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Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 13 luglio 2008
Oratore: Pastore
Lirio Porrello
IL PRIMO
AMORE
Redazione a cura
Di Caterina Di Miceli
Nei primi capitoli del libro dell’Apocalisse si legge ciò che Gesù comandò all’apostolo Giovanni di scrivere alle sette chiese dell’Asia. La prima di tali lettere è diretta alla chiesa di Efeso, che Gesù elogia la per la sua stabilità, la fedeltà alla dottrina, la perseveranza e l’impegno profuso nel portare avanti il Suo Regno, ma le rivolge un rimprovero:
Apocalisse
2:4 …
ho questo contro di te: che
hai lasciato il tuo primo amore. Il capitolo 19 degli Atti degli Apostoli riporta notizie riguardanti la nascita di quella chiesa. Riferisce che alla sua prima visita, l’apostolo Paolo vi trovò appena dodici persone le quali, alla sua prima predicazione, furono battezzate nello Spirito Santo, iniziarono a parlare in lingue e persino a profetizzare. Si trattava di poche persone che però diedero il via a un grande risveglio e furono promotrici dell’evangelizzazione dell’intera provincia d’Asia. Efeso era una città idolatra, vi era molto radicato il culto alla dea Diana e poiché molti si andavano convertendo a Cristo, i commercianti di idoli videro diminuire le vendite e il volume dei loro affari. Il numero dei credenti raggiunse ben presto le duecentomila unità, all’incirca la metà dei suoi abitanti, come dire che la città di Palermo raggiunga i cinquecentomila credenti. Il modo di vivere di Efeso cambiò totalmente: la cultura, la mentalità, le abitudini subirono cambiamenti radicali; il livello spirituale della chiesa, di cui fu pastore Timoteo, divenne tale che ad essa Paolo poté dare importanti rivelazioni sul Corpo di Cristo, sulle attività spirituali, sui luoghi celesti e su vari temi estremamente importanti. Gesù riconobbe e apprezzò i pregi di quella chiesa, ma fu rattristato dal fatto che ad un certo punto avesse perduto la passione per Lui. Erano rimaste immutate la stabilità e la conoscenza, ma era cambiato il suo rapporto col Signore. Perdere lo slancio per Cristo è un rischio che tutti corriamo, infatti è possibile che ci si affatichi per Lui, ma che finiamo col fare le cose in modo automatico, senza passione. All’inizio della nostra conversione, tutti abbiamo sperimentato un ardore irrefrenabile e un gran bisogno di parlare con tutti del Signore, ma probabilmente col passare del tempo, pian piano, molti hanno visto attenuarsi la foga iniziale e calare d’intensità il proprio rapporto con Dio.
Le immagini provenienti da Lakeland, dove in questi giorni si vive un glorioso risveglio, mostrano una chiesa infuocata che adora Dio e da cui traspare la fame e la passione per Lui. Senza passione e senza fuoco non può esserci risveglio. Il nostro servizio reso a Dio deve essere motivato dall’amore e da un grande interesse per Lui, solo così potremo fare tutto senza stancarci. Quel rimprovero: “ho questo contro di te: che hai lasciato il tuo primo amore” è diretto anche a noi se il nostro amore per Dio si è affievolito, se è stato sostituito da entusiasmo, passione, interesse per altre cose che non sono Dio, se abbiamo messo il lavoro, lo sport, gli hobby al primo posto, se abbiamo perso l’interesse per la lettura della Bibbia, per la preghiera, per gli incontri di cellula, per gli insegnamenti e non diamo più a Dio il primo posto in assoluto nella nostra vita. Rischiamo anche noi, come i credenti di Efeso, di cadere nell’apatia e di fare spegnere il sacro fuoco che Dio stesso ha acceso dentro di noi.
Nella sua vita, Salomone conobbe Nella lettera che Giovanni scrisse alla chiesa di Sardi si leggono parole su cui conviene meditare attentamente: Apocalisse 3:1
«E all'angelo, della chiesa in Sardi
scrivi: queste cose dice colui che ha i sette Spiriti di Dio e le sette
stelle. Io conosco le tue opere; tu
hai la reputazione di vivere, ma sei morto.
Appare evidente il danno che può produrre in
una persona il crescere nella considerazione e nella stima della chiesa.
Ricevere un incarico, un ruolo di responsabilità o diventare leader, può far
cadere nel compiacimento e nell’orgoglio. È un rischio che corriamo tutti,
pastori compresi, e per evitarlo è necessario far crescere con la posizione
anche il fuoco per Dio.
Non lasciamoci distogliere dall’obiettivo di
portare le persone alla salvezza; non distraiamoci dietro vane soddisfazioni
per i ruoli ottenuti all’interno della chiesa e che possono solo avere
conseguenze spirituali negative; non proviamo compiacimento per il notevole
numero di credenti della nostra chiesa, pensiamo piuttosto all’enorme numero
di persone che ancora non conoscono Cristo e sono perdute.
Nel verso successivo il Signore continua: Apocalisse 3:2
Sii vigilante e rafferma il resto
delle cose che stanno per morire, perché
non ho trovato le tue opere compiute
davanti al mio Dio. Che vuol dire “Non ho trovato le tue opere compiute?”. Vuol dire che le iniziative che si intraprendono senza interesse, non vengono portate a compimento perché sono state avviate senza una vera spinta interiore e una giusta motivazione, mentre quando c’è passione per qualcosa, non si vede l’ora di portarla a termine. La mancanza di puntualità nell’assolvere gli impegni, lo scarso zelo nell’organizzare le riunioni di cellula, il lasciare incomplete le opere iniziate, denotano mancanza d’interesse e lasciano trasparire un’apatia che finisce col contagiare gli altri. Come chiesa abbiamo una visione e dobbiamo tendere a realizzarla, ciascuno adempiendo la propria parte con amore e con gioia, con zelo e con passione, perché ciò che facciamo per Dio ha valore eterno. Ricordiamoci che l’apatico tende ad accontentarsi e che la perseveranza è la caratteristica di chi fa le cose con passione. Cos’è che accresce la passione e cosa può farla scemare? Senza dubbio la passione trova alimento in una vita di santità e di consacrazione, mentre tende a sfumare se si vive nel peccato e nel senso di colpa, se si scende a compromessi, se non si ha un rapporto continuo con Dio. Anche le amicizie sbagliate sono deleterie, così come il troppo tempo speso davanti alla TV o ad Internet.
Apocalisse 3:4
Tuttavia hai alcune persone in Sardi
che non hanno contaminato le loro vesti; esse cammineranno con me in
vesti bianche, perché
ne sono degne.
Nella chiesa di Sardi, tuttavia, c’erano
persone che non sono scese a compromessi e non hanno permesso che le loro
vesti bianche si contaminassero; costoro ci insegnano a guardarci da una
condizione di vita ambigua in cui ci sia spazio per cose che contristano lo
Spirito Santo.
Apocalisse 3:15
Io conosco le tue opere, che tu non
sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! In questo versetto il Signore allude all’indifferenza, la biasima e la considera peggiore della freddezza perché non tiene in alcuna considerazione gli altri, li ignora e si comporta come se non esistessero, ferendoli terribilmente. Esiste anche la tiepidezza spirituale, che è indifferenza nei riguardi dello Spirito Santo che vuole parlarci, benedirci, darci un rhema, e che è pericolosa perché può portarci fuori dal Corpo di Cristo. Come la passione matrimoniale ha bisogno di essere ravvivata per mantenere inalterato il rapporto d’amore tra i coniugi, così è con Dio: cadere nell’indifferenza nei Suoi riguardi può indurre a non avvertire più il bisogno di Lui, come avvenne ai credenti di Sardi.
La loro prosperità li aveva resi talmente
orgogliosi e arroganti da farli allontanare da Dio…
Apocalisse 3:17
Poiché tu dici: "Io sono ricco, mi
sono arricchito e non ho bisogno di nulla"; e non sai
invece di essere
disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo.
…il quale però li avvertì che la loro reale
condizione era di disgraziati,
miserabili, poveri, ciechi e nudi.
Mettere fiducia nei beni materiali, credere
di poter trovare in essi la felicità, inevitabilmente riserva amare
sorprese.
Quando gli Ebrei, schiavi d’Egitto,
gridarono disperati a Dio d’intervenire in loro soccorso, Dio rispose
inviando loro un liberatore, ma li avvertì del pericolo che avrebbero corso
nel momento in cui fossero divenuti freddi e apatici nei Suoi riguardi. Deuteronomio 8:7
perché l'Eterno, il tuo DIO, sta per
farti entrare in un buon paese, un paese di corsi d'acqua, di fonti e di
sorgenti che sgorgano dalle valli e dai monti; 8
un paese di frumento e di orzo, di
vigne, di fichi e di melograni, un paese di ulivi da olio e di miele;
9 un paese dove mangerai pane a
volontà, dove non ti mancherà nulla; un paese dove le pietre
sono ferro e dai cui monti
scaverai il rame. 10
Mangerai dunque e ti sazierai, e benedirai l'Eterno, il tuo DIO, a motivo
del buon paese che ti ha dato. 11
Guardati bene dal dimenticare
l'Eterno, il tuo DIO, giungendo
a non osservare i suoi comandamenti, i suoi decreti e i suoi statuti che
oggi ti do; 12 perché non
avvenga, dopo aver mangiato
a sazietà e aver costruito e abitato belle case, 13
dopo
aver visto le tue mandrie e
le tue greggi moltiplicare, e il tuo argento e il tuo oro aumentare, e tutti
i tuoi beni crescere, 14
che il tuo cuore si innalzi e tu dimentichi l'Eterno, il tuo DIO, che ti ha
fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù;
Dio promise al
Suo popolo prosperità e ricchezza, ma lo mise in guardia sul pericolo da
essa derivante. Il benessere porta a credere di non aver bisogno di nulla;
non fa sentire la necessità di pregare, di cercare la faccia di Dio,
di fare digiuni e suppliche, di
riconoscere che ogni bene viene dal Signore, con la conseguenza che non Gli
si è grati, anzi ci si inorgoglisce, ci si allontana da Lui e ci si
dimentica di Lui. Dio è un Padre meraviglioso che ci avverte dei pericoli che corriamo se ci raffreddiamo nei Suoi confronti e soprattutto ci mette in guardia dall’orgoglio, che in noi può mettere radici nel momento in cui pensiamo di essere gli artefici del nostro benessere, anziché dare onore, gloria e ringraziamento a Lui e dimostrarGli gratitudine. Il Signore dice: Apocalisse 3:19 Io riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti. Da notare che prima Dio riprende e solo successivamente castiga, certamente nel caso in cui non si sia tenuto conto del Suo richiamo. È compito dei leaders esortare, incoraggiare e, se necessario, riprendere le persone, al fine di mantenere sempre desto in loro il fuoco per Dio e viva la vita di preghiera, di suscitare il desiderio di digiunare e d’intercedere per chi è perduto, di ritornare a Dio con tutto il cuore e scrollarsi di dosso lo spirito di religiosità. 2Cronache
16:10 Asa si indignò contro il
veggente e lo fece gettare in carcere, perché
si era adirato con lui per
queste cose. In quel tempo Asa infierì anche contro alcuni del popolo.
Guardiamoci dall’apatia, malattia mortale come la lebbra, che occorre scoprire in tempo per evitare che contamini il nostro spirito e ci renda insensibili e malvagi; diamo ascolto ai nostri conduttori, che ci esortano a camminare nella santità, ci riprendono e stimolano in noi la passione per Dio. In Apocalisse
3:20 si leggono parole sconvolgenti dirette alla chiesa di Laodicea… Apocalisse 3:20 Ecco, io sto alla porta e busso, se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me.
…Gesù
stava alla sua porta! Gesù, il Signore, il nostro Re…alla porta! C’è da
piangere al solo pensare come una chiesa possa perdere a tal punto l’amore
per Dio!
L’indifferenza, la mancanza di amore e di
passione mettono Gesù alla porta, ma Egli non si rassegna, insiste nel
cercarci, così tanto desidera avere comunione con noi. Chiediamo a Dio di infondere in noi fame di Lui, della
Sua Parola, della Sua presenza, della Sua gioia e
della comunione con Lui;
chiediamoGli di farci desiderare ancor più di servirLo con entusiasmo ed
interesse; supplichiamoLo di accrescere in noi la determinazione a fare
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