Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 9 marzo 2008

 

        Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

LA  CENA  DEL  SIGNORE

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

In apertura di predicazione il pastore Lirio Porrello rende alla chiesa un ampio resoconto del viaggio missionario compiuto attraverso varie regioni d’Italia. Parla del calore con cui è stato accolto ovunque, dell’unzione che ha accompagnato ogni incontro, della fame di Dio che ha potuto riscontrare in ogni chiesa, delle guarigioni che si sono verificate, tra cui quella di una donna alla quale istantaneamente, all’atto dell’imposizione delle mani, è scomparsa una grossa ernia prima facilmente riscontrabile al tatto e destinata all’intervento chirurgico. Parla della commovente ordinazione al ministero pastorale del fratello Giuseppe Mascari e della moglie Mary, ma parla soprattutto del clima di apertura spirituale, del risveglio che anche nel freddo nord comincia a manifestarsi ovunque, della certezza che la visione ricevuta anni fa, di tanti fuochi accesi nella nazione, stia diventando realtà. 

Prende la parola anche la pastora Santina per evidenziare l’atmosfera di toccante familiarità e d’amore che si respirava in ogni luogo, anche in quelli visitati per la prima volta e dove non erano conosciuti personalmente, e conclude affermando che questa è proprio la caratteristica della famiglia di Dio, ovunque si trovi!

 

Il pastore passa quindi alla lettura del testo base della Cena del Signore.

1Corinzi 11:23 Poiché io ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me». Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me». Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga.

  Perciò chiunque mangia di questo pane o beve del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore. Ora ognuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva del calice, poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore.

  Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono.

  Perché se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati. Ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, affinché non siamo condannati col mondo.

 

Questi versetti riportano ciò che, riguardo all’Ultima Cena consumata da Gesù prima della Sua passione, l’apostolo Paolo comunicò alla chiesa di Corinto, non perché vi avesse preso parte, ma perché ne aveva ricevuto rivelazione divina.

Il pastore mette in luce il valore della Santa Cena, in quanto celebrazione del Patto di sangue istituito dal nostro Signore in virtù del Suo sacrificio con coloro che credono in Lui, ed altresì puntualizza che, come a quell’Ultima Cena presero parte solo i dodici discepoli, cioè coloro i quali avevano con Lui un rapporto di comunione costante, così ancor oggi può accostarsi alla Sua Mensa soltanto chi ha ricevuto il battesimo in acqua, è un Suo discepolo e vive con Lui in costante comunione. 

 

La Cena del Signore costituisce un particolare momento di comunione del Corpo di Cristo e per questo motivo in tale contesto viene approfondito il tema del ministrare alla chiesa, dopo quelli trattati nelle scorse domeniche del ministrare al Signore, a se stessi e alla famiglia, in quanto scopo della comunione è l’edificazione del Corpo di Cristo.

 

Era questo il sentimento dell’apostolo Paolo, quando espresse il desiderio di visitare la chiesa di Roma: “perché io desidero grandemente vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale, affinché siate fortificati. 12 E questo è per essere in mezzo a voi consolato insieme mediante la fede che abbiamo in comune, vostra e mia.” Romani 1:11

Paolo desiderava recarsi a Roma per impartire a quella chiesa, per mezzo dello Spirito Santo, qualche dono spirituale allo scopo di fortificarla, incoraggiarla ed edificarla. Egli esprime la certezza che da parte sua avrebbe ricevuto una grande consolazione nel vedere quei credenti crescere nella fede.

 

Nell’epistola ai Tessalonicesi esorta i membri di quella chiesa a consolarsi a vicenda, ben sapendo che tutti abbiamo bisogno del sostegno degli altri, poiché tutti attraversiamo momenti di debolezza e di afflizione.

1Tessalonicesi 5:11 Perciò consolatevi gli uni gli altri ed edificatevi l’un l’altro, come già fate.

Abbiamo bisogno del sostegno dei fratelli per superare i momenti di sconforto e di abbattimento, e ministrare al Corpo di Cristo vuol dire proprio questo: offrire agli altri esortazione, conforto, preghiere, amore; non risparmiarsi e non eclissarsi quando un fratello si trova nell’afflizione o nella prova, rendersi disponibile nelle altrui necessità.      

 

Come si può edificare il Corpo di Cristo?

  1. Accettandosi gli uni gli altri senza guardare i difetti e gli errori. Come in Cristo Dio ci accetta tutti allo stesso modo, con i nostri pregi e i nostri difetti, anche se il Suo obiettivo è quello di trasformarci, così noi siamo chiamati ad accettare tutti i membri del Corpo di Cristo allo stesso modo e non in base a considerazioni e a valutazioni umane. 

  2. Rispettandosi a vicenda, poiché si è tutti membri di un unico Corpo. Chi ama e rispetta gli altri servi di Dio, ama il Signore.

  3. Incoraggiandosi a vicenda nelle prove, nelle afflizioni, nello scoraggiamento, nella debolezza spirituale. Come si apprezza e quanto aiuta una buona parola d’incoraggiamento quando ci si sente abbattuti, sconfortati e scoraggiati!

  4. Pregando gli uni per gli altri e offrendo con la preghiera uno straordinario soccorso spirituale di cui i destinatari possono percepire l’efficacia. 

  5. Servendosi vicendevolmente, secondo lo Spirito di Cristo, che è venuto nel mondo per servire e non per essere servito. 

 

Non trascuriamo di ministrare al Corpo di Cristo, sosteniamoci gli uni gli altri nei momenti di crisi e di difficoltà, incoraggiamo i fratelli nella fede, esortiamoli a servire Dio, a conoscerLo sempre di più, a confidare in Lui e a dipendere da Lui.

Chiediamo allo Spirito Santo i Suoi doni, affinché il Corpo di Cristo possa beneficiarne e mantenersi in forma per essere di benedizione sia a chi vi appartiene che al mondo.

 

Scopo dell’edificazione, come si legge nell’epistola agli Efesini, è quello di essere una dimora di Dio...

Efesini 2:22 nel quale anche voi siete insieme edificati per essere una dimora di Dio nello Spirito.

… facciamo quindi in modo che, contribuendo all’edificazione del Corpo di Cristo, Dio dimori in noi e attraverso di noi manifesti la Sua gloria, la Sua presenza e la Sua potenza.

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Antonio Settecase