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Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 6 luglio 2008
Oratore: Pastore Lirio Porrello
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
La contesa avvenuta sul monte Carmelo tra il profeta Elia e i falsi profeti, costituisce per noi un modello biblico di risveglio. In quel tempo Israele era diviso in due parti: a nord c’era il regno d’Israele e a sud quello di Giuda. Tutti i risvegli di cui si parla nei libri delle Cronache e dei Re sono avvenuti nel regno di Giuda, mentre quello che è oggetto dell’odierna predicazione è avvenuto a nord, al tempo del re Achab. In questo regno si erano quasi sempre susseguiti dei re malvagi, contrariamente a quanto era accaduto nel regno di Giuda, in cui si erano alternati re empi ad altri dal cuore secondo Dio, come quello di Davide. Poiché il malvagio re Acab assieme a sua moglie Jezebel, donna bella ma perfida, serviva falsi dei e offriva loro sacrifici, anche il popolo si sviò, divenendo idolatra. La cosa non sfuggì al profeta Elia, il quale si ricordò di un avvertimento del Signore. Deuteronomio 11:16
State in guardia affinché il vostro
cuore non sia sedotto e non vi sviate, servendo altri dèi e prostrandovi
davanti a loro; 17 poiché
allora si accenderebbe contro di voi l'ira dell'Eterno e chiuderebbe i cieli
e non vi sarebbe più pioggia, e la terra non darebbe più i suoi prodotti e
voi presto perireste nel buon paese che l'Eterno vi dà. Ad eccezione di settemila persone, tutto il popolo si prostrò ad adorare Baal. Il profeta Elìa, indignato da tanta indifferenza verso Dio, chiese al Signore cosa avrebbe potuto fare per cambiare quella situazione; la risposta del Signore fu sorprendente: gli disse che se ci avesse creduto e Glielo avesse chiesto, Egli avrebbe chiuso il cielo e impedito che sulla terra piovesse. Elia obbedì nonostante egli stesso avrebbe dovuto affrontare delle difficoltà, pregò che non piovesse e per tre anni e mezzo non piovve (Giacomo 5:17). Alla siccità seguirono la carestia e la fame, ma Dio provvide al profeta in modo soprannaturale. 1Re 18:21
Allora Elia si avvicinò a tutto il popolo e disse: «Fino
a quando tentennerete fra due opinioni? Se l'Eterno
è DIO, seguitelo; ma se
invece lo è Baal, seguite lui». Il popolo non rispose parola .22
Allora Elia disse al popolo: «Sono
rimasto io solo dei profeti dell'Eterno, mentre i profeti di Baal
sono in
quattrocentocinquanta. 23
Ci siano dunque dati due torelli; essi scelgano un torello per loro lo
facciano a pezzi e lo mettano sulla legna senza appiccarvi
il fuoco; io preparerò l'altro torello e lo metterò sulla legna senza
appiccarvi il fuoco.
24 Voi invocherete quindi il
nome del vostro dio e io invocherò il nome dell'Eterno; il dio che
risponderà mediante il fuoco è
DIO». Tutto il popolo rispose e disse: «Ben detto!». 25
Allora Elia disse ai profeti di Baal:
«Sceglietevi un torello e preparatelo per primi, perché
siete i più numerosi; poi
invocate il vostro dio, ma senza appiccare il fuoco».26
Così essi presero il torello che fu
dato loro e lo prepararono;
poi invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, dicendo: «O
Baal, rispondici!». Ma non si udì
alcuna voce e nessuno rispose; intanto essi saltavano intorno all'altare che
avevano fatto. Fu così che il popolo d’Israele, che si era sviato, che non riconosceva il proprio peccato e imputava a Dio tutti i suoi mali, tornò a Lui. Anche nell’era moderna c’è tanta idolatria e le persone, non riconoscendo le cause spirituali di certi eventi negativi, anziché ravvedersi e rimuovere il peccato, incolpano Dio! È in atto una crisi economica planetaria in cui è possibile ravvisare una causa spirituale. Non è dovuta al malgoverno o alle scelte sbagliate di una singola nazione, visto che tutte le nazioni vi sono coinvolte. Probabilmente Dio cerca di attirare a Sé l’attenzione dei popoli e mostra che là dove viene cercato con tutto il cuore si manifesta, come accade in questi giorni a Lakeland, in Florida. Sin dalla fine dello scorso anno, il Signore
preannunciò al nostro pastore Lirio che la crisi mondiale si sarebbe
protratta, che la nostra chiesa avrebbe raccolto ciò che aveva
seminato e avrebbe avuto modo di testimoniare agli altri il Suo amore
e Elia era convinto che se il popolo avesse continuato a vivere nel benessere, non avrebbe sentito il bisogno di cercare Dio, mentre se i cieli si fossero chiusi, nell’impoverimento generale le cose sarebbero cambiate. Elia mise il popolo davanti ad una scelta: servire Dio o servire Baal, essendo impossibile continuare a servirli entrambi. Egli cercava di far comprendere che all’Eterno ci si dà totalmente, perché è degno di essere amato e servito con tutto il cuore e in modo esclusivo. Dove c’è aridità spirituale, le persone sono sorde al richiamo di Dio e vivono nel compromesso. Credono in Dio, ma anche negli idoli; di fatto negano l’esistenza di un solo vero Dio e rivolgono le loro preghiere a tanti dei nella vana speranza che alla fine qualcuno risponda. Solo dove c’è conoscenza, amore per Dio e rispetto per Nel proposito di far tornare il popolo d’Israele a Dio, Elia ricostruì l’altare che era stato demolito. Nella Bibbia l’altare è simbolo di preghiera, di offerta, di sacrificio, di comunione con Dio, di resa alla Sua volontà. Con la distruzione dell’altare erano venute meno tutte queste cose: non si pregava più, non c’era comunione col Signore, non si davano più le decime e le offerte perché i cuori erano lontani da Dio! Anche nel naturale quando si ama si è pronti a donare, poiché non si può amare senza dare e non dare a Dio equivale a non amarLo e non onorarLo. Elia riedificò l’altare per ripristinare tutte queste cose. Poiché il luogo del risveglio è il nostro cuore, è necessario che ciascuno di noi vi ricostruisca l’altare della preghiera, della comunione, dell’offerta e della consacrazione e che su quell’altare deponiamo la nostra vita e chiediamo a Dio di servirsene. Per renderci liberi di servirLo, Gesù ci ha acquistati a prezzo di sangue, di conseguenza non apparteniamo più a noi stessi, ma a Lui. Se in noi l’altare manca, Dio non può farvi scendere il Suo fuoco, ma se in noi c’è preghiera, se c’è comunione, se ci sono offerta e consacrazione, Egli potrà far scendere in noi il Suo fuoco! Elia riedificò l’altare con dodici pietre, raffiguranti le dodici tribù d’Israele, dopo di che invocò Dio, ma non l’Iddio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, come si era soliti fare, bensì l’Iddio di Abramo, d’Isacco e d’Israele, chiamando Giacobbe col nome che ricevette da Dio a Peniel dopo la conversione e che significa “Principe con Dio”, mentre il suo nome originale aveva il significato di imbroglione. In altri termini con quella invocazione Elia intese dire agli Ebrei che essendo la progenie di una persona pienamente convertita a Dio, anche il loro destino era quello di essere principi con Dio. Il popolo di Dio non aveva pace perchè aveva
dimenticato Dovrebbero essere portatori di luce, ma sono immersi nelle tenebre; alcuni hanno conosciuto il Signore e per un tempo sono stati consacrati a Dio, eppure si sono sviati producendo scandalo. Costoro, dopo avere fatto esperienze col Signore e gustato la comunione con Lui, non possono trovare appagamento nel peccato, né avere pace! Elia preparò l’altare, vi sistemò la legna e vi mise
sopra il toro, in sostanza preparò il luogo in cui sarebbe dovuto scendere
il fuoco. Questo ci dice che per ricevere il fuoco di Dio occorre preparare
accuratamente il luogo. Così fanno i credenti della chiesa di Lakeland, che
si chiama “Chiesa infuocata” e dove da oltre tre mesi si sperimenta una
grandiosa manifestazione della potenza
di Dio. Dal 2 aprile ad oggi vi si susseguono lunghe riunioni di preghiera e
fedelmente Dio fa scendere ogni sera Dobbiamo offrire a Dio l’opportunità di fare scendere
il Suo fuoco nella nostra vita, e uno dei modi è quello di partecipare ai
ritiri spirituali da cui si torna ripieni e infuocati.
Dopo avere sistemato l’altare, la legna e l’olocausto, Elia vi versò sopra quattro brocche d’acqua per tre volte, tanto da riempire d’acqua anche il fossato circostante l’altare. Sapeva che il fuoco di Dio l’avrebbe prosciugata e che quanto più abbondante era l’acqua, tanto maggiore sarebbe stata la gloria di Dio. Quel fuoco soprannaturale non teme ostacoli! I profeti di Baal si davano un gran da fare ad invocare il loro dio, ma invano… alle loro invocazioni non c’era risposta! Per molte ore lo invocarono e gridavano, giunsero a ferirsi con le spade e a grondare sangue, ma il loro dio non rispose! Da parte sua Elia, quando giunse il suo momento, con una breve preghiera invocò l’Eterno di manifestarsi e di mostrare che è Lui il solo vero Dio. Allora cadde il fuoco dell'Eterno e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la polvere, e prosciugò l'acqua che era nel fosso. Il fuoco sceso dal cielo bruciò ogni cosa e tutti si prostrarono con la faccia a terra. A questo punto Elia volle rimuovere dal paese l’idolatria che aveva prodotto tanto peccato e, presi i quattrocentocinquanta profeti di Baal che avevano sviato il popolo, li fece scendere al torrente e li scannò tutti. Quel gesto produsse l’abbandono dell’idolatria, la fine dell’iniquità e del tradimento e favorì la purificazione e il risveglio. Achab aveva incolpato Elia della siccità e dei mali che ne erano seguiti, ma questi dimostrò che una volta eliminato il peccato, vera causa di tutti i mali, Dio poté tornare ad essere l’Iddio che provvede e che versa sul popolo le Sue benedizioni. Tornò la pioggia e con essa il raccolto e la prosperità. Alla restaurazione spirituale seguì quella economica. Elia sapeva che la sua preghiera avrebbe avuto dolorose conseguenze, ma sapeva anche che per fare ravvedere il popolo dall’idolatria era necessario portarlo alla povertà e alla fame. Occorre trovarsi in difficoltà per divenire sensibili al richiamo di Dio, infatti se si vive nella prosperità, normalmente non ci si cura di Lui, mentre si è più disposti all’ascolto di ciò che Egli vuole dirci quando viene a mancare qualcosa di importante, come la salute, il lavoro, il benessere economico ecc..
Riconosciamo il nostro bisogno di Dio, riconosciamo che non possiamo vivere nel compromesso, restauriamo nel nostro cuore l’altare all’Eterno. Rendiamoci conto che la chiamata di Dio ha uno scopo e che per fare tornare la benedizione e la prosperità non possiamo adeguarci ai modelli del mondo, ma consacrarci a Lui e rimuovere da noi il peccato. È verosimile credere che l’attuale crisi mondiale sia
il modo in cui Dio voglia attirare a Sé l’attenzione delle nazioni che,
occupate come sono nella soluzione dei loro problemi, continuano a vivere
come se Dio non ci fosse e come se Gesù non dovesse tornare.
È in atto un
generale impoverimento che gli economisti non riescono a spiegarsi, perché
non sono capaci di riconoscere la causa spirituale di tale fenomeno, ma noi
che la comprendiamo, dobbiamo rimuovere dalla nostra vita il peccato,
eliminare l’idolatria e consacrarci totalmente a Dio. Al benessere spirituale vedremo seguire nella nostra vita quello materiale e la crisi mondiale non ci toccherà. |
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