Servizio di adorazione ore 10.30 – Palermo, domenica 16 novembre 2008

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

VINCERE  L'APATIA  SPIRITUALE 

Quelli che confidano nell'Eterno sono come il monte Sion, che non può essere smosso, ma rimane in eterno. Salmi 125:1       

       

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

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Apatia, indifferenza, pigrizia spirituale, mancanza di zelo e di fuoco per le cose del Signore,  costituiscono un pericolo in cui tutti i credenti possono cadere, perché sono predisposizioni insite della nostra parte carnale che facilmente possono prendere il sopravvento, a meno che non si abbia la ferma determinazione a vivere secondo lo spirito.

 

Facendo ancora riferimento al tema delle scorse domeniche, cioè all’esigenza di prendersi cura  delle future generazioni, oggi il pastore Lirio mette in guardia dal pericolo dell’apatia e dell’indifferenza, che portano a vivere come se il mondo spirituale non esistesse e rendono incuranti del fatto che le generazioni a venire possano ignorare Dio. Esorta la chiesa ad insegnare ai giovani la guerra spirituale, affinché conoscano quali sono i nemici da combattere e, per approfondire l’odierno tema, trae spunto dalla vita di due personaggi che pur essendo vissuti insieme appartenevano a due diverse generazioni ed erano totalmente diversi: l’anziano sacerdote Eli e il giovanissimo Samuele. Il primo faceva ogni cosa per dovere e si distinse per apatia e lassismo spirituale; il secondo era ripieno d’amore e di zelo per Dio, diede il via al risveglio, a un generale cambiamento nella nazione e rappresenta il sorgere di una nuova generazione.

 

Dalle predicazioni delle scorse domeniche abbiamo appreso che:

la prima generazione, quella liberata dalla schiavitù d’Egitto per mezzo di Mosé, sperimentò la manifestazione della potenza di Dio;

la seconda generazione, quella che entrò con Giosué nella terra promessa, nei quarant’anni trascorsi nel deserto conobbe anch’essa l’intervento di Dio e la Sua potenza, ma poiché commise la grave negligenza di non preoccuparsi di trasmettere alla generazione successiva il suo vissuto col Signore,

la terza non Lo conosceva e se ne allontanò.

A Giosuè non succedette alcun leader che si occupasse di guidare il popolo che, di conseguenza, per un certo tempo rimase sbandato, ognuno faceva ciò che voleva con risultati disastrosi, il territorio subì invasioni da parte di popoli stranieri e di tanto in tanto Dio suscitava qualche giudice come liberatore.

 

Gli ultimi due giudici furono: Eli, che era anche sommo sacerdote, e Samuele.

Quest’ultimo nacque da Anna, una donna sterile che, in preda all’angoscia per la sua sterilità, aveva supplicato il Signore di concederle la gioia di un figlio promettendogli di dedicarglieLo, se glielo avesse dato. Dio esaudì la sua preghiera e dopo lo svezzamento Anna portò il piccolo Samuele nel tempio, dove lo lasciò con Eli. 

Crescendo, Samuele notò che Eli non viveva secondo la volontà di Dio e che i suoi figli, anch’essi sacerdoti, vivevano nella depravazione e nel compromesso, ma non si fece influenzare da loro, non si contaminò, anzi consacrò ancor di più la sua vita al Signore e divenne un grande profeta, il primo di una nuova generazione che cambiò il destino della nazione.

Fu lui che unse sia il primo re, Saul, il quale diede inizio al cambiamento, sia il secondo re, Davide, che aveva il cuore verso Dio e che in Israele ripristinò un’adorazione ininterrotta.

Da ciò si evince che da una generazione all’altra si verificano cambiamenti profondi e che, dopo il fallimento di una generazione, Dio ne fa sorgere un’altra capace di fare grandi cose per Lui.

 

Ci è utile conoscere a fondo Eli e Samuele, per evitare i difetti del primo e imitare le qualità del secondo. 

1Samuele 3:1 Or il giovane Samuele serviva l'Eterno alla presenza di Eli. La parola dell'Eterno era rara in quei giorni, e non c'era alcuna estesa rivelazione. 2 In quel tempo, Eli era coricato nel suo solito posto (ora la sua vista aveva cominciato ad offuscarsi ed egli non poteva vedere). 3 La lampada di DIO non era ancora spenta e Samuele era coricato nel tabernacolo dell'Eterno dove si trovava l'arca di DIO. 4 Allora l'Eterno chiamò Samuele che rispose: «Eccomi!». 5 Così corse da Eli e disse: «Eccomi, poiché tu mi hai chiamato». Egli rispose: «Io non ti ho chiamato, torna a coricarti». Così egli andò a coricarsi. 6 L'Eterno chiamò di nuovo Samuele. E Samuele si alzò, andò da Eli e disse: «Eccomi, poiché tu mi hai chiamato». Ma quegli rispose: «Figlio mio, io non ti ho chiamato; torna a coricarti». 7 (Or Samuele non conosceva ancora l'Eterno e la parola dell'Eterno non gli era stata ancora rivelata). 8 L'Eterno chiamò nuovamente Samuele per la terza volta. Così egli si alzò, andò da Eli e disse: «Eccomi, poiché tu mi hai chiamato». Allora Eli comprese che l'Eterno chiamava il giovane. 9 Perciò Eli disse a Samuele: «Va' a coricarti e, se ti chiamerà ancora, dirai: "Parla, o Eterno, perché il tuo servo ascolta"». Così Samuele andò a coricarsi al suo posto. 10 Quindi l'Eterno venne, si pose lì vicino e chiamò come le altre volte: «Samuele, Samuele!». Samuele rispose: «Parla, perché il tuo servo ascolta».

 

Come dice la Scrittura, in quel tempo la Parola di Dio veniva predicata scarsamente e mancava la rivelazione, perché il Signore non trovava nessuno capace di ascoltare la Sua voce. Eli era vecchio, impigrito, senza visione, non ascoltava più la voce di Dio, non dormiva nel luogo in cui era posta l’arca e dove Dio parlava; i suoi figli servivano il Signore per dovere, senza amore e senza entusiasmo.

Fu un periodo di transizione tra il tempo dei Giudici, in cui il popolo d’Israele, lontano da Dio, subì l’aggressione delle altre nazioni, e quello dei Re, in cui la situazione si capovolse grazie a Davide che ebbe il merito di ripristinare l’adorazione nel Paese. Il primo re, Saul, iniziò bene il suo regno, ma finì male; il secondo, Davide, riportò la nazione al Signore e in battaglia fu invincibile.   

La stessa cosa avviene nella nostra vita: quando Dio ne è al centro, i nostri nemici ci sono sottomessi, quando ce ne allontaniamo, ci attaccano e prendono il sopravvento su di noi.

 

Perché Eli divenne indifferente, e con lui tutto il popolo?

Il popolo d’Israele, rimasto sprovvisto di un leader autorevole che lo guidasse, si trovò nel disordine e finì col divenire indifferente verso Dio. 

Giudici 21:25 In quel tempo non c'era alcun re in Israele; ognuno faceva ciò che sembrava giusto ai suoi occhi.

I sacerdoti erano corrotti, non davano un buon esempio; lo stesso Eli, sommo sacerdote e giudice, nella sua superficialità non li riprese e non li corresse, con la conseguenza che il popolo non rispettava più Dio e non provava interesse per Lui.

1Samuele 2:29 Perché dunque disprezzate i miei sacrifici e le mie oblazioni che ho comandato nella mia dimora, e perché onori i tuoi figli più di me, ingrassandovi col meglio di tutte le oblazioni di Israele, mio popolo? 30 Perciò così dice l'Eterno, il DIO d'Israele: Io avevo dichiarato che la tua casa e la casa di tuo padre avrebbero sempre camminato davanti a me; ma ora l'Eterno dice: Lungi da me tal cosa; poiché io onoro quelli che mi onorano ma quelli che mi disprezzano saranno pure disprezzati.

L’apatia produce mancanza d’interesse per il Signore, impedisce l’ascolto della Sua voce,  e da parte Sua Dio non si rivela più nella vita delle persone!

Se nella nostra vita sono entrate l’apatia e l’indifferenza, dobbiamo saperle riconoscere e liberarcene, perché Dio vuole un popolo che Lo serva con zelo e passione, non per dovere.

 

Quali furono le conseguenze dell’apatia e dell’indifferenza?

L’apatia, togliendo la visione spirituale e l’interesse per la Parola di Dio, dà al nemico la possibilità d’intrufolarsi e di far perdere la presenza, l’unzione e la gloria del Signore.

A causa del cattivo esempio offerto al popolo da una leadership apatica e priva d’interesse per le cose di Dio, il territorio d’Israele fu invaso dai Filistei che in battaglia ebbero la meglio e s’impossessarono persino dell’arca (cap. 4).

Dio non tollera una simile leadership e la rimuove, infatti i figli di Eli morirono in battaglia ed egli stesso, nell’apprendere la notizia, morì cadendo all’indietro.

 

Dio voleva una nuova generazione che Lo ascoltasse, vivesse per fede e Lo amasse con tutto il cuore; il primo fu Samuele.

Eli svolgeva nel tempio i suoi compiti con lo spirito con cui si svolge qualunque altro lavoro; non aveva unzione, non ascoltava Dio, non si preoccupava di insegnare a Samuele come ascoltarLo, non dimorava dove c’era l’arca e dove Dio parlava!

Samuele, che era stato dedicato a Dio sin da quando si trovava nel grembo materno, amava il Signore e gli era chiaro qual era il destino spirituale della sua nazione; credeva nella benedizione di Abrahamo e profetizzò la venuta del re Davide e quella di Gesù.

Atti 3:24 E parimenti tutti i profeti, tutti quelli che hanno parlato da Samuele in poi; hanno in realtà annunziato questi giorni. 25 Voi siete i figli dei profeti e del patto che Dio stabilì con i nostri padri, dicendo ad Abrahamo: "E nella tua progenie tutte le nazioni della terra saranno benedette".


Eli agiva in base alla tradizione e non aveva comprensione spirituale, non aveva  capito, ad esempio, che Anna stava pregando quando, in preda all’angoscia, chiese a Dio un figlio; credeva che fosse ubriaca!

1Samuele 1:14 Così Eli le disse: «Fino a quando sarai ubriaca? Smaltisci il tuo vino!».  

Non aveva intimità col Signore e non comprese neppure che a chiamare Samuele era Dio, lo capì solo alla terza volta!
1Samuele 3:9 Perciò Eli disse a Samuele: «Va' a coricarti e, se ti chiamerà ancora, dirai:
"Parla, o Eterno, perché il tuo servo ascolta"». Così Samuele andò a coricarsi al suo posto.

Anziché parlare ad Eli, che era giudice e sommo sacerdote, ma che non Lo amava e non desiderava udire la Sua voce, Dio parlò al piccolo Samuele, che Lo amava profondamente e desiderava conoscere la Sua volontà per metterla in pratica.  

 

Dio rimproverò Eli perché onorava i suoi figli più di quanto non onorasse Lui e afferma che Egli, da parte Sua, onora chi Lo onora e disprezza chi Lo disprezza.

 1Samuele 2:29 Perché dunque disprezzate i miei sacrifici e le mie oblazioni che ho comandato nella mia dimora, e perché onori i tuoi figli più di me, ingrassandovi col meglio di tutte le oblazioni di Israele, mio popolo? 30 Perciò così dice l'Eterno, il DIO d'Israele: Io avevo dichiarato che la tua casa e la casa di tuo padre avrebbero sempre camminato davanti a me; ma ora l'Eterno dice: Lungi da me tal cosa; poiché io onoro quelli che mi onorano ma quelli che mi disprezzano saranno pure disprezzati.

 Vogliamo onorare Dio? Accettiamo di onorarLo testimoniando la verità anche a costo di essere perseguitati? Siamo coerenti con quanto afferma la Scrittura, secondo cui per essere salvati bisogna credere? Ci rifiutiamo di partecipare ai riti e ai festeggiamenti che si fanno in occasione del battesimo impartito ai neonati, della prima comunione e della cresima, imposti da una dottrina umana fortemente in contrasto con la Parola di Dio? Se vogliamo onorare Dio non possiamo scendere a compromessi per timore del giudizio di chi non conosce e non vuole conoscere la Verità! Non possiamo predicare la verità e poi assecondare modelli che non vengono da Dio! Ricordiamoci che i veri cristiani sono stati sempre perseguitati, che fino a qualche decennio fa anche nella nostra nazione era considerato reato possedere una Bibbia e chi ne veniva scoperto in possesso subiva il carcere. È doveroso da parte nostra conoscere le persecuzioni subite dai nostri primi fratelli pentecostali (vedi circolare Buffarini – Guidi), le intimidazioni e gli atti d’intolleranza religiosa di cui furono oggetto! Chi crede profondamente nella Parola di Dio, deve essere pronto anche a soffrire per essa!

 

Eli conosceva la Parola di Dio, ma non la metteva in pratica; aveva lo spirito atrofizzato, non dava un buon esempio e Dio lo definì infedele. Fece una brutta fine.

1Samuele 4:18 Appena fece menzione dell'arca di DIO, Eli cadde dal sedile all'indietro a fianco della porta, si ruppe il collo e morì, perché egli era vecchio e pesante. Era stato giudice d'Israele quarant'anni.

Samuele invece cresceva spiritualmente…

1Samuele 2:26 Intanto il fanciullo Samuele cresceva in statura e nel favore dell'Eterno e degli uomini.

…fu il primo di una generazione pronta ad annunciare la Parola di Dio con franchezza e rimase fedele al Signore per tutta la vita.  

 35 Ma io susciterò per me un sacerdote fedele che agirà secondo ciò che è nel mio cuore e nella mia anima; io gli edificherò una casa stabile, ed egli camminerà davanti al mio unto per sempre.

 

Ci identifichiamo con Eli o con Samuele? Ci sentiamo come Eli, apatici, indifferenti, spenti, scaduti in una stancante religiosità dove Dio non parla, non si manifesta e non opera miracoli, o come Samuele, zelanti e gioiosi nel Signore, desiderosi di lodarLo, adorarLo e ringraziarLo, ripieni del Suo fuoco e della Sua unzione? 

Samuele fu umile e fedele, per questo fece impatto sulla generazione che seguì.

Su indicazione dell’Eterno, egli unse Davide quando era ancora giovinetto, perché amava Dio, Lo adorava e Lo lodava costantemente ed entrambi diedero una svolta al destino della nazione.  

Esaminiamoci: se siamo scivolati in una fase d’indifferenza e di apatia, pentiamoci, liberiamoci dell’Eli che è in noi, rifiutiamo tutto ciò che parla di abitudine, di tradizione e di religiosità. Dio vuole un popolo che Lo ama con tutto il cuore, che Lo onora ed è impegnato nel formare la prossima generazione, un popolo che Lo serva per amore, che sia ubbidiente, zelante, consacrato e infuocato, che abbia l’orecchio aperto e sensibile alla Sua voce.

Web Master

Antonio Settecase