Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 8 marzo 2009
Oratore: Pastore Lirio Porrello
INTENDERE BENE
L’UMILTÀ
E IL
TIMOR DI
DIO
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Si parla tanto di umiltà e di timor di Dio in ambito cristiano, ma sappiamo
davvero in cosa consistano? La predicazione di oggi contiene un
approfondimento circa il valore e il significato di questi due aspetti nella
vita del credente, necessari per ricevere grazia da Dio.
Nel parlare dell’abbigliamento spirituale dei figli di
Dio, l’apostolo Paolo afferma che devono rivestirsi di misericordia,
benignità, umiltà, mansuetudine e pazienza, cioè del frutto dello spirito,
che è proprio della natura di Dio, di cui essi sono partecipi, avendola
acquisita con la nuova nascita.
Colossesi 3:12
Vestitevi dunque come eletti di Dio
santi e diletti, di viscere di misericordia, di benignità, di umiltà, di
mansuetudine e di pazienza.
Dio approva chi è umile e biasima
invece chi, nella presunzione di poterGli piacere e di essere salvato per i
propri meriti, si pone contro di Lui, pecca di orgoglio e Gli arreca un
grande dolore poiché rinnega e vanifica il sacrificio della croce, senza il
quale non ci sarebbero salvezza, né grazia, né favori divini.
Occorre sapere cos’è per Dio l’orgoglio, per potere comprendere appieno
cos’è l’umiltà.
1Pietro 5:5
Similmente voi, giovani, siate
sottomessi agli anziani. Sì,
sottomettetevi tutti gli uni agli altri e
rivestitevi di umiltà, perché
Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili.
Salmi 138:6
Anche se l'Eterno è eccelso, egli ha
riguardo degli umili, ma il superbo
lo conosce da lontano.
Proverbi 21:4
Gli occhi alteri e un cuore superbo,
che sono la lampada degli
empi, sono peccato.
In linea di massima si può affermare che l’umiltà non è mai esteriore, essa
è un’attitudine interiore consistente nell’avere lo stesso cuore di Dio.
Gesù ci mette in guardia dall’ostentare quello che
facciamo per il Signore, allo scopo di essere visti ed elogiati dagli
uomini.
Matteo 6:16
Ora, quando digiunate, non siate
mesti d'aspetto come gli ipocriti; perché essi si sfigurano la faccia per
mostrare agli uomini che digiunano, in verità vi dico che essi hanno
già ricevuto il loro premio.
Le cose che si fanno per il Signore devono essere fatte nel segreto e in
silenzio, se si vuole la Sua
ricompensa, altrimenti non si riceverà nulla, infatti chi si mette in mostra
per essere visto dagli altri, ha già ricevuto la sua ricompensa.
Quella
esteriore è un’umiltà falsa, perché interessata solo alle apparenze.
In cosa consiste la vera umiltà?
Giacomo 4:10
Umiliatevi davanti al Signore, ed
egli vi innalzerà.
La vera umiltà consiste nell’umiliarsi davanti al Signore, ma ciò non vuol
dire disprezzarsi e denigrarsi, ma riconoscere che senza di Lui non si è
capaci di fare alcunché.
Gesù non fece mai nulla di propria iniziativa, dipendeva dal Padre in ogni
cosa e faceva tutto
con Lui, essendo lo stesso Padre
ad operare attraverso di Lui.
Chi ha uno spirito di autosufficienza preclude a Dio la possibilità di
aiutarlo, sia direttamente che attraverso i fratelli e le sorelle, e di fare
fluire la Sua grazia.
Come Gesù, anche noi dobbiamo dipendere totalmente dal
Padre e fare tutto con Lui, inoltre dobbiamo riconoscere, in piena umiltà,
di avere bisogno dei nostri fratelli e sorelle in Cristo, dei loro doni e
dei loro talenti che sono una ricchezza disponibile per la chiesa.
Giacomo 4:6 ...
Ma egli dà una grazia ancor più
grande; perciò dice: «Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili.
Quali sono i modelli a cui ci ispiriamo e che hanno
contribuito alla formazione del nostro carattere?
In linea di massima abbiamo imparato dai nostri
genitori, ne abbiamo assimilato soprattutto le attitudini negative, ma Gesù
ci comanda di prendere il Suo giogo e di imparare da Lui, perché così avremo
riposo nella nostra anima.
Matteo
11:29 Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono
mansueto ed umile di cuore; e voi
troverete riposo per le vostre anime.
30
Perché il mio giogo è dolce
e il mio peso è leggero!».
In passato, per
arare la terra, si poneva il giogo (attrezzo di legno) su due buoi, di cui
uno più anziano ed esperto guidava e istruiva l’altro, giovane e inesperto,
poiché portare il giogo in due rendeva il lavoro meno faticoso.
Il bue giovane rappresenta il credente, che da solo non
è in grado di portare i pesi che la vita gli impone e che può beneficiare
della forza, dell’aiuto e della grazia del Signore nel momento in cui Gli
permette di aiutarlo a portare i suoi pesi.
Nonostante Gesù ci comandi di imparare da Lui affinché
la nostra anima abbia riposo, nel popolo di Dio tanti soffrono di ansia,
angoscia, paura, depressione, stress, ecc., perché?
Anche a detta di alcuni psicologi cade in depressione
chi pensa di potersi liberare con le proprie forze dei
mali che lo colgono e dato che non
ci riesce cade nell’angoscia.
La causa è da ricercare nello spirito d’indipendenza e
di orgoglio, nell’attitudine a voler controllare tutto e tutti, nella
mancanza di fiducia negli altri, tutte cose che determinano stress, ansia,
dolore, angoscia e depressione.
La pace, la sicurezza e il riposo
dell’anima vengono solo da Dio, per questo dobbiamo prestare ascolto alle
parole di Gesù, prendere il Suo
giogo e lasciarci guidare da Lui.
Gesù è il
nostro modello di umiltà.
Era Figlio di
Dio, ma si spogliò della sua deità e si fece servo di tutti, giungendo a
lavare i piedi dei discepoli, ruolo riservato agli ultimi degli schiavi
(Filippesi 2:5-8).
In tal modo
Egli ci insegna a mostrare la nostra umiltà non a parole, ma con le azioni,
a stimare e a valorizzare gli altri più di noi stessi, a non disprezzare
nessuno, a non sentirci minacciati quando gli altri hanno successo.
Non meritavamo nulla, eppure Gesù ha
attribuito a noi un valore talmente grande da offrire la Sua vita per la nostra salvezza.
La
mentalità dominante nel mondo,
però, sconosce simili comportamenti, infatti chi è ai vertici ed ha mansioni
di comando o funzioni direttive, non si abbassa, si considera un superuomo,
guarda gli altri dall’alto in basso, vuole essere servito!
L’umiltà,
tuttavia, non consiste nel denigrarsi e nel dichiararsi delle nullità, ma
nell’avere un profondo timor di Dio.
Isaia 33:5
L'Eterno è esaltato perché abita in
alto; egli riempie Sion di equità e di giustizia, 6
e sarà la sicurezza dei tuoi giorni,
la forza della salvezza, sapienza e conoscenza;
il timore dell'Eterno sarà il suo
tesoro.
Il tesoro più grande che possiamo avere è il timore
dell’Eterno che, secondo quanto afferma la Scrittura, è il principio
della sapienza (Proverbi
9:10) e quindi il principio dell’umiltà.
Cos’è il timor
di Dio?
Il timor di Dio è qualcosa di diverso dalla paura, è
rispetto, riverenza; mentre la paura teme il castigo e allontana da Dio, il
rispetto avvicina a Lui ed anche quando si sbaglia fa sentire il desiderio
di chiederGli perdono per ripristinare la comunione.
Adamo conobbe
la paura dopo aver peccato; fu allora che si nascose per non essere visto
dal Signore. Il peccato produce l’effetto di separare; crea angoscia e
paura, mostra un Dio spietato e pronto a castigare, non fa vedere Dio come
è: un Dio d’amore e di misericordia.
Dobbiamo rimuovere il peccato dalla nostra vita, perché
altera l’immagine di Dio, ci allontana da Lui e ci fa piombare nell’angoscia
e nella paura.
Il rispetto per Dio, la riverenza nei riguardi della
Sua santità, il desiderio di non farGli dispiacere, spingono verso di Lui.
Isaia 11:2
Lo Spirito dell'Eterno riposerà su
lui: spirito di sapienza e d'intelligenza, spirito di consiglio e di potenza,
spirito di conoscenza e di timore dell'Eterno. 3
Il suo diletto
sarà nel timore
dell'Eterno, non giudicherà secondo le apparenze, non darà sentenze per
sentito dire, 4
ma giudicherà i poveri con giustizia e farà decisioni eque per gli umili del
paese. Colpirà il paese con la verga della sua bocca e col soffio delle sue
labbra farà morire l'empio. 5
La giustizia sarà la cintura dei suoi
lombi, e la fedeltà la cintura dei suoi fianchi….
Il profeta Isaia profeticamente afferma che la
conoscenza dell’Eterno allontanerà il male e la distruzione. Questo avverrà
per opera del Signore nel millennio, quando Egli regnerà sulla terra con la Sua Chiesa e
quando tutto sarà diverso, perché vi sarà un’ondata di amore soprannaturale,
di rispetto reciproco e di disposizione a stimare gli altri più di se
stessi.
Isaia 11:9
Non si farà né male né distruzione su
tutto il mio monte santo, poiché il paese sarà ripieno della conoscenza
dell'Eterno, come le acque ricoprono il mare.
Nella Sua Grazia, Dio è pronto a darci ciò che non
meritiamo e nella Sua misericordia non ci dà la punizione che meriteremmo.
Questo è il cuore di Dio!
Dobbiamo desiderare di avere un cuore come il Suo per
provare le Sue stesse compassioni, per accettare le persone, per apprezzarle
e aiutarle, per non gioire dei fallimenti altrui e non costruire il nostro
successo sugli insuccessi di altri.
Lo Spirito Santo può darci tutto ciò di cui abbiamo
bisogno: intelligenza, conoscenza, sapienza e timor di Dio, ma
la Sua
grazia fluisce nella nostra vita in rapporto al tipo di relazione che
abbiamo con Lui.
Dio dispone di
una soluzione per ogni nostro problema, ma le nostre attitudini sbagliate:
orgoglio, arroganza e spirito di autosufficienza Gli impediscono di farcela
conoscere, in quanto Egli può aiutare solo chi è debole, fragile, si trova
nella necessità e sa di avere bisogno del Suo aiuto.
Un versetto
del profeta Isaia rivela in modo toccante quali sono le persone che il
Signore guarda con grande favore e a cui quindi fa grazia:
Isaia 66:2
Tutte queste cose le ha fatte
la mia mano e tutte quante sono venute all'esistenza, dice l'Eterno.
Su chi dunque volgerò lo sguardo? Su
chi è umile, ha lo spirito contrito e trema alla mia parola.
Dio può posare
il Suo sguardo su chi è umile, prova vera contrizione, vero pentimento
quando sbaglia(Salmi 32 e 51), ed ha riverenza per
la Sua Parola.
Liberiamoci
dell’attitudine di voler dare soluzioni umane ad ogni nostro problema e di
ricorrere a Dio solo quando constatiamo la nostra impotenza! Non precludiamo
al Signore la possibilità di venirci in aiuto con
la Sua grazia e, piuttosto, adoperiamoci per crescere nella
mansuetudine e nell’umiltà all’immagine di Gesù; impariamo a dipendere dal
Padre e in ogni cosa lasciamo a Lui l’iniziativa.
Inoltre, nel
mettere a disposizione degli altri le nostre capacità, impariamo anche ad
apprezzare i doni dei nostri fratelli, la cui varietà costituisce per la
chiesa una grande ricchezza di cui tutti possiamo beneficiare e riconosciamo
che le nostre capacità e i nostri doni sono soltanto una goccia nel mare di
tale ricchezza!
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