivrà per fede».
2Corinzi 5:7 Camminiamo infatti per fede, e non per visione.
Galati 2:20 Io sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; e quella vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.
 Nella seconda epistola ai Corinzi l’apostolo Paolo afferma che dobbiamo vivere per fede e non in base a ciò che vediamo con i nostri occhi naturali; in quella ai Galati non dice di avere fede nel Figlio di Dio, ma di vivere nella Sua fede, cioè nella fede che Gesù ebbe nel Padre.
 
Impariamo a conoscere il carattere del Padre e il Suo cuore, non lasciamoci fuorviare dalle circostanze e viviamo la cittadinanza celeste sapendo di appartenere a un Re che si prende cura di noi e che merita tutta la nostra fiducia.