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Servizio di adorazione ore 10.30 – Palermo, domenica 20 luglio 2008
Oratore: Pastore Lirio Porrello
RESTAURA
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
In
obbedienza ai rhema con cui il Signore lo sprona a predicare sul risveglio,
il pastore Lirio Porrello impernia anche l’odierna predicazione su tale
tema. Come sappiamo, ogni risveglio è preceduto da una prima fase di
purificazione, necessaria perché il Signore costruisce solo su un fondamento
purificato e da una seconda fase di restaurazione dei modelli divini, a cui
segue, come naturale conseguenza, la fase della raccolta.
Per poter
vedere nella nostra vita il pieno risveglio caratterizzato dalla raccolta,
dobbiamo attraversare le prime due fasi, solo così potremo farne esperienza
personale e non parlarne solo per sentito dire.
Nella
predicazione di qualche domenica fa è stato ricordato l’unico risveglio
avvenuto nel nord d’Israele, quando il profeta Elia ricostruì all’Eterno
l’altare, per ripristinare tutto ciò che esso significava, in quella di oggi
si tende ad approfondire l’aspetto della restaurazione dei modelli divini
attraverso la storia di tre personaggi che regnarono in Giuda, nel sud
d’Israele, dove stavano le tribù di Giuda e di Beniamino, dopo la morte del
re Salomone.
Quest’ultimo
negli anni della vecchiaia si allontanò dal Signore e gli
effetti negativi che ne derivarono durarono nel Paese per molto tempo
dopo la sua morte.
Inizialmente
aveva avuto uno speciale rapporto
con Dio, era stato un re talmente saggio e un così grande amministratore del
suo regno, che la sua fama si era sparsa oltre i confini del territorio da
lui governato, ma le sue mogli ebbero un tale potere su di lui che la sua
integrità venne intaccata, il suo cuore si allontanò da Dio, si sviò verso
altri dei e fu trascinato nell’idolatria.
1Re 11:4
Così,
quando Salomone fu vecchio, le sue mogli fecero volgere il suo cuore verso
altri dèi; e il suo cuore non appartenne interamente all'Eterno, il suo DIO,
come il cuore di Davide suo padre.
Il suo comportamento si rifletté
negativamente sul Paese perché, essendone egli l’autorità, col suo agire
permise che vi entrasse la maledizione. Cosa analoga avviene in una famiglia
quando il padre o la madre, che di essa sono le autorità, assumono
comportamenti sbagliati: i figli ne risentono gli effetti negativi, talvolta
traumatici e devastanti.
Salomone ebbe trecento mogli, molte delle quali straniere, e settecento
concubine, che influirono su di lui al punto di allontanarlo da Dio; il
risultato fu che al tempo della sua morte in Giuda c’era tanta corruzione
Uno dei suoi successori, Asa, si adoperò per restaurare la preghiera e
cercare l’Eterno.
Distrusse tutti gli altari innalzati ad altri déi, stimolò il popolo a
cercare l’Eterno e comandò che adorasse solo Lui.
2Cronache
14:4
Inoltre ordinò a Giuda di cercare
l'Eterno, il DIO dei loro padri, e di mettere in pratica la legge e i
comandamenti…
Dio ricompensò il suo impegno dandogli dieci anni di pace, il che non è poca
cosa in considerazione del fatto che il territorio di Giuda era un passaggio
obbligato per raggiungere l’Egitto e che quindi era frequentemente attaccato
dai popoli circostanti. Durante il regno di Asa, fu attaccato da un esercito
etiope di un milione di soldati, che secondo una valutazione naturale
sarebbe stato impossibile sconfiggere, ma Asa riponeva in Dio tutta la sua
fiducia.
2Cronache 14:11
Allora
Asa
gridò
all'Eterno il suo DIO e disse: «O Eterno, non
c'è nessuno all'infuori di
te che possa venire in aiuto nel
combattimento tra uno potente e uno che è privo di forza. Soccorrici,
o Eterno, nostro DIO, perché noi ci appoggiamo su di te e andiamo contro
questa moltitudine nel tuo nome. O Eterno, tu sei il nostro DIO; non
permettere che l'uomo prevalga su di te!».
La sua
preghiera ci mostra il suo cuore: cercava l’Eterno e Lui solo, aveva fede in
Dio e questi ascoltò ed esaudì la sua preghiera.
Nel secondo libro
delle Cronache si legge che il profeta Azariah confermò l’operato di Asa.
2 Cronache 15:1
Allora lo Spirito di DIO investì
Azariah, figlio di Oded, 2 che uscì a incontrare Asa e gli disse: «Asa,
e voi tutti
di Giuda e
di Beniamino, ascoltatemi!
L'Eterno è con voi, quando
voi siete con lui. Se lo cercate egli si farà trovare da voi, ma se lo
abbandonate egli vi abbandonerà.
Il profeta avvertì sia il re che il
popolo d’Israele che Dio si sarebbe fatto trovare fino a quando sarebbero
stati con Lui, ma si sarebbe allontanato nel momento in cui si fossero
allontanati. Tale avvertimento fu dovuto al fatto che Asa, pur avendo fatto
un’importante opera di restaurazione spirituale e mostrato al popolo che la
chiave della vittoria sta nel cercare Dio, invece di perseverare si alleò
con popoli stranieri. Quanti di noi hanno
potuto personalmente constatare che Dio risponde al grido di chi confida in
Lui con tutto il cuore ed hanno sperimentato il Suo intervento miracoloso!
Il segreto sta nel continuare a cercarLo e a perseverare nella comunione con
Lui, non a vivere delle esperienze del passato, perché
solo
chi persevera fino alla fine sarà
salvato! Dio posa il Suo
sguardo su chi Lo cerca, ricompensa chi non cessa di cercare
2Cronache 16:9
L'Eterno infatti
con i suoi occhi scorre
avanti e indietro per tutta la terra per mostrare la sua forza verso quelli
che hanno il cuore integro
verso di lui. In questo tu hai agito da stolto; perciò d'ora in avanti avrai
delle guerre», Una conseguenza del
suo agire fu che nel Paese ripresero le guerre.
Il suo cuore si era allontanato da
Dio al punto che non Lo cercò neppure quando si ammalò gravemente…
2Cronache
16:12
Nel trentanovesimo anno del suo regno
Asa si ammalò ai piedi, e la sua malattia
era molto grave; nella sua
infermità però egli non cercò l'Eterno, ma
ricorse ai medici.
…infatti si rivolse ai medici, con
la conseguenza che la malattia fece il suo naturale decorso e lo portò alla
morte. Aveva iniziato in modo apprezzabile il suo rapporto con Dio e lo
concluse in modo deprecabile. Terminò i suoi giorni camminando male sia
spiritualmente che fisicamente.
Il secondo
re, Giosafat, restaurò lo studio della Bibbia, la lode e l’adorazione.
Davide era
stato un grande adoratore, i suoi Salmi ne rendono testimonianza; anche
Salomone scrisse dei Salmi, ma successivamente la lode andò scemando.
Giosafat si adoperò con notevole impegno anche economico per restaurare sia
la conoscenza della
2Cronache 17:7
Il terzo anno del suo regno mandò i
suoi capi… a insegnare nelle città di Giuda; 8 e con essi
mandò i Leviti …
e con essi anche i
sacerdoti Elishama e Jehoram. 9 Così essi insegnarono in Giuda,
avendo con sé
il libro della legge dell'Eterno;
essi percorsero tutte le città di Giuda,
istruendo il popolo.
Si pose il fermo obiettivo di combattere la condizione d’ignoranza della
verità, che il maligno usa come strumento per tenere le persone in schiavitù
e che all’epoca era molto diffusa nel regno di Giuda. A tal fine si servì di
capi politici, di Leviti e di sacerdoti, i quali percorsero tutte le città
del regno per insegnare il libro della Legge e suscitare fede nell’Eterno.
Sotto il suo regno, Giuda stava per essere attaccato dai tre eserciti degli
Ammoniti, dei Moabiti e da quelli del monte Seir, e dopo una iniziale paura
Giosafat, ricordatosi delle promesse del Signore, invitò il popolo a
digiunare, pregare e cercare
Inviare in
prima linea i coristi può apparire una decisione illogica e da pazzi, come
mandarli a morte certa, però quella decisione non fu presa su basi
razionali, bensì per fede in Dio. Quella fede fu premiata, infatti all’imprevista
imboscata, i nemici entrarono in confusione e si distrussero a vicenda.
Questo episodio ci insegna che dare priorità alla Parola di Dio,
lodarLo ancor prima di essere esauditi
e usare le armi spirituali che Egli ci fornisce, fa sì Dio stesso combatta
le nostre battaglie.
Il
terzo re, Joas, ebbe il merito di
restaurare il principio del dare.
Divenne re
all’età di sette anni e quando si rese conto che il grandioso tempio
costruito da Salomone, una delle sette meraviglie del mondo, si trovava in
stato di degrado e che loro abitavano in case sontuose, mentre la casa del
Signore per mancanza di mezzi si trovava in condizioni indecorose, convinto
che molti sentivano in cuore il desiderio di offrire il proprio contributo,
decise di rimpinguare il tesoro del tempio (2Cronache 24:1-14) ponendo
all’esterno una cassa per le offerte. Il popolo rispose generosamente e fu
possibile restituire al tempio l’antico splendore.
Il principio del dare vale ancor
oggi. Offrire a Dio era e continua ad essere fonte di grandi benedizioni
perché il Signore ama chi dona con gioia, chi sottomette a Lui anche le
proprie finanze, non si tira indietro dal dare la decima e le offerte, non
incontra difficoltà ad investire nel Suo Regno eterno.
Joas
restaurò il principio del dare che
era stato molto sentito al tempo di Davide, quando nel tempio c’era denaro
in abbondanza per soddisfare tutte le esigenze, ma che col trascorrere del
tempo e con l’allontanarsi del popolo da Dio venne meno, cosicché alla crisi
spirituale si aggiunse quella finanziaria, vennero a mancare i mezzi
necessari per fronteggiare la gestione del tempio così che esso stesso stava
andando in rovina.
Il nostro
Dio è un gran donatore: ci ha reso partecipi di tutte le Sue ricchezze, ci
ha donato tutto quello che aveva, persino la vita di Suo Figlio, è pronto a
ricolmarci quotidianamente di ogni bene, vuole entrare nella nostra vita per
benedirla, ma ci chiede di occuparci delle cose
del Suo Regno. Chi può finanziare il Regno di Dio sulla terra, se non chi
appartiene ad esso? Esimersi da tale
dovere denota disamore per la chiesa e indifferenza nei confronti delle sue
esigenze che comportano costi molto elevati. È comprensibile che molti, a
causa di precarie condizioni economiche, abbiano difficoltà a dare, ma
probabilmente molti altri, pur avendo la possibilità di dare, hanno un cuore
calcolatore.
Il pastore
Lirio tiene ad informare i fedeli di avere sempre agito per fede in tutte le
iniziative intraprese, sia riguardo la struttura della chiesa che per il
complesso di Partitico e che nonostante le gravi difficoltà finanziarie
incontrate nel far fronte agli impegni, Dio gli ha fatto grazia di onorare
sempre i debiti, anche se talvolta questo ha comportato gravi sacrifici
personali e familiari.
Tenere la
chiesa in efficienza sotto tutti i punti di vista richiede un notevole
impegno economico anche perché alle spese di normale amministrazione vanno
ad aggiungersi quelle dovute ai danni frequentemente prodotti dal cattivo
uso che alcuni fanno delle cose comuni. La chiesa non ha le entrate
favolose, né i pastori i lauti stipendi che molti immaginano, (tali
convinzioni errate sono solo frutto di disinformazione); ogni cosa viene
fatta con difficoltà e sacrificio.
Rimane una
verità spirituale da ricordare: Dio non ha debiti con nessuno e tutto ciò
che doniamo per il Suo Regno ci sarà da Lui ampiamente ricompensato.
2Cronache
24:8
Per ordine del re fecero una cassa e
la misero fuori, alla porta della casa dell'Eterno.
Joas fu
motivato ad offrire e poiché il dare è un punto focale del risveglio, in
quanto senza disponibilità economica è impossibile finanziare i missionari,
attrezzare nuove chiese e predicare il Vangelo nel mondo, la chiesa ha il
dovere di predicare anche su questo tema.
Dio è un
Padre meraviglioso che ci ha amato tanto da offrire la vita di Gesù per la
nostra salvezza, ma si aspetta da noi gratitudine, si aspetta che come il re
Asa restauriamo nella nostra vita la preghiera e l’abitudine di cercare |
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