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Servizio di adorazione ore 8.00 -
Palermo, domenica 15 marzo 2009
Oratore: Pastore
Lirio Porrello RELAZIONI BASATE SULLA GRAZIA n° 1
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Alla serie di predicazioni sulla Grazia di Dio ne segue una riguardante le relazioni del credente nei vari ambiti della vita ed oggi il pastore Lirio mostra alla chiesa, in modo generale, come nelle relazioni debba essere sempre la grazia a motivare il nostro agire. Afferma che a un attento esame, Conoscere Dio deve indurci ad estendere ad altri Da tutta Matteo 22:36
«Maestro, qual è il grande comandamento della legge?». 37
E Gesù gli disse: «"Ama il Signore Dio
tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua e con tutta la tua mente".
38 Questo è il primo e il gran
comandamento. 39 E il
secondo, simile a questo, è:
"Ama il tuo prossimo come te stesso". 40
Da questi due comandamenti dipendono
tutta la legge e i profeti» La risposta che Gesù diede a chi Gli chiese qual è il maggior comandamento della legge, fa riferimento al nostro rapporto con Dio e a quello con gli altri, infatti indicò i primi due comandamenti che per l’appunto riguardano le relazioni e costituiscono il cuore del cristianesimo. Anche la legge di Mosè comandava di amare il prossimo, ma nel Nuovo Testamento cambia la misura dell’amore che Dio ci comanda. Giovanni 13:34 Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri». Gesù definisce nuovo il comandamento, in quanto è nuova la misura dell’amore che richiede: “come io vi ho amato”. Il modo con cui Gesù trattò i Suoi discepoli ci serve da esempio: non li rifiutò mai quando sbagliavano, non li punì, non li sostituì con altri, ma continuò ad amarli; anche Giuda sarebbe stato perdonato se si fosse pentito. Amare gli altri come ci ama Gesù è umanamente impossibile, ma poiché Egli vive in noi, per fede possiamo dire con l’apostolo Paolo: “Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me”, con la conseguenza che non siamo più noi ad amare gli altri, ma Gesù che è dentro di noi. Tale tipo di amore denota maturità ed è proprio dei discepoli, non dei semplici credenti. Esiste una profonda differenza, infatti, tra l’essere credente ed essere discepolo, poiché mentre il credente ha semplicemente creduto nel sacrificio di Cristo e ricevuto gratuitamente la salvezza, per diventare discepolo c’è da pagare un prezzo fatto di dedizione, servizio, umiltà, obbedienza, sottomissione, rinuncia del proprio carattere. Si può rimanere credenti a vita e avere ricevuto la
salvezza, ma non essere trasformati nel carattere e continuare ad agire
carnalmente. I veri discepoli sono coloro che hanno deciso di somigliare a Gesù e che esprimono l’amore agàpe, il tipo di amore di Dio, segno soprannaturale che li contraddistingue e che è un segno di relazione. Non siamo più sotto la legge mosaica, tuttavia abbiamo una legge, quella di Cristo, che è legge di amore e di libertà in quanto l’amore non può essere in alcun modo imposto, deve nascere dal cuore sia nei riguardi di Dio che del prossimo. La legge dell’amore è più forte di quella dell’A.T. perché, mentre quest’ultima, pur essendo santa, dava il comando ma non forniva la forza per adempierlo, la legge dell’amore è sostenuta dalla grazia. Galati 6:1
Fratelli, se uno è sorpreso in qualche fallo, voi che siete spirituali,
rialzatelo con spirito di mansuetudine.
Ma bada bene a te stesso,
affinché non sii tentato anche tu. 2 Portate i pesi gli uni degli
altri, e così adempirete la legge di Cristo. Portare i pesi
gli uni degli altri, oltre che condividere problemi ed afflizioni, vuol dire
anche aiutare chi, trovandosi in difficoltà e liberatosi dell’orgoglio,
riconosce quale grande benedizione sia l’essere soccorsi e sostenuti nel
momento del bisogno e chiede aiuto.
Aiutarsi vicendevolmente aiuta ad adempiere la legge di Cristo.
La seconda epistola di Paolo ai Corinzi ci mostra il
suo modo non carnale di relazionare con quei credenti. 2Corinzi 1:12
Il nostro vanto infatti è questo: la testimonianza della nostra
coscienza, che nel mondo e specialmente davanti a voi, ci siamo comportati
con la semplicità e sincerità di Dio,
non con sapienza carnale, ma con la grazia di Dio. A Corinto, città di transito e di scambi di vario
tipo, strategica ai fini della diffusione del Vangelo, l’apostolo aveva
fondato una chiesa con cui, però, aveva rapporti piuttosto problematici. Essendo una chiesa giovane e immatura, molti credenti
agivano carnalmente e si prestavano all’immoralità, tanto che l’apostolo era
stato costretto ad usare severità e aveva persino dato in mano a satana,
affinché si ravvedesse e cambiasse vita, un uomo che aveva commesso un
peccato molto grave. Per questo motivo aveva anche deciso non andare a
trovarli, come precedentemente promesso, e molti erano divenuti critici nei
suoi confronti, poiché non avevano compreso la motivazione del suo cuore. In seguito Paolo chiarì che la sua decisione era
stata motivata da amore nei loro confronti, che aveva rinunciato a visitarli
perché temeva di trasmettere loro la sua tristezza e che li avrebbe visitati
quando quell’uomo si fosse ravveduto, perché allora avrebbe potuto
trasmettere la sua gioia.
Precisò che non aveva agito secondo la sapienza
umana, che è fatta di ripicche, recriminazioni e accuse, che pretende le
attenzioni degli altri, conosce i propri diritti, ma
non esamina né riconosce le proprie
colpe e alla fine rovina i rapporti, ma secondo la grazia di Dio, che non
ferisce, non ama rattristare, vince il male col bene, desidera il meglio,
perdona. I rimproveri
di Paolo erano stati dettati da amore per quella chiesa di cui era padre
fondatore, erano improntati alla semplicità e alla sincerità che vengono da
Dio, venivano da un cuore attento e sensibile come quello di Dio.
La grazia di
Dio va applicata soprattutto all’interno della famiglia.
Quando i figli agiscono male o sono irrispettosi, pur soffrendone i padri
non rompono i rapporti, li perdonano senza badare ai loro meriti, perché con
i figli non hanno un rapporto di legge, ma di grazia.
Anche tra coniugi quando uno dei due sbaglia, l’altro dovrebbe essere
disposto a perdonare, per evitare l’insorgere di risentimenti, amarezza e
delusione deleteri per il rapporto. Non
essere accettati quando si sbaglia, costringe a difendersi indossando una
maschera d’ipocrisia che rende più graditi, ma fa soffrire, perché impedisce
di essere se stessi.
Nella parabola
del servitore spietato si legge che il servo a cui il padrone aveva
condonato un gran debito non seppe fare analoga grazia ad un suo conservo
che gli doveva una piccola somma. Come ci comportiamo nei confronti dei nostri
fratelli, noi che abbiamo ricevuto grazia dal Signore? Le nostre relazioni
sono improntate alla grazia o alla legge? Quando gli altri sbagliano,
sappiamo usare indulgenza e benevolenza? Chi si attiene alla legge non ha compreso che la
grazia di Dio non può essere a senso unico.
Il profeta
Isaia, che nel suo libro parla
profeticamente di Gesù … Isaia
53:11 Egli vedrà il
frutto del travaglio della
sua anima e ne sarà soddisfatto; per la sua conoscenza, il giusto, il mio
servo renderà giusti molti, perché si caricherà delle loro iniquità.
12 Perciò gli darò la sua parte
fra i grandi, ed egli dividerà il bottino con i potenti, perché ha versato
la sua vita fino a morire ed è stato annoverato fra i malfattori; egli ha
portato il peccato di molti e ha interceduto per i trasgressori. …afferma che invece di condannare i trasgressori,
Egli intercede per loro.
Tale fu l’agire di Gesù nei riguardi della donna
adultera. Quando gli scribi e i farisei Gli portarono la
peccatrice, facendo riferimento alla legge di Mosé che per l’adulterio
prescriveva la lapidazione, pensavano di metterLo in difficoltà chiedendo Giovanni 8:2 Ma sul far del giorno tornò di nuovo nel tempio e tutto il popolo venne da lui ed egli, postosi a sedere, li ammaestrava. 3 Allora i farisei e gli scribi gli condussero una donna sorpresa in adulterio e postala nel mezzo 4 dissero a Gesù: «Maestro, questa donna è stata sorpresa sul fatto, mentre commetteva adulterio. 5 Ora, nella legge Mosè ci ha comandato di lapidare tali donne; ma tu, che ne dici?». 6 Or dicevano questo per metterlo alla prova e per aver di che accusarlo. Ma Gesù, fingendo di non sentire, chinatosi, scriveva col dito in terra. 7
… «Chi di voi è senza peccato, scagli
per primo la pietra contro di lei». 8
Poi, chinatosi di nuovo, scriveva in terra. 9
Quelli allora, udito
ciò e convinti dalla coscienza, se ne andarono ad uno ad uno,
cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; così Gesù fu lasciato solo con
la donna, che stava là in
mezzo. 10 Gesù dunque,
alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna dove sono quelli
che ti accusavano? Nessuno ti ha condannata?». 11
Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». Gesù allora le disse: «Neppure io
ti condanno; va' e non peccare più». Egli, l’unico senza peccato,
il solo che avrebbe potuto scagliare la prima pietra, si chinò a terra per
scrivere e infine, visto che tutti gli accusatori erano andati via e non
erano rimasti neppure i due o tre
testimoni necessari per potere eseguire la condanna, ma soltanto la donna
che rappresenta la miseria umana e Lui con Quando vediamo gli altri
peccare, non puntiamo il dito, non lanciamo pietre, non li schiacciamo, ma
usiamo grazia come Gesù, incoraggiamo ed esortiamo, come faceva Lui! Se subiamo dei torti, invece
di farci giustizia da soli usiamo
misericordia, per riceverla a nostra volta quando anche noi sbaglieremo,
perché saremo trattati con
misericordia nella misura in cui l’avremo fatta agli altri. Guardiamoci dall’usare la
sapienza carnale e dall’applicare alle nostre relazioni il legalismo fatto
di regole e di leggi che inducono a
rispondere al male col male e ad innescare un’interminabile spirale
di astio; la grazia ci offre l’opportunità di correggere chi sbaglia con
amore, senza esporre all’infamia e senza punire, perché la grazia conduce
alla riconciliazione e al ripristino dei rapporti.
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