Servizio di adorazione ore 10.30 – Palermo, domenica 17 agosto 2008

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

RICONCILIATI E TRASFORMATI

( Il vero risultato del risveglio)

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

 

Il tema del risveglio, trattato da alcune domeniche sotto vari aspetti, oggi viene ulteriormente approfondito alla luce di quanto scritto in Romani 5:10, da cui si evince che il risveglio personale deve produrre una trasformazione nel carattere, nella moralità e nella mentalità, un cambiamento del modo di vivere tale da  essere visibile agli occhi degli altri. 

  Infatti, se mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del suo Figlio, molto più ora, che siamo stati riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.

Questo versetto dice chiaramente che con la nuova nascita, avvenuta grazie alla morte di Suo Figlio, Dio ci ha perdonati, accettati, accolti e introdotti in una buona relazione con Lui, ma in esso si nota un riferimento ad un evento del passato: “siamo stati riconciliati” ed uno ad un evento del futuro: “saremo salvati”. In altri termini vi si afferma che il processo di salvezza, cioè di liberazione, non si esaurisce all’atto della nuova nascita, ma continua per tutta la vita; che non basta essere stati rigenerati nello spirito, ma che si deve essere salvati anche da quanto di negativo è in noi: condotta, attitudini, abitudini, incapacità ad essere buoni mariti, mogli, padri, nonni, ecc. e realizzare una generale trasformazione del nostro carattere e del nostro modo di vivere. 

 

In tutta la Bibbia si parla non solo della rigenerazione dello spirito, che avviene all’atto della nuova nascita, ma anche del processo di trasformazione o santificazione, che riguarda la salvezza dell’anima. Siamo stati resi santi, ma dobbiamo continuare a santificarci; siamo stati salvati, ma il processo di salvezza deve andare avanti in una trasformazione continua.           

La parola greca metamorfo, da cui deriva metamorfosi, che vuol dire prendere nuova forma, viene usata tre sole volte nella Scrittura:

la prima volta in occasione della trasfigurazione di Gesù;

la seconda volta in Romani 12:2, che contiene l’esortazione a rinnovare la nostra mente, visto che le nostre azioni sono il frutto dei nostri pensieri;

la terza volta in Corinzi 3:18, dove si parla della trasformazione a cui tutta la chiesa è chiamata.

 2Corinzi 3:18 E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore.

Essere trasformati di gloria in gloria vuol dire subire un cambiamento nei tre elementi che compongono la gloria di Dio:

nel carattere, che deve essere improntato ad una vita di santità e che deve realizzare il frutto della spirito;

nella potenza, che si riceve dallo Spirito Santo;

nella manifestazione della presenza di Dio,  che deve accompagnarci dovunque andiamo.

Per diventare simili a Gesù abbiamo bisogno di cambiare, ma da soli è impossibile, perché ciò avvenga abbiamo bisogno di collaborare con lo Spirito Santo e di stare in stretto rapporto con Lui.  

 

L’azione con cui Gesù trasformò in apostoli dei semplici discepoli, ci dà l’idea di come anche noi possiamo essere trasformati. Su dodici fallì solo Giuda, per la sua  slealtà, cecità spirituale e mancanza di sottomissione. Era stato col Maestro come gli altri, ma non fece scendere la Sua Parola nel cuore, non Gli chiese aiuto né perdono, poiché non credeva di poter essere perdonato.

Al momento della chiamata, i discepoli erano come diamanti grezzi, ma eliminate le scorie e le imperfezioni vennero fuori in tutto il loro splendore. 

 

I discepoli non furono chiamati tutti in una volta, la Scrittura parla di almeno tre diverse chiamate.

Alcuni furono chiamati in una prima fase temporanea. Erano due discepoli di Giovanni Battista i quali, avendo compreso che Gesù era l’Agnello di Dio, lasciarono Giovanni per seguire Lui.

  Giovanni 1:35 Il giorno seguente, Giovanni era nuovamente là con due dei suoi discepoli. 36 E, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'Agnello di Dio». 37 E i due discepoli, avendolo sentito parlare, seguirono Gesù.

Costoro iniziarono ad ascoltare, a conoscere e seguire il Maestro, ma poi ritornarono alla loro casa e al loro lavoro.

Successivamente furono chiamati una seconda volta, dopo l’arresto di Giovanni Battista.

Marco 1:14 Ora, dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù venne in Galilea predicando l'evangelo del regno di Dio 15 e dicendo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete all'evangelo». 16 Camminando poi lungo il mare della Galilea, egli vide Simone e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, perché erano pescatori. 17 E Gesù disse loro: «Seguitemi, e io vi farò diventare pescatori di uomini». 18 Ed essi, lasciate subito le loro reti, lo seguirono.

 Infine, a distanza di due anni dalla prima chiamata, ce ne fu una terza, definitiva, con cui Gesù li chiamò a lasciare casa e lavoro per stare con Lui a tempo pieno. Tale intenso periodo, durò circa un anno e mezzo e Gli servì per trasformarli da discepoli in apostoli.

 

 Il tutto avvenne dopo la pesca miracolosa, quando al comando di gettare le reti, che Gesù diede a Pietro, questi ne gettò soltanto una. Sapeva che per tutta la notte non avevano pescato nulla, forse era convinto che in fatto di pesca Gesù era incompetente e non Gli obbedì, ma i fatti gli diedero torto. La rete si strappò per l’enorme quantità di pesce e, resosi conto che a non capire era lui, fu preso come gli altri da stupore e …  

Luca 5:11 … tirate in secco le barche, lasciarono ogni cosa e lo seguirono.

 

Solo i dodici, su tanti che stavano al Suo seguito, ebbero la chiamata a divenire apostoli, Suoi autorevoli rappresentanti (Efesi 2:20), che assieme ai profeti avrebbero avuto un ruolo basilare nel fondare la Chiesa.

Matteo 10:2 Ora i nomi dei dodici apostoli sono questi: il primo Simone detto Pietro e Andrea suo fratello Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello 3 Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Lebbeo, soprannominato Taddeo; 4 Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì.

Con loro c’era Mattia, che aveva preso il posto di Giuda. Erano tutti Ebrei (Matteo 19:28), furono testimoni della risurrezione di Cristo (1Corinzi 9:1, Atti 1:21-22), erano accompagnati dai segni degli apostoli, cioè dalla manifestazione miracolosa della potenza di Dio (2Corinzi 12:12).

Gesù li tenne con Sé giorno e notte, li istruì costantemente e li corresse. Doveva cambiare la loro vita e trasformarli nel carattere per farli divenire apostoli, fondatori della Sua Chiesa.  Lavorò quotidianamente sul loro modo di vivere, sulla loro spiritualità, sulla loro fede;  mostrò loro segni, prodigi e miracoli, li istruì su come cacciare i demoni e pregare per gli infermi, diede loro mandati temporanei per farli esercitare su ciò che avrebbero dovuto fare dopo la Sua morte. La Sua missione terrena si sarebbe esaurita in breve tempo, dopo di che sarebbero stati loro a proseguirla  e ad evangelizzare il mondo.

Li aveva chiamati ad una grande responsabilità e aveva dato loro fiducia, perché sapeva che quegli uomini semplici avrebbero adempiuto il Suo mandato.

 

Anche la nostra chiamata è grande e straordinaria come la loro, finalizzata ad influire sul destino eterno delle persone. Gesù chiama anche noi a divenire pescatori di uomini e come non si formalizzò nel vedere i difetti di Pietro, così non guarda i nostri; non Gli interessa come siamo stati in passato, ma come possiamo diventare in futuro, però la nostra trasformazione può avvenire solo se la vogliamo e cooperiamo all’opera della Spirito Santo.

 

Possiamo conoscere a fondo la personalità di Pietro e i suoi cambiamenti, poiché che la Scrittura parla molto di lui, mentre dà poche notizie degli altri apostoli. 

Era un uomo audace: lo fu nel confessare che Gesù era il Figlio di Dio come nel rinnegarLo. Fu molto lodato da Gesù, ma da Lui fu anche chiamato Satana quando protestò alla notizia che avrebbe sofferto e sarebbe morto (Matteo 16:23).

Era nativo di Bethsaida, ma per motivi di lavoro si trasferì con la famiglia a Cafarnao.

Il suo nome era Simone, che vuol dire “canna”, cioè persona instabile che si muove come una canna a seconda di come soffia il vento, ma Gesù gli cambiò il nome, lo chiamò Pietro, che vuol dire pietra, roccia.

La Scrittura dice che aveva una suocera (Matteo 8:14)  e quindi una moglie (1Corinzi 9:5).

Nel gruppo era il leader più forte, capace di prendere iniziative, come quella della prima predicazione dopo la Pentecoste o dell’evangelizzazione in casa di Cornelio.

Pioniere in ogni cosa, fu il primo a predicare l’Evangelo agli Ebrei, ai Samaritani (Atti 8) e ai gentili (Atti 10).

Amava Gesù, eppure Lo rinnegò, ma dopo la risurrezione fu da Lui riabilitato e ricevette il mandato di pascere le Sue pecore.

Seguì fedelmente Gesù nel Suo ministero e quando sulla ribalta apparve Paolo, non fu geloso delle rivelazioni e della sapienza che questi aveva ricevuto dal Signore, non si sentì minacciato dalla sua posizione, non reagì come avrebbe fatto il Simone di un tempo col suo carattere collerico e impulsivo, ma lo incoraggiò e accettò da lui anche di essere corretto.

In definitiva, Pietro era eccellente sotto certi aspetti e deludente sotto altri, ma Gesù gli diede fiducia, utilizzò per i Suoi scopi le buone qualità che aveva, rimosse quanto di negativo c’era nel suo carattere e col tempo lo trasformò in un meraviglioso strumento nelle sue mani.

Secondo la tradizione, Pietro fu crocifisso a testa in giù, per glorificare il Suo Signore anche nella sua morte.  

 

La storia di Pietro è per noi di grande incoraggiamento. Siamo come lui instabili, vacillanti o impulsivi? Alcuni aspetti del nostro carattere non ci piacciono e vorremmo eliminarli? Abbiamo sperimentato delle cadute? Ci interessa essere solo salvati o anche trasformati e cambiati nel carattere per poter adempiere la chiamata  del Signore.  

Il nostro risveglio personale deve riflettersi in tutto il nostro modo di vivere ed essere visibile agli occhi degli altri; quello della chiesa nel suo complesso non dipende dal numero di persone salvate, ma da quello di persone trasformate, la cui integrità, onestà e moralità le distingua e venga  notata da tutti. È nell’eccellenza della nostra vita, infatti, che gli altri possono cogliere in noi l’immagine di Cristo.

 

Dobbiamo chiedere allo Spirito Santo  di aiutarci a cambiare ed Egli lo farà. Come Pietro, anche noi conosceremo la grazia di Dio, che pur vedendo i nostri difetti ci incoraggia a cambiare e a diventare persone diverse che possano condividere la Sua gloria. Egli ha la potenza di farlo e seppure la correzione e il cambiamento comportano qualche travaglio e sofferenza, col  Maestro di Pietro, che è anche il nostro,  possiamo diventare persone nuove, mansuete, stabili, forti, trasformate e simili a Lui. 

1Pietro 5:10 E il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamati alla sua eterna gloria in Cristo Gesù, dopo che avrete sofferto per un po' di tempo, vi perfezionerà egli stesso, vi renderà fermi, vi fortificherà e vi stabilirà saldamente.

 

Ringraziamo Dio per essere stati salvati, giustificati e riconciliati a Lui per mezzo della morte di Gesù, ma nel cammino della nostra vita dobbiamo aspirare a crescere nella santificazione, ad essere liberati da tutto ciò che in noi non è conforme alla Sua immagine e non Lo rappresenta, ad essere trasformati per glorificarLo con la nostra vita, a realizzare in noi un vero risveglio

 

 

 

Web Master

Antonio Settecase