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Servizio di adorazione ore 8.00 – domenica 10 maggio 2009
Oratore: Pastore
Lirio Porrello CONFESSATE
I
FALLI
GLI
UNI
GLI
ALTRI
E molti di coloro che avevano creduto, venivano a confessare e a
dichiarare le cose che avevano fatto.
Atti 19:18
Redazione a cura di
Caterina Di Miceli
Siamo giunti alla nona
predicazione sul tema delle
relazioni basate sulla grazia ed è, quello di oggi, un tema molto
delicato e interessante, la cui trattazione ci chiama all’autoanalisi,
ci fa comprendere il valore della confessione e le modalità bibliche che
la riguardano. Il testo base che si
prende in esame a proposito di confessione è
Giacomo 5:16. Il pastore Lirio
Porrello fa notare che, dopo avere parlato della guarigione fisica …
Giacomo 5:14
Qualcuno di voi è infermo? Chiami gli anziani della chiesa, ed essi
preghino su di lui, ungendolo di olio nel nome del Signore, 15
e la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo risanerà, e
se ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati. … e avere esaurito
l’argomento, l’apostolo Giacomo ne introduce un altro, parla di un tipo
di guarigione diverso, quello riguardante le relazioni.
Giacomo 5:16
Confessate i
vostri falli gli uni
agli altri e pregate gli uni per gli altri, affinché siate guariti;
molto può la preghiera del giusto, fatta con efficacia.
Non sempre questo versetto è
stato ben compreso, infatti alcuni credono si riferisca alla guarigione
fisica, ma chiaramente il discorso della guarigione fisica è già chiuso
e ne viene aperto un altro, del resto è facile comprendere che
confessando reciprocamente i peccati, a beneficiarne sono i rapporti. Se
due persone hanno litigato e si chiedono perdono a vicenda, qual è il
risultato, se non quello della guarigione del loro rapporto?
Il pastore ritiene opportuno
chiarire il significato della parola ‘confessare’. Deriva dal greco
homologhèo,
che letteralmente significa: “dire la stessa cosa, essere
d’accordo con qualcuno su qualcosa”. Per il cristiano, confessare
significa dire la stessa cosa che dice Dio, essere d’accordo con quello
che Egli dice e riconoscere che alcuni dei propri comportamenti alla
luce della Sua Parola sono sbagliati, sono peccato.
Spesso nel Nuovo
Testamento si trova un termine rafforzativo,
exomologhèo, che viene usato
per indicare che si è d’accordo con Dio. 1Giovanni 1:9
Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto, da perdonarci i
peccati e purificarci da ogni iniquità. In questo caso la
confessione è rivolta a Dio, non agli uomini; Gli si chiede perdono per
i peccati commessi e si è certi di riceverlo. Quando ci comportiamo
male con qualcuno, dobbiamo chiedere perdono personalmente alla persona
offesa, mentre nel caso in cui
non riusciamo a vincere certe attitudini peccaminose, facciamo bene a
parlarne con qualcuno che sia in autorità, per chiedergli aiuto,
consiglio e preghiera. Chiaramente una simile
confessione non può essere fatta a chiunque, ma
solo a una persona da cui ci si sente amati e di cui ci si fida. Nel corso della storia
della chiesa, la confessione biblica è stata abbondantemente travisata e
non si è tenuto conto delle indicazioni della Parola di Dio. Il mondo cattolico
afferma che la confessione è un sacramento e che, se non viene fatta ad
un prete e non ci si sottopone ad una penitenza, non si può essere
perdonati e accettati da Dio.
Pur riconoscendo Giacomo 5:16
come testo base della confessione, lo applica in modo improprio e
arbitrario, a senso unico, infatti prevede che una sola parte confessi i
peccati e che l’altra ascolti, ma è scritto:
confessatevi gli uni gli altri! Anche la penitenza è
un’aggiunta del tutto arbitraria e in definitiva siffatta confessione
contraddice il Vangelo, il quale afferma: 1Giovanni 1:9
Se confessiamo i nostri peccati,
egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni
iniquità, non dice che per
ricevere il perdono di Dio occorrono un intermediario e una penitenza!
Noi rifiutiamo questo tipo di
confessione anche per il pericoloso insegnamento che nasconde: quello di
far credere che per raggiungere Dio sia necessaria l’intermediazione di
un ministro, cosa che annulla il sacrificio di Gesù, che è morto per
riconciliarci con Dio, lascia
credere che quel sacrificio non
sia stato sufficiente, attribuisce al sacerdote un ruolo che non ha e
inoltre non fa sapere che tutti i credenti sono stati costituiti da Dio
re e sacerdoti.
Il pastore
conclude precisando che quanto detto nasce da amore per la verità e non
ha lo scopo di combattere il cattolicesimo.
Nell’epistola ai
Romani, l’apostolo Paolo afferma che siamo giustificati per fede.
Romani 5:1
Giustificati dunque per fede abbiamo pace presso Dio per mezzo di Gesù
Cristo, nostro Signore A questo punto il
pastore Lirio chiarisce la differenza tra
remissione e perdono.
Spiega che la
remissione, ossia la cancellazione totale di tutti i peccati, si riceve
una sola volta, quando, accettando Gesù come personale Signore e
Salvatore, viene cancellata la natura di peccato e con essa tutti i
peccati del passato; in quello stesso istante si riceve la natura
divina, una nuova natura che non ha mai peccato e che anche se in futuro
potrà peccare, non è schiava del peccato.
Dopo la
conversione del cuore, si può sbagliare ancora, ma basta che con vero
pentimento si vada al Signore per chiederGli perdono ed
egli è fedele e giusto da
perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.
1Giovanni 1:9
La remissione dei
peccati ci introduce in una relazione con Dio, mentre il perdono, che
riceviamo ogni qualvolta sbagliamo, serve a restaurare la comunione che
s’interrompe quando si pecca.
Quando i figli di
Dio peccano, viene loro meno la comunione col Padre, ma non la
relazione, poiché i figli
rimangono tali anche quando sbagliano, a meno che non rinneghino Cristo.
Se Gesù disse a
Pietro che in un giorno dobbiamo perdonare fino a settanta volte sette,
vuol dire che Dio agisce così e che è sempre pronto a perdonarci.
Riguardo alla
confessione, si può cadere nell’equivoco opposto a quello citato:
pensare che non ci sia bisogno di confessare agli altri i propri
peccati, ma non è così, perché se
sbagliamo con qualcuno e non gli chiediamo perdono, il nostro rapporto
rimarrà guasto. In tal caso non basta
confessarsi solo con Dio, infatti
Si
può incorrere anche in un altro errore: credere che la confessione debba
essere fatta solo ai ministri, ma Se nascondiamo i nostri
peccati, otteniamo il risultato di dare loro potere su di noi e di
rallentare la nostra crescita spirituale, perché di fatto cerchiamo di
apparire diversi da come siamo e viviamo nell’ipocrisia, mentre
confessandoli e mettendoli in luce li indeboliamo; anche se può costarci
un momento di umiliazione, facendo giustizia alla verità ed eliminando
le maschere d’ipocrisia, ne
ricaviamo sicuro giovamento.
Tutti vorremmo apparire
perfetti, mostrarci agli altri come ci vogliono e non come siamo, ma Dio
odia l’ipocrisia, vuole che quando sbagliamo lo ammettiamo e chiediamo
perdono, vuole che riconosciamo i nostri lati deboli e che condividiamo
con qualcuno i nostri travagli, per essere aiutati. Atti 19:18
E molti di coloro che avevano creduto
venivano a confessare, e a dichiarare le cose che avevano fatto.
In alcuni casi abbiamo
bisogno di confessare i peccati sia a Dio che agli uomini. Abbiamo l’esempio di
Davide, che per un intero anno non confessò il suo peccato a Dio, lo
confessò prima al profeta Nathan, quando questi glielo mostrò, e solo
successivamente a Dio (Salmo 51:1-2 e 32:5).
2Samuele
12:13Allora Davide disse a Nathan: «Ho peccato contro l'Eterno».
Nathan rispose a Davide: «L'Eterno ha rimosso il tuo peccato; tu non
morrai.
Il profeta fu il primo a
raccogliere la sua confessione e Dio lo usò per far sapere a Davide che
lo aveva perdonato.
Finché tenne nascosto il
peccato, Davide visse nelle tenebre, la luce entrò nella sua vita
soltanto dopo la confessione.
Quando l’apostolo
Giacomo afferma che la confessione unita alla preghiera ha come
risultato la guarigione…
Confessate
i vostri falli gli uni
agli altri e pregate gli uni per gli altri, affinché siate guariti. …di quale guarigione
parla? Possiamo essere guariti da un peccato, da un’abitudine negativa,
da un vizio che ci domina, ma anche da un rapporto rovinato e finché non
confessiamo il nostro peccato, ne restiamo schiavi, costretti a gestire
comportamenti ipocriti, mentre se lo confessiamo e lo mettiamo in luce
gli togliamo potere sulla nostra vita.
L’apostolo Giovanni
insegna che possiamo mantenere buoni rapporti con gli altri se abbiamo
comunione con Dio e camminiamo nella luce.
1Giovanni 1:7
ma se
camminiamo nella luce, come egli è nella luce, abbiamo comunione gli uni
con gli altri, e il sangue di Gesù Cristo, suo Figlio, ci purifica da
ogni peccato.
Camminare
nella luce non vuol dire, però, solo avere comunione con Dio, ma anche
vivere nell’onestà, nella trasparenza, nella verità; vuol dire
riconoscere i propri errori e chiedere scusa alla persona offesa
ripristinando con essa un rapporto di comunione.
Tutto dipende dalla decisione
che prendiamo. Ricordiamoci del prodigo, che iniziò il cammino verso la
riconciliazione col padre dopo avere
deciso di chiedergli perdono.
Potremmo chiederci: quando
confessarci? Con chi? Quando è il caso di tenere segreto un peccato e
non confessarlo? Una cosa è certa: in
ogni decisione occorre sapienza e discernere gli effetti di una
confessione inopportuna. Se, ad esempio, si sa che confessando al
coniuge di averlo tradito nel passato si rischia di mandare all’aria il
matrimonio, è meglio astenersi da una simile confessione e farla solo se
ci si trova in presenza di una persona spiritualmente matura che ci può
comprendere. In quali casi è bene
confessare i peccati a qualcuno
di cui ci fidiamo, che ci ama e che può pregare con noi?
1.
Quando, pur avendo confessato il
nostro peccato a Dio, non abbiamo pace nel cuore.
2.
Quando non riusciamo a liberarci di un certo peccato e abbiamo
bisogno dell’aiuto di qualche fratello più maturo.
3.
Quando un peccato sta rovinando noi stessi, la nostra famiglia o
la nostra salute. In casi del genere chiediamo aiuto, perché siamo in
pericolo!
4. Quando confessiamo sempre gli
stessi peccati, ovvero quando, per vergogna o per paura, tendiamo a fare
confessioni parziali.
Efesini 4:25 Perciò, messa da parte la menzogna ciascuno dica
la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri.
Nel
mondo, nessuno vuole essere scoperto quando pecca, tutti sono portati a
negare di avere sbagliato, facendo propria la logica menzognera del
nemico, ma
Luca 12:1
Gesù
prese
a dire ai suoi discepoli: «Prima di ogni cosa guardatevi dal lievito dei
farisei, che è ipocrisia.
Gesù mise in guardia dal
lievito dei farisei, cioè dal pericolo di essere contagiati dai loro
comportamenti ipocriti. Ebbe parole dure nei loro riguardi, li definì
sepolcri imbiancati, perché curavano l’apparenza, ma dentro nascondevano
marciume. Egli preferì la peccatrice che gli chiese perdono, Zacchèo che
riconobbe il suo peccato e si pentì, i pubblicani e le prostitute,
perché ad essi poté fare grazia, ma a loro che si sentivano più santi di
tutti e che dietro le belle apparenze nascondevano superbia e spirito di
predominio, non poteva farne.
Se abbiamo impostato le
nostre relazioni sulla grazia, possiamo contare sull’apertura,
sull’aiuto e sull’amore dei fratelli, essere certi di poterci aprire per
combattere con loro le nostre battaglie, anche se da essi ci dobbiamo
aspettare qualche correzione che giovi al nostro carattere.
Questo
modo di vivere nella verità e nella luce attira le persone che, abituate
come sono alla falsità che abbonda nel mondo, riconoscono in noi persone
vere, che non recitano e non mentono, che si amano e si aiutano
vicendevolmente, persone di cui fidarsi, che sanno farsi carico dei
problemi altrui e che sono pronte anche a mettere a nudo le proprie
debolezze; persone che sanno confessarsi le une alle altre per
ristabilire eventuali relazioni rovinate.
Tutto questo ci viene
dalla Grazia di Dio! Non perdiamo mai
l’autenticità e la semplicità che ci viene dal Vangelo della Grazia!
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