Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 28 settembre 2008

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

BENEDIRE GLI ALTRI INIZIA DALLA FAMIGLIA

 

Redazione a  cura di Caterina Di Miceli

 

Oggi viene ripreso, a distanza di alcuni mesi, il tema della famiglia, particolarmente caro al cuore di Dio.

L’istituzione su cui si fonda la società si trova, oggi, ad un livello di crisi talmente alto che i giovani temono il matrimonio, hanno paura di assumersi la responsabilità di una famiglia e molti di loro preferiscono rimanere soli anziché avventurarsi in unioni matrimoniali che, stando alle statistiche, hanno scarsa probabilità di durare per tutta la vita.

Tali timori, però, non dovrebbero far presa sui credenti che conoscono la Parola di Dio e la Sua promessa di benedire le loro famiglie.

 

La prima benedizione di Dio riportata nella Bibbia è stata data ad Adamo ed Eva, che Egli costituì come prima famiglia e che benedisse come coppia, non singolarmente.

Dopo la loro caduta nel peccato, per avviare il progetto di restaurazione, il Signore si servì di una famiglia sterile, quella di Abramo e Sara, i quali ebbero una discendenza grazie all’intervento divino e diedero origine a un popolo da cui sarebbe nato il Messia.

Anche per fare nascere il Salvatore, Dio si servì di una famiglia, che fu numerosa, infatti Gesù ebbe numerosi fratelli e sorelle.

Fino ad alcuni decenni or sono, la famiglia era tenuta da tutti in grande considerazione e una prole numerosa veniva ritenuta una gioia e una benedizione del Signore, ma oggi tutto è cambiato, molti valori sono andati perduti e i divorzi avvengono con grande facilità, con la conseguenza che i figli rimangono segnati per tutta la vita.

La Chiesa ha il dovere di ricordare cosa c’è nel cuore di Dio e il modello da Lui stabilito per la famiglia, affinché ogni credente, divenendo luce e sale nella propria casa, lo realizzi.

 

 Quando Dio stabilì il patto con Abramo, gli fece una promessa che rivela quanto Gli stesse a cuore la famiglia e, se col peccato la benedizione fatta al primo nucleo familiare andò distrutta, 

Egli promise ad Abramo di volerla restaurare e di voler benedire attraverso di lui tutte le famiglie della terra.

Genesi 12:3 E benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà; e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra»

Identica promessa rinnovò a Giacobbe:

Genesi 28: 13 Ed ecco l'Eterno stava in cima ad essa e gli disse: «Io sono l'Eterno, il DIO di Abrahamo tuo padre e il DIO di Isacco; la terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza 14 e la tua discendenza sarà come la polvere della terra, e tu ti estenderai a ovest e a est, a nord e a sud; e tutte le famiglie della terra saranno benedette in te e nella tua discendenza.

Nel naturale, Abramo era il nonno di Giacobbe, quindi la frase rivoltagli da Dio: “Io sono l'Eterno, il DIO di Abrahamo tuo padre”, si riferisce al piano spirituale, in quanto Abramo è il padre di tutti i credenti.

Quanto detto significa che nella promessa di benedizione fatta da Dio ad Abramo: “in te saranno benedette tutte le famiglie della terra”, rientra anche la nostra famiglia, e che ci riguarda pure la sua paternità spirituale.

 

Leggendo il libro della Genesi si può notare che Abramo spese tutta la Sua vita per prendersi cura di una sola persona, di Isacco, il figlio della promessa, a cui trasmise la sua fede, insegnò a camminare nelle vie del Signore e che preparò ad essere uno strumento nelle Sue mani, assicurandosi in tal modo una discendenza spirituale.

 

Nella Sua Parola, Dio ci rivela che non scelse Abramo per quello che era, ma per quello che sarebbe diventato.

Genesi 18:17 E l'Eterno disse: «Celerò io ad Abrahamo quello che sto per fare 18 poiché Abrahamo deve diventare una nazione grande e potente e in lui saranno benedette tutte le nazioni della terra? 19 Io infatti l'ho scelto, perché ordini ai suoi figli e alla sua casa dopo di lui di seguire la via dell'Eterno, mettendo in pratica la giustizia e l'equità, perché l'Eterno possa compiere per Abrahamo ciò che gli ha promesso».

Il Signore sapeva che Abramo sarebbe diventato padre di nazioni e dato che lo considerava Suo amico gli rivelò i Suoi progetti.

Inoltre aveva fiducia in Abramo perché sapeva che sarebbe stato obbediente, che avrebbe ordinato ai suoi figli e ai suoi discendenti di seguire la via dell’Eterno, il quale così avrebbe potuto portare a compimento il progetto di salvezza per la sua famiglia e la sua progenie. Tanto è importante l’operato di un padre nella propria casa!

 

Ciò che accadde ad Abramo, può avvenire nella famiglia di ogni credente.

Se un padre offre ai propri figli un modello di vita esemplare, tale modello verrà fatto proprio dai figli e trasmesso di generazione in generazione.

Il progetto di Dio non si limita infatti ai singoli individui, ma si estende alle loro discendenze; è un progetto a lungo termine, per adempiere il quale Egli usa le nostre preghiere, la nostra intercessione e le nostre battaglie spirituali anche dopo la nostra morte, perché le nostre preghiere non muoiono con noi, ma si perpetuano nel tempo e rimangono efficaci anche a distanza di varie generazioni, col risultato che si può pervenire alla salvezza in virtù di preghiere fatte da antenati che neppure si conoscono.  

 

Nel divino progetto di redenzione familiare e generazionale, la nostra parte è di fondamentale importanza, perché Dio può portare a compimento la Sua promessa di benedire la nostra famiglia se anche noi facciamo la nostra parte.

Il padre che dà esempio di rettitudine e di onestà e vive secondo le priorità stabilite da Dio, lascia in eredità ai suoi figli un bagaglio che non dimenticheranno e che a loro volta trasmetteranno ai loro figli. Grazie al suo stile di vita ed alla sua obbedienza a Dio, la benedizione del Signore si riverserà su di lui e sulla sua progenie, proprio come avvenne ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe.  

 

 Se nella nostra famiglia manca la benedizione del Signore, se i nostri figli sono di cattiva testimonianza e vivono secondo i modelli del mondo, non possiamo essere di benedizione per altre persone, per il semplice fatto che chi si accosta a Dio attraverso di noi ci osserva nella nostra vita personale e familiare e vedendo che la nostra famiglia non riflette ciò che predichiamo, non ci riterrà credibili come guide spirituali.

Se alleveremo i nostri figli osservando i principi del Signore, essi saranno visti dagli altri come nostro motivo di gloria, in caso contrario saranno visti come motivo di vergogna.

 

La Scrittura ci indica le qualità che devono avere gli anziani della chiesa.

  1Timoteo 3:4 uno che governi bene la propria famiglia e tenga i figli in sottomissione con ogni decoro; 5 (ma se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio?).

La prima qualità è che sappiano governare bene la propria famiglia, per potersi prendere cura della chiesa; ne consegue che nella scelta dei collaboratori, ogni pastore deve attenersi a tale principio.  

Che vuol dire “governare bene”?
“Governare” vuol dire guidare gli altri ponendosi come modello; “bene” vuol dire farlo con ordine e in modo scrupoloso.

Ciascuno di noi ha bisogno di modelli a cui ispirarsi e da imitare, soprattutto i giovani, che  seguiranno quelli del mondo, fonte di vizio, di peccato e distruzione,  se non ne avranno in casa.

Leader si diventa nella propria famiglia. Secondo il modello di Dio, il padre è il pastore della casa, la madre deve collaborare con lui e i figli devono stare in sottomissione.

Se i genitori svolgono bene il loro compito in casa, sapranno svolgerlo anche in chiesa.

 

Governare la propria casa vuol dire:

trasmettere ai figli le priorità della vita, come ad esempio quello di andare in chiesa; 

progettare il loro futuro riguardo agli studi,  alla loro formazione, ecc.;

provvedere ai loro bisogni;

amministrare i beni materiali a prescindere dall’entità del proprio reddito, possibilmente secondo il principio del “dieci, dieci, ottanta”, cioè dando la decima parte delle proprie entrate a Dio, mettendo da parte un altro 10% per eventuali imprevisti e imparando a  vivere con l’80% del proprio guadagno. 

proteggere la famiglia, anche controllando le amicizie dei figli;

educare i figli dando loro i giusti ammaestramenti;

saper gestire le situazioni difficili.

Chi ha avuto nei propri genitori un buon modello sia sul piano pratico che su quello spirituale, non dimenticherà il loro esempio e i loro insegnamenti, saprà affrontare le situazioni difficili e saprà pregare, invocare il Signore e riporre in Lui la propria fiducia.

 

Altra qualità richiesta al leader è che sappia tenere i figli in sottomissione. La loro sottomissione, però, non si ottiene per forza, ma avviene per loro libera scelta nel momento in cui si sentono amati, protetti, curati, sostenuti e ammaestrati. Se i genitori usano in modo equilibrato l’autorità e l’amore, riscuoteranno la stima dei loro figli, che li imiteranno anche nella fede e saranno obbedienti e rispettosi nei loro confronti, in caso contrario entreranno in ribellione. 

  
  Riepilogando:

-  prima di essere leaders nella chiesa, dobbiamo essere padri e madri modello nella nostra casa, sapendo comunque che nessuno è perfetto e che anche i nostri figli potranno fare errori, ma non rovineranno la nostra immagine per questo motivo;

-  nessun credente veramente consacrato abbandona il coniuge e i figli; chi agisce in tal modo lascia supporre che potrebbe fare lo stesso con le persone  affidategli; 

-  avere figli disobbedienti non è una buona credenziale per guidare altri;

-  chi sa affrontare le crisi all’interno della famiglia, saprà contribuire a superare le crisi  all’interno della chiesa.

In definitiva, il tempo che spendiamo con la nostra famiglia e con i  nostri figli è un  tempo investito bene, perché prendendoci cura dei nostri cari favoriamo le benedizioni di Dio per loro.  

 

In chiusura di  predicazione viene letto il Salmo 128.    

Salmi 128:1 Beato chiunque teme l'Eterno e cammina nelle sue vie. 2 Allora mangerai della fatica delle tue mani, sarai felice e godrai prosperità. 3 Tua moglie sarà come una vite fruttifera nell'intimità della tua casa, i tuoi figli come piante d'olivo intorno alla tua mensa! 4 Ecco, così sarà benedetto l'uomo che teme l'Eterno. 5 L'Eterno ti benedica da Sion, e possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme tutti i giorni della tua vita. 6 Sì, possa tu vedere i figli dei tuoi figli. Sia pace sopra Israele.

Da questi versetti risulta evidente che le benedizioni del Signore non si ricevono standosene in ozio, che Dio benedice nella famiglia chi Lo onora e Lo rispetta, che Gerusalemme (che rappresenta la Chiesa) sarà benedetta tramite famiglie benedette, e poiché quel tramite che fa scendere le benedizioni del Signore sulla Chiesa siamo noi, dobbiamo darci da fare per essere benedetti nella nostra famiglia e contribuire così alla benedizione della Chiesa. 

 

Chi non si trova nella condizione ideale per ricevere la benedizione di Dio nella propria casa, non si scoraggi, perché con Dio si può sempre ricominciare daccapo.

Se nella nostra casa abbiamo fallito, ricordiamoci che il Signore ha fatto ad Abramo una promessa che ci riguarda e che per dare stabilità alla nostra casa e attirare le Sue benedizioni, possiamo iniziare a fare i passi necessari, primo dei quali quello di prendere una seria decisione di servire il Signore con tutto il cuore, soprattutto facendo conoscere agli altri la Sua Grazia.

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Antonio Settecase