Servizio do adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 15 giugno 2008

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

LA  PRESENZA  DI  DIO

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

Il rhema ricevuto all’inizio dell’anno: “Insegnare a ciascuno come aspettare il Signore e come ministrare al Signore” si realizza in questi giorni in Lakeland, Florida, dove Dio si sta servendo di un giovane pastore, Todd Bentley, dal passato alquanto travagliato e umanamente discutibile, ma che il Suo tocco ha trasformato in un ministro infuocato e pienamente consacrato a Lui.

 Dal 2 aprile ad oggi un enorme flusso di persone provenienti da tutto il mondo accorre ad ascoltare le sue predicazioni, che sono regolarmente accompagnate da grandi miracoli. Dopo un lungo tempo di attesa della presenza di Dio, ogni giorno il soprannaturale si manifesta con la nuvola della Sua gloria e con guarigioni miracolose. In quel luogo si verifica un contagioso bisogno di Dio, tutti cercano il Signore e vogliono stare alla Sua presenza.

 Noi preghiamo da molti anni per il risveglio in Italia, sappiamo che avverrà, che partirà da Palermo e non è un caso che per la prima volta nella storia, dal 16 al 18 ottobre, avrà luogo nella nostra città un’evangelizzazione a cui parteciperanno tutte le chiese di Palermo e provincia che aderiscono al progetto di unità promosso dal pastore Lirio Porrello. Saranno presenti due uomini di Dio provenienti da oltreoceano: il noto evangelista Carlos Annacondia e il pastore argentino Claudio Freizon, entrambi spinti da Dio ad intervenire.

 

La predicazione inizia con la lettura e la meditazione di un versetto:  

Salmi 140:13 Certo i giusti celebreranno il tuo nome, e gli uomini retti abiteranno alla tua presenza.

 Chi sono i giusti di cui parla il salmista, visto che la Scrittura afferma non esserci, sulla terra, nessun giusto, neppure uno? (Ro. 3:10). Sono coloro i quali sono stati giustificati da Dio per la loro fede in Cristo Gesù e che per i benefici ricevuti sentono il bisogno di esprimere al Signore la loro riconoscenza e pronunciano nei Suoi confronti parole di lode e di amore.  

Chi sono gli uomini retti che abitano alla presenza di Dio? Sono coloro i quali, per la loro condotta ineccepibile e il loro stile di vita integro, godono costantemente della Sua presenza.

 Quando si parla della presenza di Dio, però, occorre avere chiarezza, poiché di essa esistono tre dimensioni.

La prima dimensione riguarda la Sua onnipresenza

Dio è  in ogni luogo e in nessun modo noi possiamo limitare o condizionare la Sua onnipresenza, che è una caratteristica della natura divina. Non esistono per Lui cose nascoste, né segreti che non possa conoscere e che un giorno rivelerà e porterà in giudizio.

Davide disse: Dove potrei andare lontano dal tuo Spirito, o dove potrei fuggire lontano dalla tua presenza? Salmi 139:7.

Nella Sua onniscienza, Dio conosce tutto di noi, i lati negativi e le  potenzialità, le cose più intime e persino ciò che non conosciamo di noi stessi. Dovunque ci troviamo, Egli è lì, non esistono tenebre che possano impedirGli di vedere, ed anche se alcuni non credono a tutto questo, Egli non cambia, rimane l’Iddio onnipotente, onnisciente e onnipresente!

L’onnipresenza di Dio è per i credenti motivo di sicurezza, perché sanno che con Lui sono al sicuro. 

  La seconda dimensione riguarda la Sua presenza dimorante in chi è nato di nuovo.

Dio abita nei cuori dei Suoi figli, cioè in coloro che hanno accettato Gesù come personale Signore e Salvatore e che quindi sono salvati.

La Sua presenza in noi, tuttavia, è influenzata dai nostri comportamenti e dal nostro stile di vita;  può essere stabile, ma può anche subire temporanee interruzioni. 

Giovanni 15:4 Dimorate in me e io dimorerò in voi; come il tralcio non può da sé portare frutto se non dimora nella vite, così neanche voi, se non dimorate in me. 5 Io sono la vite, voi siete i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla.

Affinché Dio dimori permanentemente in noi, dobbiamo decidere di dimorare in Lui e di stare attaccati a Lui come lo è il tralcio alla vite. Se non dimoriamo in Lui, Egli non può dimorare in noi, ma se dimoriamo in Lui e Glielo consentiamo, può trasformarci, plasmarci, renderci idonei a portare frutto.

La presenza di Dio in noi è attestata da quella dello Spirito Santo, che non abita nei cuori di tutti, ma solo in quelli dei figli di Dio, sono loro il Suo tempio.

1Corinzi 3:16 Non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita (permanentemente) in voi?

Con le parole: “Non sapete voi…?” l’apostolo Paolo intende dire ai Corinzi che i loro comportamenti contristano lo Spirito di Dio e che, pur sapendo che lo Spirito Santo abita in loro, si comportano come se non lo sapessero.

 Anche noi sappiamo che lo Spirito Santo abita in noi, ma chissà quante volte Lo abbiamo trascurato, offeso, ignorato, non Gli abbiamo permesso di correggerci, non Gli abbiamo chiesto consiglio, non siamo stati sensibili alla Sua volontà! Non è sufficiente sapere che Egli abita in noi, dobbiamo esserne coscienti, ricordarcene sempre, comportarci di conseguenza e decidere di volere dipendere da Lui. Più diventiamo sensibili allo Spirito Santo, più possiamo ricevere ispirazioni, visioni, rivelazioni, aiuto, consiglio, i Suoi doni in manifestazione.  

 La terza dimensione riguarda la Sua presenza manifestata in modo sensibile.

Pur essendo spiritualmente presente in ogni luogo, Dio non manifesta sempre e ovunque la Sua presenza; la manifesta nel mondo fisico, in modo percepibile dai sensi naturali, solo per un tempo   e per uno scopo da Lui stabiliti.

 La Bibbia riporta vari esempi della  manifestazione della presenza di Dio.

In occasione dell’inaugurazione del tempio di Salomone avvenne uno strano  fenomeno: i sacerdoti furono fisicamente impediti dall’entrare nel tempio per svolgere il loro servizio, perché la presenza di Dio riempiva quel luogo.

2Cronache 5:13 e quando i trombettieri e i cantori come uno solo fecero udire all'unisono la loro voce per lodare e celebrare l'Eterno e alzarono la voce al suono delle trombe, dei cembali e di altri strumenti musicali e lodarono l'Eterno: «Perché è buono, perché la sua benignità dura in eterno», avvenne che la casa, la casa dell'Eterno, fu riempita da una nuvola, 14 e i sacerdoti non poterono rimanere a servire a motivo della nuvola, perché la gloria dell'Eterno riempiva la casa di DIO.

 

Una cosa analoga avvenne nella nostra chiesa, quando si trovava in via San Lorenzo. Alcune persone di un certo tipo, alle quali non sarebbe stato possibile dire di no, aspiravano ad avere quel locale e si accingevano ad entrare in chiesa per fare la loro proposta. A poca distanza dall’ingresso, però, vennero bloccati ripetutamente come da un muro invisibile su cui battevano e inciampavano, finché, intimoriti da quel fatto inspiegabile, rinunciarono al loro progetto. Era Dio che li bloccava!

Di tale fatto si ebbe notizia solo successivamente, perché riferito da alcuni di loro ad una persona che in seguito si è convertita.

 Saulo sperimentò la manifestazione della presenza di Dio quando si trovava sulla via di Damasco. Aveva intenzioni bellicose contro i cristiani, ma…mentre era in cammino e si avvicinava a Damasco, all'improvviso una luce dal cielo gli folgorò d'intorno. E, caduto a terra, udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Atti 9:3-4.

Quell’esperienza cambiò letteralmente la sua vita; i suoi atteggiamenti aggressivi svanirono; abbagliato dalla luce del Signore rimase cieco per tre giorni e poi, da persecutore qual era, subì ogni tipo di persecuzioni per il Suo nome.

Esperienze del genere non sono comuni, pur nondimeno ciò che avviene nel cuore di ogni persona che riceve Gesù non è inferiore a quello che avvenne a Saulo.    

 Altro esempio della manifestazione della presenza tangibile di Dio si ebbe in occasione della trasfigurazione, allorché  Pietro, Giacomo e Giovanni videro l’aspetto spirituale di Gesù. 

 Luca 9:29 E mentre egli pregava, l'aspetto del suo volto cambiò e la sua veste divenne candida e sfolgorante.

Quando Dio manifesta la Sua presenza, ne veniamo fortificati, confermati, resi più determinati nell’affrontare le varie situazioni della vita, ma si tratta sempre di manifestazioni temporanee.

 Quella a cui dobbiamo tenere maggiormente è la presenza di Dio in noi, che viene influenzata dalla nostra condotta e che quindi si mantiene stabile o meno a seconda di come ci comportiamo.

Può esserci utile esaminare la vita del re Saul.

All’inizio della chiamata era ubbidiente e timoroso di Dio, ricevette  unzione e vittorie, ma quando entrò in ribellione, cominciò ad avere paura, perché Dio non era più con lui. Continuò ad essere re, ma non aveva la presenza di Dio, proprio come noi, se entriamo in ribellione, pur mantenendo la posizione di figli, perdiamo la Sua presenza.  

1Samuele 18:12 Saul aveva paura di Davide perché l'Eterno era con lui, mentre si era ritirato da Saul.

Quando viene meno la presenza di Dio, viene meno anche la comunione con Lui e l’anima ne risente: diventa triste, malinconica, vuota,  vede nemici dappertutto, è influenzata da pensieri negativi.  

 1Samuele 22:8 Tutti voi avete congiurato contro di me e non c'è alcuno che mi abbia informato del patto che mio figlio ha fatto col figlio di Isai; e non c'è alcuno di voi che sia spiacente per me e m'informi che mio figlio ha sollevato contro di me il mio servo per tendermi insidie come fa oggi?».

Abbandonato da Dio, Saul cominciò ad agire da squilibrato, nella sua mania di persecuzione credeva che tutti ce l’avessero con lui e pensava solo a vendicarsi; divenne omicida e infine si suicidò. Tutto questo perché Dio non era più con lui!

 

Anche Davide peccò, commise adulterio e omicidio. La conseguenza fu che divenne spiritualmente arido, cessò di pregare, di cantare a Dio e di scrivere salmi; ebbe paura che l’Eterno rivelasse al profeta Natan il suo peccato e che questi lo rendesse pubblico. Per un anno visse in tale stato, ma quando Natan lo scosse e gli mostrò la gravità del suo comportamento, in preda ai sensi di colpa Davide si pentì, si umiliò, si prostrò ai piedi del Signore, Gli  chiese perdono e con tutto il cuore Lo invocò di non negargli la Sua presenza. Sapeva che con Dio c’è sempre speranza!

Salmi 51:11 Non rigettarmi dalla tua presenza e non togliermi il tuo santo Spirito. 12 Rendimi la gioia della tua salvezza, e sostienimi con uno spirito volenteroso. 13 Allora insegnerò le tue vie ai trasgressori, e i peccatori si convertiranno a te.

La tristezza in cui si cade quando ci si allontana da Dio è un male che non si cura con le terapie umane, ma solo ritornando a Lui, perché solo Dio può dare gioia, consolazione e benedizione, solo Lui può scacciare la paura. 

 La Scrittura parla di  due personaggi, Elia  ed Eliseo, che decisero di vivere alla presenza di Dio.

1Re 17:1 Elia…disse ad Achab: «Com'è vero che vive l'Eterno, il DIO d'Israele, alla cui presenza io sto, non ci sarà né rugiada né pioggia in questi anni, se non alla mia parola».

1Re 18:15 Allora Elia rispose: «Com'è vero che vive l'Eterno degli eserciti alla cui presenza io sto, oggi mi presenterò ad Achab».

Anche il suo discepolo Eliseo parlò allo stesso modo quando il Siro Naaman voleva ricompensarlo per essere stato guarito dalla lebbra:

2Re 3:14 Allora Eliseo disse: «Come è vero che vive l'Eterno degli eserciti, alla cui presenza io sto, se non fosse per il rispetto che ho per Giosafat, re di Giuda, non avrei neppure badato a te e non ti avrei degnato di uno sguardo16  … «Com'è vero che vive l'Eterno alla cui presenza io sto, non accetterò nulla».  

 

Perché la presenza del Padre non venne mai meno nella vita di Gesù?

Giovanni 8:29 E colui che mi ha mandato è con me; il Padre non mi ha lasciato solo, perché faccio continuamente le cose che gli piacciono».

Perché Gesù, per amore, faceva sempre ciò che piaceva al Padre.

Non basta fare le cose che a nostro avviso sono buone, bisogna chiedere a Dio se quelle cose che a noi sembrano buone Gli sono gradite e in caso contrario non farle.

Saul faceva solo ciò che piaceva a lui. Sembrava pentirsi dei suoi errori, ma il suo pentimento era fittizio, subito dopo tornava ad agire come prima, perché il suo cuore era indurito dal peccato, non si era piegato a Dio. Davide invece, prima di andare in battaglia, chiedeva consiglio al Signore e vinceva, perché camminava alla Sua presenza.

 Come possiamo entrare alla presenza di Dio, quando non la sentiamo o quando ci riesce difficile?

Abbiamo bisogno di due cose.

Innanzitutto del sangue di Gesù che ci fa da scudo e che è il nostro lasciapassare per accedere alla Sua presenza. Non è per i nostri meriti che abbiamo accesso alla presenza del Padre e ci sbagliamo quando ci consideriamo a posto, poiché non esiste buona condotta che possa guadagnare tale privilegio, è sempre in virtù di quel sangue che possiamo essere ammessi davanti al trono di Dio! 

 Ebrei 10:19 Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel santuario, in virtù del sangue di Gesù,

Col sangue di Gesù e in piena certezza di fede.

In secondo luogo la piena fiducia nell’amore di Dio e nel fatto che Egli desidera che torniamo a Lui, perché vuole perdonarci e ristorarci. 

Ebrei 4:16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per ricevere aiuto al tempo opportuno.

 La prima cosa che Dio disse ad Abramo, quando gli apparve, fu: «Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza, e sii integro (Genesi 17:1). Intendeva dirgli che se avesse vissuto in modo retto avrebbe potuto non solo stare saltuariamente alla Sua presenza, ma dimorarvi.

Questo versetto si collega con quanto afferma il già citato Salmo 140:13, secondo cui abita alla presenza di Dio chi si comporta rettamente.

 Ogni vero credente sa cosa significhi sentire la presenza di Dio nel proprio cuore e cosa voglia dire perderla, non sentirla, avere la consapevolezza di non essere più comunione con Lui.

Se a causa del peccato e di uno stile di vita improntato a frequenti disubbidienze non sentiamo più la presenza di Dio, se ci troviamo in uno stato di tristezza, di aridità spirituale e di scontentezza tipico di chi è stato abbandonato dalla Sua presenza, ravvediamoci, pentiamoci, umiliamoci, gridiamo a Lui, come fece Davide. Non possiamo  rischiare di perdere il grande tesoro della Sua presenza; non permettiamo che la tristezza, l’amarezza e la paura dominino la nostra vita; riappropriamoci della presenza di Dio e decidiamo di comportarci rettamente per mantenerla stabile in noi e accertiamoci che tutto quello che facciamo sia gradito al Padre.

Dio ci offre sempre una nuova opportunità, la Sua presenza tornerà in noi e con essa torneranno in noi anche la Sua gioia, la Sua pace e il Suo conforto.

 

 

 

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Antonio Settecase