Servizio di adorazione ore 8.15 – Palermo, domenica 26 marzo 2006

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

LA CENA DEL SIGNORE

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

In apertura di questo servizio, dedicato alla celebrazione della Santa Cena, il pastore riferisce dell’emozione provata durante il recente viaggio in Israele, organizzato dalla nostra chiesa, alla vista del Cenacolo in cui Gesù consumò con i Suoi dodici l’Ultima Cena. Fu in quel luogo, benedetto anche perché situato nel vano sottostante l’Alto Solaio, dove nel giorno di Pentecoste i discepoli furono riempiti di Spirito Santo, che Gesù pronunciò le parole riportate dall’apostolo Paolo in 1Corinzi 11:23-31.

 

1Corinzi 11:23 Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane 24 e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me».25 Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me. 26 Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga». 27 Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore. 28 Ora ciascuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; 29 poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. 30 Per questo motivo molti fra voi sono infermi e malati, e molti muoiono. 31 Perché se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati. 32 Ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, affinché non siamo condannati col mondo.

 

Doveva esserci un clima di intensa comunione tra Gesù e i Suoi discepoli durante quell’Ultima Cena, nel corso della quale preannunciò loro la Sua imminente passione e il tradimento che avrebbe dovuto patire. Sembra incredibile che dopo tre anni trascorsi a stretto contatto col Maestro, Giuda abbia potuto tradirLo e venderLo per denaro, ma comportamenti del genere possono accadere anche oggi da parte di chi, pur vivendo in un ambiente risvegliato, rifiuta di cambiare il proprio cuore e con la massima disinvoltura volta le spalle a chi per tanto tempo si è preso cura di lui. 

 

La Santa Cena è un momento di raccoglimento e riflessione, perché induce ad andare indietro nel tempo e a meditare su quel sacrificio compiuto sulla Croce per amor nostro; ad esaminare la propria condizione spirituale e chiedere a Dio il perdono per i peccati commessi; a guardare al futuro, a quando Gesù ritornerà.

 

Sulla scorta dei su citati versetti, in cui l’apostolo Paolo riferisce ciò che aveva appreso per rivelazione diretta del Signore, il pastore evidenzia i vari aspetti della Cena del Signore.

1.      Memoriale (v. 24): Gesù stabilì che il pane e il vino ci ricordino rispettivamente il Suo corpo e il Suo sangue offerti per la nostra redenzione.

2.      Annuncio (v. 26) della morte del Signore.

3.      Giudizio contro se stessi (v. 28-32 ) per chi si accosta alla Sua Mensa indegnamente non apprezzando il corpo di Cristo, cioè i fratelli.

4.      Comunione…

-    con Dio: il calice della benedizione, che noi benediciamo, non è forse comunione  con il sangue   di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? (1Corinzi 10:16)

-          con i fratelli (Matteo 5:22-26).

5.      Patto: non ci si può accostare alla Mensa del Signore se non si  è entrati nel Patto, cioè se non si è salvati o se ci si è sviati.

 

Nel trattare l’aspetto della comunione, il pastore ribadisce quanto detto qualche domenica fa, e cioè che essere in comunione significa, anche nel naturale, essere uniti col cuore e con la vita per raggiungere gli stessi obiettivi, e quindi uniti non soltanto a livello di sentimenti, ma nella condivisione della vita pratica. Aver comunione è indispensabile nella vita coniugale, se si vuole che il rapporto non si riduca a un monotono e freddo susseguirsi di azioni quotidiane, in cui ciascuno cerca di soddisfare le proprie esigenze senza aver condiviso con l’altro gli impegni e le responsabilità. Comunque nella famiglia si può gustare la comunione, ad esempio, quando i figli si ritrovano a tavola con i genitori per godere di ciò essi hanno loro provveduto e offerto, e si può sperimentare in genere quando si riceve qualcosa in dono. Gesù vuol darci in dono tutto ciò che Gli appartiene e chiama alla comunione tutti, ma anche se questo privilegio è aperto a quanti decidono di credere nel valore del Suo sacrificio e di accettarne i benefici, primo fra tutti quello della salvezza, può accostarsi alla Sua mensa solo chi ha già compiuto questi passi di fede ed è Suo discepolo.

È significativa la parabola, riportata nel capitolo 22 del Vangelo di Matteo, in cui si parla di un re che per suo figlio preparò un banchetto nuziale a cui però gli invitati non andarono con vari pretesti, anche se per loro sarebbe stato facile e di tutto vantaggio accettare e godere di quanto offerto gratuitamente. È chiaro il nesso tra il re della parabola e il Padre, tra suo figlio e il Messia, tra il banchetto e le benedizioni da Lui acquistate grazie al Suo piano di redenzione! 

 

Anche nella seconda epistola ai Corinzi, nel porgere i saluti finali, Paolo condensa tutto il piano di salvezza del Signore, infatti fa riferimento all’amore di Dio, alla comunione con lo Spirito Santo, e alla Grazia, che comprende tutti i favori divini da noi immeritatamente ricevuti.

2Corinzi 13:13 La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

 

L’apostolo Giovanni dichiara di essere stato testimone delle cose di cui parla e di annunciarle affinché divengano strumento di comunione.

1Giovanni 1:3 quello che abbiamo veduto e udito, noi ve lo annunziamo, affinché anche voi abbiate comunione con noi; e la nostra  comunione è col Padre e col suo Figlio, Gesù Cristo.

 

1Giovanni 1:6 Se diciamo che siamo in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. 7 Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.

 In questi versetti l’apostolo parla della comunione non come di un concetto astratto, ma come di qualcosa che, seppur dettato da sentimenti, si esprime nella vita pratica ed è quindi facilmente riconoscibile. Egli afferma, infatti, che chi è in comunione con Dio è riconoscibile dalla comunione che ha con i fratelli, perché questa viene praticata da chi vive nella luce, cioè secondo la Parola di Dio, e di conseguenza non può dire di essere in comunione col Signore chi non ha comunione con i fratelli e si isola, oppure evita di avere rapporti con essi perché si sente superiore, ovvero li disprezza o semina dicerie a loro carico. Atteggiamenti del genere equivalgono a disprezzare l’opera della Croce ed escludono dalla protezione divina. 

Il pastore si sofferma sul valore dell’unità della chiesa e sulla necessità che ogni figlio di Dio si adoperi a tal fine e si guardi bene dall’alimentare discordie, facendo il gioco del maligno. Chi agisce così non può partecipare alla Santa Cena, deve pentirsi e chiedere perdono al Signore e ai fratelli offesi, inoltre cambiare carattere, modo di pensare e di agire.

Nell’epistola ai Filippesi  si parla di un altro tipo di comunione, quello con le sofferenze di Cristo, a cui devono tendere le persone mature nella fede.

Filippesi 3:8  Anzi, ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo, 9 e per essere trovato in lui, avendo non già la mia giustizia che deriva dalla legge, ma quella che deriva dalla fede di Cristo: giustizia che proviene da Dio mediante la fede, 10 per conoscere lui, Cristo la potenza della sua risurrezione e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme alla sua morte, 11 se in qualche modo possa giungere alla risurrezione dai morti.

Discepolo del grande teologo Gamaliele e quindi ben preparato nelle Scritture, fariseo di nascita, circonciso all’ottavo giorno e religioso zelante, dopo aver conosciuto Gesù, l’apostolo Paolo definì spazzatura, e non motivo di vanto, tutto ciò che era prima, afferma che nulla vale quanto la conoscenza di Cristo e che il più alto livello di comunione è quello della Sua sofferenza.

Come è possibile condividere la sofferenza di Cristo? Assumendosi delle responsabilità, pagando un prezzo, affaticandosi e dando se stessi senza chiedere nulla in cambio, come fanno i genitori con i figli, che si sacrificano, danno tutto e continuano ad amarli anche se in cambio ricevono ingratitudine.

 

Possono raggiungere questo livello di comunione quei leaders che spendono la loro vita per servire il Signore e fanno ogni cosa: nutrire, istruire e curare le persone, per la Sua gloria. 

2Corinzi 11:25 Tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte sull'abisso. 26 Sono stato spesse volte in viaggio fra pericoli di fiumi, pericoli di ladroni, pericoli da parte dei miei connazionali, pericoli da parte dei gentili, pericoli in città, pericoli nel deserto, pericoli in mare, pericoli fra falsi fratelli, 27 nella fatica e nel travaglio, sovente nelle veglie, nella fame e nella sete, spesse volte in digiuni, nel freddo e nella nudità.  tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde.  

Gesù ci chiama alla comunione per godere dei privilegi da Lui acquistati nella potenza della Sua resurrezione, ma anche alla comunione con la Sua sofferenza; e come Egli pianse alla vista di Gerusalemme, che non riconoscendoLo come Messia rifiutò la salvezza e lo attendeva per metterlo a morte (Luca 19:41), così vuole che noi proviamo compassione e piangiamo nel vedere nella Chiesa, la nuova Gerusalemme, tante famiglie distrutte, disunite e senza comunione!

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Antonio Settecase