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Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 11 maggio 2008
Oratore: Pastore
Lirio Porrello
COME VINCERE IL
COMPLESSO
D’ INFERIORITA’
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Il
messaggio di oggi inevitabilmente induce ad un esame introspettivo e alla
valutazione di certi nostri comportamenti che hanno radici più profonde di
quanto possiamo immaginare, infatti sono il risultato di convinzioni
derivanti dalla vecchia natura e che devono essere smantellate, perché
pregiudicano l’adempimento della chiamata di Dio e tendono a far fallire il
Suo piano nella vita di ciascuno di noi.
Come
gli Israeliti mantennero nella loro testa qualcosa dell’Egitto anche dopo
esserne usciti, non essendo stato immediato il processo di rinnovamento
della loro mente, così i credenti del Nuovo Patto, dopo essere usciti dal
mondo, conservano pensieri, convinzioni e tradizioni della vecchia natura
che ostacolano l’adempimento del piano di Dio nella loro vita e che devono
essere eliminati mediante il rinnovamento
della mente, perché agiscono da fortezze che tendono a mantenere schiavi.
Tra
le cose da allontanare, rinnegare e combattere ci sono il complesso
d’inferiorità e la convinzione
di essere superiori agli altri; il primo perché, convincendo d’incapacità e
inadeguatezza, induce le persone a rifiutare qualsiasi incarico ed ogni
responsabilità; la seconda perché è dettata dall’orgoglio e, portando a
vedersi al di sopra degli altri, spinge le persone a pretendere incarichi
adeguati al loro presunto livello.
In
definitiva sia chi si sente inferiore, sia chi si considera superiore,
risulta inoperoso e sterile.
Quando Dio comandò a Mosè di recarsi dal Faraone per chiedergli di
lasciare libero il popolo, Mosé inizialmente
si oppose alla Sua volontà, non ritenendosi idoneo ad assolvere
quell’incarico.
Esodo 3:11
Ma Mosè disse a DIO: «Chi sono
io per andare dal Faraone e per far uscire i figli d'Israele dall'Egitto?».
La
sua balbuzie lo faceva sentire limitato e inferiore, era convinto che non
sarebbe stato in grado di affrontare il difficile incarico e avrebbe fatto
volentieri a meno delle attenzioni di Dio, il quale però gli rispose: «IO
SONO COLUI CHE SONO». Poi disse: «Dirai così ai figli d'Israele: "L'IO
SONO mi ha mandato da voi"» Esodo 3:14.
La
convinzione d’incapacità di Mosé: “Chi
sono io?” era una fortezza mentale che ostacolava l’adempimento del
piano di Dio.
Essere concentrati su se stessi e sui propri limiti impedisce di vedere
“L’IO SONO”, l’onnipotenza di Colui da cui si riceve l’incarico. Se Dio ci
ha scelti così come siamo è perché vuole usarci come strumenti per benedire
altri e di certo non conta su ciò che noi sappiamo fare, ma su quello che
Lui potrà fare attraverso di noi.
Quando Mosé si dispose all’obbedienza e alla sottomissione, Dio fece venire
fuori da lui le potenzialità nascoste e con
Tutti abbiamo potenzialità che neppure sospettiamo di avere, che il maligno
vuol tenere nascoste e che con
la nostra fede possiamo far emergere e sviluppare.
Sentirsi inadatti, incapaci e inferiori agli altri porta a non far nulla,
esattamente come finisce col non far nulla chi si considera troppo
importante per incarichi di poco conto o di basso livello.
Proverbi 16:18
Prima della rovina
viene l'orgoglio, e prima della caduta lo spirito altero.
Dobbiamo riflettere sulle nostre cadute, perché
Altro esempio biblico riguardante il senso
d’inferiorità è quello delle dodici spie che Mosé inviò ad esplorare la terra
promessa.
Dio
aveva detto che nel territorio in cui sarebbero entrati scorreva latte e
miele, ma delle dodici spie soltanto due, Giosué e Caleb, fecero un resoconto
positivo suggerito dalla loro fede nella promessa del Signore:
«Saliamo subito e conquistiamo
il paese, perché possiamo certamente farlo», mentre gli altri
otto, pur avendo visto le stesse cose, produssero scoraggiamento in tutto il
popolo, perché riferirono che gli abitanti del paese da loro ispezionato
erano giganti al cui confronto loro erano come cavallette buone solo per
essere schiacciate.
Numeri 13:28
Ma il popolo che abita il paese
è forte, le città
sono fortificate e
grandissime; e là abbiamo pure visto i discendenti di Anak. 29
Gli Amalekiti abitano la regione del Neghev; gli Hittei, i Gebusei e gli
Amorei abitano invece la regione montuosa, mentre i Cananei abitano vicino
al mare e lungo il Giordano». 30
Caleb allora calmò il popolo che
mormorava contro Mosè e disse: «Saliamo subito e conquistiamo
il paese, perché possiamo
certamente farlo». 31 Ma
gli uomini che erano andati con lui dissero: «Non possiamo salire contro
questo popolo, perché
è più forte di noi».32
Così presentarono ai figli d'Israele
un cattivo resoconto del paese che avevano esplorato dicendo: «Il paese che
abbiamo attraversato per esplorarlo
è un paese che divora i suoi abitanti; e tutta la gente che in esso
abbiamo visto è gente di
alta statura. 33 Inoltre là
abbiamo visto i giganti (i discendenti di Anak provengono dai giganti), di
fronte ai quali ci sembrava di essere delle cavallette, e così dovevamo
sembrare a loro».
Numeri 14:36
Ora gli uomini che Mosè aveva mandato a esplorare il paese e che,
tornati, avevano fatto mormorare tutta l'assemblea contro di lui facendo un
cattivo resoconto del paese, 37
quegli uomini, che avevano fatto un
cattivo resoconto del paese, morirono colpiti da una piaga, davanti
all'Eterno.
Dieci uomini su dodici
avevano disprezzato se stessi e il
piano di Dio, avevano fatto credere al popolo che
Gesù
ci insegna che “ogni cosa è possibile
a chi crede”, quindi guardiamoci dal fare affermazioni contrastanti
Il
complesso d’inferiorità fa sentire le persone incapaci e inadeguate, le
porta a rifiutare ogni assunzione di responsabilità, ad evitare ogni
incarico ed a sfuggire ad ogni impegno, le blocca, pregiudica la loro
crescita spirituale, influenza le relazioni interpersonali, impedisce al
loro potenziale di venire fuori e di essere utilizzato per il bene degli
altri.
Sarebbe bello tornare alla condizione della chiesa primitiva, in cui tutti
si adoperavano per il suo buon funzionamento! Oggi i più ricevono i benefici
dell’altrui lavoro, ma si escludono da ogni attività, non vogliono essere
coinvolti, si limitano alla presenza domenicale e non si curano di saperne
di più sull’impegno e sulla fatica che stanno dietro ai buoni risultati
ottenuti nelle numerosissime iniziative che nella chiesa si intraprendono
con spirito di eccellenza per portare avanti l’opera del Signore.
Quali sono le cause spirituali del senso d’inferiorità?
La
paura di fallire
che, come detto, paralizza, tiene fermi e inattivi. Pensiamo a quel servo
che, per paura di perderlo, nascose il talento che il padrone gli aveva
assegnato per farlo produrre!
Dio
ci ha dato i talenti per metterli al servizio degli altri e ci esorta a non
avere paura di fallire, perché la paura è negazione della fede nel Suo
aiuto.
La
mancanza di preparazione,
che
contribuisce a sentirsi incapaci, può
essere superata con lo studio, imparando da chi è preparato e acquisendo le
abilità necessarie per poi fare da soli.
La
paura di essere criticati.
Ci sarà sempre qualcuno pronto a
criticare e denigrare il nostro operato. Solo chi non fa nulla non sbaglia
mai, ma la paura della critica non è un buon motivo per tirarci indietro dal
fare la volontà di Dio, perché è a Lui che dobbiamo piacere e non agli
uomini.
Galati 1:10
Infatti, cerco io ora di cattivarmi l'approvazione degli uomini o quella
di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Infatti, se cercassi ancora di
piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo.
Tessalonicesi 2:4
ma, come siamo stati approvati da Dio da esserci affidato l'evangelo,
così parliamo non in modo da piacere agli uomini, ma a Dio che prova i
nostri cuori.
Ci
basti essere approvati da Dio! Se il Signore ci ha scelti per affidarci un
incarico, dobbiamo solo ringraziarLo per la fiducia accordataci.
Non
riconoscere il proprio potenziale
fa sopravvalutare quello degli altri facendoceli vedere più capaci e idonei
a svolgere incarichi per i quali non ci si considera all’altezza, ma Dio
vuole servirsi di noi così come siamo.
Davanti ai tentennamenti di Mosé,
Dio gli chiese:
Che hai in mano?(Esodo
4:2) e alla risposta: «Un bastone»,
il Signore gli disse che con quel bastone avrebbe fatto prodigi: “Terrai
in mano questo bastone, con il quale tu compirai i prodigi” (Esodo
4:17).
Dio ci benedirà con quello che abbiamo, se lo mettiamo a Sua disposizione e
Gli obbediamo.
Non
riconoscere che in Cristo siamo nuove creature,
che abbiamo acquistato
Non
aver fede nella Parola di Dio,
agire come
le spie che non avevano creduto nella
descrizione della terra promessa fatta da Lui e ne diedero una totalmente
diversa.
In
realtà quel territorio, visto con gli occhi naturali, era un deserto che non
aveva nulla di buono, ma andava
guardato con gli occhi della fede nella Parola di Dio. Oggi Israele, unico
territorio mediorientale a non possedere petrolio, può affermare che tale
apparente svantaggio si è tradotto in opportunità, in quanto ha consentito
di coltivare il deserto e, con la creazione di particolari impianti idrici,
di trasformarlo in un giardino che ha dato ricchezza al Paese.
Come possiamo vincere l’inferiorità?
Il
complesso d’inferiorità è conseguenza del peccato in cui siamo vissuti e
perdura anche dopo la nuova nascita finché non si prende atto che non ci
appartiene più, non lo si combatte e lo si elimina.
Quando Dio chiamò a profetizzare Geremia, ancora ragazzo (Geremia 1:5),
questi si oppose:
«Ahimè, Signore. Eterno, io non so parlare, perché
sono un ragazzo»
(v. 6)…
…ma
Dio gli insegnò che un profeta non agisce per propria iniziativa e che
dipende da Lui:
«Non
dire: "Sono un ragazzo",
perché tu andrai da tutti coloro ai quali ti manderò e dirai tutto ciò che
ti comanderò
(v. 7).
Dalle parole del Signore, Geremia comprese che si trovava sotto
“Non temere davanti a loro, perché
io sono con te per
liberarti, dice l'Eterno”
(v.
8),
…che se fosse stato sottomesso e ubbidiente avrebbe avuto
Comprese che Dio era la sorgente della sua abilità,
che avrebbe dovuto solo ripetere le Sue parole…
Poi
l'Eterno stese la sua mano e toccò la mia bocca; quindi l'Eterno mi disse:
«Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca
(v. 9).
…e che aveva la garanzia delle Sue promesse.
Essi
combatteranno contro di te ma non ti
vinceranno, perché io sono
con te per liberarti, dice
l'Eterno»
(v.
19).
Dio
non gli disse che tutto sarebbe stato facile, tutt’altro, lo avvertì che
avrebbe avuto dei combattimenti, dai
quali però sarebbe uscito vincitore.
È
per noi motivo di sicurezza sapere che Dio è con noi per liberarci e darci
la vittoria nei combattimenti e che quindi, se combattiamo contro il gigante
dell’inferiorità, possiamo abbatterlo alla prima sassata perché Egli è con
noi. È motivo di sicurezza anche sapere che abbiamo le potenzialità per
adempiere
Da tutta la storia biblica si evince che Dio usa persone comuni per fare
cose straordinarie. Anche Giosué e Caleb avevano visto i giganti, ma
più che ai loro occhi naturali, essi prestarono fede a quanto Dio
aveva promesso “vi darò una terra in cui scorre latte e miele” e la guardarono con
gli occhi della fede, con gli occhi di Dio.
Tutti noi, nella nostra vita,
abbiamo dei giganti che cercano d’inibirci e farci sentire come cavallette,
ma come Davide per dimostrare a Golia la grandezza del suo Dio lo colpì con
un sasso e lo atterrò, così anche possiamo facilmente colpire i nostri
giganti e metterli fuori uso.
Dio non ci ha scelti per poi
lasciarci da soli ad affrontare tutte le prove e le difficoltà che
l’adempimento del Suo piano comportano, promette infatti che sarà sempre con
noi e che con noi opererà, non perché abbiamo particolari meriti, ma perché
ha deciso di operare attraverso di noi.
Giovanni 15:16
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi; e vi ho costituiti perché
andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia duraturo, affinché
qualunque cosa chiediate al Padre nel mio nome, egli ve la dia.
Se soffriamo di complessi d’inferiorità, prendiamo coraggio, non lasciamoci
sopraffare dal timore di non farcela, affidiamoci a Dio, che ci farà
superare i nostri limiti e attraverso di noi realizzerà i Suoi progetti.
Se invece siamo orgogliosi e non disponibili a servire, pentiamoci,
umiliamoci davanti a Dio, abbandoniamo la presunzione di essere migliori
degli altri e adoperiamoci nella Sua opera con spirito di servizio, perché
non saranno le nostre abilità a farci portare a compimento il Suo Mandato,
ma
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