Servizio di adorazione ore 8.00 – Palermo, domenica 30 dicembre 2007
Oratore; f.llo Elia Cascio
TRATTANDO CON PERSONE DIFFICILI
Ecco, quanto è buono e quanto è piacevole, che i fratelli dimorino assieme nell'Unità! È come l’olio prezioso sparso sul capo, che scende sulla barba di Aaronne, che scende fino all’orlo delle sue vesti. È come la rugiada dell’Hermon, che scende sui monti di Sion, perché è là che l’Eterno ha posto la benedizione, la vita in eterno. Salmo 133
Redazione a cura di Caterina Di Miceli
Nel ribadire il grande valore che nella nostra vita sia materiale che spirituale hanno i veri amici, le sane relazioni e il bisogno di confrontarci, misurarci e talvolta scontrarci con gli altri per smussare le spigolosità del nostro carattere, il fratello Elia Cascio oggi tratta un aspetto del tema delle relazioni che tocca profondamente ciascuno di noi, quello dei piccoli o grandi conflitti che inevitabilmente sorgono nei rapporti interpersonali e che possono produrre malumori, tristezza, ferite, litigi, contese e altri effetti negativi deleteri nella vita del credente. Per risolverli è necessario procedere a un autoesame, prendere coscienza dei propri errori, vestirsi di umiltà ed esprimere all’altro i propri punti di vista, fargli conoscere le ferite ricevute e la propria sofferenza, mettersi in ascolto delle altrui ragioni per giungere infine alla riconciliazione e al trionfo dell’amore e dell’affetto fraterno.
Dobbiamo riconoscere le nostre colpe relative alle relazioni, confessarle e chiedere perdono alla persona offesa, affinché la nostra preghiera non sia impedita e il cielo non si chiuda sul nostro capo. Giacomo 5:16 Confessate i vostri falli gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri, affinché siate guariti; molto può la preghiera del giusto, fatta con efficacia. 17 Elia era un uomo sottoposto alle stesse nostre passioni, eppure pregò intensamente che non piovesse, e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi. 18 Poi pregò di nuovo, e il cielo diede la pioggia e la terra produsse il suo frutto. 19 Fratelli, se uno di voi si svia dalla verità e qualcuno lo converte 20 sappia costui che chi allontana un peccatore dall'errore della sua via, salverà un'anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati. Se vogliamo vedere i risultati della preghiera, dobbiamo far sì che la nostra comunione col Signore non venga meno e sapere che trincerarci dietro le nostre ragioni, essere sordi a quelle degli altri e lasciare irrisolti i conflitti, chiude i cieli, rende inefficace la preghiera e si ritorce contro di noi, non solo perché non ci fa ottenere risposta alle preghiere, ma anche perché in un modo o nell’altro dovremo pagare il conto dei peccati non confessati. Luca 12:57 E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto? 58 Quando vai col tuo avversario dal magistrato, per strada fa’ di tutto per accordarti con lui, perché non ti trascini dal giudice e il giudice ti consegni all’ufficiale giudiziario e l’ufficiale ti metta in prigione. 59 Io ti dico che non ne uscirai, finché tu abbia pagato fino all’ultimo spicciolo».
Il risveglio di una chiesa dipende molto dalla capacità di relazione dei suoi membri. Ci siamo mai chiesti perché in alcune famiglie, cellule e chiese si vede la potenza di Dio in manifestazione e si fa esperienza del soprannaturale, mentre in altre no? Dio non può manifestarsi dove c’è risentimento, contesa, malessere spirituale, tristezza, angoscia e carenza d’amore, perché non approva queste cose.
Il fratello Elia pone enfasi sulla necessità di non perdere di vista una legge spirituale di somma importanza, quella secondo cui Gesù ha pagato per ogni peccato di cui abbiamo preso coscienza, per il quale abbiamo provato pentimento e che abbiamo confessato e deposto ai piedi della croce, non per i peccati non confessati, che offrono al maligno il diritto legale di agire a suo piacimento nella nostra vita e per i quali siamo costretti a pagare il conto.
Dove ci sono rapporti interpersonali è inevitabile che ci siano contrasti che, pur essendo motivo di sofferenza, se vengono affrontati in modo sapiente col dialogo e il confronto costruttivo, possono costituire opportunità di crescita e occasione per rinsaldare i rapporti. Occorre adoperarsi sempre per la riconciliazione, anche in presenza di persone ostinate, per quanto difficili possano essere.
In genere i conflitti nascono da una incompatibilità di comportamenti che è vista come minaccia alla propria libertà o come lesione dei propri interessi e determina un attrito che può dare origine a litigi, contese, divisioni, scontri anche violenti e mutismi, per lo più in ambito familiare, lavorativo e persino nella chiesa, ma Dio vuole che li affrontiamo da veri credenti, “morti” a tutte le cose che provengono dalla carne, perché tali siamo in Cristo! Anche se non è facile avere dialogo con alcune persone, Dio ci comanda di essere pazienti e di superare le offese ricevute con l’amore.
I conflitti possono tradursi in occasioni di crescita se si creano le condizioni affinché ciascuno chiarisca la propria posizione e vengano ripristinate le relazioni. La Scrittura dice che il fratello che ha sbagliato va “ripreso” (Matteo 18:15; Luca 17:3), ma questo termine può essere inteso sia nel senso di richiamare, rimproverare, che in quello letterale di “prendere di nuovo”, cioè di ripristinare i rapporti interrotti dando ancora stima e affetto. Molto giovano a questo fine gli incontri di coppia, ritiri spirituali che mirano a far aprire i coniugi e ad abbattere i muri di separazione e d’incomprensione che si sono innalzati tra loro. Se il problema non viene affrontato e rimane irrisolto, le ferite rimangono e con esse i risentimenti.
Nel corso di uno scontro, invece di giudicare, offendere e oltraggiare, col risultato di rendere la situazione più tesa, meglio manifestare chiaramente e con coraggio le proprie posizioni e la propria sofferenza per l’accaduto, ma anche prendere consapevolezza del male arrecato agli altri e impegnarsi a non ricadere più negli errori commessi. In occasione di conflitti si possono assumere posizioni o evidenziare attitudini che mettono a rischio la riconciliazione. Credere di essere nella ragione e che la colpa sia solo dell’altro. Pretendere di ricevere a tutti i costi le scuse. Pensare di essere autorizzati a trattare male chi ci ha offeso e che sia lui a dover cambiare, perché nella propria cecità ci si vede perfetti; L’orgoglio: causa di contese e ferite, non accetta consigli, vede gli altri inferiori, indurisce il cuore, rende autoritari e presuntuosi, impedisce di mostrare le proprie debolezze, non sa chiedere perdono. Proverbi 13:10 Dall'orgoglio viene solamente contesa, ma la sapienza è con quelli che danno ascolto ai consigli. La paura di esporsi e di aprirsi, non avere il coraggio di palesare il proprio stato d’animo a seguito di offese ricevute, evitando lo scontro e quindi il confronto, impedisce la possibilità di scoprire che certe nostre azioni hanno prodotto ferite negli altri, non consente di lavorare sul carattere e di crescere. Sia che si parli di famiglia, che di gruppo di amici o di chiesa, l’insieme non nasce mai perfetto, l’armonia dei rapporti va costruita concedendo agli altri parte di sé e lavorando per smussare gli spigoli del carattere. Per amalgamarsi con gli altri e vivere con loro in modo sereno, bisogna umiliarsi e rinunciare parzialmente a se stessi.
Talvolta la paura di non riuscire nell’intento ci blocca, ma se vogliamo conquistare l’amicizia di chi vive nel peccato, si isola, evita gli altri ed è ingabbiato da Satana, dobbiamo pregare per liberarlo da quella condizione e dargli ragione anche se non ce l’ha. Se vogliamo adoperarci per la pace, dobbiamo vincere la paura di esporci, saper cogliere il momento opportuno per parlare, ascoltare, chiarire. I conflitti irrisolti innalzano mura di amarezza e separazione che possono essere abbattuti solo con una vera confessione, se questo non avviene Dio non può perdonarci, non può fare ricorso al sangue dell’Agnello e a causa di quei peccati Lo avremo dinanzi come Giudice, non come Padre. Matteo 5:9 Beati coloro che si adoperano per la pace, perché essi saranno chiamati figli di Dio.
Satana, l’accusatore, con solerzia rileva le nostre colpe e presenta a Dio argomentazioni contro di noi. Guai a chiudersi e isolarsi, perché allontana da Dio: porta al vizio, a cose peccaminose e a pensieri ossessivi che impediscono la comunione col Signore e un cammino di santità.
Andiamo alla presenza di Dio, esaminiamoci, riconosciamo le nostre colpe e confessiamole, per non dare al maligno il diritto legale di farcele pagare a caro prezzo. Il sangue dell’Agnello paga solo i peccati confessati! Adoperiamoci per la riconciliazione, cosa che per Dio è più importante dell’offerta. Matteo 5:23 Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all'altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, 24 lascia lì la tua offerta davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta.
Quante volte abbiamo permesso a nostro Padre di diventare nostro Giudice a causa di conflitti non chiariti! Certo alcune persone difficili rendono più ardua l’impresa della riconciliazione, ma dobbiamo provarci, affrontarle e confrontarci con loro; lo Spirito Santo premierà il nostro desiderio di riappacificazione e di perdono e mostrerà il Suo intervento soprannaturale.
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