Servizio di adorazione ore 8.30 – Palermo, domenica 28 dicembre 2008

    Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

L’UNITÀ  È  LA  VOLONTÀ  DI  DIO

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

 

L’ultima domenica del 2008 viene dedicata al tema dell’unità, tanto caro al cuore di Dio e per il quale molte chiese, tra cui la nostra, sentono di doversi adoperare con impegno e costanza.

Le parole più belle sull’unità le pronunciò Gesù, poco prima di essere arrestato, nella preghiera sacerdotale.

Giovanni 17:20 Or io non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me per mezzo della loro parola 21 affinché siano tutti uno, come tu, o Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi uno in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. 22 E io ho dato loro la gloria che tu hai dato a me, affinché siano uno come noi siamo uno. 23 Io sono in loro e tu in me, affinché siano perfetti nell'unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato e li hai amati, come hai amato me.

Gesù pregò per tutti quelli che in ogni tempo avrebbero creduto in Lui e dalle Sue parole trapela il desiderio che ciascuno di noi sia unito a Lui e che di conseguenza in Lui realizziamo una perfetta unità anche tra noi.

 

Nel naturale possiamo apprezzare il valore dell’unità nella famiglia, constatando che dove c’è unione c’è anche armonia, crescita e gioia, mentre dove entra la divisione l’atmosfera si fa triste e soprattutto ai figli viene meno ogni certezza per il futuro.

Dio desidera che i Suoi figli siano uniti, tuttavia nella Chiesa non si può realizzare l’unità a prezzo di compromessi di tipo dottrinale, perché l’unità può essere costruita solo sulla base della verità.

Non possiamo unirci a chi è idolatra, a chi adora altri dèi o a chi si definisce cristiano ma calpesta la Parola di Dio e non osserva la dottrina del fondamento (Ebrei 6:1-2), perché l’unità può essere edificata solo sulla base di Cristo e della Sua dottrina.

 

Come è stato detto la scorsa domenica, possiamo realizzare l’unità dello spirito, l’unità della fede, l’unità del pensiero, e mantenere la nostra identità ispirandoci al nostro testo sacro: la Bibbia.

Tutte le grandi religioni hanno una scrittura a cui ispirarsi e per questo mantengono inalterata nel tempo la loro identità.

È sorprendente constatare come in ogni area del mondo i cristiani pentecostali, anche quelli che vivono nelle zone più remote, hanno un’identità così spiccata da renderli riconoscibili. Pur avendo culture diverse e vivendo in continenti diversi, tutti parlano in altre lingue, hanno tutti lo stesso Spirito Santo, tutti credono nella guarigione divina e adorano Dio allo stesso modo … come mai?

Perché tutti fanno capo allo stesso testo sacro e perché lo Spirito Santo opera ovunque nella stessa maniera. 

L’unità cristiana si costruisce nell’umiltà, nell’attitudine all’ascolto, nella ricerca di soluzioni che garantiscano a tutti dignità, libertà, rispetto, stima e in cui nessuno assuma atteggiamenti di predominio.

 

Come nella famiglia terrena, così nella chiesa i padri rivestono un ruolo essenziale per la realizzazione dell’unità.

Romani 15:5 Ora il Dio della pazienza e della consolazione vi dia di avere gli uni verso gli altri gli stessi pensieri, secondo Cristo Gesù, 6 affinché con una sola mente e una sola bocca glorifichiate Dio, che è Padre del nostro Signore Gesù Cristo.

L’apostolo Paolo scrive ai Romani che l’Iddio della pazienza conceda loro di avere gli uni per gli altri gli stessi pensieri di Cristo, al fine di glorificare Dio con una sola mente e un sol cuore.

 

L’amore è un comando del Signore, quindi anche l’unità, perché quando ci si ama non ci si separa! Sia nella chiesa che nel matrimonio c’è da rispettare un patto di fedeltà e di unità, non un egoistico patto di convenienza da rompere al primo contrasto.

 Giovanni 13:34 Vi dò un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

 

L’amore è il segno che distingue i veri credenti, coloro che sono discepoli del Signore.

Nella chiesa primitiva c’era una tale unità e tutti erano legati da un amore talmente grande che nessuno si considerava padrone dei propri beni, infatti tutti mettevano a disposizione degli altri ciò che possedevano.  

 Atti 4:32 E il gran numero di coloro che avevano creduto era di un sol cuore e di una sola anima; nessuno diceva esser suo quello che aveva, ma tutte le cose erano in comune fra di loro.

Nessun governo mai, neppure quelli comunisti e socialisti, è riuscito a realizzare qualcosa di simile; c’è riuscito solo Gesù, col Suo insegnamento.

Nella chiesa primitiva:

-        Tutti avevano unità di cuore, cioè avevano lo stesso spirito, essendo stati battezzati tutti in Cristo. Ora noi tutti siamo stati battezzati in uno Spirito nel medesimo corpo (1 Corinzi 12:13).

-        Tutti avevano unità di anima, cioè gli stessi pensieri e gli stessi sentimenti.

      Del resto, fratelli, rallegratevi, perfezionatevi, incoraggiatevi, abbiate la stessa mente, state in    pace; e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. (2 Corinzi 13:11)

   Paolo esorta i credenti della chiesa di Corinto a gioire, a correggersi nel carattere, a incoraggiarsi a vicenda, a rinunciare al proprio modo di pensare e a stare i pace, perché queste cose costituiscono la condizione che assicura la presenza di Dio.   

-        Tutti erano uniti e in comunione tra loro anche nella vita quotidiana, infatti si preoccupavano dei bisogni dei fratelli.

 

Il maligno è nemico giurato dell’unità e fa di tutto per separare gli amici, le famiglie, le chiese, ecc., perché dove c’è divisione gli è più facile infiltrarsi per rubare, uccidere e distruggere.

Il peccato era entrato nella chiesa di Corinto e in vista di una sua visita l’apostolo Paolo manifesta la speranza di non trovarvi contese, gelosie, ire, risse, diffamazioni, insinuazioni, superbie, tumulti  ed esorta la chiesa  a  prendere provvedimenti nei confronti di chi aveva commesso peccati d’impurità e di fornicazione e a far sì che costoro pervenissero al ravvedimento, per evitare che egli stesso dovesse intervenire per correggerli. 

 2Corinzi 12:20 Temo infatti che talora, quando verrò, non vi trovi come vorrei, e di essere anch'io trovato da voi quale non mi vorreste, che talora non ci siano fra voi contese, gelosie, ire, risse, diffamazioni, insinuazioni, superbie, tumulti; 21 e che, venendo di nuovo fra voi, il mio Dio non mi umili davanti a voi, e io non pianga su molti di quelli che in precedenza hanno peccato, e non si sono ravveduti dell'impurità, della fornicazione e della dissolutezza che hanno commesso.

 

Per raggiungere l’unità è necessario innanzitutto superare le barriere create dalle nostre attitudini carnali come l’egoismo, l’interesse personale e l’anteporre il proprio tornaconto all’altrui bene, che determinano ostilità e divisione.

Gli stessi apostoli, all’inizio della chiamata, non erano uniti, disprezzavano gli altri e agivano in modo tutt’altro che spirituale; soltanto in seguito crebbero spiritualmente e divennero i grandi apostoli che conosciamo.

Nel capitolo 9 del Vangelo di Marco si colgono tre occasioni in cui manifestarono la loro immaturità spirituale.

Nella parabola del fanciullo epilettico si legge che i discepoli, non essendo riusciti a liberarlo,     cominciarono a disputare, tanto che il Signore, saputolo, li rimproverò aspramente.   

Poi iniziarono a discutere su chi tra loro era il più grande (Marco 9:33-34) ed anche questa volta Gesù, letti i loro pensieri, li istruì dicendo che chi vuol essere il più grande deve farsi ultimo e servo di tutti.

Infine, nei confronti di un tale che cacciava i demoni nel nome di Gesù (Marco 9:38-40), manifestarono gelosia, convinti che soltanto loro erano preposti a farlo, ma Gesù li smontò pronunciando la famosa frase: Chi non è contro di noi è per noi.

     

Nella chiesa dei nostri giorni le contese e le dispute non sono cessate e Dio sta operando per abbattere le barriere che creano divisione e che sono:

 

1.      I motivi di dottrina. Nel passato, anche futili motivi venivano ingigantiti e causavano divisione nelle chiese a discapito dell’amore e dell’unità.

     Alcune chiese continuano ad avere la presunzione di essere le sole nel giusto e le sole salvate, con la conseguenza che non riconoscono i fratelli, ma Dio ci ha creati diversi, con doni diversi e chiamate diverse e non, per questo, non siamo fratelli!

     Come nella famiglia naturale non si è tutti uguali, così nella Chiesa ciascuno è diverso dagli altri, ma tutti possiamo essere uniti se in comune abbiamo il Signore.

L’unico elemento su cui non è possibile transigere è la dottrina del fondamento, mentre per le cose di secondaria importanza si può dare spazio a diversi punti di vista.

 

2.      L'ambizione e la rivalità, che inevitabilmente determinano fratture e divisioni.

 

3.      Il settarismo, cioè la convinzione che chi è diverso non è salvato e quindi non va accettato. Il settario non tollera chi pensa in modo diverso.

 

 Dio ha stabilito che il Corpo di Cristo sia unito pur nella diversità delle sue membra, perché la diversità  è un valore, una  ricchezza benefica per tutti che va riconosciuta a apprezzata.

 In altri termini, Dio vuole che stiamo insieme e che ciascuno di noi dia il proprio personale e speciale contributo per il bene comune, perché solo nell’insieme ci si integra a vicenda, si cresce all’immagine di Cristo, si diventa Suoi collaboratori ed anche operatori di unità.  

 

 

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Antonio Settecase