Servizio di adorazione ore 10.30 – Palermo, domenica 24 agosto 2008

 

 Oratore: fr.llo Giuseppe Machì

      

INNALZARSI  COME  AQUILE  NEL  RISVEGLIO

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

Ancora in tema di risveglio, oggi l’attenzione viene centrata su alcuni comportamenti della vita dell’aquila, che nella Scrittura vengono frequentemente associati a quelli del credente.  

 

In tutta la Bibbia si trovano numerosi esempi del genere e in apertura di predicazione viene preso in esame un singolare versetto del Nuovo Testamento, riportato anche nell’Antico.  

Apocalisse 4:7 Il primo essere vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente simile a un vitello, il terzo essere vivente aveva la faccia come un uomo e il quarto era simile a un'aquila.

Ezechiele 1:10 Quanto all'aspetto delle loro facce, avevano tutti la faccia di uomo, tutti e quattro la faccia di leone a destra, tutti e quattro la faccia di bue a sinistra, e tutti e quattro la faccia di aquila.

Possono apparire versetti  misteriosi, per la cui comprensione necessiti un’apposita rivelazione, ma in realtà in essi non c’è nulla d’inspiegabile, perché le quattro facce di cui parla l’apostolo Giovanni raffigurano l’uomo perfetto e riguardano la nostra vita spirituale.  

 

Quando l’apostolo Paolo, che era stato rapito fino al terzo cielo e aveva visto ciò che si trova in esso, afferma: “…io piego le mie ginocchia davanti al Padre del Signor nostro Gesù Cristo, dal quale prende nome ogni famiglia nei cieli e sulla terra…”(Ef. 3:14-15), si riferisce anche a famiglie che nella dimensione naturale non esistono, e tra esse possiamo annoverare quella degli anziani dalle quattro facce di cui si parla in Apocalisse.

Ciascuna di tali facce rappresenta un aspetto della vita equilibrata di Cristo e nel loro insieme determinano la Sua perfezione.

 

Della perfezione di Gesù parlano i quattro evangelisti, ognuno dei quali mostra un Suo particolare aspetto:

Luca presenta Gesù come Uomo perfetto, che prese l’umanità, ma visse sotto la guida dello Spirito Santo;

Marco Lo presenta come il servo perfetto;

Matteo, che  parla molto del Regno, presenta la Sua l’autorità;

Giovanni, infine, Lo rappresenta come discepolo perfetto.

Presentando i vari aspetti del carattere di Gesù, i Vangeli si integrano l’un l’altro, non si annullano a vicenda.

 

 Le quattro facce sono, quindi, l’espressione della natura di Gesù e di conseguenza della natura che dovrebbe avere la Chiesa, nella quale i quattro elementi: umanità, servizio, autorità e discepolato devono stare in equilibrio e nessuno di essi deve prevalere sugli altri.

 La cosa ci riguarda personalmente in quanto, se desideriamo essere come Gesù, dobbiamo imitare le Sue facce per raggiungere l’obiettivo primario di ogni credente: realizzare nella propria vita l’immagine di Cristo.

Romani 8:29 Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del suo Figlio affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli.

Sembra impossibile che in noi, creature imperfette, si possa riprodurre l’immagine di Cristo, ma di certo la Parola di Dio non mente e se il Signore ha stabilito così, vuol dire che con Lui è possibile.

Nel processo di crescita spirituale del credente, la Chiesa ha un ruolo fondamentale, poiché portando le persone a Cristo, trasmettendo la Sua pace e la Sua gioia, rispondendo ai loro bisogni, fa sì che non cerchino altrove le risposte ai loro problemi, visto che le hanno già trovate in Lui.

 Matteo 11:28 Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.

La Chiesa non deve permettere che in essa  entrino i modelli del mondo, semmai deve essere lei a dettare al mondo i modelli del Signore.

 

La volontà di Dio è che veniamo trasformati all’immagine di Cristo e se non ci adoperiamo a tal fine, rimarremo fermi, stagnanti nella nostra condizione iniziale.

La Scrittura paragona il credente all’aquila, che s’innalza molto in alto nel cielo, da lassù riesce a vedere le prede grazie ad un’eccezionale vista e fulmineamente piomba su di esse e le  ghermisce con i suoi micidiali artigli.

Vive oltre cento anni, ma dopo i quaranta attraversa un momento in cui, per poter vivere, deve cambiare molte cose, tra cui il becco, non più idoneo a nutrire i piccoli, e gli artigli, indeboliti e inadeguati a catturare le prede.

Simboleggia il discepolo, che ad un certo momento della sua vita spirituale, se vuole che la faccia di Dio risplenda in Lui, avendo compreso che nella trasformazione si cresce e si riceve forza e discernimento, avverte un forte desiderio di cambiamento nella propria vita.  

 

Non è un caso se nel Vangelo di Luca, alla parabola del gran convito, in cui si parla di salvezza,  segue un discorso di Gesù sul discepolato.

Dalla prima emerge l’impellente desiderio del cuore di Dio che tutti si salvino; nel brano che segue, Gesù delinea le caratteristiche del vero discepolo. In altri termini, il tema della salvezza è legato a quello del discepolato.

 

Luca 14:16 Allora Gesù gli disse: «Un uomo fece una gran cena e invitò molti; 17 e, all'ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: "Venite, perché è già tutto pronto". 18 Ma tutti allo stesso modo cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: "Ho comprato un podere e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi". 19 E un altro disse: "Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi". 20 Un altro ancora disse: "Ho preso moglie e perciò non posso venire". 21 Così quel servo tornò e riferì queste cose al suo signore. Allora il padrone di casa, pieno di sdegno, disse al suo servo: "Presto, va' per le piazze e per le strade della città, conduci qua i mendicanti, i mutilati, gli zoppi e i ciechi". 22 Poi il servo gli disse: "Signore, è stato fatto come hai comandato, ma c'è ancora posto". 23 Allora il signore disse al servo: "Va' fuori per le vie e lungo le siepi e costringili ad entrare, affinché la mia casa sia piena. 24 Perché io vi dico che nessuno di quegli uomini che erano stati invitati gusterà la mia cena"».

Il desiderio di Dio che tutti pervengano alla salvezza è talmente grande e inesauribile da farGli dire al servo: “Costringili ad entrare”!

 

 Luca 14:25 Or grandi folle andavano a lui, ed egli si rivolse loro e disse: 26 «Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre, moglie e figli fratelli e sorelle e perfino la sua propria vita, non può essere mio discepolo. 27 E chiunque non porta la sua croce e mi segue, non può essere mio discepolo. 28 Chi di voi infatti, volendo edificare una torre, non si siede prima a calcolarne il costo, per vedere se ha abbastanza per portarla a termine? 29 Che talora, avendo posto il fondamento e non potendola finire, tutti coloro che la vedono non comincino a beffarsi di lui, 30 dicendo: "Quest'uomo ha cominciato a costruire e non è stato capace di terminare". 31 Ovvero quale re, andando a far guerra contro un altro re, non si siede prima a determinare se può con diecimila affrontare colui che gli viene contro con ventimila? 32 Se no, mentre quello è ancora lontano, gli manda un'ambasciata per trattar la pace. 33 Così dunque, ognuno di voi che non rinunzia a tutto ciò che ha, non può essere mio discepolo. 34 Il sale è buono, ma se il sale diviene insipido, con che cosa gli si renderà il sapore? 35 Esso non serve né per la terra, né per il concime, ma è gettato via. Chi ha orecchi da udire oda». Da questa parabola emergono due desideri del cuore di Dio: il primo, forte e impellente desiderio di avere figli,

In questi versetti, Gesù afferma che per essere veri discepoli occorre nutrire per Lui un amore talmente grande da far sembrare odio quello che si prova per le persone più care: padre, madre, fratelli, sorelle ecc..

 

All’interno del Suo discorso, Gesù fa riferimento a tre parabole:

quella della torre, quella del re che va in guerra e quella del sale.

Nella prima insegna che prima di intraprendere un’iniziativa, per non sbagliare ed essere derisi, occorre saper fare i giusti calcoli e le necessarie valutazioni;

nella seconda afferma che prima di andare in guerra, un re deve saper valutare le proprie forze e decidere se è il caso di combattere o se è più opportuno raggiungere un accordo col nemico;

nella terza afferma che, come il sale dà sapore alle pietanze, così la chiesa dà sapore al mondo, e come il sale non serve a nulla se diviene insipido, così la chiesa diventa inutile se non svolge il suo ruolo.

 

La vita del discepolo necessita di regole e di giuste motivazioni.

Dal libro di Giobbe viene preso in esame un versetto in cui si fa riferimento, ancora una volta, ai comportamenti dell’aquila.

Esasperato da tanti guai e desideroso di ricevere chiarezza su di essi, Giobbe voleva rivolgere al Signore alcune domande, se non che fu il Signore a rivolgerle a lui e in una di esse fa riferimento proprio all’aquila .

Giobbe 39:27 È al tuo comando che l'aquila si leva in alto e fa il suo nido nei luoghi elevati?

Con queste parole il Signore allude alla Sua sovrana volontà e lascia intuire che anche noi, come l’aquila,  dobbiamo stabilire la nostra dimora in luoghi elevati.  

Ricordiamoci che Abrahamo, dopo aver lasciato per comando dell’Eterno la casa e la terra in cui viveva, stabilì la sua dimora alle querce di Mamre, in luoghi alti, in una posizione vicina a Dio.

Per realizzare questa condizione e imparare ad innalzare il nostro spirito ed elevarlo al di sopra delle nuvole e delle tempeste della vita, dove il cielo è terso, vi splende il sole, e da dove si vede giù, abbiamo bisogno di allenarci, di esercitarci in preghiera, di stare alla presenza di Dio.  

 

Anche nel libro del profeta Isaia si fa riferimento alle aquile.

 Isaia 40:31 ma quelli che sperano nell'Eterno acquistano nuove forze, s'innalzano con ali come aquile, corrono senza stancarsi e camminano senza affaticarsi.

Vi è scritto che chi confida in Dio acquista nuove forze, s’innalza come aquile, non si stanca e non si affatica.

Come avviene in tutte le cose del Signore, però, questo non accade automaticamente, bisogna spendere del tempo con Dio, un tempo che non è perduto, poiché avrà un ritorno in termini di favori divini e di rivelazioni relative anche alla nostra vita pratica; bisogna inoltre accettare la guida, le correzioni, le esortazioni, l’aiuto e gli ammaestramenti della propria guida spirituale, tesi a farci superare la nostra lentezza  e ad indurci a spiccare il volo. 

 Deuteronomio 32:11 Come un'aquila incita la sua nidiata, si libra sopra i suoi piccoli, spiega le sue ali, li prende e li porta sulle sue ali, 12 l'Eterno lo guidò da solo, e non c'era con lui alcun dio straniero.

 

Se siamo discepoli che confidano nel Maestro, impegnati nel Suo Regno e desiderosi di portare frutto, chiediamo al Signore di aiutarci a volare in alto, ad affrontare le difficoltà, a non tirarci mai indietro. L’abilità del discepolo sta nello spirito di sottomissione, nella capacità di portare il peso della croce, nel saper soffrire per la salvezza degli altri, nel superare ogni cosa e avere vittoria col Signore.

Come ogni apprendimento umano necessita di un periodo di discepolato, così è sul piano spirituale: bravi discepoli si diventa con l’impegno, la sottomissione, la volontà; nessuno diventa bravo senza essere stato discepolo.

 

Il Signore misura il nostro amore per Lui da quanto siamo disposti ad osservare i Suoi comandamenti: “Chi mi ama osserva i miei comandamenti” (Gv. 14:23).

In tempo di risveglio urge che tutti i figli di Dio si adoperino per il personale cambiamento, imparino a volare in alto come le aquile, raggiungano quei luoghi celesti da cui vedere le situazioni del mondo con i Suoi occhi e dove stare in intima comunione con Lui, per manifestarGli il proprio amore e il proprio desiderio di  renderGli onore, lode e adorazione. 

 

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Antonio Settecase