Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 22 marzo 2009

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

LA GRAZIA  NEL  MATRIMONIO

 

Redazione  a cura di Caterina Di Miceli

 

Alla predicazione della scorsa domenica, che ha introdotto la serie riguardante il tema della grazia nelle relazioni, segue quella che tratta la grazia nel rapporto matrimoniale.

La famiglia è il nostro principale bene terreno, che abbiamo il dovere di curare e che è nel cuore di Dio, ma è necessario conoscere i modelli divini che la riguardano, poiché senza di essi il rapporto tra i coniugi può deteriorarsi fino al fallimento totale della loro unione, con conseguente distruzione della famiglia.

L’istituzione familiare oggi è malata e al suo interno urge un risveglio di grazia.

 

In apertura viene letto un versetto dal Vangelo di Giovanni, in cui si afferma che Gesù Cristo ha portato nel mondo la grazia e la verità, due cose che possiamo applicare alla vita matrimoniale.

Giovanni 1:17 Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè, ma la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo.

 

 Nel Nuovo Testamento, Dio ci rivela il Suo modello di matrimonio, che nell’Antico Testamento era nascosto in quanto riguarda il rapporto tra Cristo e la Sua Chiesa.

È un modello che porta gioia e pace e che sconosce la separazione e il divorzio.

 Vengono citati, quindi, tre capitoli della Scrittura che trattano del matrimonio e che vanno studiati con attenzione.

1 Corinzi 7 parla dei problemi che possono insorgere all’interno del matrimonio e delle soluzioni di Dio. Molte persone giungono alla salvezza con alle spalle matrimoni distrutti e accade frequentemente che Dio, nella Sua opera redentrice, li ricostruisca.

Il modello di Dio è spirituale, ma se chi nasce di nuovo impara ad attuarlo, ne vede gli effetti nel naturale.

Efesi 5 parla  delle responsabilità dei coniugi.

1 Pietro 3 pone l’accento sui loro ruoli.

Va chiarito il concetto di Dio sulla famiglia, vista la grande confusione che oggi regna in proposito. Per Lui la famiglia si compone di un uomo e di una donna che si uniscono in matrimonio per avere comunione; i figli sono un Suo dono in più.

 

Esistono tre modi di condurre la vita matrimoniale:

1.      Il modo legalistico, fatto di regole e doveri che, a causa dell’imperfezione umana nessuno può adempiere pienamente. In un matrimonio così impostato abbonderanno le accuse, i conflitti e le tensioni che sfoceranno in frustrazioni da cui ciascuno si difenderà usando comportamenti falsi, maschere d’ipocrisia che rendono simili agli impiegati che eseguono i compiti loro assegnati per timore del licenziamento.

     Una vita matrimoniale del genere, priva di una vera relazione, rende infelici, stanca, appesantisce, suscita  il desiderio di evasione.

2.      Il modo materialista, che dà valore a tutto ciò che è ispirato dalla carne e che tende a  realizzare tutte le cose che si crede possano appagare: una casa propria, una famiglia, dei figli, ecc., ma purtroppo tutto quello che viene dalla carne produce delusione, divisione, tristezza, stanchezza, amarezza, depressione.         

3.      Il modo voluto da Dio: nella fede e nella grazia. La grazia, applicata al rapporto coniugale, dà senza chiedere nulla in cambio e il suo dare è il risultato di una relazione d’amore che genera vita, gioia e pace, fa sì che i coniugi vivano nel piacere di stare insieme, mantengano vivo l’impegno di amarsi con tutto il cuore e di servirsi in ogni situazione. Questo modello divino di matrimonio, in cui i comportamenti e le azioni sono motivate dall’amore, è realizzabile solo dai veri credenti.

Galati 5:13 Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà; soltanto non usate questa libertà per dare un'occasione alla carne ma servite gli uni gli altri per mezzo dell'amore.

Servirsi per amore: questa deve essere la motivazione nel rapporto col nostro coniuge, come deve esserlo in quello con Dio e con i fratelli, ma per instaurare la relazione matrimoniale secondo il modello divino, occorre conoscerlo, sapere cos’è la grazia e aver chiaro che essa dà senza aspettarsi nulla in cambio.

 

 Occorre la Grazia di Dio per affrontare la relazione matrimoniale.

Dio ama l’unità, non la separazione; ama l’altruismo, non l’egoismo; vuole che nel matrimonio ci sia intimità e che il rapporto tra i coniugi sia improntato a sincerità, apertura, dialogo, comprensione e condivisione.

 Se tutto questo manca, ci si sente soli e insoddisfatti, si può finire col cercare compensi altrove, anche in relazioni extraconiugali. Situazioni del genere costituiscono per il maligno un terreno fertile in cui seminare discordia e tentazioni, perché la solitudine espone di più ad esse. Se tra i coniugi non c’è un’intimità vera, che coinvolga lo spirito, l’anima e il corpo, s’innalzano muri di separazione e nasce il desiderio di evadere.   

 Per potere condividere la propria vita con un’altra persona ci vuole la grazia di Dio che aiuta ad accettarsi, sopportarsi, capirsi, rispettarsi, perdonarsi, rinunciare ai propri diritti.

Nel piano di Dio il matrimonio non deve essere fondato su doveri e regole, che se non sono supportati da una relazione suscitano ribellione, ma sull’amore, sulla stima, sulla fiducia e sulla grazia, che aiutano ad assolvere i doveri coniugali.

 Come i figli si mostrano refrattari alle regole, se non hanno una relazione con i loro genitori, così avviene ai coniugi, quando alla base della loro unione manca una vera relazione. 

Molti di noi provengono da famiglie impostate sul modello legalistico, nelle quali non c’era manifestazione d’amore, ma conoscendo la Parola di Dio, noi cristiani abbiamo il dovere di adottare i  modelli del Signore.

 

Occorre la Grazia di Dio per accettare responsabilità personali nel modello divino, rappresentato da Cristo e dalla Chiesa.  

Il rapporto tra coniugi deve essere come quello tra Cristo e la Chiesa: un rapporto di grazia. Come Cristo ama la Chiesa, così il marito deve amare la propria moglie che, altrimenti, rifiuterà di essergli sottomessa come prescrive la Parola di Dio in Efesini 5:24.  

Efesini 5:32 Questo mistero è grande; or lo dico in riferimento a Cristo e alla chiesa. 33 Ma ciascuno di voi così, ami la propria moglie come ama se stesso; e similmente la moglie rispetti il marito.

Nella relazione matrimoniale, trattarsi reciprocamente con grazia genera rispetto e incoraggiamento, valorizza, sostiene, non  sospetta il male, non è diffidente, non soffoca, come fanno la gelosia e l’egoismo.

 

 Occorre la Grazia di Dio per  adempiere il non facile ruolo di marito e moglie.

  L’apostolo Pietro afferma che la moglie è, assieme al marito, coerede della grazia della vita.

1Pietro 3:7 Similmente voi, mariti, vivete con le vostre mogli con la comprensione dovuta alla donna, come al vaso più debole (delicato), e onoratele perché sono coeredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siano impedite…9 non rendendo male per male od oltraggio per oltraggio ma, al contrario, benedite, sapendo che a questo siete stati chiamati, affinché ereditiate la benedizione.

Il versetto 7 evidenzia la diversità naturale della donna rispetto all’uomo ed esorta quest’ultimo ad avere comprensione nei suoi riguardi, altrimenti le sue preghiere saranno impedite. Il versetto 8 esorta a benedirsi nella famiglia, perché benedicendo riceviamo a nostra volta benedizione. Questa è la legge della grazia: dare per ricevere; benedire per essere benedetti; perdonare per essere perdonati.

In definitiva questi versetti ci dicono che dalla nostra relazione matrimoniale dipende la nostra vita spirituale.

 

La grazia ci dà quello di cui abbiamo bisogno, non ciò che meritiamo, ed è fondata su un patto di amore incondizionato.

La donna non è diversa dall’uomo solo fisicamente, lo è anche per sensibilità, modo di parlare e di ragionare, qualità intuitive, con la conseguenza che ha bisogni diversi.

I  principali cinque bisogni della donna sono: ricevere affetto, poter parlare, contare sull’onestà del coniuge, avere certezze economiche, condividere col marito gli impegni familiari.

I principali cinque bisogni dell’uomo sono: la soddisfazione sessuale, stare in compagnia, avere una moglie sempre curata e attraente, che curi la casa, che lo ammiri.

 

Un matrimonio fondato sulla grazia è caratterizzato da quattro comportamenti pratici che consentono all’amore di  non spegnersi.

Accettare reciprocamente le differenze e non adoperarsi per cambiare il coniuge, ma capire che la diversità non serve per combattersi, ma per completarsi.

Mostrare la propria vulnerabilità sin da prima del matrimonio, far conoscere le proprie debolezze e i propri difetti, non nascondersi dietro maschere, per timore di essere criticati e non accettati. Nascondere i propri difetti e limiti non serve a nulla, verranno a galla subito dopo il matrimonio!

Meglio farsi conoscere da subito e instaurare un rapporto improntato a sincerità e onestà. 

Permettere all’altro di sbagliare e non aspettarsi troppo dal coniuge. Quello dei due che quando sbaglia si trova di fronte ad atteggiamenti severi e di accusa, si sentirà rifiutato e cercherà di nascondere i propri errori, ma inevitabilmente avrà reazioni di mutismo che comprometteranno inesorabilmente il rapporto coniugale. Ricordiamoci che quando sbagliamo Dio è sempre pronto a perdonarci; facciamolo anche noi col nostro coniuge!

Dire sempre la verità, perché dà sicurezza all’altro e ispira la sua fiducia, inoltre  permette al Signore di operare nella casa, cosa che non può fare dove regna la menzogna.

Tutta la Bibbia esorta a dire sempre la verità.  

Salmi 51:6 Ma a te piace la verità che risiede nell'intimo, e m'insegni la sapienza nel segreto del cuore.

Efesini 4:25 Perciò, messa da parte la menzogna,  ciascuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri.

 

 Se riusciamo a stabilire un rapporto matrimoniale fondato sulla grazia, vi regneranno l’intimità, l’amore, la gioia e la libertà; se invece alla sua base ci sarà il legalismo, si finirà col ritrovarsi soli, demoralizzati, scontenti, costretti a nascondersi dietro maschere d’ipocrisia e possibilmente a cercare appagamento in vizi o in altre relazioni.

1Pietro 3:7 Similmente voi, mariti, vivete con le vostre mogli con la comprensione dovuta alla donna, come al vaso più debole, e onoratele perché sono coeredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siano impedite.

Non possiamo coltivare la nostra vita spirituale indipendente da quella matrimoniale, né viverla a suo discapito, dobbiamo necessariamente legarle insieme, perché la vera vita spirituale è quella che si vive nella famiglia, istituzione che merita massima cura e attenzione, non esistendo al mondo nessun’altra cosa che possa gratificarci in sua sostituzione. La nostra benedizione inizia a casa nostra!

 

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Antonio Settecase