Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 5 ottobre 2008

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

AMORE INTENSO

 

“Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” Giovanni 13:35

 

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

 

L’ispirazione a trattare l’odierno tema è stata offerta al pastore Lirio dall’episodio riportato nel Vangelo di Marco (14:3-9), ma prima di entrare in argomento egli chiarisce che per poter amare dell’amore di Dio, che è per l’appunto un amore puro, intenso e incondizionato, dopo la propria conversione ogni credente deve desiderare e necessariamente realizzare la guarigione dell’anima, il cui scopo è proprio quello di rendere capaci di amare come Lui.   

 

1Pietro 1:22 Avendo purificato le anime vostre con l'ubbidienza alla verità mediante lo Spirito, per avere un amore fraterno senza alcuna simulazione, amatevi intensamente gli uni gli altri di puro cuore…

Nell’affermare che l’ubbidienza alla verità purifica la nostra anima e ci consente di amare in modo sincero e disinteressato, senza l’ipocrisia di cui spesso si ammanta l’amore del mondo, l’apostolo Pietro ci esorta ad amarci intensamente, cioè ad esprimere quel tipo di amore in cui il Signore ci comanda di camminare, che deve motivare ogni nostra azione e che contraddistingue i veri discepoli di Cristo e la Sua Chiesa.  

 

Nel suo Vangelo, l’apostolo Marco riferisce il gesto d’amore compiuto nei riguardi di Gesù da una donna di cui omette il nome e che Gesù gradì al punto da prometterle che dovunque fosse stato predicato l’Evangelo, il suo gesto sarebbe stato ricordato.

Gesù si trovava in compagnia di amici, in un momento apparentemente sereno, ma nel suo intimo doveva essere travagliato da una profonda afflizione, essendo consapevole del fatto che mancavano pochi giorni al Suo arresto, alla Sua passione e alla Sua morte sulla croce.

Marco 14:3 Ora egli, trovandosi a Betania in casa di Simone il lebbroso, mentre era a tavola, entrò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato di autentico nardo, di grande valore; or ella, rotto il vaso di alabastro, glielo versò sul capo. 4 Alcuni si sdegnarono fra di loro e dissero: «Perché tutto questo spreco di olio? 5 Poiché si poteva vendere quest'olio per più di trecento denari e darli ai poveri». Ed erano indignati contro di lei. 6 Ma Gesù disse: «Lasciatela fare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto una buona opera verso di me. 7 Perché i poveri li avrete sempre con voi; e quando volete, potete far loro del bene, ma non avrete sempre me. 8 Ella ha fatto ciò che poteva; ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. 9 Ma in verità vi dico che in tutto il mondo, ovunque sarà predicato questo evangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che costei ha fatto».

A Betania, località vicina a Gerusalemme, Gesù si trovava con i Suoi discepoli in casa di un tal Simone che Lo aveva invitato a cena, allorché una donna non invitata entrò portando in mano un vaso di alabastro contenente un pregiato olio di purissimo nardo e apertolo ne versò tutto il contenuto sul Suo capo. Alcuni fra i presenti, irritati e indignati da quella scena, criticarono  un simile spreco, visto che quell’olio aveva un valore così grande da costituire la dote per una donna, e le dissero che avrebbe fatto meglio a venderlo e a dare il ricavato ai poveri, ma Gesù, che in quel gesto aveva visto l’espressione di un amore immenso, prese le sue difese ed esortò i presenti a non darle fastidio, aggiungendo che, mentre i poveri sarebbero stati sempre con loro, Egli se ne sarebbe andato e che con quell’olio la donna Lo aveva preventivamente unto per la sepoltura.

 

Normalmente le folle Lo seguivano perché spinte da qualche necessità, non per amore, ed erano pochi quelli che, ottenuto lo scopo, si ricordavano di ringraziarLo.

Il mondo non è cambiato, infatti tuttora molti si recano in chiesa o cercano personalmente il pastore per risolvere i loro problemi e chiedere preghiere, ma dopo avere ricevuto la loro guarigione o il loro miracolo si dileguano, dimenticandosi di esprimere gratitudine. 

La donna era andata a cercarLo espressamente per adorarLo e donarGli quel profumo pregiato, ossia tutto ciò che aveva.

Si trattò di un gesto d’amore puro, disinteressato e raro, come è rara la riconoscenza.

Gesù aveva sempre manifestato amore verso tutti, aveva provato compassione per tutti, ma mai nessuno Lo aveva cercato espressamente per esprimerGli amore, solo una volta Pietro Gli aveva detto che Lo amava, ma non lo aveva fatto spontaneamente, bensì dopo che Gesù stesso gli aveva chiesto se Lo amava.

 

I presenti, religiosi, seppero solo criticare, non avevano la sensibilità necessaria per comprendere cosa c’era nel cuore della donna, come non avevano colto l’afflizione di Gesù.  

Nei Vangeli spiccano due donne che ebbero il coraggio di testimoniare senza paura il loro amore per il Signore: Maria di Magdala e la donna  di Betania.

Maria di Magdala, nel tempo in cui Gesù andava in giro portando la buona novella, aveva cosparso i Suoi piedi con profumato e prezioso olio di vero nardo. Era una donna di facili costumi e nel suo gesto, dettato da amore, Gesù vide pentimento e richiesta di perdono.

La donna di Betania, di cui si parla nel Vangelo di Marco e di cui non è dato sapere il nome, versando l’olio sul capo di Gesù, Gli volle esprimere adorazione, gratitudine e amore; non valutò quanto perdeva in termini economici, non si limitò a profumarLo con poche gocce, non si curò delle critiche dei presenti, perché aveva un solo pensiero: adorarLo e manifestarGli il suo amore con i fatti e darGli il meglio che aveva.

Gesù, che sapeva di essere vicino al martirio e che in quel gesto aveva visto l’unzione del Suo corpo (Matteo 26:12) per la sepoltura, apprezzò l’interessamento della donna, il suo gesto d’amore, la sua sensibilità nel comprendere l’intimo dolore che Lo travagliava e il conforto che quel gesto Gli procurava.

 

L’attitudine alla critica non è scomparsa, continua a serpeggiare anche in chiesa tra coloro che, attenti ai propri interessi, credono di mettersi a posto compiendo qualche buona opera nel sociale e criticano chi offre al Signore per amore e dà anche la propria decima.       

Gesù comanda ai Suoi discepoli di amarsi gli uni gli altri di puro cuore e afferma che da questo gli altri li riconoscono, ma viene da chiedersi: come possiamo nutrire un amore sincero e incondizionato per persone che non ci hanno dato nulla ed essere motivati dall’amore nei loro confronti, se non amiamo di un amore profondo Lui che è morto per noi e nei Suoi confronti non siamo motivati dall’amore?  

Come potremo servirLo, predicare il Vangelo, curare le persone e insegnare la Parola di Dio se non Lo amiamo in modo intenso e totale?

 

In un esame introspettivo cerchiamo di capire:

se facciamo parte della schiera di credenti critici e calcolatori, che seguono Gesù per interesse e che non sanno offrirGli nulla;

se sappiamo offrirGli il meglio che abbiamo e principalmente la nostra stessa vita;

se siamo davvero consacrati e dedicati a Lui;

se Lo amiamo con tutto il cuore  o se, prigionieri del nostro egoismo, Gli riserviamo le briciole!

Una cosa è certa: non potremo mai ripagare Gesù per quello che ha fatto per noi, e poiché in ogni cosa che Egli ha fatto è sempre stato motivato dall’amore, almeno in questo non dobbiamo deluderlo: facendo ogni nostra azione sotto la spinta dell’amore, esprimendogli la nostra gratitudine con l’offerta della nostra stessa vita, riconsacrandoci a Lui in modo sincero e totale, cercandoLo senza secondi fini, solo per dirGli che Lo amiamo!    

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Antonio Settecase