Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 29 marzo 2009

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

GENITORI  SECONDO  LA  GRAZIA

(con amore, sapienza e limiti)

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

Prosegue la trattazione del tema relativo alle relazioni basate sulla grazia ed oggi viene affrontato quello molto delicato del rapporto tra genitori e figli.

 

 In apertura vengono letti alcuni versetti della Bibbia che parlano del rapporto tra la legge e la grazia e di cui è necessario avere chiara comprensione.

Giovanni 1:14 E la Parola si è fatta carne ed ha abitato fra di noi, e noi abbiamo contemplato la sua gloria, come gloria dell'unigenito proceduto dal Padre, piena di grazia e di verità.

Alla lettura di questo versetto, in cui è scritto che Cristo, la Parola, si è fatto uomo per portare tra noi la grazia e la verità, segue una precisazione del pastore Lirio riguardo la legge.

Egli ricorda alla chiesa che Adamo cadde nella legge, che dà la conoscenza di ciò che è giusto e di ciò che non lo è, quando mangiò dell’albero della conoscenza del bene e del male, e che la sua sorte fu ereditata da tutti gli uomini, in quanto suoi discendenti. Per nascita, quindi, ogni essere umano si trova sotto la legge e di conseguenza sotto la condanna, visto che nessuno può adempierla tutta.   

 

Romani 7:1 Ignorate, fratelli (perché parlo a persone che hanno conoscenza della legge), che la legge ha potere sull'uomo per tutto il tempo che egli vive? 2 Infatti una donna sposata è per legge legata al marito finché egli vive, ma se il marito muore, ella è sciolta dalla legge del marito. 3 Perciò, se mentre vive il marito ella diventa moglie di un altro uomo, sarà chiamata adultera; ma quando il marito muore, ella è liberata da quella legge, per cui non è considerata adultera se diventa moglie di un altro uomo. 4 Così dunque, fratelli miei, anche voi siete morti alla legge mediante il corpo di Cristo per appartenere ad un altro, che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutti a Dio.

 La lettura di questo brano dell’epistola ai Romani, in cui l’apostolo Paolo parla del rapporto matrimoniale, viene seguita da una rappresentazione scenica raffigurante il comportamento di un marito che agisce seconda la legge e di uno che agisce secondo la grazia.

Il primo è esigente, si aspetta che la moglie esegua ogni suo dovere nei vari ambiti della vita familiare pena rimproveri e arrabbiature, non l’aiuta, non manifesta amore né comprensione, la tiene nel timore del suo ritorno a casa e nella paura che ai suoi controlli abbia qualcosa da ridire. 

Il secondo è premuroso, manifesta amore, sostiene la moglie che, sentendosi amata, è motivata ad adempiere gli impegni familiari con uno stato d’animo diverso: non per paura, ma per amore e desiderio di ricambiare le premure del marito.

Per avere un marito che agisca secondo la grazia, cosa occorrerebbe alla moglie del marito legalista? Nel naturale non potrebbe di certo sposare un altro uomo, poiché in tal caso diverrebbe adultera, semmai suo marito dovrebbe morire, o dovrebbe morire la legge che è in lui.

A risolvere il problema è intervenuto Gesù che, facendosi nostro sostituto e portando sulla croce la legge che pesa su ciascuno di noi sin da quando siamo nati, ve l’ha inchiodata e l’ha fatta morire, permettendoci così di liberarcene. Il marito legalista, divenuto in Cristo libero dalla legge, può iniziare a trattare la moglie secondo la grazia che ha ricevuto. Chi è in Cristo, infatti, è stato liberato dalla legge e dalla condanna e vive nella grazia.

Romani 8:1 Ora dunque non vi è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, i quali non camminano secondo la carne ma secondo lo Spirito, 2 perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte.

  

La grazia che abbiamo ricevuto in Cristo va applicata in ogni ambito della nostra vita, principalmente all’interno della famiglia e in modo particolare nei rapporti con i nostri figli.

 

Come possiamo educarli secondo la grazia?

Finché sono piccolissimi risulta facile, perché necessitano solo di carezze e di coccole, ma appena cominciano a crescere e a fare le prime monellerie, necessariamente, per educarli, bisogna imporre regole da rispettare e limiti da non oltrepassare; tutto sta, però, al modo in cui si fa.   

Efesini 6:4 E voi, padri, non provocate ad ira i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell'ammonizione del Signore

Questo versetto esorta i padri a non provocare i figli ad ira, a non abusare della loro autorità e della loro forza, perché l’educazione va impartita nell’amore, senza violenza.

 

Al rapporto padri – figli è applicabile il comando di fare discepoli, dato che è soprattutto all’interno della propria casa che si ha la possibilità di espletare il grande mandato.

Matteo 28:19 Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo

L’obiettivo di ogni genitore cristiano deve essere quello di fare dei propri figli discepoli timorati di Dio e di aiutarli  a sviluppare il senso della responsabilità che li guiderà nel corso della loro vita.  

La cura spirituale dei figli deve avvenire principalmente con l’esempio, col sostegno e la guida,  vegliando su di essi e facendoli sentire accettati e amati.

 

Per la quasi totalità dei credenti costituisce uno svantaggio l’essere stati cresciuti secondo i metodi tradizionali basati sulla paura delle punizioni, sulle minacce, sui ricatti e sulla vergogna, perché automaticamente sono portati a riproporli nell’educazione dei loro figli dimenticando di non essere i proprietari, ma semplici amministratori della loro vita e di avere il dovere di trattarli con amore anche nel momento della correzione. Nessun genitore può costringere i figli a fare la propria volontà con le minacce o suscitando il senso della vergogna per gli errori commessi; un simile modo di agire suscita ribellione e porta ad obbedire solo per paura.

 

Cosa fare dunque?

I genitori legalisti, con le loro drastiche regole da rispettare pena il castigo, ottengono un’obbedienza forzata, ma solo per un tempo, infatti, man mano che crescono, i figli non vorranno più saperne di prestare loro ascolto e avranno con essi un rapporto conflittuale. 

I genitori permissivi, che non danno né regole né pongono limiti e lasciano i figli liberi di fare ciò che vogliono,  alla fine sperimentano conseguenze disastrose.

 Quando poi i genitori adottano metodi diversi, creano la peggiore delle situazioni, perché offrono ai figli la possibilità di farsi furbi e di manipolarli appoggiandosi all’uno o all’altra a seconda della loro convenienza.    

Il miglior metodo per educare i figli è quello secondo la grazia.

 I genitori che lo adottano devono:

-          far sì che i figli obbediscano per amore e non per paura;

-          evitare, dove è possibile, di imporre a tutti i costi la loro volontà;

-          non fare al loro posto le importanti scelte della vita;

-          non forzarli a fare cose per cui non sono pronti, soprattutto sul piano spirituale;

-          guidarli e istruirli nelle vie di Dio con l’esempio e suscitando in essi il desiderio di percorrere determinate tappe;

-          dare libertà di azione entro certi limiti.

In definitiva devono trattare i figli come Dio tratta noi ed anche se pongono, come è giusto che sia, regole e limiti, devono avvertirli circa le conseguenze che la trasgressione di quelle regole e di quei limiti  comporta, facendo attenzione a mantenere con loro una relazione improntata all’amore e alla fiducia.

 

Soprattutto nell’adolescenza, delicata fase di passaggio in cui è maggiore il bisogno di cura e di amore, i genitori devono cogliere i bisogni dei figli.

Il mestiere di genitori, a detta di tutti, è il più difficile al mondo e genitori cristiani, per svolgerlo nel migliore dei modi, devono attingere alla sapienza di Dio per potere dosare con equilibrio le regole, i limiti e la correzione, per usare la stessa grazia che il Padre usa verso di noi e per non compromettere la relazione d’amore che non deve mai venire meno.

La costrizione non dà mai buoni frutti e finisce col logorare i rapporti, mentre l’amore e la grazia  rimangono nel cuore e costruiscono un vincolo che non si rompe.

   

È dovere dei genitori rispondere ai principali bisogni dei figli sin dalla più tenera età. 

 Essi hanno bisogno di:

 1.  Sentirsi sicuri nell’ambito familiare

  Proverbi 14:26 Nel timore dell'Eterno c'è una grande sicurezza, e i suoi figli avranno un luogo di rifugio.

Ogni bambino ha bisogno di sentirsi protetto nella propria casa e in essa deve ricevere i corretti insegnamenti su ciò che è giusto e ciò che non lo è, dato che quelli dati a scuola non  sempre sono corretti, se visti alla luce della Parola di Dio. In un tempo di relativismo qual è il nostro, in cui tutto è lecito, la scuola non insegna, ad esempio, cosa dice Dio riguardo all’omosessualità, così come non insegna che siamo stati creati da Lui; preferisce prendere per buona la teoria di Darwin e inculcare nei ragazzi la grande bugia secondo la quale discendiamo dalle scimmie.

In tal modo i giovani sperimentano un conflitto a causa degli opposti insegnamenti ricevuti, ma i genitori cristiani hanno il dovere di insegnare la verità e il timore dell’Eterno, che infonde sicurezza e fa vivere nella grazia di Dio.

 

2.  Conoscere qual è lo scopo della loro vita

 Obiettivo finale di Dio è che ciascuno di noi divenga conforme all’immagine di Gesù e, dato che la scuola non lo insegna, è compito dei genitori far sì che tale obiettivo sia compreso e si radichi nei figli affinché, conoscendolo, tendano al suo raggiungimento.

 Romani 8:29 Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del suo Figlio affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli.

 

3. Essere forti

I bambini hanno il mito della forza e sono attratti da chi è invincibile. A questo bisogno si può rispondere secondo la Scrittura:

2Ti. 2:1 Tu dunque, figlio mio, fortificati nella grazia che è in Cristo Gesù

I genitori possono istruirli sulle storie bibliche che insegnano come, confidando in Dio, si riceve la forza per vincere in ogni circostanza e per avere vittoria anche sui giganti che s’incontrano nella vita, come avvenne a Davide.    

 

Oltre che provvedere ai bisogni, i genitori devono garantire ai figli determinate libertà.

Essi hanno bisogno di essere liberi di: 

1.  Essere se stessi, diversi dagli altri e soprattutto diversi da loro che, quindi, devono accettarli come sono. Ciascuno di noi è unico e nessuno può pretendere dai figli di essere la propria riproduzione. I genitori devono riprenderli e correggerli, se necessario, soprattutto sul piano morale, ma non possono aspettarsi che cambino e diventino come loro. Siamo diversi gli uni dagli altri perché Dio ha stabilito un personale piano per ciascuno di noi; compito dei genitori è, semmai, quello di guidare i figli a realizzarlo e di aiutarli a diventare come li vuole Dio. 

 

 2.  Manifestare la loro vulnerabilità

I figli non accettano di indossare maschere d’ipocrisia e di essere costretti ad adottare  comportamenti diversi da quelli abituali; vogliono apparire così come sono, con le loro debolezze e i loro difetti. Pretendere che in determinate occasioni si comportino diversamente dal consueto, li indispone, perché inibisce la loro spontaneità e l’apertura al dialogo.   

 

3.  Esprimere i loro pensieri

 Quando i genitori pretendono che i figli condividano sempre il loro punto di vista, questi  cessano di confidarsi con loro, di esprimere la propria opinione,  di parlare dei loro problemi e finiscono col cercare la compagnia degli amici, con i quali hanno un dialogo più aperto, o col chiudersi diventando introversi. I genitori devono invece permettere loro di esprimersi liberamente, prestando la dovuta attenzione ai loro sogni e ai loro desideri e non divulgandoli.

 

4. Potere sbagliare

I bambini sanno di sbagliare, ne sono consapevoli e accettano i loro errori perché sono certi che a forza di sbagliare alla fine impareranno. Se gli adulti li richiamano ad ogni errore, li fanno sentire rigettati e insicuri. La correzione deve esserci, ma entro certi limiti e con i dovuti modi.

Dio non ci rigetta quando sbagliamo, non ci fa vivere nella paura, Egli ci ama per quelli che siamo e non per quello che facciamo. Molto meglio trattare i figli secondo la grazia, incoraggiandoli e infondendo in essi sicurezza.

 

Il nostro tempo non offre certezze, ma noi credenti una certezza l’abbiamo: la Grazia di Dio!

Su di essa sappiamo di poter contare  in ogni situazione, perché Dio dà sempre speranza, e chi si appoggia a Lui non verrà deluso.

Salmi 23:1 [Salmo di Davide.] L'Eterno è il mio pastore, nulla mi mancherà…6 Per certo beni e benignità mi accompagneranno tutti i giorni della mia vita; e io abiterò nella casa dell'Eterno per lunghi giorni.

La Parola di Dio risponde ad ogni nostro bisogno e come lo fa con noi lo farà con i nostri figli se insegniamo loro la fede in essa. Guidiamoli a divenire discepoli del Signore e facciamo sì che imparino ad obbedire per amore e non per paura.

 

I figli che vengono educati con i metodi di Dio, senza costrizioni e senza minacce,  ma con la pazienza e la grazia che vengono dal Signore, non  vivono come una costrizione il rispetto delle regole e dei limiti imposti, non si stancano, non si ribellano, perché percepiscono che ogni azione dei genitori nei loro confronti è motivata dall’amore, con la conseguenza che in futuro, quando anch’essi diventeranno genitori, non avendo perduto la memoria dell’esempio ricevuto e apprezzandolo, a loro volta lo riproporranno nella loro casa, ai loro figli.

 

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Antonio Settecase