Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 1 giugno 2008

 

Oratore: Pastore Lirio Porrello

 

LA  SANTA  CENA

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 

Nella sua seconda epistola alla chiesa di Corinto, l’apostolo Paolo parla delle rivelazioni ricevute direttamente dal Signore riguardo l’Ultima Cena che consumò con i Suoi discepoli prima della passione.

1Corinzi 11:23 Poiché io ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me». 25 Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me». 26 Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga. 27 Perciò chiunque mangia di questo pane o beve del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore. 28 Ora ognuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva del calice, 29 poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. 30 Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono. 31 Perché se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati. 32 Ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, affinché non siamo  condannati col mondo.

 

La celebrazione della Santa Cena è un momento di meditazione e di comunione col Signore e con i fratelli, un momento in cui la famiglia di Dio si raccoglie sotto le Sue ali che proteggono e di cui avverte forte il bisogno specialmente chi è stato colpito da un forte dolore o da una grande afflizione. In tali momenti più che mai Dio vuole renderci sensibili alla Sua presenza e farci sentire  il bisogno di stringerci a Lui, perché proprio allora la nostra fede viene messa a dura prova ed è possibile cadere nello sconforto e nel disorientamento. La nostra chiesa sta attraversando un tempo di dolore per la prematura dipartita di cari fratelli ed oggi più che mai Gesù vuole attirare la nostra attenzione su di Lui, sulla Sua presenza nella nostra vita, sulla Sua Grazia e sul Suo amore.

 

La celebrazione della Santa Cena ci induce a meditare su tre elementi fondamentali.

 

Un evento del passato: il sacrificio sostitutivo compiuto da Gesù sulla croce per noi.

Nella nostra nazione che si definisce cristiana, pochi hanno conoscenza del fatto che Gesù ha compiuto un sacrificio sostitutivo per la salvezza di ogni persona che crede. Ogni giorno scopriamo  che tutti coloro i quali ascoltano la sana predicazione del Vangelo, affermano di apprendere per la prima volta certe verità che costituiscono l’essenza del Vangelo stesso.

Una gran parte della nostra società brancola nel buio, sconosce quanto è accaduto alla croce, ignora il messaggio della salvezza per grazia mediante la fede, non sa che l’accesso a questa grazia è aperto a tutti, ma che non essendo automatico occorre conoscere il modo di appropriarsene.

 

La nostra condizione attuale.

La partecipazione alla Cena del Signore ci obbliga ad esaminarci, a mettere a fuoco la nostra condizione spirituale, a riconoscere quanto di negativo c’è in noi e a chiederci:

se ci lasciamo influenzare dalle tendenze naturali,

se abbiamo acquisito abitudini sbagliate che ci rendono apatici, indifferenti, superficiali, privi di zelo nei riguardi di Dio;

se siamo spiritualmente fermi;

se incontriamo difficoltà a rendere testimonianza di ciò che il Signore ha fatto nella nostra vita;

se non sempre Gli siamo fedeli o non Gli diamo priorità assoluta nella nostra vita;

se non abbiamo chiesto perdono alle persone che abbiamo offeso o non abbiamo perdonato chi ci ha fatto del male.

 

Queste ed altre riflessioni devono portarci:

ad un nuovo impegno di vita fatta di santità, perseveranza, fede, fuoco per Dio, perdono;

alla realizzazione di una vita spirituale in cui nulla sia frutto di abitudine;

all’impegno di rinnovare la nostra mente alla luce dei pensieri di Dio;

alla decisione di spendere la nostra vita per servire il Signore, predicare il Vangelo, rendere testimonianza, cogliere tutte le opportunità che ci si presentano per fare conoscere Lui.

 

Un evento del futuro: il ritorno di Gesù.

Tutto ciò che accade nel mondo delinea prospettive future catastrofiche che tendono a produrre solo scoraggiamento, ma la Chiesa vive nella gioiosa attesa di un evento glorioso, il ritorno dello Sposo, a cui grida: “Vieni, Signore Gesù!”. La nostra speranza non si limita alle benedizioni che potremo ricevere in questa vita, ma è proiettata verso l’eternità. 

Su questa terra, dove siamo di passaggio, avremo tribolazioni e dolori, perché vi regna il nemico, ma un giorno, quando sulla terra regnerà Cristo, non ci saranno più lacrime, né tribolazioni, né angosce,    divisioni.

Ravviviamo in noi la confessione di fede che la salvezza ottenuta è per l’eternità, perché valore eterno è il patto che ci lega al Signore Gesù Cristo e che su questa terra abbiamo ricevuto solo la caparra, il suggello dello Spirito Santo.

 

Vivremo eternamente anche con i nostri fratelli, ragion per cui sin da ora dobbiamo amare l’unità nella chiesa ed essere solerti nel dare conforto, amore e solidarietà a chi si trova nel bisogno; a prodigarci nel sostenere e incoraggiare chi si trova nel dolore, affinché nel Corpo di Cristo nessuno si senta solo e provi un senso di sbandamento, perché attraverso i fratelli si avverte l’amore di Dio e si trova conforto. La nostra fede in Dio non si basa sui sentimenti e sulle emozioni, ma nasce da una incrollabile fiducia nel Suo amore. In presenza di circostanze luttuose e dolorose, non permettiamo alla nostra fede di traballare, rimaniamo fermi nella fiducia che Dio ci ama e che tutto coopera al bene per quelli che Lo amano, anche se non ci è dato di comprendere tutto.

 

La nostra vita cristiana è costellata di gioie e dolori. Il Vangelo non ci promette solo rose e fiori, ma una cosa di certo promette e ad essa crediamo fermamente, che in tutte le circostanze siamo più che vincitori in Cristo Gesù, la cui presenza è con noi in ogni momento e in ogni situazione.

Probabilmente il Signore permette che anche a noi tocchino momenti di sofferenza per farci crescere spiritualmente, per renderci più sensibili, per cambiare il nostro carattere e farci divenire sempre più somiglianti a Lui che, pur essendo Figlio, è venuto sulla terra per soffrire.   

 

Nel libro del profeta Sofonia, il Signore mostra di compiacersi di un popolo umile, che  riconosce il proprio bisogno di Lui.

Sofonia 3:12 «Farò rimanere in mezzo a te un popolo umile e povero, che confiderà nel nome dell'Eterno.

 Gesù vuole un popolo che dipende da Lui, che desidera la Sua presenza, la Sua unzione, la Sua ispirazione; un popolo che sa di aver bisogno di Dio, che confida solo in Lui, che con umiltà vuole essere istruito, guidato e aiutato, un popolo che Lo cerca!  

 

Nel 2° libro delle Cronache leggiamo come Dio va incontro ai bisogni di chi Lo cerca. 

Quando il re Giosafat, terrorizzato a causa di un attacco nemico contro Israele, cercò il Signore e bandì un digiuno generale, incoraggiò il popolo a credere che l’Eterno sarebbe intervenuto e a restare saldo in questa fede.  

2Cronache 20:20 La mattina seguente si alzarono presto e partirono per il deserto di Tekoa; mentre si mettevano in cammino, Giosafat, stando in piedi, disse: «Ascoltatemi, o Giuda e voi abitanti di Gerusalemme! Credete nell'Eterno, il vostro DIO e sarete saldi; credete nei suoi profeti e prospererete».

Giosafat, istruito dal Signore su come agire in quella circostanza, invece di combattere i nemici con le armi naturali e inviare la cavalleria e gli arcieri, pose in prima linea i leviti cantori. Vinse la battaglia perché Dio in persona fece in modo che i nemici si uccidessero gli uni gli altri ed agli Israeliti non rimase che raccogliere i cadaveri e l’ingente bottino.

Anche noi, se crediamo e restiamo saldi, quando subiremo gli attacchi del nemico riceveremo  direzione dal Signore e avremo la vittoria finale.

 

Gesù stesso ci incoraggia ad avere fiducia in Lui. Egli sa che il dolore per la scomparsa di una persona cara può produrre turbamento e smarrimento, lo stesso che provarono i discepoli quando appresero che li avrebbe lasciati, ma in quella circostanza li esortò a confidare in Lui anche se la Sua presenza fisica sarebbe venuta meno. 

Giovanni 14:1 «Il vostro cuore non sia turbato; credete in Dio e credete anche in me. 2 Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, ve lo avrei detto; io vado a prepararvi un posto. 3 E quando sarò andato e vi avrò preparato il posto, ritornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io siate anche voi.

Anche se non Lo vediamo, Gesù è sempre con noi, pronto ad intervenire alla nostre invocazioni e a combattere le nostre battaglie, purché confidiamo in Lui, ci manteniamo umili e poveri in spirito.

 

1Pietro 1:21 che per mezzo di lui credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, affinché la vostra fede e speranza fossero in Dio.

 

In occasione della Santa Cena esprimiamo ai nostri fratelli il Suo amore in un abbraccio fraterno. Prendiamo coscienza del nostro stato di salute spirituale, adoperiamoci per divenire sempre più simili a Gesù e compiamo la nostra parte, affinché la Chiesa di Cristo divenga come Egli la vuole: pura, santa e senza macchia.

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Antonio Settecase