Servizio di adorazione ore 8-00 – Palermo, domenica 7 settembre 2008

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

LA CONDOTTA DEI  FIGLI DI DIO

 

Salmi 36:7-9 O DIO, quanto è preziosa la tua benignità! Perciò i figli degli uomini si rifugiano sotto l'ombra delle tue ali; essi si saziano dell'abbondanza della tua casa, e tu li disseti al torrente delle tue delizie. Poiché presso di te è la fonte della vita, e per la tua luce noi vediamo la luce.

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

All’entusiasmante tema trattato la scorsa domenica, relativo ai segni di provenienza soprannaturale che contraddistinguono i credenti, che si acquisiscono all’atto della nuova nascita e si realizzano nella propria vita per fede personale, oggi segue l’approfondimento di un tema per certi versi analogo su una caratteristica che rende riconoscibili i figli di Dio: quello della condotta.

 

Chi ha conosciuto Gesù perché ha creduto in Lui e Lo ha accettato come proprio Signore e Salvatore, con la nuova nascita ha sperimentato una trasformazione interiore che chiamiamo “conversione”, che inizia dalla mente, scende nel cuore e deve palesarsi agli altri col cambiamento del modo di vivere e dei comportamenti quotidiani.

Il nostro Dio è tre volte Santo, è Onnipotente ed ama manifestare ai Suoi figli la Sua presenza in modo visibile e tangibile con la nuvola della gloria quando Lo adorano, ma i Suoi figli, che su questa terra Lo servono e Lo rappresentano, possono essere credibili solo se mantengono un comportamento degno di Lui.

Chi è in Cristo deve rinnovare la propria mente alla luce della Parola di Dio e di conseguenza cambiare condotta affinché chi li osserva, non vedendo quello che credono nel cuore, ma come si comportano, nella loro condotta scorgano anche il loro cambiamento interiore.  

 

La Scrittura indica chiaramente come devono comportarsi i figli di Dio.

Nell’epistola agli Efesini, l’apostolo Paolo ci esorta a distinguerci dal mondo e ad essere benigni, cioè a guardare gli altri con benevolenza, a vedere quanto in loro c’è di buono al di là dei difetti, degli errori e del male che hanno commesso, a non rigettarli quando sbagliano, ma a correggerli con amore e ad usare loro misericordia, proprio come Dio fa con noi.

Efesini 4:32 Siate invece benigni e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi ha perdonato in Cristo.

Gesù non condannò l’adultera, ma ebbe fiducia in lei e la esortò a non peccare più: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv. 8:11); come Lui, anche noi dobbiamo odiare il peccato ma amare il peccatore ed esprimere la nostra misericordia perdonando chi sbaglia, non mettendo al bando o peggio condannando e rifiutando.

Tutti sbagliamo e abbiamo bisogno di essere perdonati, quindi non abbiamo titolo per negare agli altri il nostro perdono, soprattutto in ambito familiare, dove, oltre a perdonare, dobbiamo imparare a chiedere perdono quando sbagliamo, per non produrre nei nostri cari ferite indelebili.

 

Il capitolo 5 della stessa epistola racchiude una sintesi delle cose che non piacciono a Dio e costituisce un’efficace guida per una sana condotta, che è la dimostrazione esteriore del nostro cambiamento interiore.  

Efesini 5:1 Siate dunque imitatori di Dio, come figli carissimi, 2 e camminate nell'Amore, come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi, in offerta e sacrificio a Dio come un profumo di odore soave. 3 Ma come si conviene ai santi, né fornicazione, né impurità alcuna, né avarizia siano neppure nominate fra di voi; 4 lo stesso si dica della disonestà, del parlare sciocco e della buffoneria, le quali cose sono sconvenienti, ma piuttosto abbondi il rendimento di grazie. 5 Sappiate infatti questo: nessun fornicatore o immondo o avaro, il quale è un idolatra, ha alcuna eredità nel regno di Cristo e di Dio. 6 Nessuno vi seduca con vani ragionamenti, perché per queste cose viene l'ira di Dio sui figli della disubbidienza. 7 Non siate dunque loro compagni. 8 Un tempo infatti eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore; camminate dunque come figli di luce. 9 poiché il frutto dello Spirito consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità, 10 esaminando ciò che è accettevole al Signore. 11 E non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto riprovatele, 12 perché è persino vergognoso dire le cose che si fanno da costoro in segreto. 13 Ma tutte le cose, quando sono esposte alla luce, divengono manifeste, poiché tutto ciò che è manifestato è luce. 14 Perciò la Scrittura dice: «Risvegliati, o tu che dormi, risorgi dai morti, e Cristo risplenderà su di te». 15 Badate dunque di camminare con diligenza non da stolti, ma come saggi, 16 riscattando il tempo, perché i giorni sono malvagi. 17 Non siate perciò disavveduti, ma intendete quale sia la volontà del Signore. 18 E non vi inebriate di vino, nel quale vi è dissolutezza, ma siate ripieni di Spirito, 19 parlandovi gli uni gli altri con salmi inni e cantici spirituali, cantando e lodando col vostro cuore il Signore, 20 rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio e Padre nel nome del Signor nostro Gesù Cristo; 21 sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo.

 

Il brano inizia con l’esortazione ad essere imitatori di Dio e a camminare nell’amore, come fece Gesù, che ci ha amati al punto di offrire la Sua vita in sacrificio per noi.

I versetti che seguono passano in rassegna i comportamenti peccaminosi da cui i figli di Dio devono guardarsi e proseguono con l’esortazione a non lasciarsi coinvolgere da modi di vivere peccaminosi, ma ad aspirare a compiere con diligenza la volontà di Dio e ad essere ripieni di Spirito Santo.

 

La Scrittura afferma che Dio ci ha eletti prima della fondazione del mondo…   

Efesini 1:3 Benedetto sia Dio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo, 4 allorché in lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili davanti a lui nell'amore,

…e ce ne dice lo scopo: affinché camminiamo nell’amore, ogni nostro gesto nasca da una motivazione d’amore e tutto il nostro stile di vita sia pienamente improntato all’amore; in definitiva affinché i Suoi figli siano pienamente santi ed amino gli altri non secondo l’amore umano, che è portato ad amare ciò che è gradevole e a rigettare ciò che non è amabile, ma secondo l’amore di Dio, che ama indistintamente tutti, anche gli emarginati, i peccatori e quelli che nessuno vuole amare.

Pur non giustificando il peccato e al di là del fango che lo ricopre, in ogni uomo Dio vede un’anima da salvare: tanto grande è il Suo amore, e vuole che i Suoi figli agiscano allo stesso modo.     

 

Nei versetti che abbiamo letto, oltre che dell’amore di Dio si parla della Sua ira.

Quando i Suoi figli camminano nel peccato, Dio si adira e pur amandoli non manca di correggerli per farli crescere nel carattere, poiché l’amore senza correzione non aiuta, così come l’ira senza amore produce solo ferite.

Dio non permette che nella Sua famiglia ci siano certi peccati, su questo è intransigente, perché oltre ad essere Amore Egli è anche Giustizia e seppure nel nostro cammino potremo sbagliare e contare sul Suo perdono, dobbiamo acquistare consapevolezza che il peccato automaticamente ci priva della Sua protezione e ci espone agli attacchi del maligno, ci toglie lucidità mentale e ci fa camminare nella confusione e nelle tenebre spirituali, ci toglie la pace e ci fa cadere nell’amarezza.

 

Fornicazione e avarizia vengono poste da Dio sullo stesso piano: entrambe sono idolatria.

Per Dio sono peccati gravissimi, come pure l’impurità e la pornografia, sono sporcizia e per essi non c’è posto nella Sua casa, in cui tutti devono essere puri, santi e irreprensibili.

 

Nel verso 13, l’apostolo Paolo fa enfasi sulla luce di Dio che accompagna i figli che fanno la Sua volontà e permette loro di vedere con chiarezza se nella loro vita c’è disordine e confusione o se ci sono buche da scansare, ma se questa luce dovesse spegnersi a causa di una cattiva condotta, si ritroverebbero a camminare nelle tenebre, nell’impossibilità di discernere ciò che di male si annida in loro.

La luce di Dio ci illumina se camminiamo nella Sua volontà, se pieghiamo il nostro orgoglio, rinunciamo a fare quello che piace a noi, sopprimiamo i nostri impulsi e ci sottomettiamo a Lui e al consiglio delle autorità preposte.

È la luce di Dio che ci permette di camminare sulla retta via, ma se quella luce dovesse venire meno, procederemmo nelle tenebre, inciamperemmo e cadremmo, non avremmo una chiara visuale delle trappole che il nemico ci tende.  

Possiamo piacere al Signore solo se in ogni circostanza, prima di effettuare una scelta o di prendere una decisione,  ci chiediamo qual è la Sua volontà e ci disponiamo a fare ciò che piace a Lui. Se Lo amiamo davvero come affermiamo, non possiamo fare di testa nostra!

 

La Scrittura ci esorta: “sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo”.

In ogni ambito della nostra vita ed anche nella Sua Chiesa, Cristo ha stabilito un ordine e delle autorità che dobbiamo riconoscere e rispettare se rispettiamo Lui. Le nuove generazioni  sconoscono il rispetto per le autorità, ma chi ha la grazia di conoscere il Signore, oltre ad applicarle alla propria vita, deve insegnare ad altri l’obbedienza e la sottomissione.  

 

In quanto figli di un Dio Santo e tempio dello Spirito Santo, avendo tutto l’equipaggiamento necessario per vivere in santità, poiché lo Spirito Santo è sempre pronto ad aiutarci in ogni cosa, noi possiamo vivere piacendo a nostro Padre.

RappresentiamoLo quindi degnamente, camminando secondo una mente rinnovata, riconoscendo e scansando le tentazioni del maligno e non cercando di manipolare la Sua volontà.  

Ricordiamoci che possiamo manifestare agli altri la nostra conversione interiore solo attraverso la nostra condotta e se vogliamo attirarli sulla Via del Signore, in ogni circostanza abbiamo il dovere di agire in conformità alla posizione che abbiamo in Cristo ed emanare la Sua luce.

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Antonio Settecase