Servizio di adorazione ore 8.00  – Palermo, domenica 25 maggio 2008

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

BATTESIMI

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

Ferite dell’anima sanate, guarigioni, vite ristorate e totalmente cambiate dalla potenza dell’amore di Dio, esperienze personali col Signore… questo il contenuto delle testimonianze rese da alcuni battezzandi. Tra le più toccanti quella di un fratello che ha coraggiosamente riferito di com’era la sua vita prima della conversione: carcere, droga, alcool, fumo, distruzione totale, fine di ogni speranza e di come, grazie al lavoro di evangelizzazione e di cura spirituale svolto da alcuni fratelli nel carcere in cui si trovava, tutto il male che lo teneva schiavo si è frantumato ed ha ricevuto piena liberazione sia sul piano spirituale che su quello fisico, psicologico e mentale. L’amore e la potenza di Cristo lo hanno completamente trasformato ed è sotto gli occhi di tutti come oggi egli sia una creatura del tutto nuova. 

Altra testimonianza resa nel servizio delle 10.30, quella di un fratello che dell’arte aveva fatto, oltre che la sua passione, il lavoro della sua vita. Era noto negli ambienti ecclesiastici in quanto fornitore di statue, ma quando conobbe la verità attraversò un periodo di comprensibile travaglio. Quanto scritto nel libro del profeta Geremia riguardo agli idoli non gli dava pace e a chi gli chiedeva statue cominciò a consigliare la Bibbia, con sommo stupore di chi lo ascoltava. Il suo cambiamento interiore e le convinzioni acquisite alla luce della Parola di Dio non gli permisero di scendere a compromessi, il suo amore per Dio non gli consentì di vivere nella disubbidienza e decise di farla finita con quel lavoro, con la conseguenza che si trovò ad attraversare un difficile periodo di crisi economica e familiare. Nonostante la dura prova, non si tirò indietro, non si pentì della scelta compiuta e dopo un po’ di tempo poté sperimentare la fedeltà di Dio: ebbe la possibilità di intraprendere un altro lavoro attinente all’arte.         

 

La predicazione inizia, come sempre in giorno di battesimi, con la lettura del testo base del fondamento della dottrina di Cristo.

Ebrei 6:1 Perciò, lasciando l'insegnamento elementare su Cristo, tendiamo alla perfezione, senza porre di nuovo il fondamento del ravvedimento dalle opere morte e della fede in Dio,

Ebrei 6:2 della dottrina dei battesimi, dell'imposizione delle mani, della risurrezione dei morti e del giudizio eterno;

In questi versetti sono citate le sei dottrine che costituiscono il fondamento della dottrina di Cristo e che sono la base dottrinale di tutto il Vangelo. 

 

Il Ravvedimento dalle opere morte. È il primo ed essenziale passo per la salvezza. Ravvedersi vuol dire comprendere che il peccato in cui si vive tiene separati da Dio, impedisce di andare in cielo e conduce alla perdizione. Ravvedersi significa pentirsi, chiedere perdono a Dio, comprendere che le opere non salvano e che solo il sacrificio di Gesù ha provveduto la salvezza, perché Egli è morto sulla croce al nostro posto, si è caricato dei nostri peccati e si è sostituito a noi. Ravvedersi vuol dire  invertire la direzione di marcia, voltare le spalle al peccato e iniziare un nuovo percorso di avvicinamento a Dio.  

 

La Fede in Dio. Chi si ravvede, si allontana dal peccato e comincia a nutrire in cuore la fede in Dio. L’ascolto della Parola, che suscita fede nel valore del sacrificio di Gesù, induce ad aggrapparsi a Lui e ad accettarLo come personale Signore e Salvatore.

 

I Battesimi. I battesimi del Nuovo Testamento sono tre:

Il Battesimo nel Corpo di Cristo. Avviene quando si riceve Gesù nel cuore e con Lui la Sua natura divina. In quel momento si nasce di nuovo nello spirito, si aprono gli occhi sul mondo spirituale e si entra a far parte della Chiesa. È Dio stesso che battezza, che immerge nel Suo Corpo, la Chiesa, a cui possono appartenere solo le persone che hanno fatto l’esperienza del ravvedimento e della nuova nascita.

Il battesimo nel Corpo di Cristo avviene all’atto della conversione del cuore ed è l’unico necessario per la salvezza, il solo che poté sperimentare il ladrone sulla croce, quando, essendosi riconosciuto peccatore e meritevole della condanna, avendo avuto la rivelazione che Gesù moriva per la Sua salvezza, lo chiamò “Signore” e nacque di nuovo. Prima di morire, in pochi minuti sperimentò il tutto e Gesù gli disse: “Oggi sarai con me in paradiso” (Luca 23:43). 

Il Battesimo in acqua. Serve a rendere testimonianza della propria esperienza interiore. La simbologia che lo caratterizza non cambia nulla nella persona che si battezza, non serve alla salvezza, infatti si fa dopo essere stati salvati.

Il Battesimo nello Spirito Santo. Avviene quando si riceve lo Spirito Santo e con Lui la potenza necessaria per servire e poter essere  testimoni di Cristo.

 

La dottrina dei battesimi riguarda solo gli adulti che sono nati di nuovo, i neonati in Cristo. Dato che per ravvedersi e per credere, quindi per nascere di nuovo e ottenere la salvezza, bisogna aver raggiunto una certa età, anche il battesimo in acqua deve essere ministrato esclusivamente agli adulti. Il valore di questa dottrina è avvalorato dal fatto che in tutta la Bibbia non esiste un solo esempio di battesimo ministrato ai bambini.  

Quando l’apostolo Pietro predicò per la prima volta nel giorno di pentecoste, ai presenti che furono  toccati nel cuore e che gli chiesero: “Che dobbiamo fare?”, egli rispose: “Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati”. Li esortò a prendere coscienza della loro condizione spirituale, a salvarsi, a prendere le distanze dalla perversione del mondo ed è chiaro che le sue parole erano rivolte a  persone adulte.

Atti 2:37 Or essi, udite queste cose, furono compunti nel cuore e chiesero a Pietro e agli apostoli: «Fratelli, che dobbiamo fare?». 38 Allora Pietro disse loro: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. 39 Poiché la promessa è per voi e per i vostri figli e per tutti coloro che sono lontani, per quanti il Signore Dio nostro ne chiamerà». 40 E con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: «Salvatevi da questa perversa generazione».

 

Tornando al Battesimo in acqua, come già detto contiene una simbologia.

La totale immersione del battezzando in acqua simboleggia il suo seppellimento con Cristo e presuppone che egli sia morto, che si sia identificato con Cristo nella Sua morte, dato che per essere sepolti bisogna prima morire. 

L’emersione dalle acque simboleggia la risurrezione spirituale con Cristo, in attesa di quella fisica.

Il camminare bagnati simboleggia il nuovo cammino in una vita nuova e santa, improntata alla Parola di Dio e fatta di pace, gioia, benedizioni e vittoria sul maligno.

Il sedersi, infine, rappresenta che ci si è seduti con Cristo nei luoghi celesti, in posizione di autorità.

 Efesini 2:6 e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù,

Colossesi 3:1 Se dunque siete risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo è seduto alla destra di Dio.

 

Il pastore rivolge un’esortazione sia ai battezzandi, che hanno deciso di essere discepoli del Signore e che sono pieni di entusiasmo, che all’intera chiesa, a perseverare, ad andare avanti sempre con lo stesso fuoco e lo stesso zelo, perché non è tanto importante iniziare bene la vita cristiana, quanto concluderla bene.

Il pensiero va a chi ha iniziato con entusiasmo, ma non ha retto alle prove e si è raffreddato nei confronti del Signore.

Dal libro degli Atti emerge la perseveranza dei primi cristiani che, pur essendo perseguitati ed essendo stati dispersi, continuavano a  predicare la Parola. 

Atti 11:19 Or coloro che erano stati dispersi a motivo della persecuzione iniziata con Stefano, arrivarono fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiochia, annunziando la parola a nessun altro, se non ai soli Giudei.

 Alcuni di essi giunsero ad Antiochia e cominciarono a predicare ai Greci, molti dei quali si convertirono.

20 Or alcuni di loro originari di Cipro e di Cirene, arrivati ad Antiochia, iniziarono a parlare ai Greci, annunziando il Signore Gesù. 21 E la mano del Signore era con loro; e un gran numero credette e si convertì al Signore.

La notizia della conversione di quei Greci produsse stupore nella chiesa di Gerusalemme, che continuava a considerare la salvezza privilegio del popolo d’Israele e che vi inviò Barnaba... 

22 La notizia di questo pervenne agli orecchi della chiesa che era in Gerusalemme; ed essi inviarono Barnaba, perché andasse fino ad Antiochia.

..il quale, vista la grazia di Dio su quei Greci, si rallegrò e li esortò alla fedeltà ed alla perseveranza.

 23 Quando egli giunse, vista la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a rimanere fedeli al Signore con fermo proponimento di cuore, 24 perché egli era un uomo dabbene, pieno di Spirito Santo e di fede.

La presenza e le predicazioni di Barnaba, che poi volle con sé ad Antiochia anche Paolo, furono motivo di altre conversioni.

E un gran numero di persone fu aggiunto al Signore. 25 Poi Barnaba partì per andare a Tarso in cerca di Saulo e, trovatolo, lo condusse ad Antiochia. 26 E per un anno intero essi si radunarono con la chiesa e ammaestrarono un gran numero di gente; e, per la prima volta ad Antiochia, i discepoli furono chiamati Cristiani.

I nuovi convertiti vennero istruiti sulla Parola di Dio, divennero discepoli del Signore e per la prima volta ad Antiochia furono chiamati cristiani.

 

La stessa esortazione alla perseveranza, il pastore Lirio rivolge alla chiesa con l’avvertimento che i veri credenti sono nel mirino di satana, che ci si deve aspettare i suoi attacchi, ma che non ci si deve lasciare scoraggiare perché nelle avversità il Signore è con noi e ci protegge; dobbiamo solo confidare in Lui e mantenerci fedeli fino alla fine per essere salvati.

Marco 13:13 Voi sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.

 

Il pastore riferisce un chiarimento, fatto da un predicatore nel corso di una conferenza tenutasi nei giorni scorsi, sui due diversi significati della parola “credere” nella lingua greca e in quella ebraica.

In greco, credere vuol dire “essere profondamente convinti di qualcosa al punto da non potere essere smossi da quella convinzione”.

Questo significato si scontra, però, con quanto avviene nella pratica della vita cristiana, nella quale si constata che non sempre ciò che Dio dice o promette e in cui si crede, si realizza.

Dio promette la guarigione, ci crediamo, ma non sempre avviene; promette una certa benedizione, ci crediamo, ma non sempre si riceve. Ci si può chiedere perché non sempre si realizza ciò che Dio promette, con la conseguenza che qualcuno si lascia disorientare ed è indotto ad allontanarsi da Lui.

È utile sapere che nella lingua ebraica credere significa “fidarsi interamente e ciecamente di un altro a prescindere da ciò che avviene o che si riceve”. Sulla base di questo significato il cristiano deve decidere di fidarsi di Dio anche se le cose non sempre vanno come vorrebbe o se non comprende il perchè di certe prove e di certe situazioni.

Se abbiamo affidato la nostra vita a Dio affinché la governi, dobbiamo fidarci pienamente di Lui a prescindere dalle circostanze, dagli eventi della vita e da ciò che riceviamo. Non possiamo credere in Dio solo affinché Egli ci guarisca, ci liberi, provveda e ci esaudisca, in definitiva perché ci conviene, e siamo pronti a voltarGli le spalle se non riceviamo quello che ci aspettiamo. Dobbiamo fidarci di Lui in ogni caso, visto che non comprendiamo tutto e non abbiamo le tutte le risposte ai nostri perché.

Forse Dio vuole educarci o vuole metterci alla prova o vuole mettere in luce cosa c’è nel nostro cuore… non sappiamo, ma di una cosa possiamo essere certi, che il Suo amore per noi non verrà mai meno e che per quelli che Lo amano Egli volge ogni cosa, anche la più triste, al bene.

Perseveriamo, manteniamo ferma e incrollabile la nostra fiducia nel Suo amore e costi quel che costi nessun motivo al mondo ci ostacoli nel raggiungimento della salvezza, massimo bene eterno.

 

 

 

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Antonio Settecase