Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 12 aprile 2009

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

AMARSI  E  SERVIRSI  L’UN  L’ALTRO

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri poiché l'amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. 1Giovanni 4:7-8

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

Prosegue la trattazione del tema delle relazioni secondo la grazia, in considerazione del fatto che, per rivelazione divina, questo è per la Chiesa un anno di grazia, di cambiamento, di grandi opportunità e di favori divini. La grazia di Dio è un elemento fondamentale in tutte le relazioni, infatti è per grazia che possiamo manifestare agli altri l’amore soprannaturale e incondizionato di Dio, e bisogna averlo sperimentato appieno per poterlo esprimere, però, per quanto ci si possa sforzare, possiamo manifestarlo solo se Gesù dimora in noi. 

 

 Nell’Antico Testamento, il primo e più grande comandamento era quello di amare Dio, il secondo quello di amare il prossimo come noi stessi.

Nel Nuovo Testamento tutta la legge è stata compendiata in un’unica parola: Amore.

Galati 5:14 Tutta la legge infatti si adempie in questa unica parola: «Ama il tuo prossimo come te stesso».

Perché Dio diede la legge, sapendo che l’uomo non sarebbe stato capace osservarla tutta e di metterla in pratica? Per due motivi:

1.      per renderlo consapevole del peccato;

2.      per fargli acquistare coscienza della sua assoluta incapacità di osservare la legge e di avere bisogno della Sua grazia per essere salvato.

In definitiva, la legge è il pedagogo che conduce a Cristo. Quando leggiamo i comandamenti e via via ci  esaminiamo, ci rendiamo conto di quanto siamo mancanti e di come non potremmo essere salvati senza la grazia di Dio.

 

Quando la folla, applicando la legge, era pronta a lapidare l’adultera, Gesù disse:  

 Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei” (Gv. 8:8) e tutti si dileguarono; sapevano di essere peccatori.

La legge mostra il peccato, ma non libera, manda a morte; Gesù dovette usare la Sua misericordia per salvare quella donna.

Dio diede una legge santa all’uomo peccatore, ma a causa della natura di peccato, per quanto s’impegnasse, egli non era in grado di osservarla tutta. Per essere salvati abbiamo bisogno della grazia di Dio, che non poggia su ciò che facciamo noi, come richiede la legge, ma su quello che Dio ha fatto e continua a fare per noi. 

La grazia non chiede a nessuno di fare qualcosa, ma solo di credere a quello che Dio ha fatto per noi. Questo vale per la salvezza, che si ottiene credendo nel valore del sacrificio di Cristo, ma vale anche per ogni altra cosa.

Siamo stati salvati per grazia, ma badiamo a non pensare di poterci santificare per le opere della legge! Chi si basa sulle opere della legge, si concentra su se stesso, mentre chi si basa sulla grazia, si concentra su Gesù: Lo pensa, Lo loda, Lo adora, Lo ringrazia, incentra tutta la propria vita su di Lui e dimorando in Lui Gli consente di far fluire il Suo amore  attraverso di sé.

Come Paolo disse: Non sono più  io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Galati 2:20), allo stesso modo possiamo dire: “Non sono io che amo, ma Cristo attraverso di me”.

 

Nel testo greco troviamo almeno tre parole che, pur essendo diverse, in italiano vengono   tradotte con la  stessa parola ‘amore’:

èros, che si riferisce all’attrazione e all’amore fisico, alla passione;

philèo, che si riferisce all’amicizia, ai sentimenti, agli stati dell’anima;

agàpe, che parla dell’amore incondizionato di Dio, che dà senza chiedere nulla in cambio. Dio ama perché è Amore, non per essere ricambiato. L’amore di Dio è gratuito e non si può meritare; si può solo accettare o meno.

 

 La legge crea solo frustrazione, perché fa notare tutte le proprie inadempienze, ma il Signore ci chiede semplicemente di avere con Lui un rapporto d’amore che, tra i tanti benefici, ci offre quello di preservarci dal peccato. Chi ama Dio ed ha il proprio pensiero costantemente rivolto a Lui non pensa a peccare, ma al modo migliore per servirLo.

 

Nella Sue ultime ore terrene, pur sapendo che si avvicinava il tempo della passione, Gesù compì un’azione particolare.

Giovanni 13:5 Or prima della festa di Pasqua sapendo Gesù che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. 2 E, finita la cena, avendo già il diavolo messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, 3 Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che egli era proceduto da Dio e a Dio ritornava, 4 si alzò dalla cena e depose le sue vesti: poi, preso un asciugatoio, se lo cinse. 5 Dopo aver messo dell'acqua in una bacinella, cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui era cinto.

Stava per essere arrestato e condannato a morte, eppure ebbe la forza di pensare fino all’ultimo ai Suoi che amava tanto e lavando loro i piedi impartì un’importante lezione. 

Quella scena di certo lasciò i discepoli allibiti. Gesù, il Signore, si abbassava a lavare i loro piedi facendo un servizio normalmente riservato agli ultimi degli schiavi!

Giovanni 13:12 Così, dopo aver lavato i piedi riprese le sue vesti, si mise di nuovo a tavola e disse loro: «Comprendete quello che vi ho fatto? 13 Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. 14 Se dunque io, il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri.

Completata l’operazione, Gesù chiese se avevano compreso quello che aveva fatto, cioè se avevano colto l’insegnamento che stava dietro quel gesto e aggiunse che avrebbero dovuto  seguire il Suo esempio.

Giovanni 13:15 Io infatti vi ho dato l'esempio, affinché come ho fatto io facciate anche voi. 16 In verità, in verità vi dico: Il servo non è più grande del suo padrone, né il messaggero più grande di colui che l'ha mandato. 17 Se sapete queste cose, siete beati se le fate.

Quale straordinaria lezione di umiltà e di servizio!

 

Nel verso 5 è scritto che Gesù  li amò fino alla fine, che vuol dire?

 La traduzione italiana non rispecchia l’esatto significato del testo originale greco, infatti la parola tradotta con “fine”, in greco tèlos, indica il compimento del Suo amore. Senza parlare e col solo esempio, diede ai discepoli l’esatta immagine di cosa voglia dire amare e di come avrebbero dovuto amarsi l’un l’altro: abbassandosi  con spirito di servizio.

Molti credono che per manifestare amore si debbano lavare i piedi degli altri, però questo non è vero in senso assoluto, può esserlo a seconda delle circostanze e degli altrui bisogni; Gesù intese dire che l’amore si manifesta praticamente nell’umiltà, abbassandosi e servendosi a vicenda.   

 

Giovanni 13:17 Poi Gesù aggiunge,  Se sapete queste cose, siete beati se le fate”.

In quest’ultimo verso Gesù afferma che la felicità si raggiunge  nell’umiltà e nel  servizio,  poiché la vera grandezza sta nel servire, contrariamente a quanto si crede nel mondo: che la felicità si raggiunga dominando, comandando e raggiungendo alte cariche.

Per la mentalità del mondo, alimentata dall’orgoglio, non è facile comprendere il messaggio di Gesù che, essendo il Re dell’Universo,  è venuto per servire fino all’ultimo,  quando il Suo cuore doveva essere attanagliato da una grande angoscia per quello che stava per accaderGli e di cui era consapevole.

I discepoli avevano ricevuto tante lezioni da Gesù, ma mai una come questa…e in quel momento! Egli disse anche, molto chiaramente, che l’arma per conquistare le persone è l’amore.

   Giovanni 13:34 Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

 

Sapeva che di lì a poco sarebbero caduti nella paura e in una grande afflizione, che avrebbero avuto bisogno di esortarsi e d’incoraggiarsi l'un l'altro, di dimenticare se stessi per sostenersi a vicenda, di mettere in pratica i Suoi insegnamenti. Non passò molto tempo che Giuda lo tradì, Pietro Lo rinnegò, gli altri  fuggirono, tutti tranne Giovanni. Erano stati per tre anni con Lui, ma non erano capaci di amare dell’amore di Dio, avevano paura!

Solo il vero amore scaccia la paura e loro non erano ancora nati di nuovo, la loro nuova nascita avvenne dopo la risurrezione di Cristo, allora furono trasformati e divennero pronti a dare la vita per il Maestro, a lasciarsi martirizzare! Anche i Suoi insegnamenti assunsero chiarezza nella loro mente dopo la risurrezione.

  Da noi Gesù si aspetta che ci serviamo umilmente e che non che ci rigettiamo:Se sapete queste cose, siete beati se le fate”

 

Come possiamo amarci e servirci gli uni gli altri?

  Nel naturale siamo portati ad allontanarci da chi sbaglia o da chi si trova nel bisogno, ma Gesù  ci comanda  di servirci l’un l’altro, quindi di prestare assistenza agli ammalati che non possono muoversi e di provvedere a tutti i loro bisogni; di prenderci cura dei figli altrui quando i loro genitori sono impossibilitati a farlo; di pregare gli uni per gli altri contro gli attacchi del maligno per sostenere chi si trova nelle prove.

 

Gesù non è morto solo per perdonare i nostri peccati, ma per riconciliarci al Padre e offrirci la possibilità di avere con Lui una relazione da figli.

Dio creò l’uomo perché Lo amasse e Lo adorasse. Ogni essere umano ha bisogno di amare e se non ama e non adora Dio, amerà e adorerà qualcos’altro, si farà degli idoli.

Ciascuno di noi può riconoscere le cose che ama e che adora, dal tempo, dal denaro e dalle energie che spende per esse; se non rivolgiamo la nostra attenzione e la nostra passione  verso Dio, le rivolgeremo a qualcos’altro.

C’è chi adora se stesso e cerca d’innalzarsi per diventare sempre più importante e famoso; chi adora il denaro e non pensa ad altro, ne fa lo scopo della propria vita dimenticando che in un attimo può perdere tutto; chi cerca la lode degli uomini, chi ama i piaceri e le cose del mondo piuttosto che Dio; c’è persino chi ama le tenebre, per celare nell’oscurità le proprie opere malvagie.

Non permettiamo che qualche altra cosa prenda il posto di Gesù nel nostro cuore, non assecondiamo l’ispirazione del maligno che vuole distoglierci da Signore e attrarre il nostro interesse verso le cose che appartengono al sistema del mondo di cui è l’ispiratore e lo stratega.

 

Chi ama Gesù  più di ogni altra cosa può essere oggetto di persecuzioni: mariti gelosi perseguitano le mogli e viceversa o padri che perseguitano i figli,  perché molti si sentono appagati e felici soggiogando gli altri. La verità è che chi non è in Cristo non  può dare l’amore di Dio che rende liberi, ma quello umano che schiavizza e sottomette.  

 

L’uomo non trova pace finché non trova Dio. Sant’Agostino disse che nel cuore dell’uomo c’è un vuoto che ha la forma di Cristo e che non può essere riempito da nessun’altra cosa all’infuori di Lui. Finché Cristo non sarà  ricevuto e non andrà a riempire quel vuoto, in quel cuore continuerà ad esserci insoddisfazione, inquietudine e assenza di gioia.

 

Gesù ci ha chiamato amici quando ancora eravamo Suoi nemici e ha dato la Sua vita, mostrandoci la più alta forma di amore: Nessuno ha amore più grande di questo: dare la propria vita per i suoi amici. (Giovanni 15:13)

 Nella Sua preghiera sacerdotale chiede al Padre di amarci come aveva amato Lui: E io ho fatto loro conoscere il tuo nome e lo farò conoscere ancora, affinché l'amore, del quale tu mi hai amato, sia in loro e io in loro». Giovanni 17:26

 

È la grazia che ci consente di manifestare l’amore incondizionato di Dio, che ci permette di amarci e di prenderci cura gli uni degli altri. L’amore va manifestato principalmente all’interno della propria famiglia, poi ai fratelli e a quelli che non conoscono Dio.

Agiamo secondo il cuore di Dio, lasciamo le persone libere, non dominiamole e non utilizziamo l’autorità a sproposito per incutere paura. L’amore di Dio lascia liberi, non costringe, e persino a chi è stato salvato lascia libertà di scegliere se peccare o meno, dato che nel bene e nel male ci ha creato liberi, fermo restando che solo chi conosce Gesù ed ha ottenuto la Sua salvezza, può scegliere liberamente di non peccare.

 

Web Master

Antonio Settecase