Servizio di adorazione ore 8.15 – Palermo, domenica 25 dicembre 2005
Oratore: Pastore Lirio Porrello
LA CENA DEL SIGNORE
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
È l’ultima domenica del 2005 e si celebra la Santa Cena. Se di consueto partecipare alla Mensa del Signore è un momento di riflessione, lo è a maggior ragione in questo giorno in cui ciascuno di noi fa il punto della propria condizione spirituale ed esamina in che misura ha realizzato col Signore quell’intimità che all’inizio dell’anno ci eravamo posti come obiettivo. Meditando su ciò che personalmente abbiamo sperimentato, sugli eventi e sulle benedizioni ricevute anche come chiesa, con tutto il cuore ringraziamo il Signore per il Suo amore, la Sua benignità, la Sua Grazia, e Gli esprimiamo la nostra gratitudine. Nel fare il bilancio, forse proviamo rammarico per ciò che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto, e poiché ci attende un futuro carico di impegni e responsabilità, dobbiamo riprometterci di crescere ulteriormente nella comunione col Signore e nella vita di preghiera, di mantenere i canali di comunicazione aperti e di offrirgli una disponibilità maggiore nell’adempimento dei Suoi scopi.
1Corinzi 22-32 Poiché io ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: << Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me>>. Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: <<Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me>>. Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga. Perciò chiunque mangia di questo pane o beve del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore. Ora ognuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva del calice, poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono. Perché se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati . Ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, affinché non siamo condannati col mondo.
Quando ci troviamo intorno alla Sua Mensa, il Signore ci ricorda principalmente tre cose: la necessità di andare indietro nel tempo e guardare al sacrificio della croce, per averne piena rivelazione; di guardare dentro di noi, per esaminarci; di guardare al futuro. 1. Guardare indietro vuol dire andare al Golgota, meditare sulla violenza del sacrificio di Cristo, sulla Sua tragica passione, su quello che dovette patire per liberarci da satana, dal peccato e dall’eterna condanna, e visualizzarLo quando, flagellato e dilaniato, come supremo atto d’amore assunse su di sé tutti i nostri peccati e la nostra morte per darci la Sua vita e la Sua giustizia. Non dobbiamo sperare nella salvezza, l’abbiamo già ricevuta, mentre prima di appartenere a Cristo eravamo morti nei falli e nei peccati. Ricordiamolo sempre e manteniamo viva la nostra gratitudine al Signore! 2. Guardare dentro, per esaminarci e fare autocritica. Chi, nelle varie circostanze della vita, si preoccupa solo di scoprire le colpe e le responsabilità degli altri per incolparli, anziché cercare di individuare i propri errori, non è motivato a correggersi. Il Signore ci comanda di esaminarci affinché prendiamo coscienza dei lati del nostro carattere che producono danni nella vita di famiglia o nella cellula, quindi cerchiamo di scoprire in cosa, con l’aiuto del Signore, dobbiamo cambiare. Ad esempio trasformare in amorevolezza l’irascibilità e la tendenza ad un agire sgarbato, è motivo di benedizione per le persone con cui viviamo, e se sopravvive in noi qualcosa della natura adamica che tende a scaricare sugli altri le colpe, liberiamocene definitivamente ed impariamo ad assumerci le nostre responsabilità. 3. Guardare avanti riguarda l’aspetto profetico che ogni credente deve sviluppare camminando col Signore. L’anno appena trascorso ha apportato grandi cambiamenti, in negativo. Legalizzando e celebrando i matrimoni dei gay, vari Paesi anche europei hanno inteso attribuire a tale istituzione un dignità pari a quella del matrimonio creato da Dio… ma Dio lo giudica un fatto abominevole! Proprio in questi giorni si è assistito allo sfarzo con cui sono state celebrate le nozze gay di un noto personaggio del mondo dello spettacolo, e un evento del genere suscita l’attenzione del mondo intero, influenza la mentalità generale, disorienta e fa perdere di vista i veri valori e la moralità. Anche i politici omosessuali compiono la loro rovinosa parte nel degrado generale: dimentichi di Dio e della Sua volontà, per il loro tornaconto sfruttano il vantaggio di trovarsi in Parlamento, per promuovere e fare approvare leggi immorali. Viviamo in un mondo in cui non c’è giustizia né timor di Dio e la Chiesa deve svegliarsi e agire per arginare tanta immoralità e perversione, per porre un freno allo sfacelo della famiglia in cui i figli crescono dilaniati nell’anima da traumi e ferite! Cosa accadrà nel 2006? Sogniamo una nazione cristiana, attendiamo il risveglio e con esso moltitudini salvate, ma perché il nostro sogno divenga realtà non possiamo esimerci dalle nostre responsabilità, dobbiamo spendere ancor di più la nostra vita nella predicazione dell’Evangelo, nel dare l’esempio, la buona testimonianza ed anche le nostre finanze per riportare l’Italia ai piedi della Croce. Apriamo le nostre case, accogliamovi i perduti per guidarli alla salvezza, attiviamoci per fare con maggiore impegno quello che stiamo facendo e che al momento produce frutti modesti.
La responsabilità del credente deriva dal Patto che stipula col Signore nel momento della Santa Cena, per questo può parteciparvi soltanto chi ha deciso di essere discepolo di Cristo ed è stato battezzato in acqua. È l’ultimo dei patti sanciti da Dio con l’uomo, non ce ne saranno altri. Il primo Patto, Dio lo fece con Abramo dopo averlo fatto uscire da Ur dei Caldei. Genesi 15:7-21 L’Eterno gli disse: << Io sono l’Eterno che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei, per darti questo paese in eredità>>. Abramo, però, voleva certezze e Gli chiese: << Signore, Eterno, da che cosa posso io sapere che l’avrò in eredità?>>. L’esigenza di Abramo indusse Dio a calarsi nella sua cultura e a stipulare con lui un patto mediante un rito in uso a quel tempo. Dio ad Abramo: <<Portami una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un montone di tre anni, una tortora e un piccione giovane>>. Abramo portò gli animali, li divise a metà, ad eccezione degli uccelli, e pose le due parti una di fronte all’altra. Gli animali tagliati a metà rappresentavano le due parti che stipulavano il patto ed anche la fine che avrebbe fatto chi non lo avesse rispettato. Ognuno di loro si assumeva delle responsabilità e metteva la propria vita a fronte dell’impegno preso: Dio s’impegnava a dare ad Abramo ciò che gli aveva promesso, e Abramo s’impegnava ad esserGli ubbidiente. Mentre Abramo si trovava in quel luogo, scacciò alcuni uccelli rapaci che calarono sulle bestie morte e che rappresentano il tentativo del maligno di ostacolare il Patto di Dio. “Verso il tramontare del sole, un profondo sonno cadde su Abramo…”. In un sonno analogo era caduto Adamo prima che Dio traesse da lui la costola da cui sarebbe nata Eva; ed anche da Abramo Dio voleva trarre qualcosa, la nazione d’Israele, infatti gli profetizzò gli avvenimenti futuri: <<Sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro, e vi saranno schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni. Ma io giudicherò la nazione di cui saranno stati servi; dopo questo essi usciranno con grandi ricchezze…Or come il sole si fu coricato e scesero le tenebre, ecco una fornace fumante e una torcia di fuoco passare in mezzo agli animali divisi. In quel giorno l’Eterno fece un patto con Abramo dicendo: <<Io do alla tua discendenza questo paese, dal torrente d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate…>>. (Genesi 15:7- 21).
Facendo passare tra le bestie divise a metà la fornace fumante e la torcia di fuoco, Dio fece il Patto con Abramo. La fornace fumante rappresenta le prove e le afflizioni che colgono chi vuole camminare col Signore, come la schiavitù dell’Egitto patita dal popolo d’Israele; la torcia di fuoco parla della luce e della guida di Dio che non lascia mai solo chi si trova nell’afflizione; rappresenta liberazione e salvezza, ed anche la distruzione dei nemici, che ci combattono numerosi, ma che non potranno vincere. I nostri nemici sono i demoni che vogliono distruggere le famiglie, cercano di distruggere anche la nostra vita, e devono essere definitivamente allontanati da noi affinché possiamo vivere una vita di pienezza con lo Spirito Santo. Quel Patto non è stato mai annullato ed ancor oggi Israele combatte per avere la terra assegnatale da Dio; ancor oggi il nemico si oppone al piano divino e vuole stabilire la sua volontà sulla terra.
Come Abramo nell’Antico Patto, anche chi aderisce al Nuovo Patto, la Nuova ed Eterna Alleanza, acquista certezze, e in particolare quella della salvezza. In virtù di tale Patto il Signore Gesù, compiendo la parte di offrire in sacrificio la Sua vita per poterci donare la vita eterna, assegna a chi crede in Lui la parte più facile: accettare il Suo dono e obbedire alla Sua volontà. Entrare nel Patto vuol dire legarsi a Lui ed esserGli fedeli anche nei difficili momenti di afflizioni e di prove, avendo però la certezza della Sua presenza nella propria vita, della vittoria su ogni circostanza, di infinite altre benedizioni e soprattutto di appartenere a Lui, con la gioiosa prospettiva di vivere per l’eternità con il nostro amato Signore e Salvatore Gesù Cristo.
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